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giovedì 18 dicembre 2025

ADOTTA IL TUO BARBONE

 (Prima pubblicazione 01.10.2010)


Dato il lavoro che faccio, ammetto di averne le tasche piene di combattere ogni notte con qualsiasi risma di delinquente e feccia della Terra, compresi i barboni lezzosi e perennemente ubriachi, intenti a bestemmiare, sporcare e girare con coltelli o colli di bottiglia, rubando qualsiasi cosa gli capiti a tiro. E' un ondata che ti cancella dal cuore ogni briciola di pietas umana e ti rende incattivito e acido. Ma, nel vergognoso verminaio in cui affondo i piedi ogni notte, a volte capitano quelle persone rese così da destini avversi e non da scelte personali e che cercano malgrado tutto di sopravvivere senza far danno e senza disturbare nessuno. A questa tipologia appartiene un piccolo vecchino malaticcio e malandato, che fino a una settimana fa gironzolava coperto da una camicia stracciata, un paio di braghe dell'epoca che fu e due scarpe scalcagnate. Vederlo ondeggiare per il freddo in cerca del caffè dell'alba per riscaldarsi mi era diventato insopportabile perciò ho cominciato a parlarci, cosa complessa visto che viene dal lago Titicaca e parla una sorta di spagnolo andino bizzarro, ma è una persona buona e gentile che vive quel po' di vita che gli resta in signorile solitudine. Perciò senza dir nulla in giro, un giorno praticamente l'ho rivestito di tutto punto, cosa che adesso gli permette di starsene seduto all'addiaccio sorridente e tranquillo, in attesa di farsi due chiacchiere con me appena mi riesce di rubare un minuto alle ronde. Il "caballero" insiste per portarmi sul lago Titicaca e donarmi le sue terre...ma "caballero", fratello mio, io non desidero niente e non merito niente. So benissimo che quel che ora sei tu, un giorno potrei essere io. E allora, se mi vuoi ringraziare, dì una preghiera per questa animaccia sporca che mi porto dietro, e nulla più.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

suina : chissa' quali peripezie a dovuto affrontare quella persona dal suo paese a venire qui in italia per fare quella vita,il tuo gesto solidale gli ha dato un po' di calore che ci ricorda che nella vita basta davvero poco per essere felici,bisogna d'altronde ricordarci che quella condizione non si augura a nessuno ma di questi tempi soprattutto e piu' facile finire per strada che trovare un lavoro,purtroppo.Se sei credente, il signore diceva che se aiuti persone come loro e come se lo avessi fatto al Signore stesso ed un giorno(il piu' tardi possibile) sara' propio quella persona ad accoglierti nel regno dei cieli.ciao e buona giornata!

Antelao : al tuo caballero se e' peruviano o boliviano. Magari conosce la lingua Quechua. Pare che il lago Titicaca prenda il nome dalla sua isola. Ha una altitudine di ben 3.812 metri ed inoltre e' 22 volte piu' grande del lago di Garda trattandosi del lago navigabile piu' alto del mondo, nonche' del lago piu' grande del sud America. E' meraviglioso e ha le acque estremamente limpide. Io ci farei un pensierino, se il nonnetto ti volesse cedere qualche terreno. Potremmo costruirci una baracca e andare a pescare assieme: anzi, mentre tu peschi io potrei scalare qualche picco andino nei dintorni. Inoltre le piccole andine sono proprio carine e sorridenti. Insomma, che cacchio ci fa qui il simpatico indio? Hai fatto bene a dargli qualche vestito, perche' e' evidente che e' una persona a posto che la vita deve aver maltrattato assai. Sarei decisamente interessato a conoscere la sua storia. Se puoi approfondire io sono tutt'orecchi.

cittadino.italia : ... è stato un gesto di grande umanità che quell'uomo ricorderà fino alla fine dei suoi giorni. E' proprio vero, fai del bene e scordatene, fai del male e pensaci. E poi lo hai chiamato in italiano, barbone, non come fanno in tanti che li chiamano clochards, quasi volessero elevarli dal loro penoso stato sociale e darsi un contegno di persone nobili d'animo. Un caro saluto.

naig67 : Grazie per il tuo gesto generoso, mi hai strappato una lacrima. Se ci fosse più tolleranza e amore per il prossimo, questo mondo sarebbe veramente civile.

Buona vita, Viviana

LoCAr : viviamo in un mondo di merda...il tuo post mi fa venire in mente il buon vecchio Alex Murphy,divenuto poi ROBOCOP,il super poliziotto...ti stai trasformando in un poliziotto duro,ma buono come il super cyborg!smile quante esperienze si vedono,ma sai siamo nel "bel paese" padre di ben pensanti e moralisti...e io DICO CHE SONO LORO LA VERA MERDA! gente inutile! tutto va male,ma per loro siamo una potenza...si una potenza del nuovo 4 mondo...un caloroso saluto mannaro!

serenella21 : li kiamiamo barboni ma sono stati padri ..fratelli e ora x fallimenti o disastri sono senza + una casa ne famiglia senza + nessuno ke gli regala un sorriso
sono uomini e nn rifiuti umani come tante pensano e li evitano o gli fanno solo la carita'
bisognerebbe pensare ke le strade della vita sono infinite e kissa' se un giorno potremmo fare la stessa fine..alle volte x qste persone anke una parola un gesto gentile li rende felici....specialmente ki ha visto il marciume di questa societa' e tu lo vedi ogni notte sei un uomo con un cuore grande e generoso x qsto tvb papa' marco

NOTTE DI ORDINARIA FOLLIA

 (Prima pubblicazione 14.07.2010)


C'è gente ovunque, peggio che nella ritirata di Russia. Gli scioperi dei treni si sono sommati ad un concerto di un grosso nome che ha portato centinaia di ragazzi fuori dalle porte a vetri, tutti convinti di poter entrare a qualsiasi ora e nessuno a conoscenza del fatto che all'una, massimo alle due come in questo caso, si chiude e si riapre alle quattro e mezza. Scene di panico e smarrimento si susseguono, alla fine si sbragano in terra nel polverume lasciato dalle auto e dai senza tetto e iniziano a bivaccare sul marciapiede. All'interno cominciamo la bonifica, accompagnando fuori chi non ha biglietto. La massa di cenciosi, ladri, stranieri che si sono nascosti ovunque si confonde tra i passeggeri in attesa ed è un impresa titanica prenderli e portarli all'uscita. Improvvisa la chiamata di un collega mi porta in fondo ad un binario: vicino ad un treno ha fermato un negro che stava sbattendosi una barbona totalmente ubriaca e priva di conoscenza. Sta lì che urla che lui vuole scopare, che deve scopare, che quando gli si alza il cazzo deve venire per forza. Già ci fremono le mani. Lo tratteniamo fin che non arriva la forza pubblica, lo interrogano, dice che è la sua donna da sei mesi ma non ne sa il nome. Quella sembra una morta, sta lì gettata, quasi nuda, un corpo devastato dagli anni e dal pessimo vino. Indegna. Lui dà fuori di testa, parte una rissa, alla fine lo ammanettano e inizia ad urlare che ci ammazzerà tutti. La risvegliamo a schiaffi, io in inglese gliene urlo di tutti i colori, dice che non lo ha mai visto e che l'ha presa a pugni. Li portano via entrambi. Resta una panchina con del sangue sopra e cartoni di vino vuoti in terra. I pulitori guardano schifati. Iniziamo il giro dei magazzini, l'aria greve si incolla alla pelle, la limatura di ferro si alza dalle rotaie della metro su cui fanno i lavori e si infila sotto le palpebre peggio della sabbia di El Alamein. Manca il fiato. Torniamo alle vetrate. Davanti ai ragazzi stesi in terra passa lentamente un giovane rumeno, li guarda, osserva, valuta le prede poi torna dietro alle mura per fare rapporto al gruppo di ladri tunisini che aspetta, come sempre. Quando iniziano a camminare, pronti allo scippo e alla coltellata, usciamo rapidi una, due, cinque volte facendoli scappare. La massa dei giovani venuti da tutta Italia guarda, e non capisci se sono contenti che gli stai salvando la pelle o se il partito gli ha detto quanto siano bastarde le guardie. Quando gli avranno aperto le tasche con un rasoio allora decideranno a chi credere. Un uomo ci viene a dire di essere stato derubato, la descrizione corrisponde ad uno zingaro che sta con i tunisini, lo accompagniamo e lui esplode aggredendolo, il gitano prende una bottiglia e la rompe per sfregiarlo, li dividiamo, iniziano tutti a citare leggi secondo le quali loro sono bravi ragazzi che non hanno fatto niente perché addosso non hanno niente e vogliono denunciarlo. L'uomo se ne va bestemmiando. I tunisini ridono. Siamo costretti ad andarcene. Dico al maresciallo che se potessi andrei a lavorare in Cile. Annuisce. Lentamente si avvicina l'alba. Le macchinette automatiche sono ormai vuote, niente acqua, le fontane sono tutte chiuse, i barboni ci si facevano il bidet nudi davanti ai passeggeri. Bambini piangono. Trovo, dietro il magazzino di un ristorante, una scatola con tre ravioli cinesi freddi. Li mando giù. Mi faccio schifo da solo. Untuosi. Proteine per tirare avanti. Sembro un sorcio di trincea. Alla fine apre il primo bar, apriamo le porte ed entrano tutti, loro e le bande in attesa. In molti tra poco faranno la fila al commissariato. Partono allarmi dai negozi. Corro qua e là, senza senso, a controllare. Alla fine arrivo a casa distrutto. Mi butto sotto la doccia per sgrumare il lezzo di dosso, ma dall'anima non va via. Il vapore mi confonde i sensi. Vedo sul portasapone il topolino giallo di gomma con cui fa il bagno mio figlio. Il topolino con cui facevo il bagnetto io da neonato. Lo prendo, me lo stringo sulla faccia, inizio a piangere. I singhiozzi mi squassano, mi viene da vomitare. Mi sento come Sven Hassel. Siamo tutti maledetti da Dio.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

