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mercoledì 24 dicembre 2025

CRYING POPEYE (paternità e gli anni che fuggono)

 (Prima pubblicazione 01.04.2012) © Crenabog 


Oggi non ero esattamente nello stato d'animo più lieto che si potesse immaginare per un insieme di motivi che magari mi toccano marginalmente ma che contribuiscono a far vedere la vita non come un campo di margherite e di speranze ma come i bombardati camminamenti della Linea Maginot. Forse per questo, prima di buttarmi a letto inevitabilmente depresso, mi era tornata in mente una striscia degli anni Trenta di Braccio di Ferro. Questo amabile ma iracondo personaggio dell'epoca ce lo ricordiamo tutti, quasi sempre impegnato in scazzottate con Brutus o in corteggiamenti con Olivia ma penso che pochi ricordino il suo profondo rapporto emotivo di padre adottivo di Swee'Pea (Pisellino), che aveva bizzarramente trovato in una scatola. E quella striscia, che mi colpì tanto quando ero giovane, mi è tornata alla memoria rivedendo me e mio figlio, che seguo costantemente ogni giorno, non più ormai con la spensierata gioia che accompagnava i suoi primi anni ma con l'accrescersi dei miei timori per la sua impellente fanciullezza. Nel fumetto per la prima volta vedevo Braccio di Ferro piangere davanti a Poldo, che incuriosito gliene chiedeva il motivo e la sua risposta è stata una delle cose più tragiche e profonde che abbia mai letto. "Piango perché penso che Pisellino sta crescendo, e sarà padre e avrà dei bambini e loro cresceranno e invecchieranno anche loro e non ci saranno più bambini." Paradossale, mi direte, forse pure assurda. Ma è il ciclo della vita e non ho mai nascosto che ho veramente iniziato a rendermi conto che un giorno sarei morto anche io solo quando nacque mio figlio. Prima ero ancora fanciullo dentro, anche se realmente ero un uomo fatto e poi non lo sono stato più, per quanto finga di sentirmi - magari quando scrivo qui - allegro e burlone. I figli crescono, invecchiano. Bambini attorno a noi, che ci facciano ricordare l'essere stati bambini, non ce ne saranno. Oh sì, forse possiamo essere nonni ma la frase di Braccio di Ferro contiene verità profonde, inaspettate dalla penna di Elzie Crisler Segar; verità che fanno male, perché ci fanno vedere il limite del nostro essere. Il Tempo che cambia e distrugge. La Vita che scorre e ci abbandona sul suo cammino. E sempre, quotidianamente, cerco di scolpire nel cuore ogni attimo che passo con lui, perché non si ripeteranno, non torneranno. Non è solo Braccio di Ferro colui che piange, per quanto forte sia, per quanti avversari possa battere.

Commenti scelti dei lettori dell'epoca : 

Evelin64 : Quando guardo i miei figli, mi rendo conto che il tempo passa velocemente, poichè essi ti danno riferimento a tutto cio' che non torna piu'. Fino a che si è soli e responsabili del destino, ci si crede immortali forse, o forse allontana l'orizzonte del tramonto inevitabile, pero' loro ti danno i limiti, oltre i quali non vi è posto per la spensieratezza  Buona domenica Crenabog....Evelin

gattamannara : Molto profondo, molto sentito questo post...si evince il tuo forte legame con Tatino, la tua coscienza di uomo e padre, ma anche la spontaneità e la genuinità di un fanciullo, quel fanciullo che è in te, e che nonostante il tempo scorra inesorabilmente, non ti abbandona... Vivi intensamente ogni momento con tuo figlio, con la responsabilità del padre, ma anche con la freschezza del fanciullo...il tempo passa, ma non può usurare e rendere meno speciali i ricordi che conserverai nel tuo cuore! Ti prego di scusarmi se ti scrivo queste parole, io non ho avuto figli, e quindi probabilmente non sono la persona più adatta a dire la sua, ma ho solo espresso le sensazioni che ho provato leggendo il tuo bel post... Un forte abbraccio

