venerdì 26 dicembre 2025

GIOVANNA (un racconto gotico)

 (Prima pubblicazione 30.12.2012) © Crenabog 

Questo racconto è stato pubblicato nella antologia I VOLTI DEL MALE edizioni Porto Seguro


Era una gelida giornata di novembre, quando Giulio vide Giovanna per la prima volta. Non si aspettava certo, tra tutti quei volti, di incontrare un viso che lo avrebbe colpito tanto ma bastò un attimo. Quell'espressione delicata, sognante, quegli occhi grandi, abbassati dalla timidezza, quel velo candido che ne celava in parte le fattezze lo presero dentro e non riuscì più a liberarsi dal suo fascino. Eppure, due cose avrebbero dovuto sicuramente frenarlo, in questo suo impeto romantico, indubbiamente decadente; la prima, era che Giovanna aveva solo dodici anni. Cosa che, se poteva essere illegale, avrebbe anche potuto risolversi col tempo. L'altra invece non aveva alcuna possibilità di cambiare. Perché Giovanna era morta. Più di settant'anni prima. Giulio, infatti, aveva scorto il suo viso su una piccola lapide, alla quale facevano compagnia solo dei poveri fiori secchi e marciti da tempo, impolverata dall'incuria. La tragicità dell'insieme lo aveva colpito profondamente, aveva cercato di porvi rimedio pulendo, rassettando e offrendole dei fiori freschi ma l'abbandono che sembrava essere il destino della povera bambina pareva non conoscere fine. Da allora Giulio prese l'abitudine di recarsi a trovarla, recandole omaggio e chiacchierando con lei come se fosse presente. Non si rese minimamente conto di quanto la cosa potesse essere malsana, se non addirittura assurda anzi, cominciò a fare ricerche su di lei, finendo per passare le giornate negli archivi storici dei quotidiani cittadini, stancandosi gli occhi nello scorrere dei microfilm delle cronache locali e dei necrologi del periodo in cui Giovanna era morta. Inutile dire che non trovò mai nulla, neanche un accenno, niente che fosse così eclatante da meritare anche solo un trafiletto in ultima pagina. Accettò così Giovanna per quel che era, costruendo un vago castello di fantasie su di lei e lasciando che si installasse nel suo cuore, in quel posto che avrebbe dovuto essere occupato da un amore più reale, più tangibile e meno malsano. La bambina diventò un appuntamento quotidiano per Giulio: cominciò a pregare ogni momento libero affinché l'anima di lei risplendesse in cielo. Questo sicuramente fece del bene anche a Giulio, distraendolo dalla sua vita inutile, spesso attraversata da compagnie discutibili quando non proprio da galera, e costellata di occasioni perdute, di bivi intrapresi sbagliando direzione. Ma lo rese distratto, insofferente al mondo, chiuso in sé stesso e nelle sue fantasie crepuscolari. Si lasciò andare, dimagrì e la sua salute cominciò a perdere colpi; passava le giornate aspettando il crepuscolo, l'ora dilatata dal tempo che più lo avvicinava al sottile fremito del sentire Giovanna vicina a lui. Così finì per ammalarsi gravemente ma, invece di correre ai ripari come qualsiasi persona di senno avrebbe fatto, la sua monomania gli fece apparire l'avvicinarsi della fine non come un pericolo ma come il romantico avvicinarsi di un appuntamento galante. Le sue fantasie sfociarono persino in un tetro erotismo mortifero e certamente se qualcuno dei pochi conoscenti che ancora gli erano vicini fosse venuto a saperlo lo avrebbe pesantemente redarguito. Giunse l'ultima notte dell'anno, a due anni di distanza da quella bizzarra giornata che li aveva visti incontrarsi: Giulio era a letto, il pallore della sua pelle sembrava succhiare - in un estremo tentativo di nutrirsi - i colori lampeggianti delle esplosioni dei fuochi d'artificio che guizzavano nel cielo buio. Fu allora che qualcosa si smosse nel suo animo, trascinato in superficie da chi sa quali ricordi di una lontana giovinezza, della sua stessa infanzia, quei frammenti dimenticati di felicità familiare, quelle ombre liete che aveva barattato con un cammino sterile. Lacrime scesero sulle sue guance incavate e ispide di barba: balbettando, chiese perdono per tutto, per chi aveva abbandonato, per chi non aveva seguito, per tutto quel che non aveva fatto. Per sé stesso, anche, in un ultimo barlume di coscienza, chiese scusa a Dio. Ma non c'era Dio quella sera, al suo fianco. C'era invece qualcosa, un vago rischiararsi in fondo alla camera oscura, qualcosa che si avvicinava sempre più. Qualcosa che riuscì a fargli correre un brivido di gelo lungo la schiena. La bambina, o quel che era, allungò una mano diafana verso di lui e disse:

