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mercoledì 24 dicembre 2025

CARLETTO MANZONI , UMORISTA (L'unico amore, i libri rari)

 (Prima pubblicazione 12.04.2019) © Crenabog 


L'unico amore, quella passione ribollente, che mai mi ha abbandonato nella vita, lo ammetto, ed è sempre stato ampiamente ripagante quanto meno se rapportato agli amori sentimentali con ragazze o donne che ho conosciuto in questi lunghi anni, è e resta quello per la letteratura. Ma letteratura tutta, non solo quella "alta" o quella modaiola. Da maniaco bibliofilo ho accumulato oltre diecimila libri e chi sa quanti altri mi sono passati per le mani finendo rivenduti; ricordo ad esempio quando partii per Siena per regalare alla mia Contrada un lascito di circa cinquecento libri così che li potessero leggere nelle loro sale. E ancora ricordo l'unico libro che mai abbia fatto le corse a rivendere senza neppure averlo finito, tanto mi era risultato insopportabile (badate, io sono uno che legge da Stephen King all'Ariosto, quindi veramente di tutto), fu un libro di Galasso "Le nozze di Cadmio e Armonia", acquistato ahimè spinto dalle critiche e recensioni favorevoli. Mai più, da allora ho sempre cercato di scegliere e questo mi ha portato a formare collezioni di grande valore, dato che certosinamente andavo rovistando tra librerie dell'usato e antiquari, componendo quindi clamorose collezioni di Tolkien, Mishima, Celine, Huysmans (del quale, giusto per dire, la ricerca de "Le folle di Lourdes" mi è durata anni), D'Annunzio e tanti altri. Tra questi con orgoglio so che spiccano i moltissimi libri che amo definire degli Umoristi Italiani del Novecento, perle rare che si riescono a trovare - per alcuni autori - solo in economiche ristampe ma manchevoli nei listini di infiniti titoli. E mi è doveroso ricordare Marchesi, Mondaini, Metz, Mosca, Manzoni, Campanile e Guareschi. Di Giovannino esistono moltissime ristampe quindi è tuttora alquanto facile per l'appassionato avvicinarsi all'inventore di Peppone e Don Camillo, ma per gli altri - fatto salvo Campanile che viene ancora ristampato - bisogna lottare con denti e unghie per trovare libri d'epoca. Ne parlavo questi giorni appunto con gli amici di " progetto.mondopiccolo ", un gruppo su Instagram di appassionati di Guareschi che si chiedevano se veramente avevo i libri del Carletto Manzoni di cui favoleggiavo.