Matt.44 : Però ..l'alta capacità di fermare il tempo, interpretarne la sua lezione e trasfonderla in questo bel messaggio credo che raccontino di una innocenza conservata nei tuoi giorni ; con questo post hai fermato, seppur per un poco, il tempo tornando un pò bambino...mirabile meraviglia dell'artista interiore....ciao Crena

astro42 : E’ vero, la nascita di un figlio ci fa vedere la vita, il mondo, sotto un’altra ottica. Facciamo di tutto affinché esso abbia il nostro buon esempio da poter imitare e andar fieri di noi. La morte comincia a far capolino nei nostri pensieri come pure la paura di non vedere terminato il nostro lavoro di genitore o la paura che l’uomo avido e menefreghista distrugga il regno animale, vegetale, non permettendo più agli esseri umani il regolare svolgimento della vita. Facciamo bene ad assaporare ogni momento dei nostri figli, ma dobbiamo anche caricarci di un po’ di ottimismo altrimenti…….


martedì 23 dicembre 2025

DA BUTTARE (post sugli sprechi alimentari e la povertà)

 (Prima pubblicazione 15.05.2019) © Crenabog 


Al solito, ogni volta che sto alla tastiera, mi ritrovo con l'eterno dilemma, di che possiamo discutere oggi? Qualcosa che non sia le solite chiacchiere personali, ma che possa coinvolgere e far ragionare, dai, anche litigare basta che poi dopo essersele dette ci si sieda davanti ad una bella spaghettata e tutto passa. Oh, ecco, una bella spaghettata: in quanti oggi se la potranno permettere? Ne parlo dato che quasi ogni notte mi ritrovo tra i ceti più bassi e la micro e macro criminalità, così spesso mi capita di assistere ai vari lati di questo dado che rotola sul tappeto dei dubbi. Su uno, ecco le associazioni caritatevoli, che sciamano in gruppo o in borghese - se sono amici che vogliono sentirsi buoni - o paludati con divise, giacchetti e altro a formare pattuglie sovente accompagnate da monache , che si piazzano in mezzo a nugoli di disperati offrendo bevande calde e panini suonando chitarre e cantando col microfono lodi a Gesù Cristo, ben sapendo che quella gente stracciata e spesso ubriaca che sta sdraiata sui cartoni appartiene in massima parte a religioni diverse e chi sa, magari si sentono tanto i nuovi convertitori nell'elargire vivande e parabole a chi è costretto ad andare a prenderle a denti stretti, umiliato. Un altro lato del dado, forza rotola rotola, a cui troppe volte mi è successo di essere testimone è l'osceno spreco di cibo che si fa, continuamente, nei negozi, nei forni (quelli magari no, che il pane raffermo lo riusano non fosse che per farlo grattato), nei negozi di sushi che alla sera gettano via enormi buste di cibo che fino a mezz'ora prima vendevano magari a venti euro a porzione e se glieli chiedi ti dicono no perché può essere andato a male e poco dopo abbassano la serranda del negozio e vanno a casa con altrettante buste piene: addirittura nelle ferrovie. La foto in alto è una delle tante scene notturne, scatoloni pieni di alimenti gettati tra le rotaie alle fermate dei treni nei ricoveri notturni, perché anche il personale delle pulizie è composto da discendenti di baroni, marchese, imperatori e quant'altro e mai sia che almeno tutti quei cartoni di succhi di frutta, panini, pizzette, dolciumi e merendine se li portassero a casa, o li dessero ad un barbone fermandosi con la macchina, o li regalassero al vicino di casa che magari non ce la fa a pagare l'affitto. No, via, tutto in mezzo alla campagna e poi ci si chiede come mai i sorci romani siano così enormi. Dei gabbiani non voglio nemmeno parlare... Un altra faccia del dado? Subito servita. sapeste quante volte ho visto gli sfd ( lo sai? no? senza fissa dimora, che a dire barboni si incorre anche in denunce per intolleranza, come se un barbone si mettesse a chiamare un avvocato, no, lo fanno per loro i benpensanti, quelli che i soldi a lui non glieli danno ma a casa hanno sempre il piatto che li aspetta e la prosopopea per spaccare l'anima agli altri) dicevo, gli sfd ricevere panini sigillati igienicamente, aprirli, estrarne la fetta di prosciutto e gettare in terra il resto. Perché via, anche loro probabilmente sono nobili decaduti, o quanto meno sono talmente ingrassati da tutte queste associazioni che non gliene importa nemmeno di quel che gli si dà. Naturalmente anche tra loro mica si danno quel che l'altro non è interessato ad avere, troppa grazia, fanno circolo solo quando gira la bottiglia. E gettiamolo ancora, un altra faccia, eccola qui: una celebre pasticceria della capitale ha ben affisso al suo interno il manifesto dell'aderire alla campagna contro lo spreco e tutte le sere regala le torte, le paste, i cornetti che non si sono venduti e che pure altri negozi furbescamente terrebbero in vetrina per venderli il giorno dopo, ad una parrocchia vicino a loro dove la sera si radunano i disperati consci che riceveranno qualcosa di buono. Quante facce nel dado dello spreco, quante sofisticazioni negli alimenti che ci vengono proposti, quanta fame che ancora ammazza indiscriminatamente senza fare distinzione di età, colore della pelle, religione. E quanto potremmo starne a ragionare, discutere, fare proclami - magari se fossimo nordici, con le trecce e qualche genitore che tira i fili dietro - ma alla fine, l'unica cosa che non dobbiamo fare è sprecare. Compriamo solo quello che sappiamo che consumeremo e se proprio avanza lo si riutilizzi (ho ancora un antico libro del ventennio su come cucinare con gli avanzi, perché a quanto pare se non c'è una guerra di mezzo nessuno si rimbocca le maniche)e se ci riesce aiutiamo concretamente chi ha bisogno, magari se non si vuole invitare a pranzo almeno portandogli qualcosa : Tutto quello che diamo ci ritornerà, quello che buttiamo invece testimonierà contro di noi, quando verrà il momento.

