martedì 2 dicembre 2025

LA PAZZA STORIA DEL MONDO - i primi del Novecento

 (Prima pubblicazione 10.08.2011)


L'inizio del Novecento, almeno dal punto di vista della stirpe dei Boghi, non poté essere più prodigo di cattivi auspici. Crenaldo Bogoli, discendente in linea direttissima di San Boga dal Piè detto l'Inascoltante, santo unico nel martirologio cattolico in quanto celebre per non rispondere mai alle richieste di soccorso dei suoi fedeli (molto pochi, in verità), si trovava a Cherbourg , in Francia, per ovvii motivi di lavoro - quale che fosse purché remunerante - quando ebbe la malaugurata idea di cambiare drasticamente vita. E si imbarcò su un famosissimo transatlantico che di là faceva scalo nella sua prima traversata. Per poter salire a bordo dovette subire una selezione feroce e durissima da parte degli impiegati inglesi: riuscì comunque a dimostrare di essere in possesso dei regolamentari baffi e barba, della valigia di cartone, del mandolino e di un gilet con camicia. Cominciò a dare segni di nervosismo quando il Capitano Edward Smith si rivolse a lui con voce sprezzante negando che le sue pulci fossero realmente italiane e dimostrandosi alquanto sospettoso circa l'uso che Crenaldo avrebbe fatto dello scacciapensieri in ottone. Ma quando Crenaldo, in linguaggio forbito e purissima cadenza nostrana proruppe in epiteti quali: "Coacervo di iniquità! Sentina di nequizie! Figlio di un maiale e di una scimmia lebbrosa!", lo Smith capì di avere a che fare con un uomo di grande cultura, alta levatura morale e due pugni dall'aspetto inquietante e gli concesse di salire a bordo. Del Titanic.. che poi, anzi che salire, Crenaldo più che altro scese, fino all'ultima scala per recarsi con la massa di emigranti nelle stive buie e maleodoranti. Lì si diede ad organizzare lotterie di vario genere, salto della rana, corsa dei topi, lancio dei nani e un molto remunerativo giro di scommesse clandestine imperniate sulle capacità personali degli emigranti quali l'emissione di flatulenze, l'ingestione di fagioli, lo schiacciamento delle noci con gli attributi genitali. In capo a due giorni aveva accumulato una fortuna che barattò per un frac, uno sparato inamidato e due etti di brillantina, con i quali poté mescolarsi ai viaggiatori di prima classe. In poche ore aveva creato lo scompiglio totale, facendo invaghire di sé e della sua apollinea bellezza Lady Madeleine Astor, aveva vinto al gioco un palazzo a Sir Cosmo Duff-Gordon e aveva venduto i diritti di fotografare il Colosseo a Henry Harris, un produttore di Broadway. Era sul ponte, alle 23.35 del 14 aprile 1912 e stava tentando di mettere illegalmente incinta la figlia minorenne di un baronetto inglese a scopo puramente didattico e di intrattenimento, quando gli cadde nel bavero della camicia slacciata un pezzo di ghiaccio: alzò gli occhi e vide la massa bianca dell'iceberg frangersi contro la nave. Essendo italiano e quindi figlio naturale di un popolo di artisti, santi, eroi e trasmigratori capì subito cosa stava succedendo e prese le sue precauzioni: barattò la figlia del baronetto con un fischietto presso un marinaio, col fischietto chiamò il superiore e si fece indicare i bagni, nei bagni trascinò Lady Astor e la convinse ad un fugace ma sollazzevole rapporto durante il quale le eclissò una favolosa collana in lapislazzuli, collana che immediatamente dopo rivendette all'usuraio di bordo, tale Ephraim Ben Gogol e con la somma ricevuta corse subito da Charles Lightoller - il secondo ufficiale che stava ancora dormendo ignaro nella sua cabina - e si comprò una scialuppa. Dopo di che, mentre sul ponte scoppiava il caos Crenaldo, avvolto nel suo giaccone da marinaio e edonisticamente fumandosi una sigaretta turca, si avviò con aria molto dandy e tranquilla verso le scialuppe, mostrò la ricevuta ai marinai e se la fece calare in acqua. Assistette quindi da lontano all'affondamento della nave e alle seguenti operazioni di recupero da parte del Carpathia, che lo ricevette a bordo con tutti gli onori quando tirò fuori di tasca il portafoglio di un lord inglese che aveva raccolto sul ponte prima di svignarsela e distribuì biglietti da visita su pergamena. Giunto a New York la mattina del 18 aprile si eclissò subito e tenne d'occhio i giornali per diversi giorni per poi presentarsi a reclamare i suoi possedimenti che rivendette alcuni mesi dopo. Con l'enorme cifra ricavata comprò mezza Louisiana, dove diede vita ad un fiorentissimo commercio di bambole voodoo e zuppa di gamberi bayou in lattine, che molti anno dopo vennero immortalate da Andy Warhol nelle sue fotografie. I suoi discendenti recentemente hanno fatto causa a Cameron per non aver parlato di lui nel suo film ma quando lo staff di avvocati della Jhonson,Jhonson & Jhonson li avvisò bonariamente di aver rintracciato tutti gli effettivi movimenti dell'avo, hanno rinunciato in cambio di una buonuscita di 15 dollari.


