sabato 13 dicembre 2025

ORIGINI SEMISERIE DI UNA TRADIZIONE SEMIRELIGIOSA

 (Prima pubblicazione 19.03.2010)


In verità, in verità vi dico che una delle cose che più mi affliggono è la mia inestinguibile curiosità, soprattutto letteraria, ed in ragione di questo tempo addietro mi inerpicai in una ricerca che mi condusse a porti inattesi. Partendo da uno dei tanti Ibidem che si trovano a piè di pagina nei libri finii sulle tracce dei Rotoli del Mar Morto e sulle loro varie pubblicazioni, destreggiandomi infine anche nei Vangeli Apocrifi. Discutendone con Monsignor ***, grande e caro amico, seppi di altre pubblicazioni ancora in lavorazione e non offerte al grande pubblico ma solo ad una stretta cerchia di studiosi. Finii in una biblioteca dal fondo antico estremamente peculiare e giunsi ad esaminare un gruppo di incartamenti : dalle parti di Sharm-el-Sheick, luogo alquanto inaspettato, era balzato fuori un antichissimo frammento di papiro celato in una giara egiziana per il porto della birra. Agli occhi degli studiosi era dunque apparso un testo apocrifo che con dubbia convinzione avevano attribuito ad un certo San Diuturno, uno dei tanti oramai avulsi dal calendario liturgico, e vociferavano che codesto vangelo apocrifo parziale fosse uno di quelli messi all'indice durante l'occulto e misconosciuto Concilio di Tropea,  quello che vide Niccodemo sfidare Obò il Minore sulla sessualità angelica e se questa avesse ripercussioni nella vita degli esseri umani. La lotta intestina al clero in quell'occasione fece sparire tutti i riferimenti ad interventi, diciamo così, fisici degli angeli e decretò che solo lo Spirito Santo aveva il diritto di scendere dal cielo qualora si trattasse di Vergini fecondabili. Il testo di San Diuturno sembra invece parlasse di come un certo Giuseppe, incredulo circa la paternità della moglie da lei attribuita ad un angelo in visita fugace, avesse rabbiosamente cambiato residenza portando con sé il figlioletto conteso tra le due tribù dei genitori e con lui si fosse attestato in un paese molto distante per un numero di anni non precisato ma certo vicino alla trentina. I riscontri geografici, curiosamente precisi nel testo, permisero di fare ulteriori ricerche presso le popolazioni locali tuttora esistenti e, nelle loro necropoli, vennero trovate tombe contrassegnate dai mestieri e dai nomi degli occupanti. Insperatamente si trovò la tomba di un Giuseppe che sembrò poter essere quello nominato nel testo, cosa che lo avrebbe corroborato di tangibile realtà ma qualcosa non tornava: non risultò essere stato né falegname né carpentiere ma un cuoco. E, come nel celebre monumento vicino Porta Maggiore a Roma, ad un celebre fornaio dell'antica Roma, anche la sua tomba era contraddistinta da elaborate sculture e bassorilievi, segno certo di una inusitata - per l'epoca - ricchezza. Era rappresentato in atto di preparare cose dalla forma sferica, insieme ad un ragazzo, certamente il figlio. Nei resti della biblioteca di Alessandria gli studiosi del bizzarro caso trovarono poi incroci di date e luoghi che confermavano tale Giuseppe essere stato celebre cuoco alla corte dei potenti locali e persino una iscrizione su terracotta che celebrava le capacità quasi miracolose sue e del figlio nella loro arte. San Diuturno narrava, nel suo testo, persino di un grande raduno religioso su una montagna, alla quale parteciparono entrambi e durante il quale il figliolo riuscì a vendere una quantità sospetta di dolci, rispetto a quanti avevano previsto di sfornare per la folla convenuta. Il testo si interrompe purtroppo mentre narra di come i due si separarono perché il figlio intendeva seguire "la sua strada", probabilmente intendeva aprire un locale per suo conto dalle parti di Gerusalemme e San Diuturno si rammarica, in maniera alquanto criptica, che avesse invece fatto una brutta fine. Questo è quanto gli studi, accessibili, riportano: dai colloqui intercorsi con esponenti del Vaticano, a titolo personale e che non implicano alcuna ammissione da parte del Santo Padre, mi è giunta invece la voce che si sia occupata - di detto apocrifo - una Loggia del Grande Oriente, alla ricerca come sempre di una illuminante verità nascosta ma che non siano riusciti a far di più che a collegare detto scritto, quasi leggendario e controverso, ad una semplice e popolare tradizione secolare romana che col passare del tempo ha perso qualsiasi insegnamento religioso finendo per tradursi in una semplice sequela di bancarelle di friggitori di bignè alla crema, cosa che in fondo spiegherebbe le forme tonde scolpite sul sepolcro del Giuseppe in questione. Che poi la Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica e romana abbia deciso, in non si sa quale conclave, di nascondere questa aurea leggenda fondendola col mito di San Giuseppe falegname, patrono dei papà e dei friggitori di bignè, sembrerebbe drammaticamente accertato. Ad ogni modo l'unica cosa certa è che Dan Brown, nel suo prossimo libro sugli Adombrates, ne farà il nucleo centrale della nuova avventurosa ricerca del professor Langdon. Non sappiamo però se Tom Hanks parteciperà al film già opzionato dalla Fox: pare non digerisca i fritti....

