(Prima pubblicazione 30.12.2012) © Crenabog
Questo racconto è stato pubblicato nella antologia I VOLTI DEL MALE edizioni Porto Seguro
Era una gelida giornata di novembre, quando Giulio vide Giovanna per la prima volta. Non si aspettava certo, tra tutti quei volti, di incontrare un viso che lo avrebbe colpito tanto ma bastò un attimo. Quell'espressione delicata, sognante, quegli occhi grandi, abbassati dalla timidezza, quel velo candido che ne celava in parte le fattezze lo presero dentro e non riuscì più a liberarsi dal suo fascino. Eppure, due cose avrebbero dovuto sicuramente frenarlo, in questo suo impeto romantico, indubbiamente decadente; la prima, era che Giovanna aveva solo dodici anni. Cosa che, se poteva essere illegale, avrebbe anche potuto risolversi col tempo. L'altra invece non aveva alcuna possibilità di cambiare. Perché Giovanna era morta. Più di settant'anni prima. Giulio, infatti, aveva scorto il suo viso su una piccola lapide, alla quale facevano compagnia solo dei poveri fiori secchi e marciti da tempo, impolverata dall'incuria. La tragicità dell'insieme lo aveva colpito profondamente, aveva cercato di porvi rimedio pulendo, rassettando e offrendole dei fiori freschi ma l'abbandono che sembrava essere il destino della povera bambina pareva non conoscere fine. Da allora Giulio prese l'abitudine di recarsi a trovarla, recandole omaggio e chiacchierando con lei come se fosse presente. Non si rese minimamente conto di quanto la cosa potesse essere malsana, se non addirittura assurda anzi, cominciò a fare ricerche su di lei, finendo per passare le giornate negli archivi storici dei quotidiani cittadini, stancandosi gli occhi nello scorrere dei microfilm delle cronache locali e dei necrologi del periodo in cui Giovanna era morta. Inutile dire che non trovò mai nulla, neanche un accenno, niente che fosse così eclatante da meritare anche solo un trafiletto in ultima pagina. Accettò così Giovanna per quel che era, costruendo un vago castello di fantasie su di lei e lasciando che si installasse nel suo cuore, in quel posto che avrebbe dovuto essere occupato da un amore più reale, più tangibile e meno malsano. La bambina diventò un appuntamento quotidiano per Giulio: cominciò a pregare ogni momento libero affinché l'anima di lei risplendesse in cielo. Questo sicuramente fece del bene anche a Giulio, distraendolo dalla sua vita inutile, spesso attraversata da compagnie discutibili quando non proprio da galera, e costellata di occasioni perdute, di bivi intrapresi sbagliando direzione. Ma lo rese distratto, insofferente al mondo, chiuso in sé stesso e nelle sue fantasie crepuscolari. Si lasciò andare, dimagrì e la sua salute cominciò a perdere colpi; passava le giornate aspettando il crepuscolo, l'ora dilatata dal tempo che più lo avvicinava al sottile fremito del sentire Giovanna vicina a lui. Così finì per ammalarsi gravemente ma, invece di correre ai ripari come qualsiasi persona di senno avrebbe fatto, la sua monomania gli fece apparire l'avvicinarsi della fine non come un pericolo ma come il romantico avvicinarsi di un appuntamento galante. Le sue fantasie sfociarono persino in un tetro erotismo mortifero e certamente se qualcuno dei pochi conoscenti che ancora gli erano vicini fosse venuto a saperlo lo avrebbe pesantemente redarguito. Giunse l'ultima notte dell'anno, a due anni di distanza da quella bizzarra giornata che li aveva visti incontrarsi: Giulio era a letto, il pallore della sua pelle sembrava succhiare - in un estremo tentativo di nutrirsi - i colori lampeggianti delle esplosioni dei fuochi d'artificio che guizzavano nel cielo buio. Fu allora che qualcosa si smosse nel suo animo, trascinato in superficie da chi sa quali ricordi di una lontana giovinezza, della sua stessa infanzia, quei frammenti dimenticati di felicità familiare, quelle ombre liete che aveva barattato con un cammino sterile. Lacrime scesero sulle sue guance incavate e ispide di barba: balbettando, chiese perdono per tutto, per chi aveva abbandonato, per chi non aveva seguito, per tutto quel che non aveva fatto. Per sé stesso, anche, in un ultimo barlume di coscienza, chiese scusa a Dio. Ma non c'era Dio quella sera, al suo fianco. C'era invece qualcosa, un vago rischiararsi in fondo alla camera oscura, qualcosa che si avvicinava sempre più. Qualcosa che riuscì a fargli correre un brivido di gelo lungo la schiena. La bambina, o quel che era, allungò una mano diafana verso di lui e disse:
" Eccomi. Mi hai così tanto amato che ho finito per amarti anche io. Mi sembra di averti atteso per una eternità, ma ora non ci lasceremo più."
" Giovanna! - rantolò Giulio, sconvolto. - Sei venuta per portarmi in cielo con te? "
" Cosa ti ha fatto pensare che io stessi in cielo, amore mio? " - sibilò Giovanna, sdraiandosi su di lui, in un abbraccio gelido.
Le urla di Giulio si persero nel frastuono della città ignara.
***
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
unpensieroxte : Ma è veramente bello questo racconto ! lo hai scritto tu ? a parte i vocaboli usati con grande intuizione e genialità il racconto seppur breve ti appiccica alla lettura. Grande elogio.
Un abbraccio Marco sei forte . Paolo
astro42 : La storia avvince fino alla fine. E' senz'altro il virtuale di quando non c'erano i computer
Ciò che avviene l'ha fatto ravvedere di tutti gli errori, la morte non più vista come incubo,ma non ha avuto la spinta a migliorare i rapporti con le persone e la vita terrena....Inconsciamente aveva il desiderio di unirsi a lei....
Capita anche realmente di desiderare di unirsi alla persona amata che è volata via.
Cicala.SRsiciliana : La storia è bellissima, avvincente, particolare, anche se un pò lugubre. Mi è sembrato di vivere un amore virtuale, in fondo Giulio si era innamorato di un'immagine. Quello che non ho capito, è chi era alla fine Giovanna, visto che non avrebbe portato in cielo Giulio. Mi manca la comprensione di quest'ultimo pezzettino di storia. Però è così bella che l'ho stampata. Un abbraccio, Rita.
Antelao : ammazate oh, Crena. Hai fatto correre un brivido anche lungo la mia, di schiena. Brrrr. E che cavolo! Ero tutto preso dal racconto, mi aspettavo la manina di Giovanna che prendeva quella di Giulio, che lo portava con se, in cielo...o all´ inferno, anche; ma brrrrrr. Sei un maestro quando scrivi queste storie. Ma te la sei sognata?
albaincontro : Il "noir" cattura sempre e il finale, solo vagamente intuibile, è inquietante. Pericoloso perdersi in fantasie surreali,anche se la fuga dalla realtà oggi sembra appetibile per lo squallore del presente.
Un abbraccio affettuoso e mille auguri di giorni felici.Alba
gattamannara : Davvero angosciante, sento ancora i brividi lungo la schiena, e quella mano gelida che mi ha stretto il cuore...
Alfred Hitchcock mi è sembrato un dilettante!
AquilaBianca.tp : Ciao Marco.
Sono rimasto senza parole anch'io. Non conosco questo genere di testi, però è stato molto coinvolgente.... sicuro di volerti occupare solo di fumetti?
Secondo me hai molto talento e tanta gente sarebbe interessata a leggere i tuoi testi.

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