Carletto Manzoni, 16 aprile 1909-16 maggio 1975, fu uno dei più fini autori satirici che abbia attraversato il nostro paese, collaborando al mitico IL BERTOLDO di Guareschi, insieme a Giovannino e a tutte quelle belle penne i cui nomi citavo poc'anzi. I suoi racconti vanno dall'umorismo puro al demenziale, passando per la satira arguta ma salace, e alla strepitosa presa in giro dei gialli americani che nel dopoguerra la Mondadori aveva imposto nelle edicole. Manzoni si immedesimava a tal punto che è facile ricordarlo col baffetto, la pipa e il cane esattamente come il suo personaggio Chico Pipa - investigatore privato - e Scarpa il cane da fiuto che lo aiuta. Se si va a guardare Wikipedia si trovano citati meno di venti titoli, il che dimostra che la sua scheda è quanto meno poco accurata, considerato che la mia collezione, parte della quale vedete nelle foto, è di ventitre titoli, quasi tutti datati tra il 1955 e il 1964 quindi prime edizioni, cosa che - quando se la sono trovata davanti visivamente - ha fatto cascare le braccia agli amici guareschiani che non sono mai riusciti a mettere le mani su così tanti libri del Manzoni. C'è poco da fare, veramente l'amore per la lettura sa dare grandi soddisfazioni se lo si coltiva attentamente, prova ne è il mio vizio di creare collegamenti tra i libri, non ricercando unicamente titoli particolari ma sceverando dettagli che finiscono per formare quell'aura leggendaria che sempre ammanta le bizzarre scoperte del bibliofilo. Un esempio, nel celebre libro horror PASQUA NERA di James Blish c'è una scena in cui un demone femmina si presenta ad uno dei clienti del mago Theron Ware per sedurlo come succubo: questa donna bellissima ha al collo un pendente a forma di goccia con inciso "Cazotte". Nel libro nulla viene spiegato al riguardo ed il lettore facilmente ci scivola sopra come un dettaglio di poca importanza; qui invece il demone della curiosità che da sempre attanaglia il bibliofilo lo spinge sull'usta a cercare di saperne di più. Proprio questo mi portò, anni dopo e alla fine di bizzarre ricerche, a scoprire che veniva citato Cazotte, un antico scrittore francese autore de "Il diavolo in amore", storia simile di possessione erotica. Riuscii con grande soddisfazione a trovarne una copia ristampata da Franco Maria Ricci nella collana La biblioteca di Babele ma non posso non rimpiangere la ghiotta occasione che mi sfuggì dalle mani - tradotto in italiano volgare non mi bastarono i soldi - quando da un antiquario trovai la prima edizione italiana dell'ottocento ricca di illustrazioni. Ecco, queste sono - anche se non si riesce poi ad averle concretamente tra le mani nelle proprie collezioni - quelle cose che a chi come me è divorato da tale passione diventano racconti da narrare intorno al fuoco, quegli incontri rarissimi con certe arabe fenici che hanno illuminato un giorno i nostri sentieri per svolazzarsene allegre nelle biblioteche di chi sa chi altro. E potrei parlarne all'infinito ma la dimostrazione del mio essere, la più tangibile, è proprio quella che avete sotto gli occhi, quando non leggo scrivo, in un eterno circolo vizioso benché il piacere fisico dei fogli di carta, magari pesanti e dai contorni grezzi come un secolo fa, o fragili e ingialliti da maneggiare con amorevole attenzione sia ben lungi da quello della semplice, rapida, lettura nel web, che par di stare in una grande piazza rumorosa a tentare di afferrare qualche discorso la cui interezza sfugge e il cui ricordo non si mantiene. La carta, sì, l'inchiostro e i minimi solchi lasciati dai piombi tipografici... lasciatemi chiudere con una battuta ironica che forse sarebbe piaciuta alla buonanima di Paolo Poli. " se non avessi più la carta, non riuscirei nemmeno più ad andare in bagno..."

E buona lettura a tutti.


Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

EtruscanLady : Sono entrata nel tuo blog, ho letto il post, ho messo un "mi piace" , nel frattempo qualcuno mi ha chiamata dicendo che era pronto in tavola, quindi non ho avuto tempo per il commento. Ero già al corrente del tuo amore per la lettura e la quantità di libri che possiedi, difficile per un comune mortale come me tra: lavorare, fare la moglie, fare la nonna, fare le faccende di casa riuscire a leggere quella quantità di libri che hai letto e puoi continuare a fare tu. Ognuno di noi ha un tipo di vita diverso e, un poco invidio i tuoi tempi per poterlo fare. In verità ne ho parecchi anche io ma almeno la metà devono ancora essere sfogliati. Un cliente alcune settimane fa al quale devo vendere un'azienda agricola nelle vicinanze, in occasione di una visita mi regalò con tanto di dedica in libro scritto da lui che purtroppo non ho ancora avuto il tempo di leggere e me ne dispiaccio perchè sicuramente si starà chiedendo il perchè di un mancato riscontro del mio pensiero su di esso. Il libro si intitola : Il mio nome è SENECA, mentre l'autore è Massimo Gregori Grgic, editore Il Ciliegio, è il suo IX libro. Vorrei avere il tempo di leggerlo e comunicargli le mie impressioni ma da un po' di tempo non riesco a concentrarmi sulla lettura di qualsiasi genere essa sia. Mi perdonerà., ho scorso le prime pagine e sembra interessante ma davvero mi mancano entusiasmo e volontà di poter continuare, almeno per il momento. La lettura è cultura, la scrittura è dimostrazione del nostro sapere e noi siamo tutto questo anzi Tu lo sei, e questo credo che nella vita sia molto importante. Mentre per me cito questa frase proprio di Seneca : "Avvilita è la mente che è ansiosa per gli eventi futuri..." Buona serata e un abbraccio.


