lunedì 8 dicembre 2025

FARSI LA BARBA

 (Prima pubblicazione 31.10.2009) 


Potrebbe essere un modo come un altro di riprendere coscienza di sé, di ritornare all'idea di una vita normale, quella che non esiste solo la notte, quella lontana anni luce dall'etica del vampiro, quella che ti vede impegnato nel tran tran quotidiano, circondato da minuscole felicità e minimi problemi. Farsi la barba, come mi consigliavano nei commenti al mio post precedente, potrebbe essere il momento felice dello stare con sé, quei pochi minuti di calore vaporoso, acqueo, quasi larvale, nel soffuso piacere della schiuma cremosa prodotta dal pennello vecchio e spelacchiato, quel massaggiarsi le guance con la vetusta colonia Atkinson che ci passiamo di padre in figlio da generazioni, buon vecchio Lavender, immortale, sempre quello, inebriante, che porta dietro tutto un bagaglio di ricordi familiari, le mattine di domenica in pigiama a guardare mio padre al bagno a sistemarsi prima di andare a messa, con il Lavender e la Brillantina Linetti (in pasta, eh!) così come adesso fa Tato quando viene a insaponarsi la faccia insieme a me. Care memorie. Farsi la barba in fondo è non arrendersi al declino, un gesto umanissimo e triste, se pensi a tuo padre steso al Gemelli tra le flebo, devastato, e l'omino che passa per le corsie a offrirsi di fare la barba agli ammalati. Ultimo untore, precursore di nostra sorella morte corporale, se è vero che il rasoietto che usava era sempre quello, qualsiasi faccia sbarbasse, anche della più contagiosa, segno inequivocabile che farsi fare la barba da lui voleva dire stare per morire e quindi, di un eventuale contagio, chi se ne sarebbe fregato? Ci son tanti modi di farsi o farsi fare la barba, da quello intimo che ti regali ogni giorno nel chiuso della toilette a quello del gagà che si compiace dell'arte del barbitonsore di turno. La barba te la può fare la vita, anche, e quando decide di fartela di solito ti scuoia sapientemente e fino all'osso, la barba può capitare che te la voglia fare un Freddy Krueger (vedi la foto...), ma in fondo, anche se fosse, almeno da Nostro Signore ti ci presenti impeccabile.

NON E' FACILE

 (Prima pubblicazione 30.10.2009)


In realtà non è mai stato facile vivere. Ci sono stati, e chi lo nega, momenti belli, momenti in cui ci si è ammantati di quella parvenza di eternità, capace di far credere che tutto sarebbe sempre stato uguale. Attimi, se calcolati con il metro di misura del Tempo. Anni attimi. Riesco a malapena ad articolare le dita, a dirla tutta sto semplicemente battendo estremità irrigidite su tasti scaldati dal motore del pc ma ogni tanto l'alito si condensa sullo schermo. Riesco a capire Leonardo Di Caprio sulla zattera. Ogni tanto, ai bordi visivi degli occhi, si spengono luci dalle case o sono solo lampioni che vanno a risparmio. Qualcuno sta frugando nei secchioni qua davanti. Mangio un wafer, le briciole sottili cadono sulla incerata antipioggia che ho messo sulla divisa per conservare un poco del calore umano che ancora riesco a produrre. Un altro pezzetto. Le razioni Kappa. Manca il cordiale, quella broda infernale ad altissima gradazione con la quale siamo sopravvissuti al terremoto dell'80.  Strano. Sputo del catarro e invece è sangue. Guardo in terra alla luce della torcia e sì, è sangue. Dovrei cominciare a preoccuparmi. Me ne frego, accendo un altra sigaretta.  Non riesco a muovere le dita dei piedi. Il gelo parte dalla punta del naso e vaga libero verso il cervello. Per ringraziarmi di sei anni passati a dieci, dodici ore tutte le porche notti senza una malattia, mi stanno facendo fare sette ore e zitto. Non credo che arriverò a 1200 euro questo mese. Praticamente la rata del mutuo. Con i soldi della moglie dovremmo pagare rate, spesa, bolletta, sigarette e quanto altro. Vorrei riuscire a ridere ma anche sorridere mi fa male alla faccia, tanto per citare Rocky Horror... ancora trenta minuti di connessione poi domani dovrò rinnovarla. Se trovo i soldi. Un altra sigaretta. Ci sono solo quattro wafer, fino alle sette sarà dura. Anche il secondo giubbotto, sotto la divisa, non riesce più a fermare il freddo in questo porco cantiere. Esala dal pavimento in cemento battuto come l'alito stesso della morte in un cimitero. Ragiono a fatica. Vorrei postare una canzone, ma non me ne viene in mente nessuna. Tato sta male, ha la febbre e la tosse da giorni oramai, non mangia, ogni volta che quella gli urla contro vomita. Io sono arrivato al limite. Su un pilastro l'ombra della mia gamba si muove piano, cerco di non toccare terra ma è vano. Passa un autobus. La truppa dei disperati non ha fine né inizio. Vaghiamo.  Vorrei dormire nel mio letto, sul meraviglioso materasso che ho comprato ma non ho tempo. Andrò da mia madre che guarderà Tato mentre cerco di dormire sul suo, rigido come sempre. Gelido pure quello. Oramai dormo vestito. Sto in divisa 24 ore su 24. A malapena mi faccio la barba. A che serve? Vivo. Sopravvivo. Almeno ci provo. Ancora un po'. Tra tre ore dovrebbe sorgere il sole.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