Antelao : Feldmaresciallo Erwin Crena ad El Alamein. La volpe del deserto. Ogni volta che descrivi una tua nottata di lavoro mi montano i brividi. L'ho gia' detto una volta e lo ridico: non so come fai. Io non resisterei due notti cosi'...

serenella21 : maròò xro' ke vita ke lavoro il tuo 

massacrante orrendo..ogni volta ke leggo il rissunto delle tue notte mi vengono i brividi

fai bene piangi  sfoga tutta la tua tensione il tuo skifo x qsta sporca vita

papino ti ho dedicato un post..e ti ho fregato pure la foto 

nun t'arrabbia eh?

un bacione forte forte...


BUNKER

 (Prima pubblicazione 09.07.2010)


Opprimente, greve, denso come nebbia cala su di noi un calore angosciante. La notte avanza, sbriciolando quel frammento di falce di luna. Nella stazione si agitano in centinaia, obbligati ad accamparsi dagli scioperi selvaggi che stanno bloccando i treni in tutta Italia. L'atmosfera è estremamente tesa, la rissa è nell'aria ad ogni parola che viene pronunciata. Non si chiude e in ogni anfratto si stipa gente di ogni risma, la nottata si preannuncia tremenda. Verso l'una il gruppo della polizia saluta con uno stentoreo "Buonanotte!", chiude il gabbiotto e si trincera in attesa del mattino. Resta l'armata Brancaleone, i soliti quattro ceffi a tenere le redini di tutto l'ambaradam, centinaia di potenziali aspiranti al carcere di là e noi di qua. Grondo dal caldo, mi accorgo che, complice anche la tensione, sto fermo e dalle punte delle dita cadono grosse gocce di sudore. Gli angoli degli occhi san di sale, la bocca è riarsa. Bevo due bicchieri d'acqua al bar, come entra così esce da tutti i pori. Il miasma mefitico galleggia a due metri da terra avvolgendo uomini e cose. Scendiamo nei cunicoli, nei magazzini, tra ciclopiche castellature di materiali ignoti tanto quanto la loro destinazione nell'ordine del cosmo. Marciume, sporcizia, afrore che prende alla gola. Ogni tanto, all'aprirsi di qualche porta rugginosa, un refolo di aria vecchia smuove il polvericcio che ci ottunde. Ci si cala nei sottoscala dei locali caldaie, pavimentazioni disconnesse, cataste di cose estranee. In un angolo buio, con la coda dell'occhio, noto qualcosa di incredibile: una gabbia toracica di uno scheletro. Faccio finta di nulla. Meglio, molto meglio pensare sia di plastica o sia stata trafugata da qualche obitorio per chi sa quale goliardata. I ratti nei muri e dietro ogni angolo non mi lasciano ben sperare, comunque. Passiamo oltre addentrandoci tra tubazioni che si perdono nel buio e un labirinto di corridoi male illuminati mi porta davanti ad un antico retaggio di cui non conoscevo l'esistenza: una porta pesante e rugginosa, irta di bulloni e leve come quella di un antico sottomarino mi lascia entrare in un nuovo dedalo. Camere e camere che si susseguono, tutte divise da porte simili fino a perdersi sotto la città, tre livelli sotto la superficie e fino alla piramide Cestia. E' il bunker segreto del Duce, dal quale Mussolini avrebbe potuto sopravvivere con i suoi al bombardamento della capitale e fuggire verso il mare. Tutto quello che in origine vi era stipato è stato trafugato, rubato, venduto, nascosto e ora vengono lasciate piene dei materiali gettati via dal servizio manutenzione: memorie perdute che nessuno sospetta. Risaliamo al primo livello terra, ogni gradino mi fa pensare al Re di Francia che sale verso la ghigliottina, ogni respiro è un boato nei polmoni riarsi, un calcio d'asino insopportabile. Nel tentativo di limitare il tanfo le sigarette si seguono una dopo l'altra e oramai il catrame si sta sostituendo all'emoglobina. Guardo con disperazione fuori dalle porte a vetri il piazzale antistante, pensando a cosa sia la vita esterna. E sul marciapiede distinguo nettamente due uomini di colore con vezzosi cappellini chiari trascinare per le ascelle una ragazza bianca seminuda in stato di totale incoscienza che gli cade di mano ogni pochi passi. La trascinano ancora, dopo averle tolto le scarpe, verso una macchia di cespugli. Abbiamo ordine di non uscire. Le auguro di poterla raccontare, domani. Se avrà un domani. Intanto, uno sfregiato capobanda rumeno mi confessa, in cambio di una sigaretta, di bere venti litri di vino al giorno. Ma bianco, perché il rosso gli dà fastidio. Poi sparisce per raggiungere i suoi. Mezz'ora dopo due donne giungono correndo gridando di essere state assalite da una banda sbucata da un treno fermo che le ha derubate di tutto. Corriamo ma sono già lontani, nell'intrico dei binari. Zingari napoletani tatuati e sornioni ci guardano beffeggiandoci. Il caldo continua, cala su noi come un sudario, la stanchezza mi fa camminare con gli occhi chiusi e la voglia di farla pagare al primo che passa, un vecchio pazzo ci arriva pericolosamente vicino quando prende ad insultarci ma mi dicono di lasciar perdere. Saggia decisione. Stranieri sbragati ovunque dormono nel sudiciume lasciato dagli addetti alle pulizie che hanno subito aderito allo sciopero. Ragazzine dalle gambe nude sdraiate su cartoni attirano tunisini, marocchini, rumeni e ogni sorta di miscuglio multietnico. Continua la ronda, cercando un improbabile ubiquità, salvifica per loro ma decisamente mortale per me. Che non ne posso più . E stasera si replica lo stesso copione... potessi almeno avere un caffè..