                                                                         *Fine*

LA PAZZA STORIA DEL MONDO - i primi dell'Ottocento

 (Prima pubblicazione 30.06.2011)


Mentre il Settecento lascia scorrere i suoi ultimi anni nella clessidra del Tempo, nasce in un ridente isolotto dell'arcipelago delle Bislack Islands un simpatico frugoletto, figlio di Obadhja Bog Bogol, nipote del celeberrimo Jebedhja Bog Bogol laggiù rifugiatosi con la ciurma del Bounty in fuga da un isola all'altra per sfuggire ai capestri della corona inglese. Jebedhja era stato il barbiere di bordo del Bounty e si era particolarmente distinto per tre cose: la capacità di ingollare rhum delle Antille in quantità industriale, il luccicare sinistro dell'occhio di vetro ricavato da un unico blocco di giada trafugato dall'imperatore Wang the Perverted - famoso in tutto il Katai per le sue diaboliche pratiche consistenti nel racchiudere poteri malefici nei blocchi di giada (cosa di cui Jebedhja non era stato messo al corrente dal cinese che glielo aveva venduto in cambio di un dente di tricheco istoriato pazientemente durante il viaggio con scene del kamasutra) e la furia devastatrice con la quale aveva fatto la barba in maniera drastica agli ufficiali di bordo durante l'ammutinamento. Jebedhja venne prontamente accolto su una delle scialuppe dall'equipaggio in fuga quando si accorsero che, dal cespuglio nel quale lo avevano lasciato legato, proveniva un raggio luminoso che saettava alla loro ricerca. Profondendosi in scuse lo presero con loro e non osarono più lasciarlo indietro. Jebedhja e gli altri trovarono riparo e sollazzo in un arcipelago che secoli dopo sarebbe diventato un mitico resort per nababbi iracheni e signori della droga colombiani nonché per patetici parvenu italiani sommersi dalle cambiali. Così, tra un latte di cocco, una bistecca di maiale selvatico e le deliziose abitanti native prolificarono spaparanzati al sole , dediti all'arte del tatuaggio tribale. Obadhja si distinse in quest'arte al punto da avere un' agenda di appuntamenti tale che doveva essere trasportata da due selvaggi locali felici di essere stati totalmente istoriati dal maestro. Grande fu la curiosità nel villaggio quando nacque Zebulon Bog Bogol, in quanto di pelle chiarissima, occhi azzurri e una chioma sorprendente già da piccolissimo. Lo stregone del villaggio vide in lui lo spirito di Jebedhja e profetizzò che avrebbe avuto una formidabile carriera nel fare barba e capelli a tutti. Zebulon si esercitava su tutto quel che si muoveva, inizialmente grosse pecore pelose giunte nell'arcipelago a nuoto dopo essere sfuggite agli incendi della Nuova Zelanda e alle orche fameliche che non gradivano bocconi pelosi, poi raggiunta che ebbe la necessaria abilità cominciò a depilare con lame microscopiche le temibili vedove nere, velenosissime e soprattutto incazzate bestialmente con chi le rimetteva in libertà lisce e rosee tra gli sghignazzi di vermi, lumache e scimmie platirrine che non le temevano più. Dopo una scazzottata tremenda con Uruk Kranhandagipotjpotay, il bullo dell'isola ( duecento chili di massa muscolare, duecento tatuaggi guerreschi fatti da Obadhja e duecento vittorie all'attivo sul ring) che non aveva gradito il taglio new age delle sopracciglia sperimentato su di lui da Zebulon, perse l'occhio destro e si fece installare quello del nonno gelosamente custodito e tramandato in una foglia di palma. Questo gli conferì la magica capacità di puntare fino al più piccolo pelo e la sua arte di barbiere sconfinò nella leggenda. Giunta un giorno una goletta inglese, ancora alla ricerca degli ammutinati, ed essendosi nascosti tutti nelle grotte per non farsi prendere, sfacciatamente Zebulon si presentò sulla spiaggia completamente agghindato (e rasato) denunciando di essere stato colà abbandonato da un sampang malese che lo aveva truffato sul pacchetto vacanze all inclusive. Gli inglesi abboccarono e lo portarono con sé nella fumosa Londra dove nell'arco di pochi mesi aprì bottega e si diede a rasare, imbellettare e profumare chiunque si presentasse. In tre anni guadagnò una cifra spropositata e attirò su di sé le mire erotico-matrimoniali della pasticciera che ogni giorno lo rimirava dal negozio di fronte. Madam Muffin, gloriosa nella sua lattea bellezza, decadente nella ciclopica capigliatura scarmigliata (che molti anni dopo avrebbe ispirato la Saraghina di Federico Fellini) e abilissima nel ricavare torte e pasticcini dagli ingredienti più disparati ed illegali riuscì a soggiogarlo con quotidiani biscottini ammollati nell'oppio che le procurava il cinese della lavanderia, Obi Wan. Zebulon, da tutti conosciuto come "Sweeney" per il fisico alto e dinoccolato, immerso in angeliche visioni di Madam Muffin dove la vedeva esile, bionda e virginea si lasciò irretire e convolò a nozze con lei nella chiesa di San Lope de Vega. Passarono tre settimane a letto, lui drogato fino al midollo e lei che lo incitava continuamente a possederla, ingozzandolo di ginseng, zenzero, peperoncini habanero e tuorli d'uovo sbattuti in quel che chiamava il "Mandrillo Drink". Zebulon finì con l'avere un crollo fisico che lo lasciò seduto in poltrona, debilitato e stordito; Madam Muffin, incapace di tenere a freno la propria sessualità, iniziò a vendere sottobanco il Mandrillo Drink a qualsiasi avventore, dal nobile ammuffito al portuale più bieco e flautolente. Mentre Zebulon lentamente riprendeva le forze sua moglie scendeva i gradini della perversione. Quando la vide versare ghignando il Drink nella ciotola di Gorgo, un enorme mastino scappato dalle tenute di lord Baskerville, perse definitivamente la pazienza, si alzò di scatto brandendo i suoi amati rasoi d'argento di Siviglia, rasò Gorgo fino all'osso, depilò brutalmente la moglie e si fece consegnare l'agenda con tutti i nominativi di chi se l'era fatta. Poi, gettatosi il mantello sulle spalle, uscì nella notte nebbiosa e maleodorante di Londra pronto ad entrare nel mito. Di lui ci restano circa trecentosei libri alla memoria, una diecina di film, alcuni musical e diverse reliquie nascoste nelle segrete della Torre di Londra tra cui un gigantesco materasso riempito dei peli tagliati a tutte le vittime e un festone - realizzato da lui per una festa di Halloween - al quale si dice siano appesi più di trecentocinquanta membri colpevoli di aver visitato Madam Muffin. Ancora oggi si vocifera che le principesse inglesi vadano a dare una sbirciatina (per ispirarsi) quando i mariti non le soddisfano ed è entrato nel parlare comune l'intercalare di Sweeney rivolto ai nuovi clienti: "Diamo una bella sfoltita?"

