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giovedì 18 dicembre 2025

NOTTE DI ORDINARIA FOLLIA

 (Prima pubblicazione 14.07.2010)


C'è gente ovunque, peggio che nella ritirata di Russia. Gli scioperi dei treni si sono sommati ad un concerto di un grosso nome che ha portato centinaia di ragazzi fuori dalle porte a vetri, tutti convinti di poter entrare a qualsiasi ora e nessuno a conoscenza del fatto che all'una, massimo alle due come in questo caso, si chiude e si riapre alle quattro e mezza. Scene di panico e smarrimento si susseguono, alla fine si sbragano in terra nel polverume lasciato dalle auto e dai senza tetto e iniziano a bivaccare sul marciapiede. All'interno cominciamo la bonifica, accompagnando fuori chi non ha biglietto. La massa di cenciosi, ladri, stranieri che si sono nascosti ovunque si confonde tra i passeggeri in attesa ed è un impresa titanica prenderli e portarli all'uscita. Improvvisa la chiamata di un collega mi porta in fondo ad un binario: vicino ad un treno ha fermato un negro che stava sbattendosi una barbona totalmente ubriaca e priva di conoscenza. Sta lì che urla che lui vuole scopare, che deve scopare, che quando gli si alza il cazzo deve venire per forza. Già ci fremono le mani. Lo tratteniamo fin che non arriva la forza pubblica, lo interrogano, dice che è la sua donna da sei mesi ma non ne sa il nome. Quella sembra una morta, sta lì gettata, quasi nuda, un corpo devastato dagli anni e dal pessimo vino. Indegna. Lui dà fuori di testa, parte una rissa, alla fine lo ammanettano e inizia ad urlare che ci ammazzerà tutti. La risvegliamo a schiaffi, io in inglese gliene urlo di tutti i colori, dice che non lo ha mai visto e che l'ha presa a pugni. Li portano via entrambi. Resta una panchina con del sangue sopra e cartoni di vino vuoti in terra. I pulitori guardano schifati. Iniziamo il giro dei magazzini, l'aria greve si incolla alla pelle, la limatura di ferro si alza dalle rotaie della metro su cui fanno i lavori e si infila sotto le palpebre peggio della sabbia di El Alamein. Manca il fiato. Torniamo alle vetrate. Davanti ai ragazzi stesi in terra passa lentamente un giovane rumeno, li guarda, osserva, valuta le prede poi torna dietro alle mura per fare rapporto al gruppo di ladri tunisini che aspetta, come sempre. Quando iniziano a camminare, pronti allo scippo e alla coltellata, usciamo rapidi una, due, cinque volte facendoli scappare. La massa dei giovani venuti da tutta Italia guarda, e non capisci se sono contenti che gli stai salvando la pelle o se il partito gli ha detto quanto siano bastarde le guardie. Quando gli avranno aperto le tasche con un rasoio allora decideranno a chi credere. Un uomo ci viene a dire di essere stato derubato, la descrizione corrisponde ad uno zingaro che sta con i tunisini, lo accompagniamo e lui esplode aggredendolo, il gitano prende una bottiglia e la rompe per sfregiarlo, li dividiamo, iniziano tutti a citare leggi secondo le quali loro sono bravi ragazzi che non hanno fatto niente perché addosso non hanno niente e vogliono denunciarlo. L'uomo se ne va bestemmiando. I tunisini ridono. Siamo costretti ad andarcene. Dico al maresciallo che se potessi andrei a lavorare in Cile. Annuisce. Lentamente si avvicina l'alba. Le macchinette automatiche sono ormai vuote, niente acqua, le fontane sono tutte chiuse, i barboni ci si facevano il bidet nudi davanti ai passeggeri. Bambini piangono. Trovo, dietro il magazzino di un ristorante, una scatola con tre ravioli cinesi freddi. Li mando giù. Mi faccio schifo da solo. Untuosi. Proteine per tirare avanti. Sembro un sorcio di trincea. Alla fine apre il primo bar, apriamo le porte ed entrano tutti, loro e le bande in attesa. In molti tra poco faranno la fila al commissariato. Partono allarmi dai negozi. Corro qua e là, senza senso, a controllare. Alla fine arrivo a casa distrutto. Mi butto sotto la doccia per sgrumare il lezzo di dosso, ma dall'anima non va via. Il vapore mi confonde i sensi. Vedo sul portasapone il topolino giallo di gomma con cui fa il bagno mio figlio. Il topolino con cui facevo il bagnetto io da neonato. Lo prendo, me lo stringo sulla faccia, inizio a piangere. I singhiozzi mi squassano, mi viene da vomitare. Mi sento come Sven Hassel. Siamo tutti maledetti da Dio.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

Antelao : Feldmaresciallo Erwin Crena ad El Alamein. La volpe del deserto. Ogni volta che descrivi una tua nottata di lavoro mi montano i brividi. L'ho gia' detto una volta e lo ridico: non so come fai. Io non resisterei due notti cosi'...

serenella21 : maròò xro' ke vita ke lavoro il tuo 

massacrante orrendo..ogni volta ke leggo il rissunto delle tue notte mi vengono i brividi

fai bene piangi  sfoga tutta la tua tensione il tuo skifo x qsta sporca vita

papino ti ho dedicato un post..e ti ho fregato pure la foto 

nun t'arrabbia eh?

un bacione forte forte...


BUNKER

 (Prima pubblicazione 09.07.2010)


Opprimente, greve, denso come nebbia cala su di noi un calore angosciante. La notte avanza, sbriciolando quel frammento di falce di luna. Nella stazione si agitano in centinaia, obbligati ad accamparsi dagli scioperi selvaggi che stanno bloccando i treni in tutta Italia. L'atmosfera è estremamente tesa, la rissa è nell'aria ad ogni parola che viene pronunciata. Non si chiude e in ogni anfratto si stipa gente di ogni risma, la nottata si preannuncia tremenda. Verso l'una il gruppo della polizia saluta con uno stentoreo "Buonanotte!", chiude il gabbiotto e si trincera in attesa del mattino. Resta l'armata Brancaleone, i soliti quattro ceffi a tenere le redini di tutto l'ambaradam, centinaia di potenziali aspiranti al carcere di là e noi di qua. Grondo dal caldo, mi accorgo che, complice anche la tensione, sto fermo e dalle punte delle dita cadono grosse gocce di sudore. Gli angoli degli occhi san di sale, la bocca è riarsa. Bevo due bicchieri d'acqua al bar, come entra così esce da tutti i pori. Il miasma mefitico galleggia a due metri da terra avvolgendo uomini e cose. Scendiamo nei cunicoli, nei magazzini, tra ciclopiche castellature di materiali ignoti tanto quanto la loro destinazione nell'ordine del cosmo. Marciume, sporcizia, afrore che prende alla gola. Ogni tanto, all'aprirsi di qualche porta rugginosa, un refolo di aria vecchia smuove il polvericcio che ci ottunde. Ci si cala nei sottoscala dei locali caldaie, pavimentazioni disconnesse, cataste di cose estranee. In un angolo buio, con la coda dell'occhio, noto qualcosa di incredibile: una gabbia toracica di uno scheletro. Faccio finta di nulla. Meglio, molto meglio pensare sia di plastica o sia stata trafugata da qualche obitorio per chi sa quale goliardata. I ratti nei muri e dietro ogni angolo non mi lasciano ben sperare, comunque. Passiamo oltre addentrandoci tra tubazioni che si perdono nel buio e un labirinto di corridoi male illuminati mi porta davanti ad un antico retaggio di cui non conoscevo l'esistenza: una porta pesante e rugginosa, irta di bulloni e leve come quella di un antico sottomarino mi lascia entrare in un nuovo dedalo. Camere e camere che si susseguono, tutte divise da porte simili fino a perdersi sotto la città, tre livelli sotto la superficie e fino alla piramide Cestia. E' il bunker segreto del Duce, dal quale Mussolini avrebbe potuto sopravvivere con i suoi al bombardamento della capitale e fuggire verso il mare. Tutto quello che in origine vi era stipato è stato trafugato, rubato, venduto, nascosto e ora vengono lasciate piene dei materiali gettati via dal servizio manutenzione: memorie perdute che nessuno sospetta. Risaliamo al primo livello terra, ogni gradino mi fa pensare al Re di Francia che sale verso la ghigliottina, ogni respiro è un boato nei polmoni riarsi, un calcio d'asino insopportabile. Nel tentativo di limitare il tanfo le sigarette si seguono una dopo l'altra e oramai il catrame si sta sostituendo all'emoglobina. Guardo con disperazione fuori dalle porte a vetri il piazzale antistante, pensando a cosa sia la vita esterna. E sul marciapiede distinguo nettamente due uomini di colore con vezzosi cappellini chiari trascinare per le ascelle una ragazza bianca seminuda in stato di totale incoscienza che gli cade di mano ogni pochi passi. La trascinano ancora, dopo averle tolto le scarpe, verso una macchia di cespugli. Abbiamo ordine di non uscire. Le auguro di poterla raccontare, domani. Se avrà un domani. Intanto, uno sfregiato capobanda rumeno mi confessa, in cambio di una sigaretta, di bere venti litri di vino al giorno. Ma bianco, perché il rosso gli dà fastidio. Poi sparisce per raggiungere i suoi. Mezz'ora dopo due donne giungono correndo gridando di essere state assalite da una banda sbucata da un treno fermo che le ha derubate di tutto. Corriamo ma sono già lontani, nell'intrico dei binari. Zingari napoletani tatuati e sornioni ci guardano beffeggiandoci. Il caldo continua, cala su noi come un sudario, la stanchezza mi fa camminare con gli occhi chiusi e la voglia di farla pagare al primo che passa, un vecchio pazzo ci arriva pericolosamente vicino quando prende ad insultarci ma mi dicono di lasciar perdere. Saggia decisione. Stranieri sbragati ovunque dormono nel sudiciume lasciato dagli addetti alle pulizie che hanno subito aderito allo sciopero. Ragazzine dalle gambe nude sdraiate su cartoni attirano tunisini, marocchini, rumeni e ogni sorta di miscuglio multietnico. Continua la ronda, cercando un improbabile ubiquità, salvifica per loro ma decisamente mortale per me. Che non ne posso più . E stasera si replica lo stesso copione... potessi almeno avere un caffè..