Commenti dei lettori dell'epoca : 

Antelao : so cosa dire di intelligente o almeno di interessante dopo aver letto questo tuo scritto. Probabilmente l'inferno e' meglio di cosi'. Spero che tu riesca a tener duro.

serenella21 : maronna mia..leggendo quello ke hai scritto ..mi sono ricordata un vekkio film ke ho visto tempo fa..la notte dei morti viventi
povero sommo ke sporca vita  devi fare x tirare avanti la baracca..
mi dispiace.smile ma tu tieni duro  spero ke cambi luogo e destinazione
un bacione ..tua figlioccia.. hihihi

DonnaDiClasse : .........che leggevo mi sentivo soffocare, a parte la paura e lo schifo per tutto quanto ho letto, vedi.......abitando in un tranquillo paesello di campagna, dove quel che può darmi fastidio sono il tic-toc-tic-toc delle racchette dei ragazzi che alle 1 di notte giocano a ping pong nei locali all'aperto dell'oratorio davanti a casa mia, non riesco nemmeno ad immaginare che tutto quello che hai raccontato possa esistere davvero, e, se lo racconti tu, come altre volte hai fatto, mi viene facile crederci e soprattutto non so davvero come fai a rischiare la tua vita ogni notte a causa di relitti umani come quelli.
E' stato interessante anche se per me soffocante, quello che hai scritto sui tre piani sotto terra ex rifugio del Duce, non sapevo di questo; Leggendo te, a parte le belle favole che  immancabilmente mi copioincollo, riesco a conoscere quella parte di Roma che ogni volta ci racconti e che presumo sarà anche a Milano, Torino e altre grandi città d'Italia; Quando di solito andiamo a visitare queste città, lo facciamo di giorno andando in zone conosciute e famose, non sempre si pensa a tutto quello che invece può succedere durante le ore della notte in certi luoghi e chi, come te vi ha a che fare rischiando la pelle!
Scusa la lungaggine ma, non riesco a liquidare con una frase certi argomenti, devo per forza scrivere il mio pensiero e io sono una imbrattatrice di pagine e, non solo sul blog 
Ti auguro almeno un buon fine settimana tranquillo
Ciao  Anna

LA SOLITUDINE DELL'UNICO

 (Prima pubblicazione 17.06.2010)


Come l'Unico Anello viveva eternamente solitario e noncurante di chi lo possedesse, in attesa di tornare al suo vero padrone Sauron, per soggiogare e dominare,  così solitario e sperso mi ritrovo io, in questa attuale vita che non è la mia vita, ma la vita che qualcun altro sta sognando per me e non c'è verso che si svegli. La giornata è oramai talmente bloccata nei riti comuni da non lasciarmi spazio nè tregua per vivere un attimo del mio, la notte non posso più stare on line e così la possibilità di contattarvi è andata perduta. Da una settimana non entro nei miei due blog, stamattina ci sono riuscito addirittura stando in auto e con poca batteria, con gli ovvi risultati. Ma è  la notte che mi sta devastando, ore e ore sempre a piedi a girare nella stazione, dove la lotta con la fauna umana più becera e repellente sembra, per usare una vecchia espressione inglese, pari al voler scopare il mare. Tra turbe di turisti increduli, ogni minuto risse, urla, malori, trans brasiliani con l'aids che ti sputano addosso, barboni lerci che promettono coltellate e defecano negli angoli, ladri, tossici intoccabili, maniaci sessuali, zingari che ghignano, tutto l'est europeo  venuto a valanga e pronto a scavalcare ringhiere e cancellate pur di infilarsi nei treni. Il tutto in uno scenario che mostra una faccia quasi pulita ma che se alzi un tappeto o apri una porta ti ritrovi in un dedalo lercio di immondizie, tubazioni, cascami, ratti enormi in ogni dove, blatte da assalto che si infilano in bar e ristoranti, liquami, schifezze, angoli dietro i quali non sai cosa e chi ti aspetta. E l'onnipresente, greve, molliccia aria tanfata da milioni di corpi per i quali la pulizia non è neanche più una opzione, polveri dai binari, amianto, ruggine, saldature e gas che salgono dalla metropolitana, calura opprimente, refoli gelidi e traditori. Rari caffè presi alle macchinette, pranzi che non esistono, tre chili in meno in un mese, il sonno che oramai ti stronca ma che quando lo invochi stenta a venire. E l'illuridirmi dentro, il divenire più carogna di loro, che se cali un attimo ti sbranano e devi stare otto ore a notte - quando non dodici - con i nervi a pelle. Quell'uomo nella foto non sono io, io non sono così, non lo sono mai stato. Cosa sto diventando? Non lo so. Non parliamo di quel che aspetta a casa, che è meglio non parlarne, tra la moglie che è quel che è e l'unica cosa che ti sa rispondere quando chiedi un rapporto è: io a queste cose non ci penso. Sì. Facciamo finta di crederci. E i soldi oramai sotto, molto sotto lo zero e nessuno che la smetta di chiedere sempre per qualcosa. No. Quello non sono io. Io sto giocando da qualche parte, è estate, sento il profumo dei gelsomini, mio padre mi sta portando a spasso in campagna, ho il mio topo di gomma giallo. Mio padre parla ma non ne sento la parole. Le nuvole corrono verso il sole. Dove sta, ora , il sole? Qui non c'è. C'è cemento in alto ed escrementi in terra. Quello non sono io. Vorrei qualcuno che mi capisse. Vorrei qualcuna che mi amasse. Vorrei essere salvato da quello che sto diventando. Ma sono solo.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

Antelao : Non capisco e non mi adeguo. Non credo che ti meriti questo. Se una persona come te deve languire e marcire in siffatti luoghi, c'e' qualcosa, anzi, molto che non va, che e' sbagliato. Vedo persone senza arte ne' parte che percepiscono lauti stipendi senza meritarseli e poi....Mah. Poi ci sarebbe da parlare della fauna umana che gravita in quelle lande desolate, di questi rimasugli di persone senza dignità, senza scopo, senza meta....Io sono piu' debole di te e credo che in una analoga situazione avrei gia' fatto qualche cazzata, avrei magari sparato a qualcuno o a me stesso....Tu resisti, forse perche' la fede ti sostiene, resisti, ma per quanto?

serenella21 : la vita alle volte ci rende duri ..cinici..bisogna sempre lottare x sopravvivere e un giorno ti fermi ti guardi dentro e nn ti ricosci + nn è qsta la vita ke sognavi nn è cosi' ke doveva andare..l'importante ke nella vita hai qlcuno x cui vivere ,,crena hai il tuo cucciolo e nn puoi cambiare devi essere un padre buono e amorevole..tuo figlio nn ha colpe se questa vita è bastarda

ciao un abbraccio sai assomigli a paul newman

Menerva : Anzitutto dalla foto devo dire che non sei niente male ! Sembri solo molto arrabbiato ! Come a dire avvicinatevi e vi fucilo!  Ho compreso lo stato che stai vivendo , in mezzo ai treni e di notte , non ti vedi piu' nemmeno un uomo dopo aver visto tanto marcio. Lo so' come ci si sente... Come non sei amato? Ma non vedi che sei amato da tutti noi? Non ti devi abbattere , stai lavorando , quello non e' il tuo mondo ma solo il tuo lavoro! Se potessi ti porterei il caffe' caldo di notte ! A presto ...caro amico , Valery.