*continua*

LA PAZZA STORIA DEL MONDO - il Seicento barocco

 (Prima pubblicazione 23.06.2011)


Bogolini Marcellino fu Agenore erede Torquato, della nobile ma ahimè decaduta casata dei Bogolini, Custodi della Sacra Cravatta di Giovanni Battista, Borgomastri di Krankenfurter, Principi dello Scoglio-Vicino-A-Gibilterra, Braccio armato dell'Imperatore di Pizzico Ronciglioso, si barcamenava alla bell'e meglio mentre intorno a lui fioriva ed impazzava il Barocco seicentesco. In tutto quel tripudio di esagerazioni, forte della cassa piena di titoli ineligibili ma ancora sorprendenti, riuscì a farsi assumere come ragazzo-allo-scopettone dal celebre Ausonio Audiger, di passaggio in Italia per un tour gastronomico nel 1660. Audiger , perennemente teso a ricercare ghiottonerie da presentare a corte, acquistò una cassa di microscopici pisellini novelli scambiandoli per i semi dell'albero delle polpette verdi che gli erano stati offerti da due loschi figuri, uno con una benda sull'occhio, alto e dinoccolato, dalla insolita capigliatura e l'altro notevolmente claudicante ora da destra e ora da sinistra - come se non ricordasse se era veramente zoppo oppure no - basso e vagamente siciliano, dalla risata cachinnosa ed inopportuna e dal continuo ritornello "Ci-iccio!" che dava gran fastidio durante le conversazioni. Durante il lungo viaggio in carovana i pisellini si seccarono e, giunti a corte, Audiger diede immediatamente la colpa a Marcellino Bogolini, imponendogli di riparare al danno. Bogolini, per non saper che fare, li immerse tutta la notte in un intruglio d'acqua, sale, cardamomo e citronella. Al mattino erano gonfi, satolli, profumatissimi e non sembravano più dei semi. Terrorizzato al pensiero delle conseguenze, Bogolini tentò di asciugarli mettendoli a cuocere in una padella ma visto che la cosa peggiorava ed emanavano ancora più sapore, li occultò dentro un cappone e si rifugiò nelle scuderie. Audiger, ignaro, mise il cappone nel forno per il pranzo dell'eccellentissimo Colbert che, quando affettò la monumentale bestia, se la ritrovò farcita da quegli imprevisti affarini verdi. Il piacere che ne ebbe fu tale che suggerì al Re di rendere omaggio ad Audiger dandogli il privilegio di aprire nella reggia un minuscolo ma ben arredato spaccio di beveraggi alcoolici. Cosa molto apprezzata da tutti i dignitari che si diedero a sbevazzare senza ritegno misture esotiche, caffè e cervogia tiepida della Britannia. Audiger purtroppo non conosceva la ricetta del cappone farcito e, di fronte alle rinnovate richieste della corte, capitolò e dovette implorare il Bogolini per averla: Marcellino approfittò sfacciatamente dell'occasione, chiese la riabilitazione regale di tutti i suoi titoli e l'assunzione a tempo indeterminato, pensione, 13°14°15° e 16° mensilità, ferie, assistenza del cerusico di corte, col grado di Secondo Cuoco Regale. Audiger, a denti stretti ma a conti fatti, capì che gli sarebbe comunque convenuto e fece quanto richiesto. In capo a due mesi nelle cucine regali si poteva incontrare un Bogolini sempre più pasciuto, rubizzo e dittatoriale intento ad elaborare demenziali piacevolezze barocche tali da stupire sia l'Infanta Castellana che il Marajà di Trafalmadore, casualmente ospiti. Prebende e riconoscimenti fioccarono e venne insignito dell'Ordine del Babà d'Oro, del Cavalierato dei Santi Involtino e Farcìa, della Gran Commenda del Mestolo Pieghevole. Creò il Sontuoso Pasticcio di Pollo Morbido, variegato al tartufo, la Pizza Spiattata annegata nel pomodoro gustabile sia col cucchiaio che con curiose cannucce in liquerizia che gli davano un vago sapore speziato e la formidabile Torta Bogolini realizzata nel cortile della Reggia davanti ad una folla muta, stupefatta ed infine osannante. Si trattava di una vasca in argento niellato con putti ed amorini, riempita di crema chantilly allo zabajone nella quale vennero inseriti non meno di seicentododici minuscoli bignè ammorbiditi con l'alkermes e riempiti di creme al pistacchio, alla nocciola, al mascherpone svizzero e alla cioccolata dei Caraibi. Il tutto sontuosamente nascosto da una nuvola di panna montata mista a polvere di granella di nocciole del Piemonte e di Pistacchi della Calabria. Quando Bogolini, col suo mantello di zibellino iniziò a riempire le coppe da distribuire, l'ovazione trionfale scosse le vetrate della cattedrale. In tarda età Bogolini infine tornò in Italia dove, forte delle sue smodate ricchezze, acquistò il castello avito, lo rimise a nuovo ma sempre in stile barocco - l'architetto, Rocco, vide poi nella sua discendenza alcuni bizzarri stilisti dal gusto demodèe - e passò felicemente i suoi ultimi anni allietando la popolazione locale con omelette panciute alla salsiccia e salsa tartara, il piccione caffeinato, il cervo in agrodolce al cioccolato fondente, cedri canditi e vinaigrette. Ogni cinque aprile, da allora, la stirpe dei Boghi venera e festeggia il Bogolini col Pranzo del Ringraziamento, cercando spesso inutilmente di riprodurre le sue spropositate pietanze. Sua è la celebre frase "Si vive per mangiare, non si mangia per vivere" .