" Eccomi. Mi hai così tanto amato che ho finito per amarti anche io. Mi sembra di averti atteso per una eternità, ma ora non ci lasceremo più."

" Giovanna! - rantolò Giulio, sconvolto. - Sei venuta per portarmi in cielo con te? "

" Cosa ti ha fatto pensare che io stessi in cielo, amore mio? " - sibilò Giovanna, sdraiandosi su di lui, in un abbraccio gelido.

Le urla di Giulio si persero nel frastuono della città ignara.

***

Commenti scelti dei lettori dell'epoca : 

unpensieroxte : Ma è veramente bello questo racconto ! lo hai scritto tu ? a parte i vocaboli usati con grande intuizione e genialità il racconto seppur breve ti appiccica alla lettura. Grande elogio.

Un abbraccio Marco sei forte . Paolo

astro42 : La storia avvince fino alla fine. E' senz'altro il virtuale di quando non c'erano i computer

Ciò che avviene l'ha fatto ravvedere di tutti gli errori, la morte non più vista come incubo,ma non ha avuto la spinta a migliorare i rapporti con le persone e la vita terrena....Inconsciamente aveva il desiderio di unirsi a lei....

Capita anche realmente di desiderare di unirsi alla persona amata che è volata via.

Cicala.SRsiciliana : La storia è bellissima, avvincente, particolare, anche se un pò lugubre. Mi è sembrato di vivere un amore virtuale, in fondo Giulio si era innamorato di un'immagine. Quello che non ho capito, è chi era alla fine Giovanna, visto che non avrebbe portato in cielo Giulio. Mi manca la comprensione di quest'ultimo pezzettino di storia. Però è così bella che l'ho stampata. Un abbraccio, Rita.

Antelao : ammazate oh, Crena. Hai fatto correre un brivido anche lungo la mia, di schiena. Brrrr. E che cavolo! Ero tutto preso dal racconto, mi aspettavo la manina di Giovanna che prendeva quella di Giulio, che lo portava con se, in cielo...o all´ inferno, anche; ma brrrrrr. Sei un maestro quando scrivi queste storie. Ma te la sei sognata?

albaincontro : Il "noir" cattura sempre e il finale, solo vagamente intuibile, è inquietante. Pericoloso perdersi in fantasie surreali,anche se la fuga dalla realtà oggi sembra appetibile per lo squallore del presente.

Un abbraccio affettuoso e mille auguri di giorni felici.Alba

gattamannara : Davvero angosciante, sento ancora i brividi lungo la schiena, e quella mano gelida che mi ha stretto il cuore...

Alfred Hitchcock mi è sembrato un dilettante!

AquilaBianca.tp : Ciao Marco.

Sono rimasto senza parole anch'io. Non conosco questo genere di testi, però è stato molto coinvolgente.... sicuro di volerti occupare solo di fumetti?

Secondo me hai molto talento e tanta gente sarebbe interessata a leggere i tuoi testi.


POESIOLA NATALIZIA (scritta da mio figlio bambino)

 (Prima pubblicazione 20.12.2012) © Crenabog 


Anche quest'anno i notiziari si sono scatenati a mostrare interviste alla gente su cosa faranno per regalo a Natale e come si sentono, depressi ovviamente, a causa della crisi. Per una volta vorrei evitare di sentire le solite cose, che lasciano in bocca soltanto il gusto spiacevole di una visione consumistica, segno che il senso stretto - ed ultimo - della Natività si è perduto o almeno che han fatto di tutto per cancellarlo. Perciò, approfittando del fatto che come compito, a scuola, a mio figlio han dato da fare una poesia sul Natale, mi permetto di postare qui quel che ha scritto, che mi fa piacere e spero anche a voi.