p0ladani : non si "vive" non piu' si SOPRAVVIVE ormai tutti siamo "zombi" spesso anzi tolgo spesso...la societa' con imposizioni...tasse su tasse ci toglie pezzi di vita di gioia di emozioni ma si tira avanti per le bollette...per il mutuo..per la spesa per i figli che quando si ammalano è anche un pezzo del nostro cuore che si ammala...ma poi basta un sorriso di chi amiamo...un saluto cortese per farci tirare su per farci trovare la forza di andare avanti...per noi ma per chi CREDE in noi e ci ama...io "guadagno" 250 euro al mese per un lavoro in nero...prendo il pacco-alimenti dal prete...sopravvivo...ma ogni giorno anche quando faccio fatica sorrido...ed il mio sorriso va alle mie figlie vederle serene mi restituisce quel pezzo di vita che ogni giorno le imposizioni mi tolgono Un abbraccio Paola

Antelao : Qui hai rubato il mestiere a Mario Rigoni Stern! Ti vedo come un alpino della Julia in ritirata, in Russia. Ti manca soltanto il cappello con la penna. Io ti capisco. Ho provato. So cosa significa fare la guardia in un sito inutile e squallido. Al freddo. Trovo che non sia giusto che lo faccia tu: dovrebbero mandare i piu' giovani, le reclute, quelli che non hanno figli....I tuoi capi sono dei bastardi, come lo erano il mio capitano, il mio tenente colonnello ed il mio generale. Grassi, boriosi, ignoranti, luridi pezzi di merda.

Ma tu non gli darai soddisfazione. Tu sei meglio di loro. Tu sei di altra pasta e qualita' e non sara' il freddo a stroncarti.

Con affetto.

spazio.1969 : io a 1200 € al mese non ci sono mai arrivata, e non ho un marito che mi paghi bollette e quant'altro...e nemmeno a 1100 a 1000 a 900 a 800....non esagero ma potrei continuare al ribasso, sto perdendo anche quel poco che avevo da parte , il mio porco negozio si sta mangiando tutto.....ma non saprei cos'altro fare, resto imprigionata in questo posto dove per ridipingermi il soffitto e parte dei muri, non tutti perchè ci sono i mobili fissi a parete, mi hanno chiesto 800 €..... e chi li ha visti 800 € schifosi euro? neanche dovessero dipingere la cappella sistina....e mi fa tutto schifo...la gente per bene, quella che entrs e si lamenta che costa tutto caro e non si può comprare che lo stretto necessario, ma ci ha il suv e le Hoogan e il palmare e l'i-pod, e a me viene a rompere le balle per avere 3 € di sconto....Allora sai cosa? meglio quelli che rovistano nell'immondizia! Ciao mio caro!

LA VITA VA

 (Prima pubblicazione 27.10.2009)


