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mercoledì 24 dicembre 2025

THE CABIN IN THE WOODS ( Quella casa nel bosco. Recensione)

 (Prima pubblicazione 25.05.2012) © Crenabog 


QUELLA CASA NEL BOSCO (The Cabin in the Woods) è un film horror che vede coinvolta la Metro Goldwyn Mayer e la United Artists in uno sforzo produttivo durato anni: doveva infatti uscire già nel 2010 ma varie vicissitudini hanno finalmente portato la Lions Gate a distribuirlo adesso, in 3D. Il film è diretto da Drew Goddard. In questi anni di film horror se ne sono visti a ripetizione ed è diventato oggettivamente difficile riuscire a vedere qualcosa di innovativo e originale, se si fa eccezione per la saga di SAW e per quella di FINAL DESTINATION. La pecca, in certi film, a parte gli effetti speciali, è quasi sempre la storia, di solito già vista e ripetitiva. Fortunatamente, con QUELLA CASA NEL BOSCO ci inoltriamo invece in un curioso meta-cinema che va ben oltre quel che si vede. Questo film infatti abbonda di citazioni cinefile, da SHINING a THE CUBE, forse persino a GANTZ; un gruppo di giovani affitta una villetta isolata tra le montagne e dovrà affrontare orrori di ogni genere, inconsapevoli dell'enorme macchinazione che c'è dietro. E questa è la parte più intrigante, perché il tema del sacrificio umano offerto per placare l'ira dei Grandi Dei Antichi, benché già abusato in film new age come THE WICKED MAN, rimodellato tramite la fiction, la visione in diretta e il controllo da parte di un enorme staff di addetti ai lavori, collegato ad altri sacrifici in contemporanea in altre parti del mondo, va a discendere direttamente dalle tematiche portate alla fama letteraria dal "Solitario di Providence", quell' Howard P. Lovecraft che ha inciso con le sue saghe horror i nostri incubi da metà del novecento ai giorni nostri. Lovecraft aveva creato una sua cosmogonia, svelando l'esistenza degli Antichi, gli dei primordiali tuttora abitanti un universo parallelo e perennemente alla ricerca di un varco per tornare e distruggere tutto. Li avevamo già visti all'opera in IL SEME DELLA FOLLIA e in HELLBOY parte prima, in DAGON, e Brian Yuzna ne aveva cantato le gesta nei suoi film.Esiste anche un mondo cinematografico parallelo, poco conosciuto alle masse, dove un gruppo di agguerriti fans di HPL sta da anni portando sugli schermi le trasposizioni dei suoi molteplici racconti, sovente in film muti e splendidamente orchestrati, girati in bianco e nero, magnificamente retrò. In THE CABIN IN THE WOODS troviamo richiami, cinicamente beffardi, persino ai film di fantasmi orientali, così di moda da qualche anno, laddove vediamo la disperazione degli addetti ai lavori nell'assistere alla sconfitta del fantasma giapponese da parte di un gruppetto di bambine della scuola elementare, piccole ma già perfettamente a loro agio nel ricorrere a buffi contro incantesimi. Gli attori sono ben calati nelle loro parti, che se a prima vista appaiono scontate, nella realtà vanno comprese perché sono essi stessi dei clichè, dei "luoghi comuni", dei "tipi" allineati a quanto richiesto dalle ancestrali modalità dei sacrifici umani. Quando il regista dietro gli schermi comincia a parlare di "tritoni" capiamo subito che non ci stiamo muovendo nel classico campo dell'horror ma stiamo sconfinando nel fantasy e tutto assume una luce diversa. Il disastro finale è da incubo, le mostruosità liberate svolgono il loro sporco lavoro e cominciamo a ricordare i "Magri Notturni" cantati da HPL e a sentire il flauto suonato da Azatoth, il dio cieco e folle, nelle profondità dello spazio. E' l'ora della venuta di Shub Niggurath, il Nero Capro dai Mille Cuccioli, di Nyarlathothep che da millenni vaga tra le sabbie. Persino Cthulhu sta per risvegliarsi dalle profondità della perduta R'lyeh. Inappuntabile il finale alla Cloverfield. Un film imperdibile per chiunque abbia mai letto anche uno solo dei racconti di Lovecraft e comunque un valido horror, ben scritto e solidamente diretto.


giovedì 18 dicembre 2025

DONNE 2

 (Prima pubblicazione 13.09.2010)