Commenti dei lettori dell'epoca : 

Antelao : so cosa dire di intelligente o almeno di interessante dopo aver letto questo tuo scritto. Probabilmente l'inferno e' meglio di cosi'. Spero che tu riesca a tener duro.

serenella21 : maronna mia..leggendo quello ke hai scritto ..mi sono ricordata un vekkio film ke ho visto tempo fa..la notte dei morti viventi
povero sommo ke sporca vita  devi fare x tirare avanti la baracca..
mi dispiace.smile ma tu tieni duro  spero ke cambi luogo e destinazione
un bacione ..tua figlioccia.. hihihi

DonnaDiClasse : .........che leggevo mi sentivo soffocare, a parte la paura e lo schifo per tutto quanto ho letto, vedi.......abitando in un tranquillo paesello di campagna, dove quel che può darmi fastidio sono il tic-toc-tic-toc delle racchette dei ragazzi che alle 1 di notte giocano a ping pong nei locali all'aperto dell'oratorio davanti a casa mia, non riesco nemmeno ad immaginare che tutto quello che hai raccontato possa esistere davvero, e, se lo racconti tu, come altre volte hai fatto, mi viene facile crederci e soprattutto non so davvero come fai a rischiare la tua vita ogni notte a causa di relitti umani come quelli.
E' stato interessante anche se per me soffocante, quello che hai scritto sui tre piani sotto terra ex rifugio del Duce, non sapevo di questo; Leggendo te, a parte le belle favole che  immancabilmente mi copioincollo, riesco a conoscere quella parte di Roma che ogni volta ci racconti e che presumo sarà anche a Milano, Torino e altre grandi città d'Italia; Quando di solito andiamo a visitare queste città, lo facciamo di giorno andando in zone conosciute e famose, non sempre si pensa a tutto quello che invece può succedere durante le ore della notte in certi luoghi e chi, come te vi ha a che fare rischiando la pelle!
Scusa la lungaggine ma, non riesco a liquidare con una frase certi argomenti, devo per forza scrivere il mio pensiero e io sono una imbrattatrice di pagine e, non solo sul blog 
Ti auguro almeno un buon fine settimana tranquillo
Ciao  Anna

LA SOLITUDINE DELL'UNICO

 (Prima pubblicazione 17.06.2010)


Come l'Unico Anello viveva eternamente solitario e noncurante di chi lo possedesse, in attesa di tornare al suo vero padrone Sauron, per soggiogare e dominare,  così solitario e sperso mi ritrovo io, in questa attuale vita che non è la mia vita, ma la vita che qualcun altro sta sognando per me e non c'è verso che si svegli. La giornata è oramai talmente bloccata nei riti comuni da non lasciarmi spazio nè tregua per vivere un attimo del mio, la notte non posso più stare on line e così la possibilità di contattarvi è andata perduta. Da una settimana non entro nei miei due blog, stamattina ci sono riuscito addirittura stando in auto e con poca batteria, con gli ovvi risultati. Ma è  la notte che mi sta devastando, ore e ore sempre a piedi a girare nella stazione, dove la lotta con la fauna umana più becera e repellente sembra, per usare una vecchia espressione inglese, pari al voler scopare il mare. Tra turbe di turisti increduli, ogni minuto risse, urla, malori, trans brasiliani con l'aids che ti sputano addosso, barboni lerci che promettono coltellate e defecano negli angoli, ladri, tossici intoccabili, maniaci sessuali, zingari che ghignano, tutto l'est europeo  venuto a valanga e pronto a scavalcare ringhiere e cancellate pur di infilarsi nei treni. Il tutto in uno scenario che mostra una faccia quasi pulita ma che se alzi un tappeto o apri una porta ti ritrovi in un dedalo lercio di immondizie, tubazioni, cascami, ratti enormi in ogni dove, blatte da assalto che si infilano in bar e ristoranti, liquami, schifezze, angoli dietro i quali non sai cosa e chi ti aspetta. E l'onnipresente, greve, molliccia aria tanfata da milioni di corpi per i quali la pulizia non è neanche più una opzione, polveri dai binari, amianto, ruggine, saldature e gas che salgono dalla metropolitana, calura opprimente, refoli gelidi e traditori. Rari caffè presi alle macchinette, pranzi che non esistono, tre chili in meno in un mese, il sonno che oramai ti stronca ma che quando lo invochi stenta a venire. E l'illuridirmi dentro, il divenire più carogna di loro, che se cali un attimo ti sbranano e devi stare otto ore a notte - quando non dodici - con i nervi a pelle. Quell'uomo nella foto non sono io, io non sono così, non lo sono mai stato. Cosa sto diventando? Non lo so. Non parliamo di quel che aspetta a casa, che è meglio non parlarne, tra la moglie che è quel che è e l'unica cosa che ti sa rispondere quando chiedi un rapporto è: io a queste cose non ci penso. Sì. Facciamo finta di crederci. E i soldi oramai sotto, molto sotto lo zero e nessuno che la smetta di chiedere sempre per qualcosa. No. Quello non sono io. Io sto giocando da qualche parte, è estate, sento il profumo dei gelsomini, mio padre mi sta portando a spasso in campagna, ho il mio topo di gomma giallo. Mio padre parla ma non ne sento la parole. Le nuvole corrono verso il sole. Dove sta, ora , il sole? Qui non c'è. C'è cemento in alto ed escrementi in terra. Quello non sono io. Vorrei qualcuno che mi capisse. Vorrei qualcuna che mi amasse. Vorrei essere salvato da quello che sto diventando. Ma sono solo.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

Antelao : Non capisco e non mi adeguo. Non credo che ti meriti questo. Se una persona come te deve languire e marcire in siffatti luoghi, c'e' qualcosa, anzi, molto che non va, che e' sbagliato. Vedo persone senza arte ne' parte che percepiscono lauti stipendi senza meritarseli e poi....Mah. Poi ci sarebbe da parlare della fauna umana che gravita in quelle lande desolate, di questi rimasugli di persone senza dignità, senza scopo, senza meta....Io sono piu' debole di te e credo che in una analoga situazione avrei gia' fatto qualche cazzata, avrei magari sparato a qualcuno o a me stesso....Tu resisti, forse perche' la fede ti sostiene, resisti, ma per quanto?

serenella21 : la vita alle volte ci rende duri ..cinici..bisogna sempre lottare x sopravvivere e un giorno ti fermi ti guardi dentro e nn ti ricosci + nn è qsta la vita ke sognavi nn è cosi' ke doveva andare..l'importante ke nella vita hai qlcuno x cui vivere ,,crena hai il tuo cucciolo e nn puoi cambiare devi essere un padre buono e amorevole..tuo figlio nn ha colpe se questa vita è bastarda

ciao un abbraccio sai assomigli a paul newman

Menerva : Anzitutto dalla foto devo dire che non sei niente male ! Sembri solo molto arrabbiato ! Come a dire avvicinatevi e vi fucilo!  Ho compreso lo stato che stai vivendo , in mezzo ai treni e di notte , non ti vedi piu' nemmeno un uomo dopo aver visto tanto marcio. Lo so' come ci si sente... Come non sei amato? Ma non vedi che sei amato da tutti noi? Non ti devi abbattere , stai lavorando , quello non e' il tuo mondo ma solo il tuo lavoro! Se potessi ti porterei il caffe' caldo di notte ! A presto ...caro amico , Valery.