*continua*


LA PAZZA STORIA DEL MONDO - nascita di una leggenda

 (Prima pubblicazione 17.06.2011)


Intorno alla fine del 1590, in un minuscolo villaggio inglese chiamato Scrooby, William Brewster, figlio del bailiffo dell'Arcivescovo, inizia a mostrare segni di dissenso contro la Chiesa Anglicana, abbraccia via via varie credenze scismatiche e decide alla fine di scappare verso l'Olanda con un gruppo di seguaci. Nel suo intento viene accompagnato dal suo servitore e uomo di fiducia, un certo Giona Booger, ritenuto da tutti sfortunatissimo, dalle origini quanto mai incerte. Chi ritenne fosse un trovatello, chi gli imputava lo sterminio della famiglia a causa di una pentola di latte lasciata a bollire nel fienile vicino alle rotoballe, chi vedeva in lui solo un menagramo di ampia portata. Certo è che di Giona si sa pochissimo, segno sicuro che chiunque avesse avuto a che fare con lui ne aveva nascosto per prudenza ogni traccia. Si trova invece un accenno a Giona in un manoscritto segreto della setta dei Puritani, dove viene indicato come stipendiato fisso. L'ombra del sospetto che egli non fosse altro che una spia dei Puritani mandata a vigilare sulle attività di Brewster prende quindi piede. Quando nel 1607 il gruppo si assesta in Olanda, in breve tempo iniziano a verificarsi ogni sorta di accadimenti che influenzano negativamente la loro permanenza. La loro profonda religiosità vacilla sotto le intemperanze dei fedeli, accompagnati nelle bettole e nei postriboli da Giona, sempre pronto a pagarne i conti con i soldi ricevuti da emissari Puritani. La comunità vede i giovani abbandonare la cittadina di Leiden per godersi la vita e tentare la fortuna qua e là, assiste impotente alla copula collettiva delle mucche olandesi con i tori britannici importati e risente pesantemente dei nefasti influssi provocati da certe bottigliette di Profumo vendute nottetempo da un ebreo di nome Susskind, le cui ricette risultano essergli state suggerite da Giona. Dopo parecchie incertezze la comunità sale infine a bordo di due navi, la Mayflower e la Speedwell. Su quest'ultima prende posto Giona e poco tempo dopo la nave inizia ad affondare; si dà la colpa ai legni non stagionati della chiglia ma è risaputo che Giona si aggirasse di notte e che strani rumori di sega e martello venissero uditi nella sentina. John Howland tenta di gettare in mare Giona durante una tempesta ma cade lui e solo per miracolo viene salvato con una corda. Quando risale a bordo, Giona è scomparso. Nascosto in una botte di cetrioli olandesi in salamoja, di cui era ghiottissimo, trova riparo e finisce imbarcato con gli altri sulla Mayflower, sbarcando a novembre del 1620 vicino a Cape Cod. I Pilgrim Fathers, così si erano rinominati, iniziano l'esplorazione delle lande, finendo per subire attacchi mortali da parte di una sconosciuta ma mitica tribù locale dalle bizzarre consuetudini, i Mik Mak, noti in Inghilterra e in seguito cantati sia da Carroll che da Lovecraft come i Misquamaqus. Machen fa cenno a loro come i progenitori della Piramide di Fuoco, null'altro che una enorme pira sulla quale bruciavano i prigionieri. Giona riesce a farsi accettare dai Mik Mak grazie alla scorta di bottiglie di Profumo che li inebriano e gli donano visioni mistiche del Grande Hog. Al grido di "Hog, Hog, Alalog!" attaccano le nuove colonie ma vengono infine respinti nell'entroterra. I Padri Pellegrini fortificano una collina sacra, sede di un cimitero indigeno, senza saperlo e Giona Booger sfrutta la credulità popolare spargendo voci di apparizioni notturne che lui stesso costruisce, nascondendosi sotto i letti e dentro gli armadi ed emettendo lugubri lamenti. Grazie alla monumentale sfortuna che accompagna Giona, i Pellegrini disseppelliscono le tombe indiane nel tentativo di dar pace agli spiriti ma trovano in una di esse dei doni lasciati al defunto, vasi pieni di semi: data dignitosa sepoltura ai resti, conservano i semi e li piantano confidando nella divina Provvidenza per un buon raccolto. Raccolto che si rivelerà di segale, ma della varietà cornuta e tutta la farina prodotta, venduta in seguito nella zona di Salem, darà il via ad una ondata di stregonerie e di caccia alle streghe rimasta negli annali. Giona Booger, non ricevendo da tempo né soldi né notizie dai Puritani inglesi, e abbisognando di mezzi per vivere, benché perennemente alla macchia, si dà al ladrocinio, aspettando nelle ore più buie i passanti da dietro gli angoli e fulminandoli con salti e urla spaventosi. Tutto questo, sommato ad alcuni fortunosi avvistamenti di Giona da parte di Pellegrini del Mayflower, gli dà una triste fama di soggetto pericolosissimo. Le madri cominciano a narrare le sue gesta, esagerandole sempre più, per spaventare i bambini e nell'arco di pochi anni Giona Booger viene conosciuto in tutto il New England come il Boogey o l'Uomo Nero. Il Boogey fugge definitivamente dopo aver provocato un aspro combattimento tra i Pellegrini e la tribù dei Pokanoket, con diecine di morti da ambo le parti, avendo sostituito furtivamente i vestiti degli uni con gli altri. I Pokanoket, non trovando più gli amati perizoma in pelle, le tepa accuratamente masticate dalle squaw per ammorbidirle, ma solo cappelli a cilindro e colletti inamidati, persero la fiducia nella Grande Inghilterra e dissotterrarono i tomahawk. Il Boogey fugge, nella notte lui fugge, tra sequoias e rovi fugge, inseguito da tutti e si ritrova solo e sconvolto in un campo coltivato dalla tribù, cocomeri e zucche a vista d'occhio e neanche un cespuglio dove nascondersi quando, mistico ed inatteso, tra le nubi squarciate dalla luna piena gli appare il Grande Hog che punta l'indice vindice verso il suolo. Il Boogey comprende il da farsi, svuota una enorme zucca e se la cala sulla testa: quando giunge la "posse" a cavallo dei vendicatori si erge di scatto fulminandoli tutti dal terrore. Di lui si perdono le tracce dopo che, accolto dalla tribù dei Wampanoag come il Dio-Dalla-Testa-Di-Zucca, muoiono quasi tutti per una epidemia emorragica scatenata dalle pessime condizioni igieniche del Boogey che non si cambiava la zucca da settimane. Da allora, tutta l'America canta le leggendarie gesta del Boogey, l'Uomo Nero, e lo festeggia ad Halloween con ritratti del Pumpkin'Jack appesi alle porte.

