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venerdì 12 dicembre 2025

BUON COMPLEANNO FEDERICO !

 (Prima pubblicazione 20.01.2010)


Se fosse stato ancora con noi, oggi Federico Fellini avrebbe compiuto novant'anni. Dopo le grandi manifestazioni che si susseguirono alla morte del Maestro pian piano la tensione emotiva è andata scemando ed è curioso come oggi, a parte un servizio televisivo sulla Rai durante il tg, quasi tutti i giornali non hanno speso parole per ricordarlo. E tenete conto che il servizio del tg ha avuto un motivo chiaro per esser fatto, cioè l'intervista alla Loren e il fare pubblicità al film di prossima uscita "NINE" che dice di ispirarsi al capolavoro "OTTO E MEZZO". Ne approfitto invece io per ricordarlo, considerato che sono sempre stato un suo fan accanito al punto da avere tutta la sua filmografia in vhs e dvd, e le registrazioni televisive di interviste, documentari e speciali, nonché film vecchissimi  mai usciti su supporti. Arrivando finanche a rarità come "IL PIRATA SONO ME" di Macario, dove il Maestro scrisse le battute dei testi. E' anche vero che ebbi più volte il piacere di incontrarlo, ci incrociavamo infatti spesso al ristorante "CESARINA", dalle parti di via Veneto, dove andavamo a ritrovare i sapori romagnoli di un ottima cucina: i miei nonni infatti erano di un paesino che somigliava tanto a quell'onirica Brescello così ben disegnata da Guareschi e anche per questo ho sempre  amato AMARCORD, proprio perché vi rivedevo quei portici, quelle atmosfere dipanate nel tempo e prive di un luogo preciso che non fosse sognato, quella gente rustica e sanguigna. Ricordo anche che, incontratolo sotto casa a via Margutta, tentai sfacciatamente di propormi per qualche suo film, dato che ero iscritto come comparsa a Cinecittà ma mi fece notare che non ero abbastanza bizzarro per i personaggi che di solito filmava. Peccato, avrei pagato io per poter lavorare con lui, lo ammetto... Approfitto di questa occasione per mettervi un brano del celebre film ROMA, dove vedrete come si mangiava nelle trattorie all'aperto all'epoca del fascismo, e la location benché quasi del tutto creata a Cinecittà - e illudendo trattarsi di Trastevere - copia invece una piccola zona dietro piazza Cavour, ormai molto diversa. Posseggo una copia dell'Istituto Luce del film ROMA che contiene molti minuti in più di quella uscita nelle sale e prossimamente un amico che ha un suo sito su Youtube dovrebbe poterla mettere lì, tutta, chiaramente suddivisa a tranches, cosa che mi auguro così in tanti potranno vederla. Approfittiamo dunque di questa giornata per ricordare con rimpianto uno degli assoluti Maestri del cinema italiano - per me il più grande, ma io non faccio testo...- che ci ha regalato pellicole entrate nella leggenda e nell'immaginario collettivo.

Commenti dei lettori dell'epoca :  

mogul : da romagnolo ti ringrazio per il ricordo di Federico e per la tua passione nel collezionare pezzi inediti del maestro,

se i papaveri che stanno in alto lo hanno dimenticato peggio per loro,

lo ricordiamo noi e lo portiamo sempre nel cuore,

ciao grazie ancora

milady444 : dimmi c'è un argomento in cui sei carente???????????? mi associo con te nel ricordare il grande FEDERICO il "PIU" del cinema italiano buona giornata graziella


lunedì 20 ottobre 2025

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO : 10

(15.10.2008)

 Nel profondo della Romagna c'era un paesino, tutto raccolto attorno alla piazza centrale col suo porticato e i minuscoli negozi che lo affollavano, il legnaiolo, la mesticheria, la rivendita dei tabacchi con le nazionali e le esportazione da vendere sciolte...era l'inizio del novecento e i miei nonni, allora bambini, giocavano come gli altri loro compagni con il cerchio, la palla o a rincorrersi. Nonno bambino seduto sul seggiolo del fotografo a farsi una lastra in nitrato d'argento vestito con un costumino da pastorello, campeggia ancora nella mia camera da letto. Le Guerre erano  un brutto sogno da ubriachi ancora da venire e tra il lavoro nei campi e la visita in chiesa la domenica il tempo passava quieto, poi crebbero, si sposarono e la bufera imperversava nel mondo, mio padre bambino a fare il Figlio della Lupa sognando di diventare Moschettiere del Duce e le sorelle intente a brigare per portare avanti la casa. Ricordo i lunghi viaggi con l'alfa verde 1600 di nonno, da Roma a Russi, per tornare a trovare la vecchia zia suora, che mi riempiva di santini e di stampini di gomma da inchiostrare per imparare a disegnare. Si radunavano i parenti, nonna lavorava al vecchio tombolo di sua madre quei meravigliosi ricami che avrebbe fatto per tutta la vita, si creavano montagne di tortellini da cuocere nel grasso, sapido brodo di gallina, che bastava il profumo a sanare tutte le malattie. A ottobre si festeggiava la Fera dei Sitt Dulur, e tutti ci si riversava in piazza a sentire la banda, quella piazza ormai irriconoscibile con una fontana e un giardino al centro, dove ora si suona il rock metallico. I parenti andavano alla fiumara a caccia di rane e le preparavamo fritte, con quel loro gusto di coniglio così delicato, e poi si uccidevano i maiali ed erano salami, prosciutti  lasciati nelle cantine ad asciugare e le fantastiche salsicce che spalmavamo sulle grandi fette di pane sfornato da poco. Ora lassù, di noi, non c'è più nessuno, l'antico albero genealogico nobiliare diluito e svanito nelle ceneri di archivi comunali distrutti dalla Guerra, vaghe eco risuonano ancora nei registri di piccole parrocchie di campagna dove i nuovi giovani preti non riescono neanche a leggere le calligrafie ornate in uso all'epoca...E nei campi che ancora, grazie a Dio, resistono all'espansione urbana, svettano gli stessi fiori che mio nonno coglieva timoroso per mia nonna, sotto quel sole d'agosto che spacca le teste come nei libri di Don Camillo, e quando penso a loro spero crescano per sempre.