Commenti dei lettori dell'epoca : 

Menerva : So' solo che ho letto tutto d'un fiato cio' che hai scritto! Ma vorrei commentare te se mi permetti!...Allora, smile nella mia vita di gente ne ho davvero incontrata tanta , soprattutto quando viaggiavo all'estero e devo dire che di gente strana ho avuto modo di vederla nei loro modi inconsueti ...(di tutti i colori) , ma... ma , una persona cosi' simpatica nel vero senso della parola , come te e cosi' frizzatamente sincera  nell'esporre le sue idee ed andarne fiero ..sei la prima che trovo su questo mondo pazzo!Apprezzo tantissimo te come persona e credimi , e' uno squisito piacere passare a leggerti i tuoi post -scritti , i piu' veritieri sotto la forma sociale di tutta chatta .it! Ah , dimenticavo , dato che sei papa' ti faccio gli auguri di cuore! E... meglio una colazione da soli che in che in compgnia che la mattina ti fanno cadere le calze sotto le scarpe...Credimi , ne so' qualcosa io...buon pomeriggio e buon fine settimana da Valery.

cosillo : Per me quello sei, con tutto il rispetto al tatino.

Certo che quando sei in forma scrivi che è un piacere leggerti.

ciao papà

n.radiomobile : ma pensi sempre a mangiare dolci? Tempo fa hai dedicato un post ad una pasticceria se non erro però tu hai una certa età e dovresti riguardarti...i dolci poi fanno aumentare la glicemia e il colesterolo OCCHIO  Buona domenica Marco, un abbraccio, ciao,Luigi

shon1977 : ahhahahahahahahahaha grande crena hahahahahahahahahahahaah illuminante questa storia

ACCENDIAMO LA LAMPADA

 (Prima pubblicazione 18.03.2010)


Era, come tutti gli appassionati ricordano, il titolo di una bella commedia musicale di Garinei e Giovannini, con Jhonny Dorelli, Bice Valori, Paolo Panelli e la splendida Gloria Guida (reduce dai trionfi di quel blockbuster cinematografico che fu "L'affare s'ingrossa" e il titolo la dice tutta!). Ma stavolta non siamo qui per cantare e neanche per accendere lampade, bensì per spegnerle. Infatti il WWF ha proclamato per il prossimo 27 marzo la giornata mondiale per abbassare la temperatura del pianeta, e chiede - almeno qui in Italia - di spegnere tutte le luci possibili dalle 20,30 alle 21,30 ricordando che nel 2009 furono un miliardo le persone che spensero e 4400 le città che parteciparono. Ora, chiaramente questi saranno dati a livello mondiale, visto che in Italia, anche se continuano ad entrare tunisini e albanesi, a un miliardo non ci siamo ancora arrivati, ma che in tutto il mondo SOLO 4400 città abbiano aderito, questo mi lascia perplesso . Allora evidentemente il WWF ha contato anche tutti i puntini luminosi che un momento prima erano accesi su Google Space e quelli spenti un minuto dopo, in tutto il mondo. Che fossero tutti da rapportare alla loro iniziativa però mi sembra opinabile. Siamo al solito bailamme delle cifre sparate là tanto per invogliare la gente a fare qualcosa. E va bene, siamo buoni, ci teniamo a 'sto mondo, spegneremo qualcosa e nel frattempo penseremo ai milioni di californiani che dall'altra parte del mondo staranno in palestra o in spiaggia a sudare (riscaldando la temperatura mondiale), ai miliardi di cinesi che staranno pompando le ciminiere delle loro fabbriche a tutto volume, alle mucche australiane che con i loro gas pestilenziali staranno contribuendo. E noi spegneremo il televisore, molto politicamente correct! Ma poi, pensateci su! Se limitiamo il riscaldamento globale che fine fara El Nino (Nigno, ma nel mio pc non c'è la lineetta da metterci sopra, ahahah)? E senza El Nino niente tempeste tropicali, niente inondazioni, niente distruzione di case e baracche, niente opere di ricostruzione da progettare, niente case da ricostruire, niente lavoro per gli operai, niente lavoro per le fabbriche di mattoni, milioni e milioni di disoccupati! Un crack tremendo a livello globale! Volete veramente mettere sul lastrico i poveri operai e le loro famiglie? Ah, ma che bestie che siete! E allora sotto! Aiutiamoli davvero! Il 27 marzo dalle 20,30 alle 21,30 accendete tutto, fate saltare i fusibili, scendete in strada a fare fiaccolate, bruciate copertoni di auto, lasciate il tacchino nel forno! Che diamine, un po' di coscienza civica, no?