Natale ritorna tra i fiocchi di neve

che scende bianca, che scende lieve.


Il cielo è grigio e ovunque è il gelo

e la tristezza mi sembra un velo.


Ma sempre torna la luce quaggiù

perché ogni anno rinasce Gesù.


Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

albaincontro : Delizioso, fresco prodotto di un'anima gentile. E' stato piacevole constatare che" buon sangue non mente" .Ciao Marco, un bacione al tuo ragazzo. Affettuosamente Alba

MorganaMagoo : caro...! che tenerezza..!

lupa.65 : Tenera e ha pure le rime questa poesia. Un grosso bacio al tuo novello poeta. Quanta ragione hai, ormai impazza il turismo nelle città dagli accattivanti mercatini di Natale, che pure servono ed aiutano la crescita, ma quanta desolazione nel vedere la tristezza negli uomini, nei padri che non sanno dove sbattere la testa perchè hanno perso il lavoro o perchè quanto guadagnano non è sufficiente a dare una vita dignitosa alla propria famiglia, ed ora che viene Natale per loro è ancora più dura. Si dovranno mostrare ai figli nella loro nuda disperazione e desolazione, dovranno dire ai propri figli che non sono stati capaci di dare a loro quello che hanno i propri amici. Eppure hanno tanta dignità. Ecco se noi, in questi giorni, portassimo nel cuore la sofferenza di tutti i padri e le madri, probabilmente daremmo a questo Natale il vero valore, perchè, come scrive tuo figlio, ogni anno torna la luce quaggiù perchè rinnoviamo la nascita di Gesù.

Lucrezya.57  : Ciao Crena bellissima poesia che ha esplicato tuo figlio questo dovrebbe far riflettere tutta quella gioventu invece che pensa all'ultimo ipod tablet e quanto altro....queste sn le vere cose che toccano l'animo di ogni genitore altro che Natale del consumismo ...un abbraccio a te e tatino Lucrezya

goccesulmare : Leggera, fresca, con le caratteristiche di un Natale di altri tempi, ma anche con una base di speranza fatta di luce che porta cose nuove...ha preso tutto del papà

POESIOLA MATTUTINA (dedicata a mio figlio bambino)

 (Prima pubblicazione 18.10.2012) © Crenabog 


Oggi all'alba, in via Paisiello,

è successo un fatto bello.

Un omino, da un de' balconi,

tirava giù dei rossi palloni:

eran palloni a forma di cuore,

scendevano piano, senza rumore.

Subito, al volo, mi sono fermato

e uno di loro mi sono rubato

perchè mi son detto,

tenendolo stretto:

C'è niente di meglio,

di primo mattino,

del portare a tuo figlio

un bel palloncino?


Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

Hamsho : Basta poco si !

Ma tu ... tu lasci senza parole, sgomenti, con la signorilità che al tuo essere appartiene.

Volevo rubarla (da buon napoletano ) e visto che il piccolo l'ha già fatto ne approfitto perchè i figli son tutti eguali.

ororosso.LT : ci sono persone come te, che il loro star bene dipende dal sorriso del proprio bambino, tuo figlio è un ragazzino fortunato, tu sei un papà fortunato.

Bella la foto che hai messo, belle le parole della tua poesia, dimostrazione del vero senso dell'amore.

gattamannara : Crena, i tuoi versi, mi ricordano il grande Gianni Rodari, le sue novelle fresche, allegre e con una grande morale...

Sono i piccoli gesti, che fanno capire alle persone che li amiamo, e

che li pensiamo durante la nostra giornata:)

Un abbraccio affettuoso!

parnassius2 : Ma che BELLA Marco....veramente Bella!

I nostri figli sono tutti i pezzi del nostro cuore....sono la nostra stessa Vita!

Mi hai riempito l'animo di felicità credimi....

lacasadelladea : E' davvero bellissima Marco...mi ha divertito e commosso...tuo figlio sarà una gran bella persona grazie a te.

IL PREZZO (un racconto horror)

 (Prima pubblicazione 14.09.2012) © Crenabog 

Questo racconto è stato pubblicato nell'antologia I VOLTI DEL MALE edizioni Porto Seguro


" E dai, mamma, ma tutti gli altri vanno con il pullman, perchè devo sempre andarci con voi..."