UNA FAVOLA POLITICAMENTE SCORRETTA (un divertimento esagerato)

 (Prima pubblicazione 03.07.2012) © Crenabog 


C’era una volta , in un paese lontano lontano , un signore molto ricco che, grazie al suo duro lavoro di rivenditore di prugne lassative adulterate - molto ricercate dalla popolazione gravata da una dieta di patate dolci, wurstel e cervogia – aveva potuto costruirsi un castello. Ma non un castello grande e grosso, più un castelletto, insomma una specie di grande fattoria circondata da frutteti di prugne ma abbellita da comignoli merlati e da un fossato tutt’intorno, che aveva riempito di sanguisughe perennemente affamate. Il signore non vedeva di buon occhio tutti i villici che andavano a farsi i salassi nel fossato e finì per far pagare un biglietto a tutti gli afflitti da gotta, malattie reumatiche e da eccessiva produzione di emoglobina. Il che lo arricchì ancor più. Aveva una moglie molto devota alle Sacre Scritture la quale, ad ogni accoppiamento annuale gli faceva dono di un figliolo. Si ritrovò così con sette figli maschi e diventò molto nervoso perché voleva una femminuccia. Una notte buia e tempestosa, messosi gli occhiali da sole per non farsi riconoscere, condusse i figlioli nel bosco deciso a farli perdere, sperando che la Provvidenza gli facesse giungere in cambio la figlia femmina. Benché avessero provato a seminare briciole di pane raffermo non trovarono la strada di casa perché l’ultimo, un dormiglione perennemente affamato dalle orecchie a sventola , le mangiò tutte. Resisi conto della grave situazione decisero che avrebbero dovuto mangiare e siccome il padre gli diceva sempre che per mangiare bisogna lavorare, si misero a lavorare. Non avendo altro con sé che dei picconi, scavarono e scavarono e scavarono, fino a realizzare una meravigliosa galleria. Trovarono un infinità di funghi e di essi si nutrirono, sviluppando una filosofia gastronomica salutista che portò il più dotto di loro a pubblicare un ponderoso volume subito esaurito nelle librerie, sulle virtù di certi funghetti allucinogeni. Poi, una volta cresciuta la barba e tatuatosi tutto, col ricavato comprò una Harley e si unì a Jack Kerouac per andare a vendere libri on the road. Gli altri sbucarono finalmente nel giardino privato della regina d’Inghilterra che, valutate le possibilità economiche di quel tunnel sotto la Manica, li fece rinchiudere nella Torre di Londra per non dargli la percentuale sul pedaggio autostradale. Da lì fuggirono anni dopo insieme ad Edmond Dantes travestiti da eremiti, benedicendo le guardie e spargendosi per le contee vicine dove fondarono subito varie sette scismatiche la più famosa delle quali vide tra i suoi più agguerriti sostenitori anche Tom Cruise. Nel frattempo il vecchio padre aveva ricevuto la desiderata figlia femmina, sicuramente bellissima, dotata di una voce incantevole e di una curiosa predilezione per i giochi nel caminetto, da cui spuntava completamente coperta di cenere. Un brutto giorno il padre contrasse una malattia tropicale nel tentativo di accoppiare le prugne del frutteto con delle banane d’importazione – sperava che l’alto contenuto di potassio avrebbe reso le sue prugne ancor più curative. Si tuffò nel fossato e le sue sanguisughe gli restituirono la salute, rendendolo però simile ad una delle vittime di Vlad Tepes. Curato lui, si ammalò la madre – di spavento, nel vederlo così smunto – e passò a miglior vita. Il padre, sentendosi molto solo, decise di impalmare una celebre spogliarellista bulgara di passaggio, le cui lontane origini romagnole gli erano state decantate da tutti i frequentatori del retroscena del circo itinerante dove l’aveva incontrata. Lei accettò di buon grado, alla vista del suo conto in banca. Portò con sé , nella fattoria, due figlie che soffrivano di forti turbe psichiche da quando le foto dei loro enormi piedi erano state postate su Feisbù da certi spasimanti respinti. La dolce figliola del signore era perennemente triste, nel sentire i mugolìi del padre