MONOLOGO FINALE ALLA 25° ORA

 (Prima pubblicazione 08.06.2010)


N.B. è lampante che questo rabbioso sfogo sulle mie esperienze lavorative dell'epoca - e odierne, che non cambia mai nulla - si rifà al monologo finale del famoso film "LA 25° ORA" di Spike Lee:


La mia venticinquesima ora è l'alba, l'alba de 'na notte passata a raccatta' li pezzi der monno infame, de 'no schifo de genìa che striscia e s'arrotola sur monno, 'ndo 'r più pulito è 'n lebbroso. Quanno non sai nimmeno si arrivi a casa tutto 'ntero, perchè l'argerini che staveno a rrubba' l'hai dovuti tratta' co li guanti pe' nun pijatte na cortellata, c'hai dovuto parla' bbono bbono e convinceli a paga' e annassene, e er pazzo tossico rumeno che ha combinato 'r casino hai solo da prega' der fatto che nun è toccato a me arestallo sinnò la notte a ffa' denuncie sarebbe passata, e t'aritrovi a striscia' sotto li tubi come 'n sorcio pe' anna'a vede sì li barboni te se so' ficcati nei cunicoli e magara a quarcuno je viè voja de fatte fori e robba simile e così tutta la notte e che vedi su li schermi de la stazione, 'ndo' le notizie passeno rincorrennose? Che se so' fregati 'n neonato e allora esci de cervello e te 'ncazzi. Perchè 'ste rincojonite hanno solo che rotto 'r cazzo, co'le loro paranoie de vole' ave' li fiji fossero pure dell'artri. E porella, c'ha le turbe, e c'ha li problemi e vatte ad ammazza'! Guarda, sai quanno te compri le lamette pe' depilatte? ecco, nun è così che le devi da usa', te ce devi da taja' le vene. Devi da mori', te e tutte le psicopatiche der cazzo bone solo a ruvina' la vita alla gente. E c'hanno le depressioni e chi sse ne frega, sei depressa? e vatte ad ammazza', ma no pe' finta, no, devi proprio da ficca' la faccia dentro a'n tritacarne, no che te vai a rubba' r fijietto de una che l'ha appena messo ar monno, li mortacci tua, te e de tutte le zoccole che se fregheno li regazzini, l'arubeno, li picchieno, li crescheno pe' mannalli a rubba', li fanno vive sotto li ponti, te li vengheno a frega' n carrozzina mentre stai a ffa' la spesa. E tutte quell'artre bastarde che n'so' bbone pe' ffa' le madri e vanno a ffa' l'educatrici nell'asili nido e 'nvece de daje le pappette ar pupo tuo j'arifileno le pizze 'n faccia si piagne, e datecele, e datecele pe'n quarto d'ora e vedi si nun je strappamo la pelle de dosso, 'ste boje 'nfami. Eh no, e tutte fora, a godesse la vita. E li regazzini a casa a pijagne. Dice, c'ha avuto li problemi perchè nun li poteva ave' e 'm par de palle, nu li poi ave'? cazzi tua. Si nun poi nun poi, no che vai a rompe l'anima all'artri , eh no, ce devono ave' ppe' forza ragione loro, eh no che nun ce l'hai. Na vorta sì'n fijo nun te veniva niente, t'arrangiavi e te tenevi tu' marito, no, mo' li devono da ffa' ppe' forza, magara co'le provette, e magara senza ' r marito, e magara a sessant'anni, perchè questo mica è egoismo ehhhh no, è senso materno...sì, te lo darebbe a carci nel culo 'r senso materno. Tiè, creschelo senza 'n padre, creschelo che se crede che sei sua nonna, creschelo Diosanchemodo, cor cervello bacato che s'aritroveno. E quella madre che je l'hanno fregato? Eh? No a pensacce, vero? Che sta ancora a ringrazzia'Iddio che je l'hanno ritrovato, che se fosse capitato a me a quella je magnavo'r core, 'sta bastarda. Mo' m'ariccomanno, dateje l'impunità pe'incapacità de'ntenne e de vole', vedi si non ce riprova quanno sta fora. Ma bbasta, bbasta, co'tutti 'sti disgraziati che ariempiono 'r cervello de li pupetti de monnezza, de li stronzi dell'Onlus africane che te vengheno'n chiesa a parla' davanti a li pupetti de la prima comunione pe' ffa' li sordi co'le stronzate che vendeno sur banchetto e te cominceno a parlà della prostituzione minorile e chi se ne strafotte, aoh, ma chi cazzo te da'r diritto de veni' ndo sta mi fijo e racconta' de tutta 'sta monnezza? ma nun poi raduna' la gente grande e co' li sordi - che solo questo t'anteressa - e dijelo a loro? eh no, pure 'startre cazzate devono da senti'. Eh sì, perché a li pupetti le favole nun c'hanno più 'r tempo e le palle de raccontajele, mejo parla' de scopate, de droga, de tutta la merda da cui cerchi de proteggeli ogni giorno der cazzo che Dio manna su sta Terra... così crescheno mejo, eh, sanno subbito 'ndo 'nfilallo quanno che giocano co'le regazzine, e tutti contenti, 'sti morbosi dell'accidente. Boia e 'nfami. Zozzi. Avete rotto 'r cazzo tutti. Dar primo all'urtimo. Bacati de cervello, nun ve se regge più. Continuate a mette' foto de zoccole pe'strada 'gnude, continuate a mette' cartelloni co' pezzi de cadaveri putrefatti pe'li firme dell'orore, tanto che ve frega de chi passa e guarda...li pupi? e che ve frega, no? ma adda'veni' r momento che nun v'arreggemo più, sai le tortorate fra li denti che se sprecheranno. Tutti m'avete rotto li cojoni, dar primo all'ultimo. Monno der cazzo.

venerdì 12 dicembre 2025

LA FEBBRE DEL SABATO SERA

 (Prima pubblicazione 01.03.2010)


Per qualche bizzarro motivo trovo le strade vuote e i parcheggi  disponibili e finisco per arrivare alla stazione alle venti e trenta anzi che alle ventuno, quindi dico, invece di andare subito al nostro stallo per presentarmi vado a farmi un caffè... non faccio in tempo a dire amen che mi arriva una monaca trafelata che strilla che un matto sta infastidendo il suo gruppetto, vado e lui vede la divisa e scappa subito. Bene, se è questa la buonasera... vado al bar a prendere il caffè al ginseng e arriva una di corsa: Corra, che si ammazzano!, vado e trovo due rumeni e una donna che si stanno fracassando di botte, sangue dappertutto, mi infilo in mezzo, arriva il collega, li separiamo e arriva la polizia che se li beve tutti e tre. Ah bene, dico, benvenuto alla stazione! I colleghi mi fanno come mai sei arrivato di già, perché sono un fesso rispondo. Solita nottata allucinante, un tossico si spoglia al forum davanti a tutti, gruppi di tizi in kilt deliranti e calzini da guerra vagano sconfitti, femmine di incerte professioni girano in caccia, mi si avvicina un gruppo di trans e fanno proposte irriferibili, valuto se sia il caso di guadagnarmi qualche soldo extra poi gli sbotto a ridere in faccia. Si va a fare le chiusure, ai tronchini scarichiamo una diecina di rumeni allucinanti che dormivano sui treni, prima che la cosa si faccia pesante arriva un gruppo della polfer che li controlla e li trascina via. Un barbone mi chiede una sigaretta, gliene dò due, si inginocchia a baciarmi la mano ma lo allontano , non facciamo buffonate per favore. Dieci minuti dopo lo troviamo a pisciare sulla vetrina di un negozio, lo mandiamo via e ci maledice a tutti. Bravo. Alle due stiamo ancora a dare la caccia ai nascosti negli anfratti, Lovecraft avrebbe dato la colpa ai ratti nei muri ma questi non hanno la coda anche se puzzano uguale e se ti giri non mordono, ammazzano. Alle quattro e mezza si riapre, sono una larva, non mi reggo sui piedi, si va al primo bar che apre, tutta la meglio ceffa della capitale si riversa a fare il pieno di alcolici. Non faccio in tempo ad andare in postazione che mi chiamano alla radio di correre lì, arrivo e il barista urla che vuole denunciare uno che gli ha sputato in faccia e che è uscito. Esco su via Giolitti e trovo un gruppo di somali inferociti. Valuto la situazione e rientro. Mi dispiace ma se ne sono già andati. Il barista si incazza. Me ne frego. Ho da tornare a casa. Sotto la pioggia vado alla macchina e penso a certi amici che mi vengono a dire che non credono a quello che scrivo. Avete ragione. Questi non sono post, sono sceneggiature della Warner Bros. e io non sono io, sono Stephen King e mi sto guadagnando la pagnotta per me e per la mia famiglia che se ne sta al caldo nella mia immensa villa nel Maine. Quando vi piacerà schiodare il culo dalle poltroncine nei vostri uffici e scambiare i vostri fringe benefits - o, perché no, le quote in azioni aziendali - con i miei buoni pasto da 4,40 euro fatemelo sapere, magari scriviamo un altro film insieme, eh?