" Senti, te l'ho detto tante volte, così stiamo più tranquilli..."

" Ma poi mi prendono in giro, sto in seconda adesso, me ne dicono di tutti i colori."

" Senti, facciamo così, che non ne posso più. Ora telefono a tuo padre che viene a prenderti all'uscita dell'autobus: o così o niente."

" Va beeeene..."


Ci sono riuscito! Finalmente. Posso andare a scuola come tutti gli altri. E poi c'è papà che comunque viene lì. Così poi si abitua e poi ci vado per conto mio. Che non ne posso più di farmi prendere in giro. E pure Erik ieri mi ha preso a calci lo zaino. E loro vanno tutti da soli... Ecco l'autobus, bacio a mamma, ci ho tutto? Sì, salgo. Ecco. Non ci sta da sedersi? No, e figurati. Mi devo attaccare però, se no casco. Quanta gente. E che cavolo, co'ste borse della spesa, questa non si può spostare? Quanto traballa. Ma non sale nessuno degli altri bambini? Avranno preso un pullman diverso? E' troppo presto? Che puzza. Ahia! E state attenti. Sono io che sono piccolo o sono tutti troppo alti? Non vedo altro che cinture e gambe. Scende qualcuno? Ci fosse un posto, quanto pesa 'sto zaino. Mi fa male la schiena. Avrò messo tutti i libri? Se prendo un'altra nota chi lo sente il babbo. Va a finire che non mi fa più andare a giocare da Irene. E il piccolo Daniele poi, come faccio a giocarci? Devo portargli i miei libri di quando ero piccolo, ha detto papà, tanto che io non li uso più. A lui piacciono. Però mi dispiace lasciare le mie cose di quando ero ancora bambino, tutti i miei giocattoli e i libri. Quanta gente, mi manca l'aria. Forse facevo meglio a farmi portare con la macchina da papà. Perché si strusciano tutti, che puzza. Sembrano tutti vecchi. Guarda questo quanto è sporco. Sarà uno zingaro? Non è che mi aprono lo zaino da dietro? Se mi rubano i panini che mangio a scuola? Ma quando si arriva? Sono stanco che pesa tutto 'sto coso... Perché mi toccano? Chi è che mi tocca dietro? Aoh. Che vuole questo? Quanto è brutto, guarda che faccia. Che vuole? Mi sposto, ma è tutto pieno, senti che alito che ha questa. Puzza di roba vecchia. A quello ci ha la bava che cola. Schifo! Eheh, guarda questo, ma che roba, ha tutti i calzoni che sembrano bagnati, se la sarà fatta sotto? Ma non entra nessun bambino? E i miei compagni quando arrivano? Quanto ci mette ad arrivare al capolinea. Quanto sarà passato? Non mi sono portato l'orologio da tasca che mi ha preso papà. Lo scordo sempre sul tavolino, poi ci credo che si arrabbia se non arrivo in tempo. Devo metterlo in tasca stasera. Chi è che mi tocca la testa? Come "Che bel bambino" ma chi sei, aoh. E levati. Non mi toccare. Mamma ha detto di non parlare con nessuno. E che devo andare dal guidatore se succede qualcosa. Come ci arrivo? Non riesco a muovermi. Tutto questo puzzo, guarda che mani che ha quello, tutte rugose. Questa signora è così grassa, suda come...un maiale, ahah. Eh, va be', non si dicono queste cose. Ma che porcheria. Perché continuano a guardarmi? Con quelle facce, poi. Non avete mai visto un bambino? Quanto è passato? L'ultima fermata non arriva mai? Sembra più buio. Starà per piovere? Mi bagnerò i piedi, non ho gli stivali rossi di gomma, ho messo quelle da ginnastica. No, non ci sono nuvole. Però è più buio. Ma che ora è, devo andare a scuola. Tossisce, quello lì. Guarda, sputacchia saliva. Bheee, che schifezza. Mi devo pulire, zozzo, ma in faccia a me dovevi sputacchiare? Lurido. Non mi reggo bene, mi tremano le gambe, sarà che sono stanco. Dovevo andare in macchina. Domani glielo dico, non ci voglio stare da solo sul pullman. Mi manca, papà. Mi bacia sempre in fronte e mi fa il segno della croce. Gli altri non hanno un papà così. Accidenti a me. Mi lacrima un occhio. Sembro quella vecchia lì seduta, se si togliesse potrei sedermi, sgocciola tutta, sarà raffreddata? Me lo attaccherà? Chi è che mi si struscia dietro. A luridi! Che vogliono? Perché questo ha messo la mano sulla mia? Ha tutte le unghie nere e mangiate. Voglio una caramella, in che tasca l'ho messa? Oh ecco dove stava il puffo con la palla da bowling. Questo a Filippo piace, dice che me lo scambia con una HotWheel, bene, una per la mia collezione, che così ne ho davvero tante. Magari se andiamo al mercato sabato papà me ne compra una... Mi manca l'aria. Non ce la faccio più a stare qua dentro. Ma che hanno le mie mani? No. Ma come. Che sono tutte queste cose, quelle macchie. Quelle grinze? Che è successo? Mi sono sporcato? Mi fanno male i denti. Devo soffiarmi il naso, non scende mai nessuno? Sta colando. Mi viene da tossire. Se ne accorgeranno se sputo per terra? Che è questa porcheria? Catarro? Così? Ah! Mi fa male la testa...