Commenti dei lettori dell'epoca :

cosillo : che t'ho sempre considerato un amico ma non ho capito un cazzo su quello che dovrei fare: devo fare un superlavoro sessuale, riscaldando l'ambiente circostante, o rinunciare alla scopata quotidiana per contribuire a raffreddarlo? Attendo cortese risposta, intanto ti abbraccio "tiepidamente" per non sbagliare. Adriano

crenabog : grande  Cosillo, l'unico che si è ricordato il celebre film CONVIENE FAR BENE L'AMORE che fu girato nientemeno che all'hotel Hilton di Roma, ahahah.

L'AMORE AI TEMPI DEL POLLAIO

 (Prima pubblicazione 18.03.2010)


Stamattina, tornando da una micidiale nottata passata a congelarmi dando la caccia a tossici e barboni nei treni della stazione, mi è capitata sotto gli occhi una di quelle rare illusioni ottiche che durano il tempo di qualche ora e vengono subito nascoste da altre scempiaggini pubblicitarie. Immediatamente ho pensato a cosa sarebbe passato in mente ai tre membri della famiglia se l'avessimo vista tutti insieme: la moglie avrebbe divagato in pensieri style Harmony del tipo oh-questo-sì-che-è-un-uomo certo dimentica che quando uno fa cose simili a lei entrano da un orecchio ed escono dalla tasca posteriore. Tatino avrebbe immaginato uno scenario style Fattoria dei Mackenzie, con Lupo Alberto e Marta la Gallina in fuga verso amorosi lidi tropicali dopo l'ennesima litigata. Io, che son quella bestia che sono, memore sia di spumeggianti trascorsi di ammucchiate esibizionistiche su palchi davanti a pubblici plaudenti con amanti focose sia della ineluttabile, trascendentale, mistica negazione totale di qualsivoglia piacere carnale impostomi dalla legittima quanto strafregante consorte, ho immediatamente sbizzarrito il cerebro in apocalittici scenari del genere: Lei ama Lui, Lui si sbatte la sua migliore amica, Lei lo viene a sapere-si inkazza-lo accanna, Lui va in pellegrinaggio in ginocchio da Lei tentando di farsela nuovamente. Bello,eh? Oppure: Lui va a folleggiare con gli amici, si sbatte la tipa di turno, Lei lo viene a sapere, Lui si pente, Lei lo perdona magnanima e poi lo accanna comunque da vera signora. Meglio! E così, invece? Lui è talmente fesso da farsi trovare a letto con un altra da Lei, Lei fa la martire, Lui fa il cavalier pentito e gongola davanti agli amici per la grandiosità del suo gesto pubblico, Lei intanto va a lezioni di equitazione da un Mandingo discendente dagli ultimi Nuba, notoriamente selvatici, comunemente nudogiranti e spettacolarmente dotati come da documentari di Leni Rifensthal che a novant'anni, tentando di far scordare al mondo i suoi trascorsi di regista del Fuhrer, se ne vagava per l'Africa attorniata da codesti autoctoni bizzarri. Molto, ma molto meglio! Decisamente! E quante altre equazioni amorose potrebbero essere ricamate su siffatto telaietto, vero? Ma il mondo gira e tra mezz'ora la faccia della Bonino avrà coperto quei sette patetici tentativi di riportare Lei nel letto, o sarà Storace ad occhieggiare occhialuto dagli angoli di via Stoppani, eheheh! Mah! Comunque la si voglia rigirare, e "nomen omen" perfino nel soprannome, Lui è stato proprio un pollo.