MONOLOGO FINALE ALLA 25° ORA

 (Prima pubblicazione 08.06.2010)


N.B. è lampante che questo rabbioso sfogo sulle mie esperienze lavorative dell'epoca - e odierne, che non cambia mai nulla - si rifà al monologo finale del famoso film "LA 25° ORA" di Spike Lee:


La mia venticinquesima ora è l'alba, l'alba de 'na notte passata a raccatta' li pezzi der monno infame, de 'no schifo de genìa che striscia e s'arrotola sur monno, 'ndo 'r più pulito è 'n lebbroso. Quanno non sai nimmeno si arrivi a casa tutto 'ntero, perchè l'argerini che staveno a rrubba' l'hai dovuti tratta' co li guanti pe' nun pijatte na cortellata, c'hai dovuto parla' bbono bbono e convinceli a paga' e annassene, e er pazzo tossico rumeno che ha combinato 'r casino hai solo da prega' der fatto che nun è toccato a me arestallo sinnò la notte a ffa' denuncie sarebbe passata, e t'aritrovi a striscia' sotto li tubi come 'n sorcio pe' anna'a vede sì li barboni te se so' ficcati nei cunicoli e magara a quarcuno je viè voja de fatte fori e robba simile e così tutta la notte e che vedi su li schermi de la stazione, 'ndo' le notizie passeno rincorrennose? Che se so' fregati 'n neonato e allora esci de cervello e te 'ncazzi. Perchè 'ste rincojonite hanno solo che rotto 'r cazzo, co'le loro paranoie de vole' ave' li fiji fossero pure dell'artri. E porella, c'ha le turbe, e c'ha li problemi e vatte ad ammazza'! Guarda, sai quanno te compri le lamette pe' depilatte? ecco, nun è così che le devi da usa', te ce devi da taja' le vene. Devi da mori', te e tutte le psicopatiche der cazzo bone solo a ruvina' la vita alla gente. E c'hanno le depressioni e chi sse ne frega, sei depressa? e vatte ad ammazza', ma no pe' finta, no, devi proprio da ficca' la faccia dentro a'n tritacarne, no che te vai a rubba' r fijietto de una che l'ha appena messo ar monno, li mortacci tua, te e de tutte le zoccole che se fregheno li regazzini, l'arubeno, li picchieno, li crescheno pe' mannalli a rubba', li fanno vive sotto li ponti, te li vengheno a frega' n carrozzina mentre stai a ffa' la spesa. E tutte quell'artre bastarde che n'so' bbone pe' ffa' le madri e vanno a ffa' l'educatrici nell'asili nido e 'nvece de daje le pappette ar pupo tuo j'arifileno le pizze 'n faccia si piagne, e datecele, e datecele pe'n quarto d'ora e vedi si nun je strappamo la pelle de dosso, 'ste boje 'nfami. Eh no, e tutte fora, a godesse la vita. E li regazzini a casa a pijagne. Dice, c'ha avuto li problemi perchè nun li poteva ave' e 'm par de palle, nu li poi ave'? cazzi tua. Si nun poi nun poi, no che vai a rompe l'anima all'artri , eh no, ce devono ave' ppe' forza ragione loro, eh no che nun ce l'hai. Na vorta sì'n fijo nun te veniva niente, t'arrangiavi e te tenevi tu' marito, no, mo' li devono da ffa' ppe' forza, magara co'le provette, e magara senza ' r marito, e magara a sessant'anni, perchè questo mica è egoismo ehhhh no, è senso materno...sì, te lo darebbe a carci nel culo 'r senso materno. Tiè, creschelo senza 'n padre, creschelo che se crede che sei sua nonna, creschelo Diosanchemodo, cor cervello bacato che s'aritroveno. E quella madre che je l'hanno fregato? Eh? No a pensacce, vero? Che sta ancora a ringrazzia'Iddio che je l'hanno ritrovato, che se fosse capitato a me a quella je magnavo'r core, 'sta bastarda. Mo' m'ariccomanno, dateje l'impunità pe'incapacità de'ntenne e de vole', vedi si non ce riprova quanno sta fora. Ma bbasta, bbasta, co'tutti 'sti disgraziati che ariempiono 'r cervello de li pupetti de monnezza, de li stronzi dell'Onlus africane che te vengheno'n chiesa a parla' davanti a li pupetti de la prima comunione pe' ffa' li sordi co'le stronzate che vendeno sur banchetto e te cominceno a parlà della prostituzione minorile e chi se ne strafotte, aoh, ma chi cazzo te da'r diritto de veni' ndo sta mi fijo e racconta' de tutta 'sta monnezza? ma nun poi raduna' la gente grande e co' li sordi - che solo questo t'anteressa - e dijelo a loro? eh no, pure 'startre cazzate devono da senti'. Eh sì, perché a li pupetti le favole nun c'hanno più 'r tempo e le palle de raccontajele, mejo parla' de scopate, de droga, de tutta la merda da cui cerchi de proteggeli ogni giorno der cazzo che Dio manna su sta Terra... così crescheno mejo, eh, sanno subbito 'ndo 'nfilallo quanno che giocano co'le regazzine, e tutti contenti, 'sti morbosi dell'accidente. Boia e 'nfami. Zozzi. Avete rotto 'r cazzo tutti. Dar primo all'urtimo. Bacati de cervello, nun ve se regge più. Continuate a mette' foto de zoccole pe'strada 'gnude, continuate a mette' cartelloni co' pezzi de cadaveri putrefatti pe'li firme dell'orore, tanto che ve frega de chi passa e guarda...li pupi? e che ve frega, no? ma adda'veni' r momento che nun v'arreggemo più, sai le tortorate fra li denti che se sprecheranno. Tutti m'avete rotto li cojoni, dar primo all'ultimo. Monno der cazzo.

venerdì 12 dicembre 2025

LA FEBBRE DEL SABATO SERA

 (Prima pubblicazione 01.03.2010)


Per qualche bizzarro motivo trovo le strade vuote e i parcheggi  disponibili e finisco per arrivare alla stazione alle venti e trenta anzi che alle ventuno, quindi dico, invece di andare subito al nostro stallo per presentarmi vado a farmi un caffè... non faccio in tempo a dire amen che mi arriva una monaca trafelata che strilla che un matto sta infastidendo il suo gruppetto, vado e lui vede la divisa e scappa subito. Bene, se è questa la buonasera... vado al bar a prendere il caffè al ginseng e arriva una di corsa: Corra, che si ammazzano!, vado e trovo due rumeni e una donna che si stanno fracassando di botte, sangue dappertutto, mi infilo in mezzo, arriva il collega, li separiamo e arriva la polizia che se li beve tutti e tre. Ah bene, dico, benvenuto alla stazione! I colleghi mi fanno come mai sei arrivato di già, perché sono un fesso rispondo. Solita nottata allucinante, un tossico si spoglia al forum davanti a tutti, gruppi di tizi in kilt deliranti e calzini da guerra vagano sconfitti, femmine di incerte professioni girano in caccia, mi si avvicina un gruppo di trans e fanno proposte irriferibili, valuto se sia il caso di guadagnarmi qualche soldo extra poi gli sbotto a ridere in faccia. Si va a fare le chiusure, ai tronchini scarichiamo una diecina di rumeni allucinanti che dormivano sui treni, prima che la cosa si faccia pesante arriva un gruppo della polfer che li controlla e li trascina via. Un barbone mi chiede una sigaretta, gliene dò due, si inginocchia a baciarmi la mano ma lo allontano , non facciamo buffonate per favore. Dieci minuti dopo lo troviamo a pisciare sulla vetrina di un negozio, lo mandiamo via e ci maledice a tutti. Bravo. Alle due stiamo ancora a dare la caccia ai nascosti negli anfratti, Lovecraft avrebbe dato la colpa ai ratti nei muri ma questi non hanno la coda anche se puzzano uguale e se ti giri non mordono, ammazzano. Alle quattro e mezza si riapre, sono una larva, non mi reggo sui piedi, si va al primo bar che apre, tutta la meglio ceffa della capitale si riversa a fare il pieno di alcolici. Non faccio in tempo ad andare in postazione che mi chiamano alla radio di correre lì, arrivo e il barista urla che vuole denunciare uno che gli ha sputato in faccia e che è uscito. Esco su via Giolitti e trovo un gruppo di somali inferociti. Valuto la situazione e rientro. Mi dispiace ma se ne sono già andati. Il barista si incazza. Me ne frego. Ho da tornare a casa. Sotto la pioggia vado alla macchina e penso a certi amici che mi vengono a dire che non credono a quello che scrivo. Avete ragione. Questi non sono post, sono sceneggiature della Warner Bros. e io non sono io, sono Stephen King e mi sto guadagnando la pagnotta per me e per la mia famiglia che se ne sta al caldo nella mia immensa villa nel Maine. Quando vi piacerà schiodare il culo dalle poltroncine nei vostri uffici e scambiare i vostri fringe benefits - o, perché no, le quote in azioni aziendali - con i miei buoni pasto da 4,40 euro fatemelo sapere, magari scriviamo un altro film insieme, eh?