E' così buio adesso fuori. Staremo per arrivare? Il pullman sta frenando, sembra che vogliano scendere. Finalmente. Papà sarà già arrivato? Ma che ora è? Devo scendere anche io visto che ha spento il motore...


" Avete visto un bambino? Scusi, autista, non c'era un bambino sul pullman? Non lo ha visto? Signora, ha visto un bambino? E' l'ultimo, questo autobus? Nessuno ha visto un bambino? "


Ma non è papà, quello lì? Papà! Eccomi! Ah, ce l'ho fatta ad arrivare, finalmente. Papà...


" Signore, mi scusi, vedo che non c'è nessun altro sull'autobus, mi dia la mano che l'aiuto a scendere, venga, non ha visto un bambino, aveva una maglia gialla e lo zaino rosso e nero. Non ci ha fatto caso? Oddìo, dove è andato, dove sarà sceso, oh santo iddio, nessuno lo ha visto? "


Papà... ma... che è successo?

***

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

serenella21 : il bambino ha pagato un prezzo troppo alto x aver desiderato salire su quell'autobus

..cioe ke rappresenta la vita  bella metafore marco  ma triste racconto sempre impareggiabile nei tuoi racconti

venuste : beh..... ho un nodo in gola e gli occhi pieni di lacrime quando leggo di un papa' che parla di suo figlio.... il suo amatissimo figlio..

questi sono i papa' quelli che proteggono di figli e che la testa va a mille pensando al loro futuro... specie poi in questi tempo moderni.. ma poi penso che di tempi buoni non ce ne sono mai stati...E si.. mi ricorda una delle tue meravigliose fiabe..La voglia di crescere appartiene a tutti noi.... ed il tempo passa cosi veloce dopo i 10 anni..... che poi ci si ritrova sposati e con figli.. e ti manca tanto

quell'abbraccio dei genitori.... ogni giorno di piu'... ogni anno che ci invecchia.. lo vorremmo di piu'... cosa?????? essere bambini mano nella mano con loro....e bravo Marco..... ed il tuo ritorno alla grande

albaincontro  : Incredibile, una metamorfosi in brevissimo tempo. Un viaggio angosciante  sei riuscito a coinvolgermi nell'ansia del protagonista.