In questi giorni ci stavo ripensando, a quel mio post di qualche tempo fa, nato da due chiacchiere con S.Luna e ammetto che aveva ragione nel nominare diversi volti famosi che non avevo citato. Ora, il mio post nasceva dall'esigenza di rendere omaggio alle mitiche bellezze cinematografiche dei primissimi del novecento ma certamente vanno ricordate certe donne dello schermo che hanno accompagnato i nostri sogni giovanili. Parlo sempre dell'era preisterica, quando non c'era bisogno di mostrare metri quadri di carne - per quanto soda ed apprezzabile - per diventare celebri. Il viso. Ecco cos'era che ci catturava. Quei volti meravigliosi, particolari, che con uno sguardo ti rubavano l'anima e ti rendevano le notti insonni. Ve la ricordate la favolosa Giulietta Masiero? Con quell'aria da grandissima signora, da intoccabile nume del palcoscenico? E naturalmente anche Anitona, certo, visto che sono un fanatico di Fellini, come scordarla, nella sua impagabile giovinezza in OTTO E MEZZO e quel bagno nella fontana, una dea lacustre, un apparizione notturna. O quando gigioneggiava ne LE TENTAZIONI DEL DOTTOR ANTONIO spaventandolo da un manifesto gigantesco, ciclopica, summa totale di ogni mistero femminino. E ancora splendidamente carnale nella sua vecchiaia insieme a Marcellino in INTERVISTA nel commovente brano in cui insieme rivedono i film ormai muti e scomparsi...Ma tra le tante chi mi rimase impressa fu la meravigliosa, bellissima Josiane Tanzilli. Ehhh, mi ci gioco la barba che non ve la ricordate, certo. Il suo vero nome è Gloria Maria Sansa, nata a Ravenna il 28 novembre del '50 e faceva la cantante e l'attrice ai primi degli anni sessanta quando venne notata e subito scelta dal grande Federico per il ruolo di "Volpina" in AMARCORD. Ahh, ecco, lo sapevo che adesso ve la ricordavate! Che icona, con pochi gesti, con un semplice atteggiamento (e soprattutto vestita) riuscì a dare l'idea della più morbosa sessualità, come se avesse un fuoco vivo dentro inestinguibile. Con quel trucco d'epoca, i capelli al vento, liberi, come una Medusa Gorgone, quelle sopracciglia furbesche, quello sguardo micidiale! Rotolò su sé stessa in un bailamme di altri piccoli film, oltre a LA CITTA' DELLE DONNE di Fellini, come LA BELLA ANTONIA, L'UOMO LA DONNA E LA BESTIA, LICENZE E AMORI DEL DECAMERONE SEGRETO e alcuni altri; fece anche qualche lavoretto per la televisione ma difficilmente la gente la ricorda più. Un vero peccato abbandonare simili volti all'oblìo, quelle donne stupende che anche negli anni della piena maturità, per non dire dell'anzianità, non cedevano il passo alla tentazione del bisturi per restare sull'onda come accade oggi in questa società fatua ed edonistica. Togliamoci il cappello alle grandissime, alle dimenticate, a tutte le donne che non si sono arrese e vivono nei nostri ricordi.

Commenti dei lettori dell'epoca :

cittadino.italia : .. ma che te stai a fà vecchio? condivido appieno, non vi è dubbio alcuno su quello che hai scritto, anche senza precisazioni di nomi altisonanti o meno. Era una dimensione più umana, le sensazioni che si avevano erano senz'altro paragonabili a quelle di oggi ma con un fare garbato, senza strafare. La pudicizia è un fenomeno antico, ora è roba da dizionario, nessuno e nessuna la conosce. Saremo anche obsoleti, vecchi o matusa come si soleva dire anni fa, ma ripercorre quei tempi farebbe bene a coloro che vivono questo periodo povero, povero di povertà, anche quella di desiderare una coca cola. Cosa c'è di più bello di desiderare? ma se si ha tutto e subito non è più desiderio, è un acquisto. A me faceva rabbia quel tal 007 che se sbaciucchiava Ursula Andres. Urca che rabbia, ahahahahaha. Ciao Marco.

gattamannara : Attrici non si diventa..si nasce! Come giustamente hai scritto tu, le attrici degli anni che furono, oltre che di una bellezza non ritoccata dal bisturi erano dotate di un grande talento, bastava anche solo un'espressione   oppure uno sguardo intenso per suscitare negli spettatori emozioni profonde …Il tutto condito con l'eleganza  degli abiti che rivestivano i loro corpi, nulla a che vedere con quella esposizione di seni a mongolfiera e labbra  a canotto alla quale ci hanno abituato al giorno d'oggi..

io ho visto di recente una foto di Virna Lisi..la sua bellezza è inalterata, trasformata dagli anni ma il suo volto conserva  splendore …porta con orgoglio i segni dell'età…

un saluto

Babs

giovedì 11 dicembre 2025

PIOVONO POLPETTE la pubblicità

 (Prima pubblicazione 09.12.2009)


Qui a Roma sta prendendo piede un nuovo tipo di cartellonistica, a rilievo e con strane robe appese. Già per il film 2012 abbiamo visto cartelloni con l'acqua che scendeva a cascata, naturalmente recuperata e rimessa in circolo sotto da curiose apparecchiature.. per PIOVONO POLPETTE io e il figliolo ci siamo trovati davanti ad un manifesto con polpette e spaghetti appesi e svolazzanti ed un clamoroso gelato cascato. Come resistere alla tentazione di fotografarsi? Salvo scoprire poi che durante la notte aveva piovuto e la vernice al mattino era pressoché liquida quindi eravamo imbrattati di bianco ovunque...eh eh eh!