*continua*

LA PAZZA STORIA DEL MONDO - la parentesi inglese

 (Prima pubblicazione 14.06.2011)


Nella metà del Cinquecento, un oscuro siciliano, tal Giovanni Bogoli detto il Risparmiatore Tremolante, a causa della sua tendenza a tremare tutto ogni volta che qualcuno gli chiedeva di pagare qualcosa, decide di tentare fortuna nel continente, forse anche per sfuggire ai numerosi creditori. All'unico scopo di risparmiare si lega sotto il fondo di una carrozza con le poche masserizie in suo possesso e si lascia trasportare dal destino convinto di poter scendere in Calabria. Purtroppo per lui la carrozza prende posto su una nave, stipata assieme ad altre, rendendogli impossibile lo slegarsi e obbligatorio il rimanere occultato, cosa che gli provoca stipsi terrificanti per tutta la durata del viaggio. Dopo una traversata interminabile la nave approda nel porto di Londra e la carrozza, finalmente, riprende il suo viaggio fino ad una locanda di Stratford-upon-Avon. Giovanni Bogoli viene scoperto dallo stalliere, completamente rattrappito e privo di sensi: indecisi se carcerarlo o accudirlo, grazie all'intervento di un chierico locale lo riportano alla normalità. Giovanni, comprendendo di trovarsi non in Calabria ma nientemeno che in Inghilterra, decide di far finta di aver perso la memoria e la favella lasciando decidere al Caso della sua sorte. Essendo molto intelligente riesce ben presto a padroneggiare la lingua e gli usi locali ma continua a fingersi muto: il chierico, notando la sua predisposizione all'economia, decide di ribattezzarlo Shake-Sparer e lui lascia fare. Finalmente un giorno mima la caduta in un fosso e si rialza mostrando a tutti di aver riacquistato la parola, iniziando a declamare versetti in perfetta lingua locale. Il chierico, felicissimo, gli trova un lavoro come guantaio e conciatore e da lì inizia la sua scalata sociale aiutato anche da un matrimonio oculato con una donna riccamente dotata in terre e quattrini. Passa dal grado di conestabile a quello di aldermanno e poi di balìvo: a quel punto inizia una lunga lotta con la Società Araldica dalla quale pretende uno stemma da apporre alla sua locanda ma gli viene negato. Con un colpo di mano se ne fa dipingere uno scabroso e sanguinolento col motto - tipico per un conciatore - di "The Slaughtered Lamb" (che secoli dopo venne celebrato nel film AN AMERICAN WEREWOLF IN LONDON) ma la cosa risulta sgradita agli abitanti di Stratford che decidono di non invitarlo più alle riunioni del Consiglio, spargendo la voce che fosse lui a non volerci andare per non farsi beccare dai nuovi creditori locali. Geneticamente predisposto, come tutta la stirpe dei Boghi, a riprodursi eccessivamente, regala alla Pallida Albione otto figli e quando la Peste Nera, nel 1564, arriva anche lì i ratti - e le pulci a cavallo dei ratti - riconoscendo la famiglia dei Boghi dall'odore, molto gentilmente evitano di contagiarli per ringraziamento, cosa che stupisce sfavorevolmente gli altri abitanti che muoiono a centinaia maledicendo il nome degli Shake-Sparer come degli untori. Ad aprile dello stesso anno nasce Willie, il terzo figlio, che con il crescere si rivelerà uno sfaccendato di prima categoria dedito alle gozzoviglie e al calcare le scene di teatrini itineranti nella parte del Bell'Uomo. In effetti aveva preso tutto dal padre che, come si vede dall'unico ritratto giuntoci, era davvero un Bell'Uomo... A scapito di quanto credano gli storici, il padre John (Giovanni) non si presentò alle riunioni perchè coperto di debiti o oppresso dal lavoro. In realtà, essendo uno scrittore prolificissimo, mise su carta un numero impressionante di sonetti, opere, commedie, tragedie, listini della spesa, locandine pubblicitarie e versetti per i cartigli di certi cioccolatini molto in voga all'epoca. Aveva paura che il suo inetto figlio non durasse molto nella vita e desiderava lasciargli di che vivere. Willie, nel 1593, durante la Seconda Ondata della Peste, accortosi che i nuovi ratti invasori non erano stati informati dai loro nonni dell'accordo stipulato tra la Stirpe dei Ratti e quella dei Boghi, e temendo per la propria incolumità, fugge in Italia dove pare venga a contatto con un certo Michelangelo Crollalanza, siciliano anch'egli, che si offre di fargli da cicerone e in seguito da traduttore delle sue opere. Opere del padre John, che Willie custodiva in un borsone in cuoio di agnello macellato, ovviamente, e che stava allegramente da anni spacciando per sue, godendosi gli onori delle cronache. Michelangelo attua una revisione drastica e completa di tutto quel che riesce a leggere, ne fa copia e inizia a farselo stampare da un editore siciliano anche lui, detto amichevolmente il Padrino. Quando Willie se ne accorge tenta di protestare ma l'editore gli fa una proposta che non poteva rifiutare e Willie trova rapido riparo a Londra con due valigie: una con le sue opere originali e una con una testa di agnello mozzata a mo' di souvenir. Negli anni a seguire diventa celeberrimo dando nuovo lustro alla Stirpe dei Boghi mentre John si spegne nel 1601, notevolmente innervosito dal fatto che Christopher Marlowe e Francis Bacon continuassero a raccontare, nei pub e ad ogni fermata dell'Omnibus a cavallo, di aver scritto loro i suoi testi. Lui, unico a conoscere la verità, non poté mai rivelarla.