LILY MARLENE

 (Prima pubblicazione 16.03.2010)


Com'era la vecchia canzone? "Tutte le sere, sotto a quel lampion..." ecco, appunto, una classica nottata sotto il lampione, come la leggendaria protagonista della canzone tedesca magistralmente interpretata dalla grande Marlène, che a scapito di quanto pensino i più giovani, non è una mela del Sud Tirolo ma una tra le più grandi stelle del cinema. E chi pensate si sia girato e rigirato nove ore avvolto da un freddo glaciale, a guardia di un cancello, ieri notte? Il sempre vostro, chiaramente. L'ufficio elettorale alle due era ancora aperto, per lo smoccolamento della torma di autisti bercianti al di fuori, con le loro auto tutte rigorosamente grigie metallizzate (ancora pensate che esistano le auto blu? no, il Governo le ha abolite per evitare gli sprechi...)  mentre dentro impazzavano e impazzivano tentando di tirare le fila di quer pasticciaccio brutto, come se dice a Roma. Tra la selva di paltòvestiti, spiccava il supermenefreghista Gasparri, unico in maglioncino azzurro, segno della sua superiorità modaiola, a seguire nel mazzo Celori e De Lillo brigavano a più non posso, a ruota la candidata preferenziale su un van Ulysse che, essendo in caccia di voti, ben gentilmente ha accennato sorridendo col capo ad un saluto mentre il PiccoloSindaco, quasi della stessa altezza della tappocandidata, non essendo in caccia di altro visto che oramai gli traboccano da tutte le tasche, ha cameratescamente ignorato il qui presente esponente della plebe delegato alla sua sicurezza. E poi fu il gelo e la notte, oh fratelli, intervallata solo dal mucillaginoso strisciare (simbolismo!) di un branco selvaggio di limacce del peso di un paio d'etti l'una, in ordine sparso sui muri locali e infine, nel profondo della cupa, di lontano mi giunge il lungo e straziante lamento della natura che implode. Che sarà mai? Stanno forse devastando il cartellone elettorale all'angolo? Corro guardingo e mi trovo ad assistere al frantumarsi dell'albero che stava sul marciapiede: con un tragico scricchiolio finisce di fendersi e si spacca in due crollando in mezzo alla strada davanti alle ruote di un camion dell'immondizia che per poco non cappotta. Alzo i miei lài funebri e new age per il povero albero e ghigno nel vedere tre camion fermarsi in circolo per decidere a chi tocchi romperlo e rimuoverlo. Vanno tutti a bere un caffè. Stamattina il tronco era ancora lì. Potenza della capacità decisionale degli italiani. E io, come nella canzone, sempre in attesa di - almeno - un soldatino della Wermacht col quale fumarmi una sigaretta...e invece niente. Ma, come vedete dalla foto, c'era pur sempre qualcuno CON ME, come da slogan.

ON WRITING

 (Prima pubblicazione 15.03.2010)