Commenti scelti dei lettori dell'epoca : 

freepause : Il capitalismo ha in se stesso il seme del fallimento, si parla dappertutto di crescita ... il problema è che si dovrebbe parlare di ottimizzazione ... e soprattutto rendere durevoli i beni, espandibili ed implementabili cellulari e computer invece che costruirli a scadenza con l'obsolescenza programmata come fanno con ogni elettrodomestico ... costruire per ridurre sprechi e rifiuti, invece per il dio danaro si distruggono arance per farne salire il prezzo e c'è chi muore di fame ... Beh! Tanto

quelli aiutano a prevenire la sovrappopolazione.

Penso a come abbiamo ridotto il pianeta in un solo secolo .. una immensa discarica ... inquinata per i prossimi secoli senza possibilità di recupero. Sostenibilità .... altro che crescita!

VirPaucisVerbo : Secondo uno studio della FAO purtroppo datato 8 o 9 anni orsono, l'ottanta per cento del MILIARDO E MEZZO di tonnellate di cibo che vengono buttate ogni anno è ancora consumabile. E già solo questo fa pensare a quanto sia simile ad un cancro questa umanità diventata perlopiù insensibile e soprattutto inutile. In Italia buttiamo la "lieve" cifra di 150 chili A TESTA all'anno... 150 chili. Qua non c'è granché da discutere, c'è da guardarsi allo specchio e prendersi a schiaffi.

CORTESIE (un post sul rispetto e le diversità)