*continua*

LA PAZZA STORIA DEL MONDO - la fuga in Norvegia

 (Prima pubblicazione 10.06.2011)


Mentre in tutta Europa si diffondeva la Peste Nera, un gruppo di Boghi dissidenti fuggiva attraverso le tundre gelate cercando riparo nel nord della Norvegia. Asserragliatisi in un minuscolo villaggio trovato abbandonato si diedero ad attività prettamente rurali, quali l'allevamento delle renne pelose, la mungitura delle oche - cosa che invero fruttava assai poco - e la coltura di certe patate native che avevano la particolarità di essere enormi e farinose. Ragion per cui la farina di patate norvegesi venduta dal clan dei Boghi iniziò a rendergli abbastanza da potersi permettere l'acquisto di pitali in ceramica dipinti dalla Sassonia, dolcetti mollicci del Bosforo di cui erano particolarmente ghiotti e un cammello acquistato da un circo itinerante condotto dal Dottor Lao. Il capo clan dei Boghi aveva avuto la bizzarra idea di mettere il cammello in un recinto davanti al piccolo negozio nel quale vendevano tabacco trinciato per pipe Goudewagen e l'idea piacque molto ad un viaggiatore che si trovava casualmente da quelle parti e che poi la diffuse in America.. Il cammello Bogo poi morì di freddo ma la discendenza americana del viaggiatore ancora ci guadagna sopra. Il più giovane ed inesperto dei Boghi, Rena l'Impertinente, volendosi creare un attività tutta sua si diede ad allevare pipistrelli, che di giorno dormivano dandogli la scusa per non far niente durante le ore di sole. Aveva casualmente scoperto che il loro guano era un ottimo fertilizzante, visto che quello delle renne non era reperibile perché essendo pelose gli restava tutto attaccato addosso (forse per questo nessuno voleva comprare le loro pelli, dall'aspetto lucido ma dall'odore repellente). Quando nella sua colonia si diffuse la rabbia selvatica dovette sopprimerli tutti ma non ebbe la forza di uccidere anche il suo preferito, un pipistrello bianco chiamato Bartok the Magnificent (le cui gesta vennero cantate dalla 20th Century Fox secoli dopo) che per ringraziarlo lo morse staccandogli il medio e l'anulare e volò via. Rena da allora venne chiamato Rena lo Sfigato o, quando lui non c'era, Rena-il-facente-le-corna. Bartok volò, trasportato dalle correnti calde, fino ad atterrare in Valacchia, alla corte di Vlad III e, non avendo nulla di meglio da fare, lo morse subito. Il povero Vlad III, fino ad allora buono, mite ed assennato, divenne preda della rabbia e cambiò i suoi hobby: mentre prima era noto in tutto il regno per i suoi barbecue pubblici di salsicce e costolette ricoperte di salsa tartara, dal 1456 in poi si diede ad impalare chiunque trovasse sul suo cammino. Pretese di farsi soprannominare Vlad Dracul, o Draculia, e raggiunse la cifra di oltre centomila uccisioni in pochi anni, cercando di finire nel Guinness dei Primati. Finì invece imprigionato a Buda dove torturava scarafaggi, non riuscendo ad afferrare le guardie carcerarie. Nel frattempo, nelle gelide tundre nordiche, Rena Bogo lo Sfigato a causa della malattia perdeva la sua folta chioma, assisteva impotente all'allungarsi delle orecchie e all'aguzzarsi dei canini. Il giorno che non si vide più nello specchio, dalla vergogna si rinchiuse in una cassa di legno in cantina e cominciò ad uscire solo di notte. Quando si rese conto di aver acquisito un fascino davvero "diabolico" su tutte le donne che incontrava prese a viaggiare in lungo e in largo: le sue fans divennero migliaia e lo seguirono fino in Transylvania, dove comprò un castello diroccato e fondò la prima "comune" della storia, vivendo per secoli in orge sfrenate. Quando la notizia giunse in Norvegia, nessuno ebbe più il coraggio di soprannominarlo Lo Sfigato..

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LA PAZZA STORIA DEL MONDO - la fine dei Secoli Bui

 (Prima pubblicazione 07.06.2011)