NON E' PROFONDO ROSSO

 (Prima pubblicazione 26.11.2009)


Anche perché il teatro in cui si svolgeva una delle scene madri, all'inizio di quel capolavoro assoluto, era in condizioni molto migliori di questo in cui sto stazionando per dodici maledette ore e le sette di domani sembrano un miraggio morganatico. Comunque l'inquietudine che dal film trapelava qui alligna maligna tutta e di più, considerato che questo una volta era un lussuoso cineteatro, poi scaduto a centro sociale okkupato ed infine, poco prima di essere sgomberato dalla forza pubblica, devastato in ogni suo angolo sino a renderlo un cumulo di macerie. Come in un vecchio film, L'avamposto degli uomini perduti, stiamo qui preconizzando l'assalto interno dei sorci ed esterno di ben altri e più organizzati sorci, mentre il viavai sul marciapiede di tossici, pusher, ubriachi, arabi, zoccole e ragazzi di vita si fa sempre più schiumoso ed incalzante. I rumeni no, quelli verso le ventitre metà se ne sono andati nel parco qua dietro a finire di bere e ad attendere chi ci passa tra gli alberi e nel buio, l'altra metà sta facendo le solite visite notturne a chi lascia le finestre socchiuse. Non so, faccio e rifaccio i conti ma qualcosa non mi torna mai, se ripenso a me piccoletto mi accorgo che non era questa la vita che immaginavo.. Tant'è, zitto e guadagnati la pagnotta, che Tatino deve mangiare.

martedì 21 ottobre 2025

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO :19

 (21.11.2008)

Oramai stabilizzatici a Roma, finita la sistemazione della casa, cominciammo a prendere possesso della città girando in lungo e in largo e visitando posti, pranzando fuori nelle trattorie e andando - raramente - al cinema. Ricordo la prima volta che con mio padre vi andammo, era il cinema teatro Adriano, una struttura enorme, con poltrone sontuose, quattro file di gallerie, il loggione superiore, colonne, capitelli dorati, velluti rossi e posti a balconcino come nei teatri di una volta. Dopo la Guerra vi facevano il Varietà, solo più tardi si era trasformato in cinema. Ricordo che entrammo a film iniziato, come si usava, visto che poi potevi goderti anche tre spettacoli di seguito, attraversammo il corridoio e per errore invece di entrare centralmente sbucammo da sotto un tendaggio proprio sotto l'angolo destro dello schermo, uno schermo talmente gigantesco che ancora non mi pare vero. Alzai gli occhi nel buio, e restai incollato al muro nel vedere avanzare un immenso sottomarino. Era un film di fantascienza, si trattava de LA CORTINA DI BAMBU' con Dan Dureya...piacevole, avventuroso, in grado certo di stimolare la fantasia di un bambino. Rimasi estasiato nel rendermi conto della sontuosità e della grandezza del cinema, una meraviglia che accomunai solo al Teatro dell'Opera dove iniziai ad andare molti anni dopo. Quel cinema rimase nel mio cuore, tra i tanti, e negli anni continuai ad andarvi anche perché i corridoi labirintici, i posti nascosti nei balconcini, permettevano a frotte di giovanotti di godere di mirabolanti avventure erotiche a poco prezzo, insaporite dal gusto malandrino del farlo in mezzo a centinaia di spettatori. Passava la maschera che con quattro soldi elargiva cornetti Algida, bomboniere al cioccolato e popcorn, ma noi, per risparmiare, ci dilettavamo nel comprare i bruscolini - i semetti di zucca tostati e salati - con un cartoccetto dei quali passavi il pomeriggio. Al cinema teatro Giulio Cesare invece vendevano anche i mostaccioli, le castagne lessate e seccate, da tenere in bocca ciucciandole fino a fare diventare morbide. Gustosi cibi di una volta, ora declassati ad alimento da vendere allo zoo per lo spasso delle scimmie...Ricordo anche il famoso cinema Castello, vicino a Castel Sant'Angelo, con le seggiole di legno ed il tetto che si apriva nell'intervallo per fare uscire il fumo delle sigarette...decadde a cinema porno, poi il Vaticano lo acquistò e ne fece una sala d'accoglienza per i pellegrini dove proiettano documentari su Roma antica. Lo potete ancora vedere nel vecchio film ROMA di Fellini, girato lì quando ancora era come una volta, ai tempi della Guerra. Ora sono diventati tutti delle multisale, e anche se la visione e il comfort sono indubitabili, a me mancano quelle visioni protratte per interi pomeriggi, reiterate, e quegli angoli bui dove imparammo a fare l'amore condendo i nostri gemiti con gli spari di Clint Eastwood , quei cinema dove furbescamente dichiaravamo di avere più di quattordici anni per vedere Quattro Mosche di Velluto Grigio...La modernità ci ha rubato il romanticismo, la passione, forse persino il senso stesso del vedere un film..