Commenti dei lettori dell'epoca :

Delinquentgirl : vuoi sapere cosa mi ha colpito del tuo post? Le due sigarette che hai dato al barbone. Si, ti sembrerà strano, ma è così e sai perchè? Nonostante le notti raccapriccianti che trascorri e la gente poco raccomandabile con cui hai a che fare, anzichè mandare a quel paese il barbone, gli hai dato due sigarette. Grande Marco, sei davvero grande e...non John Travolta!

follettoarrabbiato : Mentre lo leggevo...prima d'arrivare a Stephen King l'ho pensato ..degno di un film dell'orrore...ma lasciali chiacchierare tutti...non sanno quello che dicono...Folletto

UNA NOTTATA COME TANTE

 (Prima pubblicazione 12.02.2010)


Arrivo presso la portineria dove svolgo il turno, una cosa tranquilla stasera, chilometri da fare e tanti ad andare su e giù per il palazzo ma rischi pochi. Mezz'ora prima, giusto per scendere presso la postazione centrale a prendermi la busta paga che han lasciato lì, arrivo e scherzo coi colleghi della stazione, si cazzeggia del più e del meno quando arriva di corsa uno di noi a dire che ci sono problemi nella zona dietro i bagni. Loro vanno, io non sono ancora in servizio, me ne frego, mi accodo, non si lascia soli i colleghi se c'è casino o almeno questa dovrebbe essere la regola. Scendiamo e troviamo un tossico orrido e strafatto con una siringa in mano e una tossica seminuda che gli sta succhiando il braccio insanguinato, intorno lerciume e masserizie sparse in terra. Loro si bloccano, lui si mette a urlare che è sieropositivo; esplodo, mi faccio avanti e urlo che 'ste cose non si fanno, meno che mai in mezzo alla gente che sta passando. Un attimo e il collega mi tira indietro per un braccio mentre quello parte con la siringa puntata, la scanso per un pelo, ci allontaniamo tenendo bloccate le porte, uno parte e va a chiamare i carabinieri che arrivano armati di tutto punto. Usciamo a fumare, saranno cavoli loro. Sono piuttosto senza fiato e le Camel aiutano poco. Me ne vado in postazione, scrivo un po', vado di ronda. All'una mi suona il cellulare: è mio figlio che prega che vada a casa, ha mal di stomaco e non riesce a dormire. Papà è al lavoro, figlio, lo sai che non posso andarmene da qua, mamma dove sta? E' a letto a dormire, ovvia risposta. A dormire. Fai il bravo per favore, prendi l'orsetto e mettiti sotto le coperte, sogna tuo padre, domani dormo a casa, ti faccio le coccole, stai tranquillo. Ci mandiamo baci, attacco il cellulare. Dai vetri su strada vedo un gruppo di sbandati che si trascina verso l'interno della stazione. Cosa sto facendo qui seduto? Perché non sto là fuori con gli altri? Vi voglio morti. Tutti. Dal primo all'ultimo.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

did.lina : Non è giusto! Non so se questa sia la vita e la professione che tu hai scelto...Immagino di si. Ma leggendo ciò che scrivi qualcosa in me si ribella: non è giusto! Comprendo fino in fondo al cuore la tua ultima frase... Dove abbiamo sbagliato? Perchè tutte le notti e tutti i giorni si ripetono queste cose, in tutte le stazioni, in tutte le città...Qualcosa è sfuggito alle famiglie, alla scuola Sono pensieri in libertà i miei, ma ripeto: non è giusto!

neteyes : Di sicuro vedere certe cose non è affatto bello,anche io le ho viste. La cosa che noti subito è come ti riduce la droga,uno zombie vegetale,uno schiavo di essa al 100%,la rabbia è anche per quelle persone che ci cadono,vederle ridursi cosi abbandonate a se stesse in balia della loro dipendenza.E poi pensi ,ma come cazzo si fa' a vivere(morire) per la droga in quella maniera,se volevi morire ti suicidi direttamente con una pistola o una corda,purchè finire in mezzo ad una strada con una siringa in mano tra fango e immondizzia.Ma la droga purtroppo annebbia tutto cervello e dignita' personale compresa.Io ho sempre pensato che a quelle scene , se si è costretti  e capita di vederle per lavoro,come te...forse è meglio che le guardi tu che non i genitori di quelle persone a cui farebbe molto piu' male assai.Ciao!

NOTTE BALORDA

 (Prima pubblicazione 10.02.2010)


E allora parto, per andare al safari notturno a Termini, sotto una pioggia carogna e subito mi incastro sul viale del Muro Torto dove un imbecille contromano si è spiattato contro una Smart. Mi diletto a elaborare bizzarre teorie sulle traiettorie dei guidatori ma non ne vengo a capo, arrivo e parcheggio, mi blocco a prendermi un caffè al ginseng e le sigarette e vado a registrarmi, neanche il tempo di prendere la radio e chiamano perché un nero ha tirato fuori le sue parti anatomiche e sta spaventando le donne che passano. Ci si precipita, è fuori di testa, lo si butta fuori. Passano i City Angels tutti giulivi coi loro corpettini e sacchi di vettovaglie per un nugolo lezzoso di barboni che sta impestando l'area Giolitti, invece di ringraziare quelli mandano tutti a fare in culo, cerchiamo di allontanarli, uno lercissimo si alza dalla pozza nella quale ristagna e ci domanda quale codice di legge ci dà il diritto di allontanarli. La voglia di stampargli l'intero Digesto sul grugno scorre nelle vene, lasciamo stare. Si va nei magazzini e nei sottoscala, si ramazza i subumani che allignano tra la ruggine e gli scarichi dei treni, una offre sesso in cambio della notte lì sotto. Fuori. Fuori dalle palle. Il freddo mi sballa il cervello, fatico a camminare, ciondolo tra l'area tre e la quattro, punto uno che piscia sotto la scala del ristorante, lo caccio. Entrano dappertutto, fatichiamo a radunarli, escono a sgoccioli. Mi guardo camminare in una vetrina di cioccolate varie, non sono loro gli zombi, sono io. Non riesco ad afferrare il senso di quel che faccio, sto perso nel vuoto, ad un tratto mi sento toccare su una spalla, mi giro di scatto, un nero strafatto tiene il braccio nascosto nel giubbotto, penso eccola, è arrivata, biascica cose che non capisco, continua a tenermi, mi sposto, si allontana camminando all'indietro. Non smette di guardarmi. Non avrei fatto neanche in tempo a prendere il ferro, dobbiamo tenerlo sotto il giubbotto se no la gente si impressiona. Cazzo. Però i carabinieri girano in mimetica e armati di tutto punto, quelli non impressionano nessuno? Alle tre, mentre appoggiato con la fronte ad un angolare metallico cerco di esalare dalle narici tutto il puzzo che ho mandato giù sin ora, e non c'è verso, sembro un cane fradicio, mi faccio schifo da solo, arriva correndo l'area undici a dirmi di andare subito al cantiere dove stavo l'altra notte: in un tentativo di furto hanno seccato il collega, è all'ospedale, devo andare, anche il turno si allunga sino alle sette. Attraverso Roma sotto il diluvio cercando di fare presto, la zona è scoperta, in mezz'ora sono lì, esco dall'auto insieme ad una nuvola grigiastra di sigarette al mentolo, parlo con la pattuglia, prendo posizione vicino ai container sfondati. Nel buio non si vede niente, possono tornare a prendere quel che è rimasto. Loro partono, io resto e penso. Questo è il guaio. Penso che poteva toccare a me se fossi stato lì. Una volta avevo una vita, con idee, programmi, speranze, illusioni. Ora ho soltanto una regola: torna a casa vivo. Continua a piovere.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

did.lina : Ho letto e sono senza parole...Io, ma forse come me  tanta altra gente, non penso molto a queste cose!  Si danno un po' per scontate nella  nostra normalità piatta e rassicurante...Mi colpisce ciò che scrivi e so che è la realtà e che voi siete gli eroi dei nostri giorni.  Descrivi una nottata difficile e lo fai con distacco, serenamente. Ma concludi con amrezza: "Torna a casa vivo!" Gli angeli fra la gente siete voi!

milady444 : essere orgoglioso del lavoro che fai, ci vuole coraggio e spirito di sacrificio. buonanotte. Graziella

shon1977 : come sergente maggiore capo, mi tolgo tanto di cappello,merita tutto il mio rispetto, se tutto il mondo fosse come lei...