Mentre l'Europa e il mondo intero si dibattevano nelle profondità dei Secoli Bui, verso la fine del primo millennio, frutto di un imperterrito proliferare della discendenza di Hog, Bog e tutti i loro parenti in ogni angolo del globo, compare - si dice in Bulgaria - un cantante popolare che ebbe un grande seguito tra i contadini e i villici locali. Bogo, questo il suo nome, raggiunse l'apice della popolarità con uno show in cui, al suono dei suoi strumenti a corda, si radunarono più di mille rurali in quello che dai critici musicali è universalmente riconosciuto come l'antesignano di Woodstock. Per mantenere vivo il ricordo del genere musicale e del numero degli intervenuti, Bogo cambiò quasi subito il nome in Pop Bogomil. I suoi fans crescevano continuamente e il movimento bogomilo cominciò a preoccupare severamente i potenti e gli zar locali. Colpito profondamente dal comportamento scorretto del suo impresario , fuggito su una galèa con tutti gli incassi, Pop Bogomil subisce una regressione psicologica che lo porta ad identificare la religione come qualcosa fondata su un solo Dio dai due figli, Cristo e Satana. Quest'ultimo sarebbe stato il responsabile di ogni cosa materiale e il primo - dopo essersi immolato - sarebbe sceso agli inferi per liberare gli uomini da Satana, nel quale Pop Bogomil rivedeva certamente il suo perfido impresario. Essendo rimasto senza un soldo smise di mangiare carne, formaggi e uova, non si poteva concedere vino, non si lavava più e quindi risultava inavvicinabile anche alla più infima prostituta. In un lampo di genio decise di sfruttare tutte queste sue malinconiche tendenze per gettare le basi di una religione eretica e scismatica, che pensava lo avrebbe riportato sulla cresta dell'onda della notorietà. I suoi seguaci bogomili si sparsero per l'Asia, ognuno intenzionato a formare una sua corrente o almeno un nuovo celebre gruppo pop e i concerti pubblici o privati nelle taverne si susseguirono per un periodo interminabile, quasi duecento anni durante i quali i fans di Bogo impararono a tingere le loro tuniche con colori acidi che facevano molto trendy. Restano ineguagliate le performance artistiche dei Manicheos mentre i Cataros ebbero notevoli difficoltà a farsi accettare dagli ascoltatori di Radio Maria. Durante un leggendario concerto denominato La Reunion, al quale parteciparono tutti i gruppi pop,rock,metal, scismatik, eretik-hard-core, al quale fecero da apri pista i "Figli di Ario" (le cui musiche vennero poi adottate dal 1930 al 1945 in Germania...) che si tenne ai piedi dell'Himalaya, dato lo sfrenato affollarsi della gente che non si lavava da decenni, si sviluppò un micidiale bacillo che contagiò le pulci dei ratti. Ratti che, ritenuti molto hard-core, erano usati come mascotte da tutte le band e quindi portati al seguito, vezzeggiati e fatti riprodurre per venderli negli stands dei concerti, autografati. Quando nel 1340 i "The Sons of Bogo" raggiunsero la colonia genovese di Caffa, in Crimea, per dar via al Three Years Tour Around The World, diedero il via invece, senza saperlo all'epidemia della Peste Nera che spazzò Africa, Palestina, Italia, Francia, Spagna, Germania, Ungheria e Scandinavia. Sembra si fosse salvato soltanto un piccolo villaggio francese che da centinaia di anni resisteva all'invasione delle legioni romane, grazie alla loro dieta basata solo su cinghiali arrosto e ad una certa bevanda magica. Quando il loro bardo locale, Assurancetourix, decise di partire per unirsi al gruppo dei "The Sons of Bogo" il villaggio diede un banchetto che durò cento giorni e ancora viene ricordato, dai locali. Alla fine, contati i milioni di morti, la stirpe di Bogo decise molto saggiamente di falsificare i propri documenti e per lungo tempo le loro tracce restano pressocché irrintracciabili.

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LA PAZZA STORIA DEL MONDO - il Nuovo Testamento

 (Prima pubblicazione 05.06.2011)


Di difficile ricostruzione, anche per via del sincretistico coacervo di realtà e leggenda che nei secoli si è depositato, è la posizione storica di Bogù. Mentre, grazie ai recenti scavi operati da Lord Sean O'Bogum per la Royal Academy of Archeological Sciences, pare definitivamente accertata la sua origine egiziana e che abbia operato nel campo del commercio trascendentale sotto i Faraoni, ancora non si hanno prove documentate della sua affiliazione ad alcune mistiche società misteriche dell'epoca. Tra i graffiti nella Sala del Tempio di Nat-ak-Namon compare una iscrizione - apparentemente pubblicitaria - che mostrerebbe un Bogù affiliato al Quinto Grado di conoscenza della Setta di Umph e Bogedeck mentre compie prodigi, o cerca di vendere qualcosa al Faraone. Comunemente gli vengono imputate truffe clamorose quali l'importazione illegale di cavallette in Egitto, l'intossicazione causata da grano avariato di moltissimi piccoli egiziani fino a quando dovette scappare dalla terra natia essendogli sfuggito un carico di rane-toro che provocarono danni irreparabili alle coltivazioni. Preceduto dalla fama di divinatore, curatore empirico, lettore di tarocchi e profeta, a bordo di un asino (poi cantato persino da Apuleio per il bizzarro colore dorato del manto) giunge in Galilea dove si fa assumere da un falegname mosso a compassione per la sua presunta giovane età, un certo Giuseppe che a causa della vista alquanto bassa non si accorse né della sua barba né dei capelli coi cernecchi. Bogù, sfruttando la posizione defilata nella falegnameria di Giuseppe, continuò ad imbastire truffe e macchinazioni radunando intorno a sé una banda di adepti desiderosi di ricevere l'illuminazione di Settimo Grado della Scala Richter o almeno di guarire dalla alopecia. Già sospettato di vendita di vino liofilizzato ad un matrimonio a Cana, guardato con sospetto dai pretoriani romani per certe fatture fasulle con le quali pretendeva di aver venduto cinquemila pesci e pagnotte pagando invece le tasse solo su tre pani e sei pesci, fu costretto a sfuggire clamorosamente ai creditori che lo inseguivano attraversando il lago di Tiberiade senza affondare, grazie a dei prodigiosi calzari in sughero rinforzato che si era costruito nella falegnameria. Agli occhi di tutti questo sembrò un vero prodigio e servì ad aumentare le sue possibilità di vendere unguenti di grasso di bue mescolato a succo di cardo spacciandoli per rimedi universali. La sua fortuna cominciò a declinare quando perse la testa vedendo che la sua bancarella nel tempio era circondata da venditori ambulanti che vendevano unguenti a minor prezzo e scatenò una rissa pubblica. Ebbe un attimo di fortunosa celebrità quando, avendo venduto lozioni per capelli fatte con il catrame agli adepti, i loro capelli presero fuoco a causa del caldo insostenibile del posto. Tutti videro delle fiamme sulle teste dei compagni e ritennero di essere finalmente passati di grado nella Via per la Illuminazione. Forti di questo, diedero il via ad una rivolta di massa contro la guarnigione romana che si ostinava a praticare i dolci vizi al Foro e talvolta anche dei baccanali. Pilato, in quei tempi console designato, volle vederci chiaro e lo invitò ad una dimostrazione pubblica dei suoi prodotti. Bogù purtroppo aveva passato tutta la notte a gozzovigliare con i compagni all'osteria dell'Orto degli Ulivi e scambiò il sapone di grasso di dromedario, che voleva dare a Pilato, con l'impasto di cocciniglia e ostriche che smerciava per tingere le stoffe. Quando Pilato si ritrovò le mani indelebilmente rosse decise che era ora di darci un taglio e lo condannò alla crocefissione. Durante la marcia verso il Golgota però, Bogù fece cascare la croce sui piedi del legionario Trandaphilo e se la diede a gambe aiutato dalla folla plaudente. Fin qui le tracce storiche, ricavate dalla lettura del suo testamento, un enorme plico di quattromila rotoli trovati nascosti in giare seppellite in una grotta vicino al Mar Morto dato che non è vero che non avesse mai scritto nulla, anzi era verbosissimo e non la piantava mai di scrivere. Aveva comunque una bella calligrafia. Il suo lascito diede la stura ad una infinita progenìe di sette eretiche e il concilio di Nicea, per porre freno a tutto questo, fece bruciare ogni traccia ancora rintracciabile della sua esistenza sostituendone il ricordo popolare con quello di un Sant'Uomo a perenne beneficio dei Papi a venire. Le tracce di Bogù portano invece direttamente in America dove sbarcò da una galera fenicia che aveva perso la rotta e subito riuscì a vendere ad un certo John Smith alcune tavolette in finto oro piene di curiose ed illegibili scarabocchi; quando John Smith si rese conto della truffa, Bogù era ormai giunto nel Parco di Yellowstone e aveva fatto perdere le sue tracce. Smith, non volendo andarci in perdita, radunò un gruppo di creduloni locali e disse loro di aver ricevuto da un Angelo il Testo di Mormon, cosa grazie alla quale mise subito in piedi un fiorentissimo commercio di opuscoli, noti in tutto il mondo.

