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giovedì 25 dicembre 2025

TAMPOPO E THE RAMEN GIRL (recensione dei due celebri film)

 (Prima pubblicazione 22.07.2013) © Crenabog 


Qualcuno di voi, mi auguro, ricorderà ancora quel meraviglioso gioiello del cinema giapponese che fu "TAMPOPO", uscito nel 1985 e rapidamente scomparso dalle sale. Girò la vhs, mai rifatta in dvd, poi anche quella non fu più reperibile. Fino a poco tempo fa era disponibile vedere la versione italiana su Youtube, ora purtroppo anche questa è andata. "TAMPOPO", già ne parlai anni fa, era un film cult, definito il primo western-spaghetti giapponese; cosa curiosa ma che si spiegava se andiamo a fondo nella storia. Tampopo era il nome di una vedova che gestiva un piccolissimo ristorante dove veniva servito solo il ramen in vari modi, ma era ossessionata sia dal dover crescere il figlio sempre picchiato dai compagni, sia dalla incapacità di creare la zuppa perfetta. Le veniva in soccorso un camionista girovago e il suo compagno, al quale lei si affidava come ad un maestro. Le conoscenze di lui, sia nell'arte culinaria, sia di vari bizzarri personaggi, riuscivano infine a portarla a raggiungere il suo obbiettivo. TAMPOPO non si limita però solo a questo, ma è un film corale, la vicenda principale si intreccia a quelle di molti altri siparietti, romantici, erotici, curiosi, tutti incentrati sul cibo e la sua importanza nella vita sociale giapponese, raggiungendo picchi altissimi sia di commozione, che di ilarità e, diciamolo, anche di sessualità. Benché non ci siano vere scene esplicite in alcune di esse il mangiare è parte fondamentale del raggiungere l'estasi dei sensi. TAMPOPO era anche accompagnato da una magistrale colonna sonora, il cui corpo principale erano le variazioni de LES PRELUDES di Franz Liszt, che davano veramente i brividi.


Seguendo le vicende in TAMPOPO conosciamo tutte le varianti dei modi di pensare, di comportarsi, di vergognarsi perfino, del popolo giapponese, anche a confronto con la mentalità occidentale. Molti anni dopo ecco comparire a sorpresa questa sorta di seguito ideale che è THE RAMEN GIRL, con Brittany Murphy. THE RAMEN GIRL ci mostra una ragazza americana trasferitasi a Tokyo per seguire il suo ragazzo, dal quale pochi giorni dopo viene abbandonata. Rimasta così senza uno scopo, persa in un lavoro assurdo - fa, ben pagata, la correttrice delle scritte dal giapponese all'inglese in un caotico studio di avvocati, guardando dal suo balcone il piccolo ristorante tipico di fronte ha la classica illuminazione e si mette in testa di imparare a fare il ramen (la zuppa di spaghetti) per riconquistare il suo lui. Darà il tormento al povero proprietario fin che questi non la prenderà a lavorare con sè, nessuno dei due che capisce una parola dell'altro, e la storia segue la classica quest, tipica di certi film americani, della presa di coscienza interiore della ragazza e di come diventerà alla fine il successore del cuoco. Diversamente da TAMPOPO, non ci sono i molti personaggi bizzarri a fare da corollario, l'elemento eros manca del tutto e solo a volte si può ridere davvero, ma THE RAMEN GIRL resta comunque una commedia ben fatta, godibile anche da chi non ha visto TAMPOPO, film che comunque in Italia uscì nella versione da 94 minuti mentre è ancora reperibile, nel web, grazie ai torrents, la versione giapponese integrale di quasi 120 minuti, assolutamente imperdibile (e sottotitolata in più lingue, tra cui la nostra). Tsutomu Yamazaki (Goro)  insieme a Nobuko Miyamoto (Tampopo) ci regala, più di vent'anni dopo, uno strepitoso cameo che fa da trait d'union tra i due film: è infatti lui il Grande Maestro che, alla fine, dovrà decidere quale tra i due ristoranti sarà degno delle sue benedizioni e quindi continuare a lavorare e ad avere un successore. Una parte piccola ma assolutamente da godere riandando col pensiero a quel meraviglioso film che chiunque abbia mai mangiato in un ristorante giapponese, porta nel cuore.


TAMPOPO, come dicevo, non è più disponibile nello streaming, ma fate ancora in tempo a passare una bella serata con THE RAMEN GIRL, del quale - curiosamente - neanche Wikipedia ha colto la discendenza dal primo film...e alla fine, alzi la mano chi non avrà sentito la voglia di correre a mangiare i ramen...