 (prima pubblicazione 30.04.2019) © Crenabog 


Ritornando in questo mondo, a volte formato da campi fioriti e a volte disseminato di mine interrate, mi sono dilungato a leggere quanti più blog e commenti potevo - non tanto la famigerata bacheca che se ne è parlato sin troppo. E, non c'era da aspettarsi niente di meno, ho trovato buone cose, ottime cose e anche un diluvio di pressapochismo e cattiveria gratuita, spesso derivata da profonda ignoranza - intesa come la non conoscenza delle cose. Ma soprattutto ho dovuto constatare quanto sia andato a farsi friggere il galateo, quel bon ton di cui tutti vorrebbero usufruire e che quasi nessuno invece offre a chi ospita, sia nella propria casa che sulle proprie pagine di blog. Non si spiegherebbe altrimenti perché in tanti fanno sfoggio di eloquenza intavolando lunghissimi commenti o post con i quali perorano sì le proprie idee - cosa assolutamente legittima - ma senza tenere in conto non dico il diritto degli altri alle proprie ma neanche il garbo dovuto nel proporle. E' una gran cosa avere delle opinioni, delle convinzioni, una fede in qualcosa, che sia la squadra del cuore o il Grande Spaghetto Cosmico o il candidato elettorale ma parlare, straparlare contro gli altri lo trovo disdicevole. Chi mi conosce, o ha avuto la bontà e la pazienza di leggermi in questi lunghi anni sa come ho sempre cercato di rendermi disponibile ad allargare le mie vedute, ad accogliere e dare spazio al pensiero altrui e questo mi ha regalato una innegabile crescita interiore, allontanandomi da vedute ristrette e faziose verso una sorta di minuscola universalità dove tutti con i loro pro e contro hanno i loro spazi. Ma mi turba non vedere diffondersi questa specie di filosofia, vedo invece montare a ondate ricorrenti ed esponenziali odio su odio, insoddisfazione, sentimenti di ripulsa e di rivalsa, incanalati non verso i vertici del potere costituito - da sempre radici di ogni casino che ci capita - ma contro i nemici che lo stesso ci foraggia a piene mani. Una volta sono i vaccini, una volta sono gli estremisti politici, una volta sono gli immigrati, un altra fedeli di religioni diverse da quella - ormai non più da un pezzo - di Stato, fino ad arrivare a chi vorrebbe situazioni come (mi sono state riportate persino con dei video da gente del posto con cui ho avuto a lavorare) certe nazioni dell'Europa dell'est dove stanno ammazzando qualsiasi cane e gatto trovato in strada e dove sembra sia diventata legge l'obbligo di tenere gli animali segregati in casa. Cose da delirio puro, che non trovano alcuna giustificazione se non in vaghe interpretazioni di chi sa quale codice primitivo o falso allarmismo sanitario. Mi è capitato di vedere interviste su Youtube ad un certo politico quotidianamente alla ribalta nelle quali tacciava di delinquenza e invitava alla cacciata - senza operare alcun distinguo - una intera comunità religiosa. Comunità che, faccio presente, in Italia consta di oltre due milioni di italiani senza contare tutti quelli stranieri. Che se si mettessero a marciare sulla sede del governo gli farebbero passare certe fantasie, che cominciano con sparate di questo tipo puramente elettorale e finiscono con l'introdurre non la TAV ma i carri bestiame diretti ai forni. Sparate miserabili di chi apre bocca senza minimamente aver letto alcunché su certi credi religiosi, che se lo facessero intanto si vergognerebbero (se fossero ancora esseri umani) e poi non dico che prenderebbero in considerazione l'idea di convertirsi ma certo avrebbero più rispetto in chi crede nella stessa cosa a cui dicono di credere di loro, solo in maniera più rigida e concreta. Ma tant'è e ritornando al concetto di base del post mi auguro, seriamente, che chiunque scriva e quindi offra ad altri qualche minuto di lettura, lo faccia in maniera corretta, onesta, rispettosa degli altri. Che si chieda un attimo, in coscienza, ma sto parlando con questo/a, so veramente cosa sto dicendo? Potrei offenderlo? Sto facendo battute che invece lo stanno ferendo e a cui per buona grazia non mi sta rispondendo con sano "vaffa" ma se lo tiene per sé, pensando che forse io che scrivo un giorno potrei essere nella stessa condizione? Magari sto facendo orrende battute sui negri e chi mi sta rispondendo magari è un nero e non lo so? Perché, perché non pensate un attimo prima di partire in quarta? Credo che la verità sia soltanto che ognuno si senta legittimato a far quello che vuole a casa sua, e sin che si sta in democrazia questo è cosa buona e giusta, e ovviamente vedendo il blog come la propria casa virtuale ci scrive quel che vuole. Ma fin che lo si fa a finestre chiuse è lecito, aprirle sbandierando certe miserie personalissime oltre a creare profondo imbarazzo in chi casualmente le vede dimostra anche la pochezza di chi lo fa. A meno che certi spiriti polemici non amino a tal punto l'esibizionismo da fare di tutto pur che se ne parli. Ma questi, in internet, rasentano la qualifica di troll, se qualcuno se ne fosse scordate. Quindi, e siccome sapete bene che potrei andare avanti all'infinito e non mi pare il caso di annoiarvi, vi lascio con la preghiera, che vorrei diventasse corale, virale perfino, unico buon contagio, ritornate ad essere cortesi, ad usare linguaggi forbiti, a pensare a chi vi sta dinnanzi prima di dire cose che potrebbero offenderlo. C'è così tanta gente ancora dotata di sensibilità, non prendiamola - metaforicamente, virtualmente - a calci. Anche perché, ma questo non andrebbe ricordato, andrebbe soltanto scoperto a proprie spese, dall'altra parte anziché trovare chi ingoia i rospi o porge l'altra guancia, potrebbe anche capitare di trovare qualche bestia rabbiosa. E Dio ve ne scampi.