IL PERCHE' DELL'ASSENZA

 (Prima pubblicazione 01.02.2010)


Perdonerete il titolo criptico, ma mi ero stufato di titolare NOTTE o roba simile. Perché in fondo sempre di una notte si parla, dell'altra sera, quando mi aspettavate e invece son sparito. Parto alle ventidue da casa pregustando una nottata tranquilla, dalle 23 in poi, presso un ufficio, dove starmene bellamente seduto a navigare insieme agli amici quando, poco dopo essere partito chiama il distretto cambiandomi destinazione. Area tre, fino alle sei del mattino. La bestemmia, catartica, apocalittica e imperdonabile, è partita dal parco di Vejo e credo abbia raggiunto Haiti, imbiancando i capelli del disgraziato di là dal cellulare. Cambio strada, avverto telefonicamente i colleghi che mi aspettavano per giocare al gioco di noi grandi, non ci scambiamo più le figurine dei calciatori, ma film in dvx ovviamente e iniziano anche loro a tirar moccoli, mi lancio sulla Flaminia e tento di arrivare il prima possibile dato che gli imbecilli mi volevano lì fin dalle 22, cosa assurda. Arrivo con la cicca in bocca, già preparato alla nottata, incastro l'auto tra varie motorette e mi infilo nel sotto di Termini. Ci dislochiamo ognuno al suo posto, quattro fessi a presidiare il caos, mentre nugoli di poliziotti girano qua e là e di carabinieri idem, salvo scomparire tutti prima dell'una. Un polacco ubriaco da bestia se la dorme in mezzo al corridoio centrale, cerchiamo di farlo alzare, lo appoggiamo ad un muro, fa cenno di sì poi inizia a picchiarsi in testa, si gira e prende a testate il muro urlando che eravamo stati noi, la polizia arriva, lo abbranca e lo trascina fuori a calci. Ognuno di noi ha una sua zona, io sto con gli occhi aperti continuando a rondare mentre al solito il piede destro implora di essere tagliato, tanto mi fa male. Valuto con un collega come ci starei con una gamba di legno, mi dice che poi quando piove mi si gonfierebbe, ah ah, invece delle vene mi verrebbero i nodi varicosi, celio tanto per non deprimermi. Due ragazzi vengono a chiedermi il numero verde per persone disagiate perché non sanno dove dormire, uno è strafatto, li indirizzo presso una vicina comunità, almeno lì hanno dei letti. Iniziamo a far sloggiare i barboni, una gira con un carrello al quale è attaccato un enorme sacco pieno di urina, pensiamo terrorizzati a cosa succederebbe se si rompesse. Scoppiano un paio di colluttazioni tra stranieri ubriachi, cerchiamo di allontanarli, non è roba facile. All'una e quaranta tiriamo su i cancelli, inizia la caccia. Partiamo dai magazzini inferiori, ogni porta potrebbe nascondere un coltello, i nervi sono tesi. Il freddo fa la sua parte. Per fortuna c'è poca gente nascosta, sembra una notte calma. Ad un certo punto scatta un allarme, da dentro un fesso ha aperto una porta, i barboni corrono dentro, ci tocca rimandarli fuori uno ad uno. Si sbragano dappertutto. Un tossico piscia su una vetrina, la vista del manganello lo fa ritirare verso l'uscita. Di lontano vedo qualcosa steso sotto al cancello, vado e trovo una dolce biondina inglese in lacrime, sporca, che aveva cercato di arrampicarsi non trovando l'uscita, ce l'accompagno consolandola e dicendogli che avrebbe potuto rivolgersi a noi. Fuori l'aspetta la jungla. I colleghi corrono a chiamarmi, non sanno l'inglese, io sì, mi portano di sotto, han pescato due fighette menefreghiste stese su un tavolo del ristorante e qualcuno si è fatto venire strane idee che non ho nessuna intenzione di tradurre quindi sbotto e dico loro che devono uscire, ridono, mi incazzo peggio, alla fine le lasciamo dormire al binario uno con i passeggeri restati in attesa dei treni del mattino. Sono al quarto schifoso caffè delle macchinette, unico piccolo calore che mi concedo. Le sigarette si rincorrono. Le gambe anchilosate strillano di mettermi a sedere, mi appoggio sulla macchinetta elettrica in dotazione per andare ai binari. Mi rilasso un poco. Verso le quattro e mezza riapriamo tutto e andiamo di guardia al primo bar che apre, Roma ci si riversa dentro a bere, un nugolo di scaglie dark con capelli a cresta multicolori accompagnate da un gay che avrebbe fatto venire gli incubi di invidia a Boy George ordina birra, non so neanche se abbiano diciott'anni, cazzo fanno ancora in giro, teniamo d'occhio quattro algerini o marocchini dall'aria predatoria che si siedono ad un tavolo, temo il peggio quando entra un tossico conciato da hip hop, calzoni venti misure più larghi, felpa calata sulla testa, paga tirando i soldi sul bancone, prende il cornetto e lancia il piattino verso la cassiera. Io e il collega ci infiliamo i guanti, arriva il casino. Beve il caffè, gli cade sul bancone, tira la tazza verso il barista e ne ordina un altro.  Ho l'adrenalina a mille. Il collega gli dice di uscire, gli si rivolta contro, lo sbatto contro il bancone, lo portiamo fuori. Torna dopo qualche minuto urlando che deve entrare a cercare il biglietto che glielo abbiamo fregato, gli urlo in faccia che ho visto che se lo metteva in tasca, lo tira fuori, è quello, vuole un altro caffè, lo caccio via. Un nero fuori di testa si mette a fare il mimo e butta a terra un cartone di latte, un altro si sdraia per leccarlo, lo lanciamo fuori dai coglioni. Potrebbe andare peggio? Tiro fuori l'accendino per fumare un altra sigaretta. L'accendino si rompe. Sì, può decisamente andare peggio.

Commenti dei lettori dell'epoca :

Nico.1165 : wee Marco.....azzzzz pure l'accendino  no...dai ....questi post mi lasciano senza parole e mi fan capire quanto son fortunato col mio lavoro..alla prox  buon proseguimento

neteyes : sembrerebbe un fim poliziesco ma invece è la realta' di tutti i giorni di qualsiasi metropoli cittadina che vivi in prima persona facendo questo lavoro,ma penso che anche tra i lati negativi di questo mestiere il sor crenabog coglie sempre qualcosa di positivo ed un insegnamento di vita.Crenabog questo è il lavoro e bisogna farlo con piu' contro che pro,ma è sempre un LAVORO che da vita e dignita' e di questi tempi avere e mantenersi un lavoro con la crisi è cosa ardua,chiedilo ai barboni che vedi spesso.Alla prossima Sor Crenabog!!

aishia.65 : maronna mia che notte da incubo ma poi quando torni a casa dormi? o continui a mennar il manganello ?

Delinquentgirl : a mantenere la calma ed il buon senso che ti contraddistinguono e che traspaiono dalla lettura del tuo post! Stasera sono in vena di consigli e ne ho uno anche per te ma che ti dico sottovoce....(di accendini portane sempre due...proprio nei momenti in cui sei più incazzato e vuoi fumare.... porca putt......o è finito il gas o lo hai perso!) In gamba Marco, contiamo su di voi!!!