Ooohhh, che strazio 'sto Crena, ci ha fregati di nuovo...e noi che volevamo leggere un arguta disamina del libro di Stephen King ON WRITING...   manco pe' gnente! Come al solito ho svicolato sul titolo, un po' per innata buffoneria, un po' perchè mi sono accorto che mettendo certi titoli, i motori di ricerca prendono delle sonore cantonate e chi naviga nel web invece di andare a casa di Stephen King si ritrova nel mio blog. Non sono un birbone? eheh! naturalmente. Comunque, intanto buon giorno e buon lunedì a tutti e poi vediamo, quel che volevo scrivere si riallaccia ad un mio commento lasciato nel blog di Mayv, che magari non tutti avranno letto. In pratica cos'era successo, qualche giorno fa mi arriva la newsletter di un sito commerciale che proponeva - mandandogli un testo - di realizzare una "vera" lettera che poi avrebbero spedito al destinatario, e giù a decantare le virtù di una lettera vera e tangibile come cosa da conservare e ricordare. La cosa mi ha fatto rabbrividire. Intendo, d'accordo che siamo nell'era del virtuale, che si accelerano i contatti usando le mail, che spesso scriviamo a chi neanche conosciamo di persona come i vari bloggers e dunque non ne abbiamo l'indirizzo postale ma... ma davvero nessuno scrive più? oh dico, io in borsa ho sempre fogli di carta, buste e non parliamo delle penne di cui casa trabocca. Ma voi, non scrivete mai a nessuno? E qui la mente se ne è andata a spigolare su tanti cari ricordi: di quando ero bambino e , non avendo amici, li trovavo sulle pagine del Topolino nel club dove apparivano indirizzi di altri bambini con i quali mantenni fittissimi giri di corrispondenza e scambi di francobolli per anni, crescendo felice e soddisfatto, pieno di penpals come si usava dire all'epoca. Poi con gli anni le lettere iniziarono a diventare soprattutto missive amorose e lì sì che c'era da divertirsi, nello scegliere la carta a mano, il cartoncino colorato, la carta di riso cinese con le sue nervature trasparenti, le carte lussuose e pergamenate dei negozietti senesi o fiorentini... il profumarla nebulizzandoci sopra magari il dopobarba e aspettare che asciugasse prima di scrivere... e poi, oh delizia, la scelta dello strumento che, mentre per i comuni amici usavo la rapida penna a sfera, per le amate magari mi ingegnavo con i pennini e l'inchiostro di china, elaborando calligrafie e svolazzi alla inglese, istoriando i margini e lasciando magari spazi ad uso dei miei disegni, a volte a matita a volte con le ecoline. Che lettere magiche e preziose che venivano create e come mi piace immaginarle conservate da chi le ricevette, magari legate da un filo sottile e nascoste in chissà quale stipo. Nascevano anche cose avventurose, con le lettere: ricordo che per molti mesi ricevetti cartoline da svariate città d'Italia, quasi sempre rappresentanti dei teatri, ognuna firmata da un nome di donna diverso, profumate e piene d'amore. La cosa mi lasciava sconcertato e non capivo chi mai fossero. Poi, tanto tempo dopo, mi ritrovai a seguire una ragazza, una bellissima ragazza, Barbara, capelli biondi lunghissimi, fisico da statua, che vedevo a volte nella mia zona; timidamente presi coraggio e l'abbordai per conoscerla, ma la sorpresa che ebbi nel sentirmi dire: Ce l'hai fatta, finalmente! e venne fuori che era lei che mi seguiva da mesi e che se ne era andata in tournèe con una compagnia di danza classica dell'Opera per l'Italia e aveva voluto mandarmi quelle cartoline pensando che lo capissi. Ah, cose da matti! Stemmo insieme per un po' di tempo poi, non so come, finimmo per perderci. Che peccato ma che storia! E che dire poi dei fogli, non proprio lettere, che ci scambiavamo a mano con un mio antico amore tutte le volte che ci vedevamo, spiegando in essi i nostri sentimenti con parole che avrebbero spezzato il cuore ad una montagna di granito, che ad averle ancora tutte, le mie e le sue ne sarebbe venuto fuori un libro da far rimpicciolire Moccia alle dimensioni di uno scarabeo stercorario... Sarà che son sempre stato verbosissimo, voi che mi leggete lo sapete bene, e che amo la concretezza della "cosa" tangibile, ma ho sempre preferito una lettera ad una mail proprio per la creatività che offre a chi la esegue e a chi la riceve. Ma sembra che siamo davvero diventati una minoranza e il gusto per il bello, per una forma d'arte minore ma eterna, sta perdendosi nella fretta di un mondo che non riconosce i meriti ma solo l'apparire fugace. Che peccato. Voi che ne dite, riuscite ancora a scrivere? Perché immagino che il desiderio, il piacere di ricevere qualcosa che non sia una bolletta o un atto giudiziario, quello lo abbiate ancora tutti, non è così? Ma se nessuno fa il primo passo ecco, resteremo sempre qui, così, incollati ad una dannata tastiera...

Commenti dei lettori dell'epoca : 

annacinque :purtroppo il postino continua a consegnarmi solo bollette...

La corrispondenza che ho avuto con un'amica lontana, ormai è stata rimpiazzata dagli sms e dalle mail,

eppure la fatica nell'interpretare quei geroglifici svolazzanti con cui si esprimeva, era ampiamente ripagata dalla gioia di immaginare le espressioni del suo viso mentre mi scriveva. Anche se non usavamo carte raffinate, nè inchiostri preziosi... quelle lettere riuscivano a portare con loro il profumo di chi le spediva. Per non parlare poi dei disegnini e ghirigori che le ornavano, altro che smile! Erano dei veri capolavori di spontaneità! Persino la busta esterna recava i cuoricini che facevano sorridere il postino....mi sento una dinosaura solo a pensarci.

Ottima idea, quella di lasciarsi l'indirizzo per una corrispondenza reale.

nerorosso :E' BELLO SCRIVERE, MA ORAMAI E' UNA PRATICA QUASI SCONOSCIUTA.ODIO I MSG , E-MAIL DOVE SI SINTETIZZA TUTTO , ODIO SCRIVERE K AL POSTO DI CH, MA OGGI COSI GIRA PAZIENZA. CIAO BUONA GIORNATA

ampollina2 : è  un  arte pura quello  di  saper  scrivere e dipingere