Aljsja : Bellissimo! Confesso che nn ho capito subito, mi son chiesta come mai il bambino vede il padre mentre il padre nn lo vede...curiosità esaudita leggendo i tuoi commenti...èh si c'è proprio tutto! Questo nostro viaggio che è la vita insieme a ciò che nn ci piace (le difficoltà da affrontare) le dolcezze (una caramella a portata di mano) e nonostante la crescita, la trasformazione esterna, resta in noi il bambino che eravamo.

malenaRM : Ai confini della e nello stesso tempo immerso nella realtà, con l'inquietante aggiunta della vecchiaia virale. Bellissimo racconto, crena.

forteapache : Un racconto forte, che rivela come forse nessun altro dei tuoi che ho letto la tua predisposizione letteraria orientata all'horror, non solo alla favola. I questo caso però io credo abbia giocato un ruolo fondamentale l'essere poliziotto, una certa deformazione professionale. Un semplice impiegato non avrebbe avuto i tuoi stessi preziosissimi suggerimenti. Non voglio poi neanche immaginare cosa avrebbe pensato il bambino se fosse stata una bambina. Ma chissà che tu prima o poi non ce lo faccia sapere, regalandoci ancora una lettura originale e interessante come questa.



L'AMANTE ( ragionamenti sul ruolo dell'amante nei rapporti)

 (Prima pubblicazione 08.11.2019) © Crenabog 


Leggendo parecchi messaggi nelle bacheche, e non solo in questi giorni e non solo di giorno - quando chi sa come mai sembra ci si automoderi un pochino - mi è apparso evidente, sicuramente anche a voi amici lettori, quanto ci sia una differenziazione drammatica nelle aspettative esposte da chi scrive. Se da una parte troviamo chi cerca amicizie sentimentali, compagnia per la vita (quel che ancora avanza), amori romantici, dall'altra parte troviamo richieste senza peli sulla lingua (non fate battute...) con specifiche su misure, età, prestazioni e quanto altro. Queste di solito partono dai maschietti, le altre invece dalle gentili (non sempre) signore e da persone di età avanzata. Esiste anche, come un curioso fil rouge, una specie di continua denigrazione del ruolo dell'amante, come se debba esistere soltanto il probabile coniuge o il pezzo di carne da portare a letto. Eppure questa figura è sempre esistita, ha oltrepassato i secoli nell'arte, nella letteratura, è diventata punto di riferimento ideale per masse di persone emotivamente pronte a desiderare il meglio; perché in fondo è questo che ci si aspetta dall'amante, il meglio. Non la botta che ti spacca il cuore con il colpo di fulmine ma un rapporto cosciente, maturo - ma sì, anche tra o con giovani - ed appagante. Non il normale, reiterato rapporto coniugale basato su consolidati scambi affettivi e reciproco rispetto, ma il fuoco, la passionalità, la fantasia, il gioco. Che magari era quello che succedeva nei primi tempi di un eventuale fidanzamento, subitaneamente svanito nelle brume della legittimazione sociale e civile. La complicità, ecco, quel capire al volo i desideri dell'altro/a ed essere felice di assecondarli sapendo che anche l'altro/a si comporterà ugualmente. Nel ruolo dell'amante si cala sempre chi è pienamente consapevole degli impegni del partner, sa benissimo che gli sta dando quel che nessuno gli dà più o non gli ha mai dato, e nel caso che entrambi stiano giocando a carte scoperte, con i limiti del rapporto ben chiari, ognuno dei due cercherà di ricavare il più possibile senza angustiare l'altro/a con i soliti problemi quotidiani, in un balletto che riporta la coppia agli anni della gioventù scapestrata, spensierata, quando uscivi per andare a far sesso in piedi contro un albero in un parco e non uscivi per andare a fare la spesa litigando su quale discount costi meno o accetti i buoni pasto. Forse l'amante, figura mitica, mitizzata, desiderata da chiunque e quasi da nessuno ammessa (guardate quante scuse, quante reprimenda gli si caricano in qualsiasi post leggiate) non è altro che il sentiero per tornare all'età dell'oro, l'afflato pànico della vita, quel sapore selvaggio ed incosciente, l'ultima delle paure che questa società criminale ci concede di avere senza che ne derivi un danno ferale. Una relazione tra amanti può durare anni, può durare all'infinito, restando ognuno dei due libero di gestire la propria vita, sia chi ha famiglia sia chi invece vive anche del lavoro e con altre amicizie. E' nel silenzioso, nascosto, mai dichiarato terrore di perdere questa ritrovata giovinezza, questo scalpitare dei sensi, che sta il segreto della longevità del rapporto e, diversamente da quel che succede con le altre persone familiari solo con l'amante si riesce - e si deve - ad essere pienamente sinceri, e anche questo è un passo fondamentale per la costruzione del rapporto. Però, sembra essere una cosa quasi impossibile a realizzarsi, almeno rispetto a come era lo scambio dei rapporti fino a parecchio tempo fa, forse saranno le nuove epidemie che hanno congelato gli approcci dal vero, forse sarà che frequentando siti - come questo, giusto per dire - si finisce per convincersi che tutti e tutte siano dei falsi. Magari perché o le persone appaiono troppo datate e poco gradevoli, o perché non hanno la foto e chi si fida più, o perché non ci si trova mai nella stessa città (in undici anni avrò incontrato due amiche che vivevano qui, come se invece non ce ne siano a centinaia, forse sono io che sono orrendo, chi sa!) tutti parlano, parlano ma nessuno vuole realmente che succeda. Strano, stranissimo, o sono i tempi che sono cambiati ed hanno ragione gli otaku giapponesi che vivono chiusi in camera con bambole e donnine virtuali in 3d. Come facciano a farci sesso resta un mistero, per me, legato a sistemi passati di moda, però, diamine, quanto ci si divertiva quando quei sistemi funzionavano alla grande! Chiudo augurando a tutti e tutte di trovare quel che cercate, capite cosa volete, aprite gli occhi e godetevi questa vita fin che potete, che a stare seduti a contarsi le rughe davanti ad una tastiera ci vuole un attimo e non se ne esce più. 