NOTTURNO

 (Prima pubblicazione 15.01.2010)


Ti ritrovi così, nel fondo estremo della notte, a girare e rigirare tra la peggio fauna nel sottobosco umano della stazione, con un paio di colleghi che tirano l'alba con te, cercando di svicolare col cervello dai tuoi problemi e parlando sommessi del più e del meno, cercando come sempre di scamparla quando, con gli occhi gonfi dal sonno e i piedi che gridano vendetta, fermi nel mezzo del corridoio gommato a farci una sigaretta, l'attenzione viene attratta da una cosa veramente assurda. Sbucato dal nulla un centesimo arriva rotolando piano su se stesso, viene verso di noi, fa un giro del gruppo, si avvicina ad un collega, si riallontana, viene verso di me, sembra indeciso, riprende a rotolare e se ne va. Ci guardiamo, indecisi se metterci a ridere o se farci rizzare i capelli. Guardiamo intorno ma non si vede da nessuna parte. Che fine ha fatto? Cominciamo a cazzeggiare sui film demoniaci e sulle monetine infestate ma l'ora e il luogo non sembrano adatti così lasciamo perdere e ci riavviamo, ognuno con la mano sulla fondina, verso i nostri stalli delegati. E intanto, come era ovvio, il cervello si mette a rotolare anche lui: e se fosse stata davvero l'occasione speciale? Se fosse stato un amuleto, un portafortuna magico? Se anche fosse stata un offerta da Belzebù, non era forse il caso di chinarsi e afferrarlo? Mica ricapita più una cosa così... faccio qualche giro in zona, non lo ammetto ma sì, sto cercando il centesimo. E non si vede più, forse aspirato dalla macchinetta degli spazzini che è passata poco fa, chi sa, magari adesso sta in un sacco di polvere pronto ad andare ad intasare furbescamente qualche condotto di scarico per provocare qualche immane tragedia condominiale multipla... o è già finito nelle tasche di qualche barbone che domattina troverà un portafoglio con la schedina vincente del superenalotto e tra un mese tornerà in stazione e si comprerà un Eurostar... mah. Chi sa cosa cercava da noi. Forse anche lui aveva bisogno di un po' di compagnia, nel gelo della notte. Forse cercava solo una tasca amichevole. O forse no.

NOTTE DELL'EPIFANIA

 (Prima pubblicazione 06.01.2010)


La notizia ci arriva col solito tamtam e si sparge a macchia d'olio: un collega che si era recato per allontanare un nigeriano che faceva casino nel deposito bagagli è stato accoltellato ad un polmone e si trova ricoverato all'ospedale. I giornali, il giorno dopo, si sbizzarriscono nel definire l'aggressore come uno dalla fedina penale pulita. Aveva già tre tentati omicidi sul groppone. Bravi. La sera mi telefona il distretto, lo sostituisco io. Cazzo. Parto per la stazione, la notte sarà lunga. Arrivo, stanno già tutti su di giri. In quattro iniziamo a battere tutta Termini. Ognuno un area, ogni tanto ci si raggruppa per qualche giro nei sottoscala, nei depositi, nei magazzini. La feccia alligna ovunque, gli Angels distribuiscono sigarette e pacche sulla schiena ai barboni alcolizzati, se ne vanno felici, quelli ci sputano dietro al passaggio. Grazie. Gente derubata gira a vuoto cercando un ufficio per fare denuncia. Il pattuglione della polizia gira in gruppo, saranno almeno in otto, girano e tornano a sedersi nella loro hall. Noi continuiamo. Il freddo morde i polpacci. All'una si alzano i cancelli, i normali escono, gli altri si sparpagliano ovunque. Inizia la caccia. Barboni lezzosi infilati in ogni buco, Serafino ubriaco marcio gira strappando tutte le buste appese per l'immondizia, lo invitiamo ad uscire, ci augura di crepare accoltellati. Barbara la pazza vaga inseguita da un subnormale che gli sta dietro come un cane in calore, volano bestemmie, li portiamo all'uscita, fuori si accalca gente che vuole stare all'interno per prendere i treni delle cinque, non è possibile, non c'è neanche una panchina e poi è proibito. In un angolo del negozio Nike una barbona caca contro la vetrina, inizio ad urlargliene di tutti i colori, ci mette quaranta minuti poi raduna i suoi sacchi e la porto via. Ogni tanto quelli della manutenzione spuntano tra le colonne tentando di dare una parvenza di regolarità al tutto, colonne spaccate, lastre di marmo divelte, sacchi di immondizia lasciati ovunque. Una cabina del telefono se ne sta lì con la cornetta strappata che penzola. Vago tra i binari. Piove. Sulle traversine mucchi di merda lasciati dagli intelligentoni che aspettano di giungere in stazione per usare il w.c., il fetore prende alla gola. Da dietro una colonna spunta un negro, allerto gli altri, corre e si perde oltre i treni, lontano. Fuori dai cancelli una rumena urla che ha perso il suo telefono, vuole che gli dia il cellulare per chiamare in patria, la lascio lì ad urlare. Cammino. Ancora e ancora. Il piede destro è una massa informe di dolore, ogni passo capisco sempre più l'antica tortura delle bastonate sulle piante, insopportabile. Neanche un bar. Mi avvicino ad un distributore, indeciso se prendermi un Kinder, mi vergogno un po',a cinquantadue anni si può mangiare un Kinder? Mah. Lo prendo lo stesso ma lo mangio rapido, in disparte. Scoviamo un tossico, tocca trascinarlo, dà in escandescenze, tengo la mano sulla Maglite da 40 centimetri pronto a rompergli qualche osso, lo cacciamo fuori. Dai vetri il pullulare di facce che avrebbero reso felice Lombroso, mucchi di stracci dormono davanti alle uscite di sicurezza. Giro intorno ai pochi rimasti al binario uno ad attendere il treno delle cinque, uno continua a vagare sin verso le uscite, gli dico che è proibito e lo riporto al binario. In alto, enormi cartelloni pubblicitari con Victoria Beckam seminuda, laccata a cera d'api, mi ricordano che i miraggi non si vedono solo a El Alamein. Siamo sfatti, ci ammucchiamo su un gradino, i colleghi iniziano il rituale cazzeggio a chi scopa di più e con chi e dove. Fumo un altra sigaretta. Piove. L'umidità si infila sotto la giubba. Il dolore al piede raggiunge vette alla De Sade, mi levo l'anfibio, guardo il sangue sul calzino e scuoto la testa incredulo. Alle quattro e un quarto l'imbecille di prima apre una porta e ci troviamo circondati da una massa di zombie che iniziano a scaricare fagotti, macerie e altre putritudini qua e là. Ricominciamo i rastrellamenti, uno delle pulizie ride e ci chiede se si può mettere un banchetto per far firmare alla gente per fucilarli. Credo che non sia possibile. Il maledetto jingle pubblicitario dello shopping in stazione mi riverbera nel cervello da ogni altoparlante, da ore; mi domando se potrei sparargli contro ma non ho proiettili non registrati... Lo scazzo è totale, scattano gli allarmi, un tizio ha scavalcato le sbarre del ristorante e sta facendo incetta di cibo, ci arrampichiamo come scimmie sulle scale chiuse per arrivare a prenderlo. La polizia se ne sta nella sua hall. I carabinieri, fuori, salutano con amichevole garbo e vengono ad aiutare. Tutt'altra gente. Sono una larva, non mi reggo in piedi, la lancetta dell'orologio non si muove. Certe notti i paradossi temporali si avverano e il tempo si dilata, si ripete, perde senso. Nel forum un barbone minaccia i passanti con un bastone. Scendo a cercarlo. Non è ancora finita. Mi infilo i guanti piombati. Vado.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

icenora : mi sento male solo al pensiero!... so che queste cose accadono ma sentirle dire a te mi spaventano ancora di piu!

... è davvero un lavoro troppo brutto Crena! vedi sei puoi trovare altro lavoro per favore non puoi continuare cosi!  non mi piace questo lavoro che fai....

va be! pero questa  post mi ha rattristato troppo troppo brutto questo lavoro! un bacino principe.... ciao

amandax.67 : fatica x portare la pagnotta a casa non è vero che i lavori sono tutti uguali il tuo è veramente rischioso stai sempre attento occhi aperti ci vuole coraggio per lavorare di notte con tutta la gentaglia che c'è ciao tanti saluti

follettoarrabbiato : parli del Bronx, vero?

Nico.1165 : hey Marco ..scusa ma mi vengono solo parolacce da dire a chi permette ste cose......in bocca al lupo....mi hai zittito stasera e non è cosa da poco.

ampollina2 : povero crena, è tutto un degrado, altro che il giorno della befana, questa è l'apocalisse.