provenire dalla camera da letto della matrigna, giorno e notte, pomeriggio, sera e a volte persino all’alba. Un brutto giorno il padre sparì, nel senso che la matrigna si alzò dal letto e del padre c’erano rimaste solo le pantofole felpate di Karl Lagerfeld , le mutande di Calvin Klein negligentemente gettate sulla dormeouse e una papalina con fiocco nappato eredità dell’arcavolo buonanima, Geppo. Di questi si diceva che fosse stato un buon diavolo e tutti lo chiamavano “Geppo il Diavolo Buono”. Anni dopo ci fecero persino un serial a fumetti. Insomma, com’è come non è, la figliola stava uscendo di testa, non ne poteva più di sentire il rumore continuo dei grandi piedi delle sorellastre. Perciò un giorno, preso di soppiatto lo specchio della matrigna, fece una macumba voodoo e subito apparve il Cacciatore, con i suoi calzoni di cuoio lucidi, palestrato, tartarugato e imbrillantinato. La gentile figliola gli fece portare le sorellastre nel bosco e in cambio si fece dare una testa di cervo impagliata che indubbiamente abbellì molto il salotto. Il Cacciatore portò le sorellastre fino alla sua baita e lì visse a lungo con loro, sprofondando negli abissi morali del feticismo podale. La matrigna se ne tornò in Ukraina, dimostrando che non era né bulgara né bolognese, dove fondò una scuola di lap dance e divenne ricchissima, al punto tale da potersi comprare una Trabbant di seconda mano con la quale scorrazzava per la città ubriaca di vodka. Rimasta sola nella grande fattoria la cara, bella e sporca di cenere ragazza si annoiò al punto tale da cadere in catalessi sul grande letto a baldacchino eretto dalla matrigna. L’unica cosa che le venne da pensare prima di addormentarsi fu “ Mi è semblato di avel sentito un pisello, qua sotto…” . Non si sbagliava. La matrigna dall’incerta provenienza coltivava infatti una insana passione fedifraga per un antico amico circense, e lo nascondeva là sotto da anni per averlo a disposizione quando desiderava. Era un celeberrimo freak, che aveva partecipato a tutti i film di Todd Browning, dove purtroppo, essendo film in bianco e nero, non si poteva apprezzare la sua carnagione verde brillante. Le sue orecchie a trombetta, sì, cosa che lo faceva rivaleggiare con Stan Laurel e Oliver Hardy. Quando Squeck, il freak, uscì dal suo nascondiglio, vide la graziosa cinerea addormentata, valutò i pro e contro e se la portò nella sua dependance vicino alla palude, dove ne godette i favori per anni. Alla fine, l’unico che veramente trasse imperituro guadagno da tutto questo fu un certo Pisney, che ne trasse una lunga serie di lungometraggi animati che andava mostrando nei cinema all’aperto, possibilmente vicino a dei boschi per mantenere intatto il fascino delle ambientazioni. La cooperativa dei venditori di popcorn tutt’ora celebra la Giornata Pisney per ringraziarlo devotamente di avergli fatto lievitare le vendite nei cinema…

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

gattamannara : ma tu sei pazzo come un cavallo, lo sai? Ho le lacrime agli occhi, grazie per questo momento di ilarità, un bacione. Crena, tu sei sicuramente conscio del tuo valore come persona e... credimi, è assai consistente!

parnassius2 :  Ma è pazzesco.....ma che testa hai???? La tua fantasia arriva alle stelle, sei superlativo!!!!!

Complimenti Marco è stato veramente un bel leggerti....bravissimo!!!!

albaincontro : Con le lacrime da folli risate ti scrivo che era un pezzo che non mi divertivo così. E' una geniale contaminazione di favole e realtà diverse che solo tu potevi realizzare. Non ti fermare,non mi è sembrato lungo ma gustosissimo!!!!! 

Lucrezya57 : Nooooooooooooooooooooooooooooooo sei super tremendo mi ci voleva una lettura cosi alternativa credimi oggi .....che dirti non dico che mi hai fatto sorridere ma da te una verve cosi spasmodica te possino carissimo amico vedi che è stato giusto entrare solo per sorridere un pò ciao dolce Crena sei un mito ma io te lo dirò sempre perchè lo sei!!!!! by Lucrezya