Commenti scelti dei lettori dell'epoca : 

LINTERDIT : hai detto tutto ,anche cio' che non avrei mai pensato di dire , mi sono sentita piccola leggendo questi concetti , forse i miei pensieri sono troppo semplici a volte il mio linguaggio esuberante ,a volte mi si equivoca , ma ho sempre letto e apprezzato tutti vorrei che l'utenza di chatta avesse la sensibilita' di coltivare anche questi sentimenti , ma un po mi conosci e spesso ho bisogno anche di leggerezza dell'essere , sappiamo essere tante cose , si vero in passato abbiamo riso scherzato creato ci sei stato con tutti e per tutti e quando si diventa complice di sorrisi si e' grandi

IL PESO DELLA LUCE (una riflessione su un paradosso)

 (Prima pubblicazione 25.03.2012) © Crenabog 


Ho sempre amato, per lontani, sottili e cari ricordi familiari, il momento del crepuscolo e quello dell'alba. Ero giovane e conoscevo il Tempo, ne sentivo il potere, il dipanarsi, mi piaceva restare fermo a sentirlo scorrere. Momenti privi di attività e di significato, fermati come una immagine statica sulle pagine della vita. Restavo così, nella mia camera, sdraiato sul letto, a vedere dalla serranda leggermente alzata scivolare piano le prime lame di una luce pallida, nella quale volavano minimi frammenti di polvere. Il buio intorno a me, con la sua cupezza, blandiva ogni spigolo, ogni forma. Eppure, per quanto strano potesse sembrare, la luce dimostrava la sua pesantezza. Non ha forse un peso la vernice? Non copre, non delimita, le cose? Stessa cosa fa la luce, scivolava leggera in lame sottili e andava a depositarsi anche dove non colpiva direttamente. Lenta, silenziosa, contagiava di sé ogni oggetto, ne fugava il senso di puro sogno rendendolo fisico, palpabile, tangibile. Come una malattia della pelle progrediva, si ampliava, si riproduceva in ogni minimo anfratto. I minuti allargavano i propri limiti, nel torpore che ancora albergava in me. La luce ha un suo peso, un suo corpo, una sua volontà. Per quanto speri di chiudere tutto, coprire tutto, basta una minima fessura e si sparge qua e là, inarrestabile. Era così dolce vederla diffondersi cauta, timorosa, lenta. Perché la luce non ha fretta. Anche lei conosce il Tempo e lo accompagna da sempre.

Commenti scelti dei lettori dell'epoca : 

albaincontro : Il tuo scritto ha una potente carica suggestiva e la scorrevolezza di un narratore padrone della sua prosa elegante.La luce ,e il suo peso inevitabile, assomiglia al destino a cui non puoi sottrarti. Piaciuto molto .Alba

Evelin64 : Hai descritto il "cammino" del tempo, usando parole colorate di sensazioni inebrianti, ma cio' che mi è piaciuto di piu', è l'aver dato forma a quelle lame di luce, poichè rendono l'immagine nitida della forma che ci indica la mente...Molto bravo, complimenti! Buona serata...Evelin

Lucrezya57 : Ciao Crena la luce per me è come quel faro che mi illumina durante il cammino il tuo post è cosi distensivo perchè sai scrivere cosi bene che mi suggestioni sempre...e lo sai che sei un mitico...buon inizio settimana

codiceluna : Bella riflessione esposta con maestria Marco! Sì vero, la luce si insinua, esplora, evidenzia appena trova un piccolo spiraglio per farsi strada. Ma personalmente la amo solo in questi frangenti e quindi quando non abbaglia. Ma io sono un animale "notturno", e quando tutti inneggiano all'estate, al sole, alle giornate "che si allungano" io mi ritrovo a pensarci con enorme fastidio, e non solo perché detesto il caldo estivo, ma amo passeggiare la sera, guardare la città illuminata dai lampioni, il buio appena schiarito e ovviamente...la luna! Un abbraccio Anna

FioreDeiVisconti : Sono...ammirata. Hai scritto un pezzo di vera prosa-poetica, pervasa di emozioni e capace di trasmetterle. Anche se oggi siamo diversamente giovani, spero pur sempre giovani nel sentire, il Tempo lo viviamo, lo percepiamo, lo...amiamo?, non accettando supinamente il suo lento scorrere, piuttosto cercando di renderlo più nostro. Amico.