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

bialy : salvo rarissimi casi in cui il compagno di vita coincide con l'anima gemella e l'idillio si rinnova senza mai spegnersi, per il resto l'umanità deve fare i conti con questa stortura chiamata fedeltà. Parola bellissima che si veste di un valore altissimo quando è libera scelta fatta con gioia e convinzione piuttosto che con devozione e sacrificio. Le emozioni sono l'unico indizio che ci da la certezza di essere ancora vivi, di non sopravvivere e l'uomo (inteso come genere umano) ne ha bisogno a qualsiasi età. Francamente trovo piuttosto patetici i tentativi ingegnosi per ravvivare un rapporto, dobbiamo rassegnarci al fatto che viviamo ad un ritmo simile a quello del cuore, esiste un periodo per contrarci ed uno per espanderci e la fortuna sarebbe poter seguire questo ritmo entrambi, come coppia ma non sempre è così. Amare e desiderare non sono crimini, dovrebbero essere accettati, forse un giorno ormai spogli da tutti gli orpelli che secoli di morale ci hanno imposto, saremo liberi di amare senza gelosia e senza sentimento di possesso, liberi di lasciare libero/a il proprio compagno, forse allora la voglia di stare insieme ritornerà come un valore necessario e non imposto.

AllegroRagazzo.Morto : e invero più nulla attira la mia curiosità verso l'umana razza, io non la salverei dipendesse da me... sfortunatamente o fortunatamente non dipende da me e così mio malgrado noi umani immancabilmente resteremo ivi sino a che eventi molto più interessanti di noi prenderanno il nostro posto in modo del tutto arbitrario e subitaneo. Allora forse miliardi di menti piccole ed ottuse arriveranno a formulare un unico vero pensiero alveare ma nell'istante stesso di questa presa di coscienza totale si verrà annichiliti senza potersene neanche rendere conto. Al destino o al tempo non manca ironia e se tempo è quanto si intenda manchi e se destino è solo un altro modo di definire ciò che di fatto non piaccia a ragion veduta, il soggiorno su questa roccia, terza dal sole, potrebbe divenire ancor più scomodo, più di quanto già non sia...A volte penso, a volte scrivo, inizio a credere che sia l'una che l'altra siano azioni ormai prive di significato, per me che le compio in primis ed ancor più per chi se le ritrovi in frammenti in giro. Declino il quotidiano per assoluti e per costanti e ciò mi libera dal carico emozionale scomodo e a questo punto del tutto inutile. Amanti? Il gioco degli amanti è come il black jack, sembra avere di fatto buone possibilità di vittoria ma in un indice di tempo abbastanza lungo la vittoria è solo una declinazione ineluttabile di sconfitta. Il mio cuore è sempre stato un vuoto a perdere e l'anima è solo la velina che lo incarti per renderlo meno unto e presentabile...Comunque vada.... ti abbraccio amico caro.