Commenti dei lettori dell'epoca :

Delinquentgirl : vuoi sapere cosa mi ha colpito del tuo post? Le due sigarette che hai dato al barbone. Si, ti sembrerà strano, ma è così e sai perchè? Nonostante le notti raccapriccianti che trascorri e la gente poco raccomandabile con cui hai a che fare, anzichè mandare a quel paese il barbone, gli hai dato due sigarette. Grande Marco, sei davvero grande e...non John Travolta!

follettoarrabbiato : Mentre lo leggevo...prima d'arrivare a Stephen King l'ho pensato ..degno di un film dell'orrore...ma lasciali chiacchierare tutti...non sanno quello che dicono...Folletto

UNA NOTTE COME TANTE

 (Prima pubblicazione 22.02.2010)


E anche stanotte, come le altre, sbattuto in strada a fare dodici ore. Freddo che ti si infila nella giubba e hai voglia a tirarti su lo scaldacollo, mica c'è verso di far finta di essere vivi...Siamo in quattro a presidiare il teatro sgomberato mesi fa, dopo un periodo di quiete ricomincia il casino, si riversano in più di un migliaio in corteo, un iradiddio che levati, dall'altra parte della strada camionette di polizia e carabinieri ma qua davanti i soliti fessi, la carne da macello senza diritti riconosciuti, senza uno status che ti consenta di difenderti, senza altro che le palle. Se le hai. Inizia la manifestazione, musica rap e casino a tutto volume, si arrampicano sui muri e stendono un chilometro di striscione e manifesti che promettono saccheggi e devastazione. Ci guardiamo in faccia. Le forze dell'ordine stanno lì, noi qua e loro dappertutto. Le urla non c'è bisogno di sentirle perché te le vengono a gridare in faccia. Fasci di merda. Sbirri infami. Vi ammazziamo a tutti.  Un collega racconta che l'altro giorno si son bevuti due nostri colleghi che ricattavano un operaio con un prestito ad usura. Bene. Gente di merda. E li conosco pure. Niente da eccepire, spero che ballino il tango con qualche capobanda quando si decideranno a ficcarli al gabbio. Siamo circondati da tossici, strafumati, l'odore delle canne arriva al didietro del cervello, si fanno molli le gambe, per terra siringhe, bottiglie di birra, qualcuna vola contro il muro. Piove, non c'è requie. Uno dei colleghi inizia a sproloquiare che li vorrebbe tutti morti. Certo, fratello, sono cinquant'anni che lo dico ma c'è una differenza. Che io gli anni settanta e ottanta me li sono fatti ed ho contato i morti intorno, tu sei solo un pupazzetto che non hai la minima idea di cosa vuol dire scappare dentro una sezione mentre intorno ti scoppiano le molotov, o stendersi a terra a piazza Nicosia mentre le raffiche di mitra segnano i muri sulla tua testa, o la sprangata in fronte che mi presi, o i cazzotti per aver comprato un giornale che non era dei loro. Che cazzo ne sai. Lascia perdere e salvati la buccia... Questi stanno fusi, dopo trent'anni stanno ancora qui, ma le cose sono cambiate, ehhh, dall'altra parte non c'è più nessuno, solo folklore politico. All'angolo davanti al bar due rumeni cominciano a massacrarsi, sono un bagno di sangue, ordinaria amministrazione, qui ballano e cantano al grido di Okkupazione e dall'altra parte della strada, nel parco, torme di tossici e spacciatori fanno i loro commerci. Nessuno vede, tutti sanno, tutti si parano la schiena. Finisce il concerto, le forze dell'ordine se la danno via, noi restiamo lì, sembra l'avamposto degli uomini perduti, mica si sa se rivediamo i figli la mattina. Ci si chiude dentro, finestre murate, allarmi e sensori, una doppia porta blindata. Ma se da fuori ci saldano la porta? Chi cazzo ci tira fuori se lanciano molotov dentro dai tetti? Un piccione, grasso, assurdo, entrato da dio sa dove, ci guarda da sopra una sedia. Una sigaretta tira l'altra, fuori urla e botti contro le inferriate. Alle tre ci affacciamo, stanno tutti seduti addosso e intorno all'entrata, dobbiamo elemosinare l'uscita mentre mi monta la furia nel cervello e vorrei solo scaricare tutto il caricatore addosso a questo lerciume. Ma te ne stai zitto, quieto, stai quieto... Piove, ancora e ancora. All'alba se ne vanno dopo aver promesso di ritornare per sfondare tutto. Bene. Caffè al bar, altro pacchetto di sigarette. Forse Tatino anche oggi lo vedo. Smonto, vado alla macchina. Hanno scassato tutti i fanali posteriori. Mi sono guadagnato la giornata...

Commenti dei lettori dell'epoca :

Nico.1165 : Sai Marco leggendo queste tue serate ..penso ad un mio amico che fa un lavoro simile al tuo, solo che se ne sta in una bella guardiola riscaldata davanti alla fabbrica e il massimo dello sforzo che fa è aprire e chiudere il cancello elettronico....e si lamenta pure....quasi quasi stasera vado a trovarlo e gli sputazzo in faccia da parte tua Buona serata amico e speriamo che ti trovino un posto migliore al più presto e mandino qualche giovincello raccomandato a prendersi freddo e rogne varie,,

orchidearossa : Si ti sei guadagnato la giornata, ma a quale prezzo? Vale la pena di rischiare la pelle per queste persone che rovinano la nostra società con i loro comportamenti selvaggi? A mio avviso NO! O cambiano e si comportano civilmente nel rispetto della convivenza. o finiscono ai LAVORI FORZATI e socialmente utili. Non e per cattiveria, razzismo o qualsiasi altra forma d'intolleranza che scrivo queste parole, ma questa società si sta sfasciando lentamente. Buona vita, Viviana

guerriera2 : sembra uno di quei film di fanta-futuro! la cosa grave e' che non lo e'! a me che vivo in un piccolo e tranquillo paesino tra le colline del prosecco, riesce difficile immaginare un simile inferno! Come dicevano in una vecchia serie di telefilm americani: FATE ATTENZIONE LI' FUORI, RAGAZZI!

DonnaDiClasse : ..........a pro di cosa, questi non si possono chiamare manifestanti, questi sono solo delinquenti, gente che andrebbe messa subito in galera, eh già ma, anche li non ci sono più posti disponibili, così pare! La delinquenza è delinquenza e non conosce colori, nè giuste cause, non conosce diritti nè doveri! Non conosco la motivazione di tutto questo macello, e anche se la conoscessi, l'unica cosa che posso comunque dire e la ripeto qui........chissà dove andremo a finire! Tu hai il tuo Tatino e anche io oltre a due figli  ho due piccole nipotine, non è tanto per me che ho PAURA e lo scrivo in maiuscolo, ma per loro, quale sarà il loro futuro! Io ho lottato con tutte le mie forze quando era tempo e le molotov sono scoppiate anche a me vicino ai piedi, ma fare manifestazioni per i propri diritti non vuol dire usare violenza, solo fermezza nei propri intenti, senza fare male a nessuno. Troppo permissivismo c'è oggi, e quando dico permessivismo mi riferisco a tante, troppe cose ed a tante troppe persone!!!!!! Considerando che sei una persona molto intelligente e colta (sicuramente più di me) , non importa che vada avanti con altre spiegazioni. Quello che ancora non ho capito di te, se non sei un carabiniere, se non sei un poliziotto.......quale è il tuo lavoro che leggendo ciò che scrivi capisco così pericoloso?

UNA NOTTATA COME TANTE

 (Prima pubblicazione 12.02.2010)


Arrivo presso la portineria dove svolgo il turno, una cosa tranquilla stasera, chilometri da fare e tanti ad andare su e giù per il palazzo ma rischi pochi. Mezz'ora prima, giusto per scendere presso la postazione centrale a prendermi la busta paga che han lasciato lì, arrivo e scherzo coi colleghi della stazione, si cazzeggia del più e del meno quando arriva di corsa uno di noi a dire che ci sono problemi nella zona dietro i bagni. Loro vanno, io non sono ancora in servizio, me ne frego, mi accodo, non si lascia soli i colleghi se c'è casino o almeno questa dovrebbe essere la regola. Scendiamo e troviamo un tossico orrido e strafatto con una siringa in mano e una tossica seminuda che gli sta succhiando il braccio insanguinato, intorno lerciume e masserizie sparse in terra. Loro si bloccano, lui si mette a urlare che è sieropositivo; esplodo, mi faccio avanti e urlo che 'ste cose non si fanno, meno che mai in mezzo alla gente che sta passando. Un attimo e il collega mi tira indietro per un braccio mentre quello parte con la siringa puntata, la scanso per un pelo, ci allontaniamo tenendo bloccate le porte, uno parte e va a chiamare i carabinieri che arrivano armati di tutto punto. Usciamo a fumare, saranno cavoli loro. Sono piuttosto senza fiato e le Camel aiutano poco. Me ne vado in postazione, scrivo un po', vado di ronda. All'una mi suona il cellulare: è mio figlio che prega che vada a casa, ha mal di stomaco e non riesce a dormire. Papà è al lavoro, figlio, lo sai che non posso andarmene da qua, mamma dove sta? E' a letto a dormire, ovvia risposta. A dormire. Fai il bravo per favore, prendi l'orsetto e mettiti sotto le coperte, sogna tuo padre, domani dormo a casa, ti faccio le coccole, stai tranquillo. Ci mandiamo baci, attacco il cellulare. Dai vetri su strada vedo un gruppo di sbandati che si trascina verso l'interno della stazione. Cosa sto facendo qui seduto? Perché non sto là fuori con gli altri? Vi voglio morti. Tutti. Dal primo all'ultimo.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

did.lina : Non è giusto! Non so se questa sia la vita e la professione che tu hai scelto...Immagino di si. Ma leggendo ciò che scrivi qualcosa in me si ribella: non è giusto! Comprendo fino in fondo al cuore la tua ultima frase... Dove abbiamo sbagliato? Perchè tutte le notti e tutti i giorni si ripetono queste cose, in tutte le stazioni, in tutte le città...Qualcosa è sfuggito alle famiglie, alla scuola Sono pensieri in libertà i miei, ma ripeto: non è giusto!

neteyes : Di sicuro vedere certe cose non è affatto bello,anche io le ho viste. La cosa che noti subito è come ti riduce la droga,uno zombie vegetale,uno schiavo di essa al 100%,la rabbia è anche per quelle persone che ci cadono,vederle ridursi cosi abbandonate a se stesse in balia della loro dipendenza.E poi pensi ,ma come cazzo si fa' a vivere(morire) per la droga in quella maniera,se volevi morire ti suicidi direttamente con una pistola o una corda,purchè finire in mezzo ad una strada con una siringa in mano tra fango e immondizzia.Ma la droga purtroppo annebbia tutto cervello e dignita' personale compresa.Io ho sempre pensato che a quelle scene , se si è costretti  e capita di vederle per lavoro,come te...forse è meglio che le guardi tu che non i genitori di quelle persone a cui farebbe molto piu' male assai.Ciao!