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LA PAZZA STORIA DEL MONDO - l'Antico Testamento

 (Prima pubblicazione 31.05.2011)


Metuselog fu uno degli uomini più longevi dell'antichità, essendo lui stesso non un discendente degli Hog Sapiens ma l'ultimo degli Hog Sapiens. Una mattina, mentre era intento a spulciarsi insieme alla tribù nelle profondità di una grotta, confortati dal fatto che essa contenesse al suo interno anche una polla d'acqua minerale frizzante d'origine vulcanica, restò terrorizzato dall'immane esplosione giunta dall'esterno che fece crollare le rocce chiudendoli all'interno. Passò del tempo, molto tempo, durante il quale la tribù inventò alcune simpatiche attività sociali come il Domino con i ciottoli, lo Scarabeo con uno scarabeo rimasto anche lui intrappolato al quale insegnarono a cantare ballate in falsetto e, cosa che li aiutò moltissimo a sopravvivere, il Cannibalismo. Il più abile a nascondersi negli anfratti fu ovviamente anche l'ultimo a posare la forchetta, per così dire e quando le piogge continue fecero crollare la massa di pietre che chiudevano l'uscita Metuselog tornò a rivedere la luce. All'esterno scoprì che il pianeta era rimasto devastato e oltre a lui c'era solo un enorme monolito nero dal quale emanavano curiose vibrazioni che gli fecero venir voglia di cantare. Quel che cantò venne poi tramandato nei secoli fino a diventare una hit celebre, "Good Vibrations", dei Beach Boys. Il monolito gli donò una estrema longevità e una miriade di conoscenze che però, essendo naturalmente stupido, non capì affatto. Poteva diventare il padrone del Mondo, divenne il più vecchio di tutti. Nei secoli a venire Metuselog - detto da tutti L'Errante - gironzolò in lungo e in largo figliando come un coniglio e diffondendo la progenie degli Hog ovunque, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanare al Reno e così via. Un giorno, dalle parti del deserto del Sinai, seguito dalle sue innumerevoli mogli innervosite perchè non trovava mai lavoro per comprare loro caffettani nuovi, e dai suoi innumerevoli e sfaccendati figli scoppiò una lite e fu costretto a fuggire rapidamente. Inoltratosi tra cespugli di rovi e roseti in fiamme (curiosamente inusuali nel deserto del Sinai, cosa che avrebbe dovuto metterlo sull'avviso) mise un piede in fallo e volò da un dirupo. Nel precipitare invocò il Creatore e subito dalle nuvole spuntò una mano enorme e sfolgorante che lo afferrò per il suo venerando attrezzo riproduttivo. Metuselog, sbalordito e dolorante, ringraziò il suo Creatore promettendogli qualsiasi cosa in cambio della salvezza. Quel giorno il Creatore era purtroppo in vena di zingarate e in cambio si prese il prepuzio di Metuselog. Ragion per cui il Creatore restò col prepuzio tra le dita e Metuselog precipitò, ma miracolosamente non si fece nulla. Risalì dunque la scarpata ferocemente incazzato e, prendendosela con tutta la tribù, pretese da ogni maschio la stessa cosa dando origine ad una bizzarra consuetudine religiosa tipica di quelle popolazioni. Gli ultimi tre figli di Metuselog furono Bog, Gog e Magog; estremamente litigiosi, gli ultimi due divennero capi tribù celebri e partirono verso lidi lontani mentre Bog, trovato lavoro come scrivano presso una comunità religiosa - lavoro alquanto appetibile visto che ogni giorno garantiva piatti di lenticchie e latte di capra - si rifece contro di loro inserendo di soppiatto in un certo "Testamento" che gli avevano dato da copiare, versetti incomprensibili e profetici contro Gog e Magog, tacciandoli di tornare al tempo dell'Apocalisse alla guida di tribù antropofaghe. Gog invece aveva preso il largo verso Panama dove fondò una allegra e gioviale tribù, che solo casualmente si trovò a divorare - nel 1671, nel golfo di Uraba - il mitico Jean Nau detto l'Olonese e i suoi pirati. Ma di certo non lo fecero per via di quel che aveva scritto Bog! Magog al contrario si spostò verso la zona di Mindanao, dove i suoi discendenti nel 1971 parteciparono alle riprese del film di Ruggero Deodato, ULTIMO MONDO CANNIBALE, mangiandosi la metà del cast principale. Ma sicuramente anche in questo caso Bog aveva solo scritto delle calunnie!

*continua*