e non ritorna indietro, per quanto ci si illuda. Me ne sto qui, davanti alla tastiera, tra un giro e l'altro di ronda, e fuor dal vetro vedo scorrere esistenze fuggenti. La notte, calata da un pezzo, copre a malapena pensieri furtivi, abbruttendoli con acidi strascichi di vini da poco prezzo, nell'attesa di congelarli nel suo abbraccio appena si saranno sdraiati in terra o su una panchina. La stazione si perde nella sua enormità, si ramifica nella pancia della città come un cancro, le sue metastasi camminano qua e là ciondolanti, senza che si riesca a comprendere il senso di ciò che sono. Cosa fanno. Dove vanno. Stanotte, come tutte le altre, sempre con quel gelo che mi striscia a fior di pelle e nelle ossa, senza un senso che non sia quello del fare la guardia a cose e persone, come se in fondo a loro importasse. Arrivano, portati dal vento, odori di liquami, odori di strane cibarie untuosamente cucinate nei sottoscala dei locali magrebbini qua dietro, zighinì? datteri? peperoncino come se piovesse a riscaldare il cuore e a contraffare i cibi da tempo abbandonati in cucine improbabili. Facce smunte passano e sbirciano. Qualcuno rincorre qualcun altro. A volte un grido dalla parte di via Giolitti, a volte i colleghi a dar la caccia a qualche tossico nascosto tra le scale mobili e le vasche delle piante. Il freddo continua a starmi accovacciato sulla schiena, forse cerca calore umano, non è quel che cercavo io dalla vita, è la vita che mi ha trovato ed ora mi fa pagare il biglietto. La mente vaga. Ciondola anche lei.  Non conta più i minuti, figurarsi le ore, conta solo le cicche nel bicchiere. Ci vorrebbe una pizza. Qualcosa di caldo, che so, un cognac, uno zabaione! ma sì, con mia nonna a sbattere nel bicchiere i rossi delle uova delle nostre galline con lo zucchero e un goccio di marsala, ma poco, se no ai burdèl el fà mal...Nonna, seduta davanti al tombolo, dì un po', te lo saresti immaginato quest'uomo, dai capelli bianchi e i baffetti assurdi, a passare le notti per un pezzo di pane senza dormire, eh, o anche tu come me credevi a chi sa cos'altro? Passa un gruppo di sballati, lanciano bottiglie contro le macchine. Al quinto piano progettano il ponte sullo stretto di Messina, tutto vietato, tutto riservato, ma stanno allo sbrago peggio di me. Lo sguardo spazia nella notte sui tetti, tra le piazze. Le luci delle pensioni formicolanti a tutte le ore diffondono poco calore con i loro neon, un barbone si accascia sui gradini della chiesa lì di fronte. Qualcun altro più tardi gli fregherà quel poco che ha. Passa un ebreo ortodosso, con i cernecchi ed il cappello a cono, porta un trolley. Si è piegato, raccoglie qualcosa: lo guarda bene alla luce del lampione, si gira furtivo, se lo ficca in tasca. Qualcuno perde, qualcuno trova. Arriva il camion della immondizia, che fa qui, si gira a marcia indietro e sbatte su un taxi, non lo ha visto. Litigano. Il freddo non dà tregua. Sono stanco. Vorrei sparare a qualcuno.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

drittoinvena : cerca di cogliere il bello di tutto cio',puoi guardare la vita con occhi diversi, quelli della gente della notte e non parlo di discotecari o fighetti che hanno esagerato con la bamba, parlo degli uomini topo quelli che aspettano il buio per poter vedere il mondo, spesso gente allo sbando ma mai giudicare! magari domani quel barbone seduto sulle scale sarà un dirigente, oppure quel tossico nascosto sulle scale avrà un futuro come architetto. cattura tutto cio' che la notte nasconde e credili tuoi simili forse ti aiuterà anche a sentirti meno solo durante la ronda.............un saluto!

follettoarrabbiato : Crenaaaaaaaaaaaaaaa che ti succede?? Non sono passata una sera e ti trovo cosi??? No, non va bene, capisco il freddo, la rabbia, tutti i brutti sentimenti del mondo, ma non buttarti giu', nonna( la tua) non sarebbe contenta di saperti cosi triste e stanco...non e' molto quello che possiamo da qui e le parole sono sempre troppe....ma ricordati che ci sono per un sorriso e una risata che ti scaldi il cuore....un abbraccio Folletto

cicalasiciliana,SR : (scritto 23.06.2011) come passa il tempo crenabog, questo post è stato scritto due anni e otto mesi fa, qui trovo un crenabog diverso, diverso da quell'uomo che oggi giugno 2011 sto conoscendo, (ma sempre come dico io gocciolina dopo gocciolina) ho letto la noia, l'inquietudine, il distacco, l'insofferenza, l'apatia. Ti ho letto scocciato. Solo alla fine del post ti ho riconosciuto, perchè il senso dell'ironia è innato in te. Poi c' una frase che mi ha colpita da ieri sera, ma prima di parlare ho riflettuto a lungo: il freddo mi si accovaccia sulla schiena, forse è bisogno di calore umano, ma non è quello che cercavo io dalla vita, la vita ha trovato me...ora la vita mi fa pagare il biglietto. Da una parte il bisogno del calore umano, dall'altra è come se lo avessi sempre rifiutato, poi quasi una punizione, la vita che ti fa pagare il biglietto. In queste tre righe c'è quasi tutta la tua vita, ma chi non conosce come me i perché, se ne sta in silenzio, e cerca di leggere il prossimo post, poichè le persone si conoscono nel tempo, lentamente, giorno dopo giorno e soprattutto ascoltando con educazione e nel silenzio smile Rita

INNSBRUCK

 (Prima pubblicazione 26.10.2009)