BOLLETTINO DI GUERRA DEL 31.12.2009

 (Prima pubblicazione 03.01.2010)


Ore 20,25 arrivo in postazione, faccio godere il collega smontante mandandolo a sbevazzare mezz'ora prima del previsto, parcheggio e, sornione come il Gatto Mammone, srotolo fuori dal finestrino dell'auto dieci metri di cavo per attaccarmi alla presa del cesso degli operai, attacco il pc e mi preparo ad una notte di capodanno da tregenda. Passano tre quarti d'ora durante i quali provo ad entrare in internet con tutti i browser che Dio e gli hackers hanno creato ma non c'è verso, il Millennium Bug anzi la Millennium Lumaca con dieci anni di ritardo è riuscita finalmente a colpire. Il web è al collasso. La gente nel mondo industrializzato ha tirato fuori le pile. Nel subcontinente equatoriale iniziano i cori di lamentazioni. I massoni si sfregano le mani. Iena Plisskin accende un altra sigaretta e dice: Benvenuti nella jungla. Si scatena il diluvio, gocce grosse come lacrime di elefante cadono dalle nuvole, le cateratte celesti si sono squarciate, dalla collina al lato della macchina inizia a venire la valanga acquea, penso che tra poco il fango arriverà alle ruote e infatti, provo a muovere l'auto e slitta carogna. L'acqua schizza dalla fessura del finestrino sin dentro il pc, chiudo tutto al volo, scendo lanciando bestemmie contro Colui-che-non-deve-essere-nominato, strappo il cavo dalla presa prima di diventare un bratwurstel (e non ho neanche i sauerkraut a farmi da contorno) e lo avvolgo asciugandolo rapido, lo tiro nel cofano e chiudo tutto. Non si vede nulla. I tuoni si accavallano tra i lampi. Il fango mi arriva ai bordi degli anfibi. In auto tento di strizzarmi ma non è un camper e sembro Pippo nella cabina al mare mentre tenta di indossare un salvagente a forma di canotto. Due metri cubi. Poe ci avrebbe scritto sopra "Un inumazione prematura". Si fanno le ventitre, armeggio sconsolato con due panini, mezza fetta di panettone e una bottiglietta di Prosecco squallidamente calda. Mi rallegro pensando ad Antonello Venditti che affoga ai Fori Imperiali tentando di fare il suo concerto. Ventitre e trenta, le nuvole si diradano, smette di piovere, i pazzi stanno facendo esplodere tutto il circondario già da un ora, metto in moto e slittando come in un aquafun mi inerpico sulla collina. Iwo-jima. E non ho neanche le bandiere dei nostri padri. D'altronde nessuno è lì pronto a fotografarmi... La luna, piena come lo Stregatto, mi ghigna livida a picco su nel cielo. I boati si susseguono, pochi fuochi d'artificio ma molte esplosioni. 1945. Stanno entrando a Roma. I tedeschi fanno saltare le fabbriche. Starace gira in bicicletta. Non ha capito un cazzo. A quest'ora i bolscevichi staranno abbeverando i cavalli a San Pietro. Continuo a lappare il Prosecco. Caldo. Ah, l'orrore, l'orrore... Iniziano i lampi colorati in cielo. Roba inaudita. Dall'alto vedo i camion dei vigili del fuoco correre sulla tangenziale. A Enrico Toti deve aver preso fuoco la stampella. Mi attacco al telefono per chiamare nelle retrovie. Mia madre, mio fratello e i suoi se la stanno spassando, ci si ricambia gli auguri, auguri di arrivare vivo al mattino. Non mi preoccupo, celio, so nuotare bene. Chiamo a casa. Tatino troppo occupato a guardare la televisione, risponde a monosillabi, la moglie chiede se non ci sia nessun operaio con cui festeggiare. Eh eh. C'è solo un chiurlo che cippeggia da un cespuglio, Celentano avrebbe detto: Neanche un prete, per chiacchierar. Attacco. Boati. Lampi. Tiro beffardo la microbottiglia di prosecco, stile cestino da viaggio di Fantozzi, oltre la collina sperando che becchi il cristallo di qualche camion. Niente. Stavolta Cadorna Diaz non mi decorerà. Lo speck del panino inizia a tornare su, complice il prosecco caldo. Mi sento più acido della buonanima di Funari mentre faceva un intervista. Finalmente alle 00.40, mentre la mente sta per svalvolare, sento: Papà rispondi! Ah! La suoneria dei messaggi! Con tanti che ne ho mandati qualcuno avrà pur risposto! Mi lancio sul Nokia speranzoso e leggo: Il tuo credito sta per terminare, ricordati di ricaricare per non restare senza parole. Sono senza parole. E finalmente, mentre tutti nella Capitale festeggiano l'ingresso dei liberatori accoppiandosi come conigli, lo tiro fuori anch'io! E che cazzo, anche in trincea bisogna pisciare, no?

(scritto dal cantiere della stazione Tiburtina in costruzione quando c'era ancora la campagna e gli scavi)

Commenti del lettori dell'epoca:

illaka : assolutamente mitico questo post, cosi ben scritto che il fiato ti si strozza in gola fino all ultima parola e scroscia poi in una risata liberatoria (amara però..). Che dire??? Quando ho letto finalmente "l ho tirato fuori" speravo proprio in un piccolo miracolo.. echecazz manco quello?? Ma l anno nuovo 2010 alla fine altro non é che una ripetizione del 2009, 2008, 2007... e via a ritroso... fino a quelli che hai immaginato tu, cosi a ritroso che risalgono a una Roma che non c'é piu. Invece di far la conta di quanti ti leggono (che siamo in tanti anche se non ce lo rammenti...), per favoreeeeeeeeeee scrivici di queste tue serate che, ti parrá forse strano, sono una bella consolazione per chi pensa di averne passate di peggio.. un bacio  Illaka

follettoarrabbiato . è allucinante, non ci sono parole... un bacio...


giovedì 11 dicembre 2025

I TETTI DI ROMA

 (Prima pubblicazione 24.11.2009)


Anche questa sembra essere una di quelle lunghe, lunghissime notti, col gelo che subdolo ti si insinua tra la canottiera e i tatuaggi sulla schiena, ti si appollaia lì, affezionato, non c'è verso che se ne vada via. Hai voglia a metterti i maglioni, il gilè imbottito sotto la giubba della divisa, hai voglia a non pensarci... le ore scorrono qui alla stazione Termini tra un giro e l'altro, una sigaretta se ne va in fumo, centellino gelosamente minuscoli bocconi di una bustina di biscotti. Ogni tanto, a mo' di razioni d'emergenza sbuccio un mandarino, ne porto sempre qualcuno dietro, mi rinfrescano e mi danno un poco di vitamine. Prima è arrivato il solito negro fuori di testa; mi si piazza di là dalla vetrata e fa cenno di avvicinarsi, rispondo di no, continua: dopo venti minuti capitolo, quello se ne sta lì, chiedo che gli serve, mi dice che deve andare da Berlusconi perché gli ha telefonato e gli ha dato un appuntamento. Gli dico che è uscito e non so quando torna. Insiste che è stato convocato, lo mando a chiedere informazioni dai colleghi. Più in là una ragazza mi guarda, si cala i pantaloni e si accovaccia a fare i suoi bisogni contro il muro. Quattro rumeni si divertono a tirare bottiglie di birra contro il palo della fermata, le schegge volano dappertutto, sono ubriachi fradici. Salgo fino al tetto, controllo i piani. La vista del tetto di fronte, quello della stazione, mi lascia divertito e stupefatto. Ecco dove vanno tutti i gabbiani che la mattina calano sul Tevere e il pomeriggio danno la caccia ai piccioni lasciandoli cadere dall'alto, sventrati, sulle auto in circolazione...eccoli lì, come nel film GLI UCCELLI, un rave ornitologico impressionante, tutti sul tetto a godersi la calorifica estate fittizia dei riflettori.. Torno dabbasso, al gelo. Come canterebbe Celentano, neanche un gabbiano per chiacchierar.