NOTTE BALORDA

 (Prima pubblicazione 10.02.2010)


E allora parto, per andare al safari notturno a Termini, sotto una pioggia carogna e subito mi incastro sul viale del Muro Torto dove un imbecille contromano si è spiattato contro una Smart. Mi diletto a elaborare bizzarre teorie sulle traiettorie dei guidatori ma non ne vengo a capo, arrivo e parcheggio, mi blocco a prendermi un caffè al ginseng e le sigarette e vado a registrarmi, neanche il tempo di prendere la radio e chiamano perché un nero ha tirato fuori le sue parti anatomiche e sta spaventando le donne che passano. Ci si precipita, è fuori di testa, lo si butta fuori. Passano i City Angels tutti giulivi coi loro corpettini e sacchi di vettovaglie per un nugolo lezzoso di barboni che sta impestando l'area Giolitti, invece di ringraziare quelli mandano tutti a fare in culo, cerchiamo di allontanarli, uno lercissimo si alza dalla pozza nella quale ristagna e ci domanda quale codice di legge ci dà il diritto di allontanarli. La voglia di stampargli l'intero Digesto sul grugno scorre nelle vene, lasciamo stare. Si va nei magazzini e nei sottoscala, si ramazza i subumani che allignano tra la ruggine e gli scarichi dei treni, una offre sesso in cambio della notte lì sotto. Fuori. Fuori dalle palle. Il freddo mi sballa il cervello, fatico a camminare, ciondolo tra l'area tre e la quattro, punto uno che piscia sotto la scala del ristorante, lo caccio. Entrano dappertutto, fatichiamo a radunarli, escono a sgoccioli. Mi guardo camminare in una vetrina di cioccolate varie, non sono loro gli zombi, sono io. Non riesco ad afferrare il senso di quel che faccio, sto perso nel vuoto, ad un tratto mi sento toccare su una spalla, mi giro di scatto, un nero strafatto tiene il braccio nascosto nel giubbotto, penso eccola, è arrivata, biascica cose che non capisco, continua a tenermi, mi sposto, si allontana camminando all'indietro. Non smette di guardarmi. Non avrei fatto neanche in tempo a prendere il ferro, dobbiamo tenerlo sotto il giubbotto se no la gente si impressiona. Cazzo. Però i carabinieri girano in mimetica e armati di tutto punto, quelli non impressionano nessuno? Alle tre, mentre appoggiato con la fronte ad un angolare metallico cerco di esalare dalle narici tutto il puzzo che ho mandato giù sin ora, e non c'è verso, sembro un cane fradicio, mi faccio schifo da solo, arriva correndo l'area undici a dirmi di andare subito al cantiere dove stavo l'altra notte: in un tentativo di furto hanno seccato il collega, è all'ospedale, devo andare, anche il turno si allunga sino alle sette. Attraverso Roma sotto il diluvio cercando di fare presto, la zona è scoperta, in mezz'ora sono lì, esco dall'auto insieme ad una nuvola grigiastra di sigarette al mentolo, parlo con la pattuglia, prendo posizione vicino ai container sfondati. Nel buio non si vede niente, possono tornare a prendere quel che è rimasto. Loro partono, io resto e penso. Questo è il guaio. Penso che poteva toccare a me se fossi stato lì. Una volta avevo una vita, con idee, programmi, speranze, illusioni. Ora ho soltanto una regola: torna a casa vivo. Continua a piovere.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

did.lina : Ho letto e sono senza parole...Io, ma forse come me  tanta altra gente, non penso molto a queste cose!  Si danno un po' per scontate nella  nostra normalità piatta e rassicurante...Mi colpisce ciò che scrivi e so che è la realtà e che voi siete gli eroi dei nostri giorni.  Descrivi una nottata difficile e lo fai con distacco, serenamente. Ma concludi con amrezza: "Torna a casa vivo!" Gli angeli fra la gente siete voi!

milady444 : essere orgoglioso del lavoro che fai, ci vuole coraggio e spirito di sacrificio. buonanotte. Graziella

shon1977 : come sergente maggiore capo, mi tolgo tanto di cappello,merita tutto il mio rispetto, se tutto il mondo fosse come lei...

BOLLETTINO DI GUERRA DEL 31.12.2009

 (Prima pubblicazione 03.01.2010)


Ore 20,25 arrivo in postazione, faccio godere il collega smontante mandandolo a sbevazzare mezz'ora prima del previsto, parcheggio e, sornione come il Gatto Mammone, srotolo fuori dal finestrino dell'auto dieci metri di cavo per attaccarmi alla presa del cesso degli operai, attacco il pc e mi preparo ad una notte di capodanno da tregenda. Passano tre quarti d'ora durante i quali provo ad entrare in internet con tutti i browser che Dio e gli hackers hanno creato ma non c'è verso, il Millennium Bug anzi la Millennium Lumaca con dieci anni di ritardo è riuscita finalmente a colpire. Il web è al collasso. La gente nel mondo industrializzato ha tirato fuori le pile. Nel subcontinente equatoriale iniziano i cori di lamentazioni. I massoni si sfregano le mani. Iena Plisskin accende un altra sigaretta e dice: Benvenuti nella jungla. Si scatena il diluvio, gocce grosse come lacrime di elefante cadono dalle nuvole, le cateratte celesti si sono squarciate, dalla collina al lato della macchina inizia a venire la valanga acquea, penso che tra poco il fango arriverà alle ruote e infatti, provo a muovere l'auto e slitta carogna. L'acqua schizza dalla fessura del finestrino sin dentro il pc, chiudo tutto al volo, scendo lanciando bestemmie contro Colui-che-non-deve-essere-nominato, strappo il cavo dalla presa prima di diventare un bratwurstel (e non ho neanche i sauerkraut a farmi da contorno) e lo avvolgo asciugandolo rapido, lo tiro nel cofano e chiudo tutto. Non si vede nulla. I tuoni si accavallano tra i lampi. Il fango mi arriva ai bordi degli anfibi. In auto tento di strizzarmi ma non è un camper e sembro Pippo nella cabina al mare mentre tenta di indossare un salvagente a forma di canotto. Due metri cubi. Poe ci avrebbe scritto sopra "Un inumazione prematura". Si fanno le ventitre, armeggio sconsolato con due panini, mezza fetta di panettone e una bottiglietta di Prosecco squallidamente calda. Mi rallegro pensando ad Antonello Venditti che affoga ai Fori Imperiali tentando di fare il suo concerto. Ventitre e trenta, le nuvole si diradano, smette di piovere, i pazzi stanno facendo esplodere tutto il circondario già da un ora, metto in moto e slittando come in un aquafun mi inerpico sulla collina. Iwo-jima. E non ho neanche le bandiere dei nostri padri. D'altronde nessuno è lì pronto a fotografarmi... La luna, piena come lo Stregatto, mi ghigna livida a picco su nel cielo. I boati si susseguono, pochi fuochi d'artificio ma molte esplosioni. 1945. Stanno entrando a Roma. I tedeschi fanno saltare le fabbriche. Starace gira in bicicletta. Non ha capito un cazzo. A quest'ora i bolscevichi staranno abbeverando i cavalli a San Pietro. Continuo a lappare il Prosecco. Caldo. Ah, l'orrore, l'orrore... Iniziano i lampi colorati in cielo. Roba inaudita. Dall'alto vedo i camion dei vigili del fuoco correre sulla tangenziale. A Enrico Toti deve aver preso fuoco la stampella. Mi attacco al telefono per chiamare nelle retrovie. Mia madre, mio fratello e i suoi se la stanno spassando, ci si ricambia gli auguri, auguri di arrivare vivo al mattino. Non mi preoccupo, celio, so nuotare bene. Chiamo a casa. Tatino troppo occupato a guardare la televisione, risponde a monosillabi, la moglie chiede se non ci sia nessun operaio con cui festeggiare. Eh eh. C'è solo un chiurlo che cippeggia da un cespuglio, Celentano avrebbe detto: Neanche un prete, per chiacchierar. Attacco. Boati. Lampi. Tiro beffardo la microbottiglia di prosecco, stile cestino da viaggio di Fantozzi, oltre la collina sperando che becchi il cristallo di qualche camion. Niente. Stavolta Cadorna Diaz non mi decorerà. Lo speck del panino inizia a tornare su, complice il prosecco caldo. Mi sento più acido della buonanima di Funari mentre faceva un intervista. Finalmente alle 00.40, mentre la mente sta per svalvolare, sento: Papà rispondi! Ah! La suoneria dei messaggi! Con tanti che ne ho mandati qualcuno avrà pur risposto! Mi lancio sul Nokia speranzoso e leggo: Il tuo credito sta per terminare, ricordati di ricaricare per non restare senza parole. Sono senza parole. E finalmente, mentre tutti nella Capitale festeggiano l'ingresso dei liberatori accoppiandosi come conigli, lo tiro fuori anch'io! E che cazzo, anche in trincea bisogna pisciare, no?