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

a.Qa : ho visto pochi giorni fa '' the ramen girl'' bello bello veramente, un film che insegna tanto, insegna a trovare la forza che c'è dentro di noi,

ps. anche a me è venuta voglia di mangiare il ''ramen'' e poi l'emozione piu' grande quando lui le disse ''ci vuole il cuore'' le stesse parole che mi diceva mio padre ''grande cuoco'' quando mi insegnava a cucinare, ''ci devi mettere il cuore' spero che mandino in onda anche Tampopo altrimenti me lo faccio scaricare, quando vedo Up penso a te, te lo ricordi?' ''croce sul cuore croce sul cuore'', gia' in tv solo spazzatura e non solo in tv ma ad azionare il telecomando o il nostro mouse è il nostro cervello, e da come si sceglie si capisce chi siamo,

mercoledì 24 dicembre 2025

THE CABIN IN THE WOODS ( Quella casa nel bosco. Recensione)

 (Prima pubblicazione 25.05.2012) © Crenabog 


QUELLA CASA NEL BOSCO (The Cabin in the Woods) è un film horror che vede coinvolta la Metro Goldwyn Mayer e la United Artists in uno sforzo produttivo durato anni: doveva infatti uscire già nel 2010 ma varie vicissitudini hanno finalmente portato la Lions Gate a distribuirlo adesso, in 3D. Il film è diretto da Drew Goddard. In questi anni di film horror se ne sono visti a ripetizione ed è diventato oggettivamente difficile riuscire a vedere qualcosa di innovativo e originale, se si fa eccezione per la saga di SAW e per quella di FINAL DESTINATION. La pecca, in certi film, a parte gli effetti speciali, è quasi sempre la storia, di solito già vista e ripetitiva. Fortunatamente, con QUELLA CASA NEL BOSCO ci inoltriamo invece in un curioso meta-cinema che va ben oltre quel che si vede. Questo film infatti abbonda di citazioni cinefile, da SHINING a THE CUBE, forse persino a GANTZ; un gruppo di giovani affitta una villetta isolata tra le montagne e dovrà affrontare orrori di ogni genere, inconsapevoli dell'enorme macchinazione che c'è dietro. E questa è la parte più intrigante, perché il tema del sacrificio umano offerto per placare l'ira dei Grandi Dei Antichi, benché già abusato in film new age come THE WICKED MAN, rimodellato tramite la fiction, la visione in diretta e il controllo da parte di un enorme staff di addetti ai lavori, collegato ad altri sacrifici in contemporanea in altre parti del mondo, va a discendere direttamente dalle tematiche portate alla fama letteraria dal "Solitario di Providence", quell' Howard P. Lovecraft che ha inciso con le sue saghe horror i nostri incubi da metà del novecento ai giorni nostri. Lovecraft aveva creato una sua cosmogonia, svelando l'esistenza degli Antichi, gli dei primordiali tuttora abitanti un universo parallelo e perennemente alla ricerca di un varco per tornare e distruggere tutto. Li avevamo già visti all'opera in IL SEME DELLA FOLLIA e in HELLBOY parte prima, in DAGON, e Brian Yuzna ne aveva cantato le gesta nei suoi film.Esiste anche un mondo cinematografico parallelo, poco conosciuto alle masse, dove un gruppo di agguerriti fans di HPL sta da anni portando sugli schermi le trasposizioni dei suoi molteplici racconti, sovente in film muti e splendidamente orchestrati, girati in bianco e nero, magnificamente retrò. In THE CABIN IN THE WOODS troviamo richiami, cinicamente beffardi, persino ai film di fantasmi orientali, così di moda da qualche anno, laddove vediamo la disperazione degli addetti ai lavori nell'assistere alla sconfitta del fantasma giapponese da parte di un gruppetto di bambine della scuola elementare, piccole ma già perfettamente a loro agio nel ricorrere a buffi contro incantesimi. Gli attori sono ben calati nelle loro parti, che se a prima vista appaiono scontate, nella realtà vanno comprese perché sono essi stessi dei clichè, dei "luoghi comuni", dei "tipi" allineati a quanto richiesto dalle ancestrali modalità dei sacrifici umani. Quando il regista dietro gli schermi comincia a parlare di "tritoni" capiamo subito che non ci stiamo muovendo nel classico campo dell'horror ma stiamo sconfinando nel fantasy e tutto assume una luce diversa. Il disastro finale è da incubo, le mostruosità liberate svolgono il loro sporco lavoro e cominciamo a ricordare i "Magri Notturni" cantati da HPL e a sentire il flauto suonato da Azatoth, il dio cieco e folle, nelle profondità dello spazio. E' l'ora della venuta di Shub Niggurath, il Nero Capro dai Mille Cuccioli, di Nyarlathothep che da millenni vaga tra le sabbie. Persino Cthulhu sta per risvegliarsi dalle profondità della perduta R'lyeh. Inappuntabile il finale alla Cloverfield. Un film imperdibile per chiunque abbia mai letto anche uno solo dei racconti di Lovecraft e comunque un valido horror, ben scritto e solidamente diretto.