(scritto dal cantiere della stazione Tiburtina in costruzione quando c'era ancora la campagna e gli scavi)

Commenti del lettori dell'epoca:

illaka : assolutamente mitico questo post, cosi ben scritto che il fiato ti si strozza in gola fino all ultima parola e scroscia poi in una risata liberatoria (amara però..). Che dire??? Quando ho letto finalmente "l ho tirato fuori" speravo proprio in un piccolo miracolo.. echecazz manco quello?? Ma l anno nuovo 2010 alla fine altro non é che una ripetizione del 2009, 2008, 2007... e via a ritroso... fino a quelli che hai immaginato tu, cosi a ritroso che risalgono a una Roma che non c'é piu. Invece di far la conta di quanti ti leggono (che siamo in tanti anche se non ce lo rammenti...), per favoreeeeeeeeeee scrivici di queste tue serate che, ti parrá forse strano, sono una bella consolazione per chi pensa di averne passate di peggio.. un bacio  Illaka

follettoarrabbiato . è allucinante, non ci sono parole... un bacio...


VIGILIA DI NATALE DEL 2009

 (Prima pubblicazione 26.12.2009)


Ripenso, a volte, con malcelata tristezza, ai trascorsi natali, a quella sottile felicità che iniziava molto tempo prima e si trascinava lenta e sorniona fin dopo l'epifania, ammantata del sapore di vivande desuete e di cose da fare diverse dalle usuali, quelle lunghe interminabili passeggiate a via del Corso a guardare le vetrine immaginando cosa avrebbe aggiunto piacere al piacere della festa. Quelle straordinarie luminarie sparse per le vie, il cicaleccio che si alzava dal fiume di gente intenta a spostarsi da un negozio all'altro. I teatri, con la ricerca del posto giusto per lo spettacolo più consono, o magari il classico film natalizio, divertente, spensierato. La vicinanza dei miei, l'illusione del tutto. Ma era bello, sì, perché negarlo. Me ne sto qui, come ieri, dietro un vetro di una portineria, ho finito di fare il mio giro di ronda, vedo lo strusciare dei notturni là fuori, chi tira bottiglie contro il muro della chiesa, chi sta pisciando sul marciapiede di fronte. Sottile, non più il brivido della festa ma quello carogna del freddo, mi striscia come un mamba vicino ai polpacci. Un grosso gatto mi guarda e mangia qualcosa di indefinito. Qualche finestra lascia trapelare la luce del calore di un alcova familiare, magari qualcuno che si vuole bene sta cenando o guarda la televisione. Passa una Ferrari, rossa, rombante: qui e a quest'ora è più assurda che se comparisse il cammello delle Camel a offrirmi una stecca di senza filtro. E qualche dattero, magari, che i deglets noir li mangerei volentieri. Una cena di vigilia alle sette di sera, sotto gli sguardi non sai se patetici o scocciati dei suoceri in attesa che te ne vai, la corsa in auto per dare il cambio al collega qualche minuto prima e farlo andare contento a casa.. e anche oggi la scena si ripete, con solo tre ore di sonno da ieri e fino a domani sera quando sarò di turno di riposo. Stanchezza. La montagna di regali accumulati in bella vista, perché in certe culture tribali conta evidentemente più il FARE che il COSA FARE, ed in effetti tale si rivelano poi al loro aprirsi nel bailamme parentale (tutto ovviamente da parte muliebre, ché io oramai i miei li vedo col contagocce data l'insofferenza e la freddezza reciproca). Vestiti a pioggia, borse di grido neanche apprezzate, monili e profumi d'alto costo e tutto il corollario. Mi ritrovo seduto, in un angolo, con un dvd (che già ho, pirata, ovviamente) ed un dopobarba economico. Ma va bene, lascia che facciano. Io, il mio "regalo perfetto" l'ho fatto e ne è prova la faccia fatta da chi l'ha ricevuto. Una cosa però mi amareggia alquanto, a differenza della tradizione degli anni passati, quando sempre ricevevo un libro sulla cui prima pagina Tatino disegnava strane e bizzarre cose come dedica, questa volta il pargolo si è ben guardato dal ricordarsi di avere un padre. Aspetto. Uno di questi giorni glielo dirò e so ben io come si sentirà. Sarà quello il mio regalo, acido ma dovuto. Ma in fondo non conto, a pensarci mi accorgo che mi intristisco per fesserie. La realtà è sempre quella: se vuoi una cosa, fattela. Si può contare solo su se stessi, aspettare gli altri è una dolce, pia illusione che non ha costrutto. Veglio, lascio che anche questo natale passi, la mia comunione me la son presa a discapito del confessore frettoloso che guardava l'orologio, sto in pace - quel poco - con me e con nostro Signore. Il resto, come sempre quando si cresce, son cazzate.

lunedì 8 dicembre 2025

NON E' FACILE

 (Prima pubblicazione 30.10.2009)


In realtà non è mai stato facile vivere. Ci sono stati, e chi lo nega, momenti belli, momenti in cui ci si è ammantati di quella parvenza di eternità, capace di far credere che tutto sarebbe sempre stato uguale. Attimi, se calcolati con il metro di misura del Tempo. Anni attimi. Riesco a malapena ad articolare le dita, a dirla tutta sto semplicemente battendo estremità irrigidite su tasti scaldati dal motore del pc ma ogni tanto l'alito si condensa sullo schermo. Riesco a capire Leonardo Di Caprio sulla zattera. Ogni tanto, ai bordi visivi degli occhi, si spengono luci dalle case o sono solo lampioni che vanno a risparmio. Qualcuno sta frugando nei secchioni qua davanti. Mangio un wafer, le briciole sottili cadono sulla incerata antipioggia che ho messo sulla divisa per conservare un poco del calore umano che ancora riesco a produrre. Un altro pezzetto. Le razioni Kappa. Manca il cordiale, quella broda infernale ad altissima gradazione con la quale siamo sopravvissuti al terremoto dell'80.  Strano. Sputo del catarro e invece è sangue. Guardo in terra alla luce della torcia e sì, è sangue. Dovrei cominciare a preoccuparmi. Me ne frego, accendo un altra sigaretta.  Non riesco a muovere le dita dei piedi. Il gelo parte dalla punta del naso e vaga libero verso il cervello. Per ringraziarmi di sei anni passati a dieci, dodici ore tutte le porche notti senza una malattia, mi stanno facendo fare sette ore e zitto. Non credo che arriverò a 1200 euro questo mese. Praticamente la rata del mutuo. Con i soldi della moglie dovremmo pagare rate, spesa, bolletta, sigarette e quanto altro. Vorrei riuscire a ridere ma anche sorridere mi fa male alla faccia, tanto per citare Rocky Horror... ancora trenta minuti di connessione poi domani dovrò rinnovarla. Se trovo i soldi. Un altra sigaretta. Ci sono solo quattro wafer, fino alle sette sarà dura. Anche il secondo giubbotto, sotto la divisa, non riesce più a fermare il freddo in questo porco cantiere. Esala dal pavimento in cemento battuto come l'alito stesso della morte in un cimitero. Ragiono a fatica. Vorrei postare una canzone, ma non me ne viene in mente nessuna. Tato sta male, ha la febbre e la tosse da giorni oramai, non mangia, ogni volta che quella gli urla contro vomita. Io sono arrivato al limite. Su un pilastro l'ombra della mia gamba si muove piano, cerco di non toccare terra ma è vano. Passa un autobus. La truppa dei disperati non ha fine né inizio. Vaghiamo.  Vorrei dormire nel mio letto, sul meraviglioso materasso che ho comprato ma non ho tempo. Andrò da mia madre che guarderà Tato mentre cerco di dormire sul suo, rigido come sempre. Gelido pure quello. Oramai dormo vestito. Sto in divisa 24 ore su 24. A malapena mi faccio la barba. A che serve? Vivo. Sopravvivo. Almeno ci provo. Ancora un po'. Tra tre ore dovrebbe sorgere il sole.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

p0ladani : non si "vive" non piu' si SOPRAVVIVE ormai tutti siamo "zombi" spesso anzi tolgo spesso...la societa' con imposizioni...tasse su tasse ci toglie pezzi di vita di gioia di emozioni ma si tira avanti per le bollette...per il mutuo..per la spesa per i figli che quando si ammalano è anche un pezzo del nostro cuore che si ammala...ma poi basta un sorriso di chi amiamo...un saluto cortese per farci tirare su per farci trovare la forza di andare avanti...per noi ma per chi CREDE in noi e ci ama...io "guadagno" 250 euro al mese per un lavoro in nero...prendo il pacco-alimenti dal prete...sopravvivo...ma ogni giorno anche quando faccio fatica sorrido...ed il mio sorriso va alle mie figlie vederle serene mi restituisce quel pezzo di vita che ogni giorno le imposizioni mi tolgono Un abbraccio Paola

Antelao : Qui hai rubato il mestiere a Mario Rigoni Stern! Ti vedo come un alpino della Julia in ritirata, in Russia. Ti manca soltanto il cappello con la penna. Io ti capisco. Ho provato. So cosa significa fare la guardia in un sito inutile e squallido. Al freddo. Trovo che non sia giusto che lo faccia tu: dovrebbero mandare i piu' giovani, le reclute, quelli che non hanno figli....I tuoi capi sono dei bastardi, come lo erano il mio capitano, il mio tenente colonnello ed il mio generale. Grassi, boriosi, ignoranti, luridi pezzi di merda.

Ma tu non gli darai soddisfazione. Tu sei meglio di loro. Tu sei di altra pasta e qualita' e non sara' il freddo a stroncarti.

Con affetto.

spazio.1969 : io a 1200 € al mese non ci sono mai arrivata, e non ho un marito che mi paghi bollette e quant'altro...e nemmeno a 1100 a 1000 a 900 a 800....non esagero ma potrei continuare al ribasso, sto perdendo anche quel poco che avevo da parte , il mio porco negozio si sta mangiando tutto.....ma non saprei cos'altro fare, resto imprigionata in questo posto dove per ridipingermi il soffitto e parte dei muri, non tutti perchè ci sono i mobili fissi a parete, mi hanno chiesto 800 €..... e chi li ha visti 800 € schifosi euro? neanche dovessero dipingere la cappella sistina....e mi fa tutto schifo...la gente per bene, quella che entrs e si lamenta che costa tutto caro e non si può comprare che lo stretto necessario, ma ci ha il suv e le Hoogan e il palmare e l'i-pod, e a me viene a rompere le balle per avere 3 € di sconto....Allora sai cosa? meglio quelli che rovistano nell'immondizia! Ciao mio caro!

LA VITA VA

 (Prima pubblicazione 27.10.2009)


e non ritorna indietro, per quanto ci si illuda. Me ne sto qui, davanti alla tastiera, tra un giro e l'altro di ronda, e fuor dal vetro vedo scorrere esistenze fuggenti. La notte, calata da un pezzo, copre a malapena pensieri furtivi, abbruttendoli con acidi strascichi di vini da poco prezzo, nell'attesa di congelarli nel suo abbraccio appena si saranno sdraiati in terra o su una panchina. La stazione si perde nella sua enormità, si ramifica nella pancia della città come un cancro, le sue metastasi camminano qua e là ciondolanti, senza che si riesca a comprendere il senso di ciò che sono. Cosa fanno. Dove vanno. Stanotte, come tutte le altre, sempre con quel gelo che mi striscia a fior di pelle e nelle ossa, senza un senso che non sia quello del fare la guardia a cose e persone, come se in fondo a loro importasse. Arrivano, portati dal vento, odori di liquami, odori di strane cibarie untuosamente cucinate nei sottoscala dei locali magrebbini qua dietro, zighinì? datteri? peperoncino come se piovesse a riscaldare il cuore e a contraffare i cibi da tempo abbandonati in cucine improbabili. Facce smunte passano e sbirciano. Qualcuno rincorre qualcun altro. A volte un grido dalla parte di via Giolitti, a volte i colleghi a dar la caccia a qualche tossico nascosto tra le scale mobili e le vasche delle piante. Il freddo continua a starmi accovacciato sulla schiena, forse cerca calore umano, non è quel che cercavo io dalla vita, è la vita che mi ha trovato ed ora mi fa pagare il biglietto. La mente vaga. Ciondola anche lei.  Non conta più i minuti, figurarsi le ore, conta solo le cicche nel bicchiere. Ci vorrebbe una pizza. Qualcosa di caldo, che so, un cognac, uno zabaione! ma sì, con mia nonna a sbattere nel bicchiere i rossi delle uova delle nostre galline con lo zucchero e un goccio di marsala, ma poco, se no ai burdèl el fà mal...Nonna, seduta davanti al tombolo, dì un po', te lo saresti immaginato quest'uomo, dai capelli bianchi e i baffetti assurdi, a passare le notti per un pezzo di pane senza dormire, eh, o anche tu come me credevi a chi sa cos'altro? Passa un gruppo di sballati, lanciano bottiglie contro le macchine. Al quinto piano progettano il ponte sullo stretto di Messina, tutto vietato, tutto riservato, ma stanno allo sbrago peggio di me. Lo sguardo spazia nella notte sui tetti, tra le piazze. Le luci delle pensioni formicolanti a tutte le ore diffondono poco calore con i loro neon, un barbone si accascia sui gradini della chiesa lì di fronte. Qualcun altro più tardi gli fregherà quel poco che ha. Passa un ebreo ortodosso, con i cernecchi ed il cappello a cono, porta un trolley. Si è piegato, raccoglie qualcosa: lo guarda bene alla luce del lampione, si gira furtivo, se lo ficca in tasca. Qualcuno perde, qualcuno trova. Arriva il camion della immondizia, che fa qui, si gira a marcia indietro e sbatte su un taxi, non lo ha visto. Litigano. Il freddo non dà tregua. Sono stanco. Vorrei sparare a qualcuno.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

drittoinvena : cerca di cogliere il bello di tutto cio',puoi guardare la vita con occhi diversi, quelli della gente della notte e non parlo di discotecari o fighetti che hanno esagerato con la bamba, parlo degli uomini topo quelli che aspettano il buio per poter vedere il mondo, spesso gente allo sbando ma mai giudicare! magari domani quel barbone seduto sulle scale sarà un dirigente, oppure quel tossico nascosto sulle scale avrà un futuro come architetto. cattura tutto cio' che la notte nasconde e credili tuoi simili forse ti aiuterà anche a sentirti meno solo durante la ronda.............un saluto!

follettoarrabbiato : Crenaaaaaaaaaaaaaaa che ti succede?? Non sono passata una sera e ti trovo cosi??? No, non va bene, capisco il freddo, la rabbia, tutti i brutti sentimenti del mondo, ma non buttarti giu', nonna( la tua) non sarebbe contenta di saperti cosi triste e stanco...non e' molto quello che possiamo da qui e le parole sono sempre troppe....ma ricordati che ci sono per un sorriso e una risata che ti scaldi il cuore....un abbraccio Folletto

cicalasiciliana,SR : (scritto 23.06.2011) come passa il tempo crenabog, questo post è stato scritto due anni e otto mesi fa, qui trovo un crenabog diverso, diverso da quell'uomo che oggi giugno 2011 sto conoscendo, (ma sempre come dico io gocciolina dopo gocciolina) ho letto la noia, l'inquietudine, il distacco, l'insofferenza, l'apatia. Ti ho letto scocciato. Solo alla fine del post ti ho riconosciuto, perchè il senso dell'ironia è innato in te. Poi c' una frase che mi ha colpita da ieri sera, ma prima di parlare ho riflettuto a lungo: il freddo mi si accovaccia sulla schiena, forse è bisogno di calore umano, ma non è quello che cercavo io dalla vita, la vita ha trovato me...ora la vita mi fa pagare il biglietto. Da una parte il bisogno del calore umano, dall'altra è come se lo avessi sempre rifiutato, poi quasi una punizione, la vita che ti fa pagare il biglietto. In queste tre righe c'è quasi tutta la tua vita, ma chi non conosce come me i perché, se ne sta in silenzio, e cerca di leggere il prossimo post, poichè le persone si conoscono nel tempo, lentamente, giorno dopo giorno e soprattutto ascoltando con educazione e nel silenzio smile Rita

martedì 11 novembre 2025

UNA NOTTATA PESANTE

 (25.10.2008)  E non solo per via che non riuscivo a postare quasi nulla né a connettermi ma anche perchè nelle cucine ho trovato una pirofila di pasta con gamberi e zucchine (circa quattro porzioni), due piatti di pregiato e costosissimo sushi, una cuccuma di macedonia di proporzioni gargantueliche e due bottiglie di Coca Cola.. Voi che avreste fatto?  Quel che ho fatto io? Ah, allora ci troviamo tutti a farci una doccia col bicarbonato..

* questo post ricordo è decisamente legato all'epoca in cui lavoravo la notte presso un grande studio di avvocati al centro e allora le connessioni si facevano con le chiavette attaccate ai pc, a forza di kb e megabyte, non come oggi che abbiamo internet a giga illimitati sui cellulari..*



sabato 18 ottobre 2025

THE DARK SUMMER NIGHT (racconto a più mani)

 (27.08.2008) come si usava allora, nella grande comunità di scrittori di blog su "Chatta" venne realizzato un racconto horror a più mani. Collaborarono alla stesura i nick: Duchessaazzurra, Lestat, Angelikanotte, Crenabog. Lo riporto esattamente come venne scritto.


 

DUCHESSAAZZURRA  Scrive..

Il profumo della notte mi destò dal sonno inquieto, mai più mi ero detta avrei voluto saziarmi col sangue dei poveri mortali che capitavano sulla mia strada, mai più...

Ma avevo sete, tanta sete e la mia gola arsa chiedeva di essere irrorata..

NO! mi dissi, troppe vite erano già state abbandonate nei vicoli oscuri della città dalla vampira bionda che riempiva le prime pagine dei tabloid.. tutti mi cercavano ma nessuno che mi avesse visto sarebbe arrivato a vedere la luce del dì successivo..ma ero troppo debole e il mio corpo reclamava nutrimento. L’abito di seta donatami da Lestat ammiccava dall’armadio: nero, lucente: l’ infilai in un secondo posando sulle spalle il mantello di velluto con cui adoravo ammantare il capo delle mie vittime prima di guardarle negli occhi e di dissetarmi col loro fluido vitale.

Uscii nella notte fresca, alla ricerca di locali dove avrei trovato le fonti del prezioso nettare rosso, non potevo tornare nei soliti posti, ma neanche mischiarmi con la bolgia laida e oltraggiosa dei locali del porto; ma sì, ecco un bel night, per ricchi esasperati e stufi di tutto. Non mi fu difficile convincere il buttafuori, di solito arcigno ma con me tenero come una pecorella, dopo avergli mostrato telepaticamente cosa gli avrei fatto se non mi avesse fatto passare..

Entrai nel locale e non passai subito inosservata..


LESTAT Scrive..


IL Night club era molto affollato, il fumo incombeva nel locale. mi ricordava le nebbie di casa mia, con la differenza che la nebbia dava qualche brivido, invece il fumo qualche malanno ai mortali.....ordinai un succo di pomodoro dal mio amico barman Ginko, il quale mi diede il solito intruglio di sangue e assenzio, che a prima vista sembrava proprio un bella spremuta di pomodoro. Nel mentre assaporavo la mia bibita....sentii una presenza immortale, quel odore tipo di una vampira...ehi intendiamoci, noi vampiri figli di Iside non puzziamo come quelli del vecchio mondo...vampiri timorati di Dio...e polvere sei e polvere tornerai....quelli fanno un odore che li sento a 2 Km di distanza...un fetore insopportabile. Questo era un profumo gradevole di..



ANGELIKANOTTE Scrive..


Benché quella donna fosse pallida come il gesso; benché avesse occhi molto scuri, a dispetto del diverso colore dei capelli, e cerchiati da ombre pesanti, violacee, simili a lividi, quasi avesse trascorso la notte senza chiudere occhio.. Eppure, il resto dei suoi lineamenti era dritto, perfetto, spigoloso. Ma non era questo il motivo per cui nessuno, nel locale, riusciva a distogliere lo sguardo su di lei. La fissavano perché il suo volto era di una bellezza devastante, inumana; era un volto che non ci si aspetterebbe mai di vedere se non, forse, sulle pagine patinate di un giornale di moda. O dipinto da un vecchio maestro sotto fattezza di angelo. La donna attraversò il locale e si diresse al bancone, ordinando un drink di un colore rosso purpureo, si allontanò e si diresse al tavolo più lontano dalle luci, quasi nella penombra; si sedette e cominciò a giocherellare con il bicchiere con quelle dita lunghe, affusolate e pallide..

LESTAT Scrive..

Cavolo! Mi voltai verso.....e notai la vampira infondo al bancone....ma quella zona non era ben illuminata, intravedevo solo le sue forme, e quello che vedevo era buona cosa....poi ad un tratto sentii un altro odore simile, leggermente diverso ma con affinità a quello precedente...il primo era un profumo che ricordava i tigli in fiore, invece il secondo somigliante alla magnolia....ma come dicevo prima avevano un qualcosa che li accomunava! Ecco quale era l’associazione dei degli odori...la seconda vampira si avvicinò altra, si salutarono affettuosamente con un bacio sulle guance, e in quell’istante una lieve luce le illuminò entrambe...erano gemelle!
Allora pensai...ho un gran fiuto, e penso di possederlo solamente io e Akasha, pace all’anima sua!
Loro mi notarono , ed io gli feci un cenno alzando il bicchiere quasi vuoto: " Ginko! Fammene un altro! E offrine due uguali alle ragazze, non credo che rifiuteranno, è sempre la solita roba che dobbiamo bere! "

CRENABOG Scrive..

Le ore scivolavano lente una sull’altra nel profondo della notte. Ignari, innocenti e colpevoli, come sempre dormivano i loro sonni persi tra coltri di comune cotone o raffinate sete. Vaghi nottambuli persi tra le ombre giravano per le strade in cerca di quell’ultimo locale capace di spegnere la sete delle loro gole o, a volte, delle loro anime abbruttite da una realtà non confacente ai loro bisogni. Tragiche larve ammantate di disperazione, segnate da vite non volute, incapaci di rassegnarsi a un destino che si era divertito a calpestarli. Vagavano, attratti dal lucore malato del neon delle vetrine, attratti dalle vetrofanie e dai manifesti; intenti a ciondolare in attesa di quella desiderata scintilla capace di dare una svolta alla loro esistenza. E, inevitabilmente, attratti da un filo mentale sottile, terminavano i loro passi davanti al portone del club, incerti all’ultimo se compiere quel passo. Quel passo. Lo avrebbero fatto? Cosa avrebbe portato a loro, uno scintillio di paradiso? Un breve esaltante momento di gioia sessuale? Oppure una semplice, consueta, ubriacatura? O... la morte? Sull’acciottolato umido degli afrori ristagnanti di animali da tempo lì passati, olezzante dei grevi umori corporali di altre esistenze, lentamente ticchettarono i passi di un nuovo avventore. Era così comune da non essere ricordato da chi, casualmente, lo incrociava, e in fondo gli stava bene così. Aveva i suoi motivi. Si fece avanti per entrare e la luna piena, mortifera nel cielo, stagliò la sua ombra sul muro come una condanna irrevocabile.     

CRENABOG Scrive..    

Si guardò intorno, aiutandosi con il suo fiuto innaturalmente sviluppato e subito individuò i vampiri all'interno del locale. Troppi. Ma lo strano terzetto intento a bere in un angolo attirò la sua curiosità e finì per avvicinarsi. - Una buona notte a voi,- esordì, con un piccolo ghigno.- Ma quanti bei figli della notte qui, stasera.. Lestat si girò verso di lui, blandamente annoiato dall'essere stato interrotto dal suo pour parler con le due ragazze,- Hoh, hoh, cosa abbiamo qui? Aspetta, non credo di sbagliarmi a chiamarti Lycan, vero? Cosa dovremmo fare ora, di te?  - Nulla in particolare ,-rispose l'uomo,-non sono qui per voi, non siamo tutti figli della grande bastarda lunare? Solo perché vostro padre fu Toth e il mio un incubo della Mesopotamia, non credo che non ci si possa definire fratelli nella carne e nel sangue. Sono venuto a cibarmi, ed è quello che farò, tra poco. Magari mi andava solo di avere del pubblico stasera, eh eh! Saresti così cortese, amico mio, da reggermi la giacca?   Lestat trovò il nuovo intermezzo divertente, magari del movimento avrebbe fatto bene al locale, così spiacevolmente affollato. Si rivolse alle ragazze, più diafane che mai nel riverbero del neon..- Che dite, vi va uno show fuori programma?  Le guardò leccarsi le labbra, i seni palpitavano dall'eccitazione, la forza brutale che andava montando nel lycan gli arrivava ad ondate, annuirono all'unisono. .- Va bene, fratello, datti da fare, facci divertire,- esclamò. L'uomo con molta calma si tolse il cappotto di cuoio, si aprì la camicia, rivolse la testa all'indietro e esplose in un ululato agghiacciante. Tutti i presenti si voltarono e iniziarono a gridare, per la sorpresa e la paura. Ginko allungò la mano sotto il bancone ma la Duchessa lo trattenne, non voleva proprio che fosse fermato. Il lycan proruppe in una devastazione inaudita, scagliando corpi qua e là come fuscelli, strappando braccia, squarciando gole. un fiume di sangue sul quale chi tentava di fuggire scivolò restando vittima designata. in pochi minuti il massacro ebbe termine, i muri avevano preso un altro colore, come dire, sanguigno...il lycan si rialzò, fremente, i muscoli tesi come funi di una nave, il corpo nudo interamente ricoperto di sangue e umori, gli occhi che brillavano follemente nel fumo del locale, cacciò un nuovo spaventoso ululato e si diresse verso di loro, allungò una mano e afferrò per la nuca una delle vampire portandola al suo petto:- Bevi, mia signora, questo è per te.  La ragazza iniziò a leccare il sangue sul suo petto, con gli occhi lucidi e spalancati e fu come una promessa di alleanza. Lestat abbassò lo sguardo sulla spropositata virilità del lycan, fece dentro di sé un sommesso commento sul fatto che le donne preferiscono sempre le bestie e proruppe in una risata gelida. - Amico mio, non pensi che sia il caso di allontanarci per stasera? Dobbiamo andare a cena anche noi,. esclamò, prendendo per mano la Duchessa. Il lycan si staccò ringhiando dalla vampira, ancora mollemente congiunta a lui e rispose.- Sì, penso che un po' di riposo farà bene anche a me, ma non perdiamoci di vista. La notte è una severa maestra e qui abbiamo insegnato qualcosa a qualcuno. Tu vai con loro? . disse alla vampira. - Non credo proprio, - soffiò lei, abbassando la mano pallida e afferrandolo, - se hai un posto anche per me...   Uscirono tutti, ancora ridendo, dalle macerie del locale, chiudendo la porta dietro di sé, con delicatezza.