Ah, quanta parte di cuore è rimasta sul suo selciato! Fuor d'ogni dubbio, la città più romantica che abbia mai visto! Ci andammo più volte, sia con i miei col pulmino volkswagen, reduce da migliaia di chilometri in tutta Europa, sia in viaggio di nozze e sempre ci ripagò con incredibili cose da vedere e gustare. Ricordo l'atmosfera fuori del tempo, le ragazze che giravano con i loro tradizionali drindl di velluto e merletto alcuni dei quali, in sete pregiate e colori melange, facevano bella mostra nelle vetrine a prezzi lunari, e gli uomini con i bizzarri calzoni corti tirolesi in fustagno dalle bretelle cariche di bottoni e spillette. Si poteva acquistare di tutto a prezzi che da noi non ci sognavamo, con l'equivalente di poche lire entravi nei ristoranti e ti sommergevano di knodel fumanti nelle tagesuppe, di spetzel coperti di formaggio, di cacciagione d'ogni genere, cervi, caprioli, persino istrici e cinghiali, in salse cremose e gravide di spezie. Ma le pasticcerie! Dalle bettoline rustiche ai maestosi, quasi principeschi cafè dove la gente beveva tazze giganti di caffè insieme a microscopici bricchetti di latte dal vago sapore acidulo - e si ostinavano a chiamarli "cappuccino" - cosa che ci fece capire perché quando vengono a Roma lo bevono ad ogni ora, persino dopo un piatto di carbonara. Forse temono di non riassaporarlo più, tornati a casa... Dolci di aspetto imponente, cioccolate troneggianti, creme multicolore farcite di canditi e la Sacher, ah meraviglia!, la Sacher che l'Hotel Sacher spediva in ogni parte del mondo in cassette di legno aromatico. E i tabacchi, ne vogliamo parlare? L'AustriaTabak produceva e produce le sigarette aromatizzate più strane che esistano ed i sigari più dolci e morbidi, quasi sempre all'olandese, ovvero di tabacchi di Sumatra, Java e Honduras. Mentre i cubani dall'aroma tipico di cioccolato tostato li tenevano gelosamente in casseforti humidor. Ricordo il RomantikHotel Schwarzer Adler dove andammo, la camera era una bomboniera di pizzi, trine, ricami, sul cuscino il regalo di una trousse per cucire e ricamare, incredibile, e quel che davano in sala pranzo era spropositato. Nei negozi di musica trovai così tanti lp e cd di Bert Kaempfert come a Roma non ne avevo mai visti, ma è ovvio, era di lì e ancora gli rendevano omaggio. E, visione favolosa, una incredibile bizzarria: nella piazza regale centrale, nel mezzo di un lindissimo giardino, una grande serra dove, in un umidità tropicale tale da rendere persino difficile tenere gli occhi aperti, ci si posavano addosso enormi farfalle rarissime dai colori inauditi, senza paura alcuna si fermavano sui capelli per ripartire leggiadre e nascondersi tra i grovigli di Flugkartoffeln, assurde piante rampicanti e volanti di patate grigie appese alle volte della serra. Innsbruck dal Tetto d'Oro, Innsbruck con la cattedrale colma delle statue e le tombe degli Imperatori, Innsbruck con i suoi locali dove entravi per una birra e ti sedevi insieme a cento altri tutti sotto braccio a bere e cantare... Dove sei ora, così vicina e così lontana.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

follettoarrabbiato : L'ho visitata piu' volte anch'io e' davvero ed esattamente come la descrivi tu.....fantastica, poi io che amo lo strudel...mi ci sono ammazzata e non sono per niente pentita...anzi ci ritornerei subito...ha dei colori davvero particolari e' fredda in clima, ma calda proprio anche per i colori...bellissima, c'ho lasciato il cuore....un abbraccio Folletto

ninfeadelnilo : hai descritto questa città dipingendola magica..man mano che ti leggevo il fascino dei luoghi ed il sapore dei cibi li vedevo e li assaporavo..deve essere stupenda e mi rammarico di non esserci mai stata..ma elencandone i pregi dovrò prima o poi recuperare tale lacuna..anche perchè ogni cosa descritta mi affascina e mi piace..poi la sacher guai chi me la tocca..e la gioia dei canti fatti inseme intorno ad un tavolo con boccali di fresca birra..amo un pò meno il freddo...un bacio raffy 

p0ladani : grazie a te stasera ho viaggiato mi hai portato a visitare con la fantasia luoghi mai visti e che ora sono desideri chissa' che un giorno possa visitarli veramente e di persona grazie!

HOPFGARTEN

 (Prima pubblicazione 25.10.2009)


E' forse appropriato, in una fredda notte come questa, lasciare che i ricordi tornino  a rincorrersi, ricordi gioiosi di tanti anni fa. Quando ancora usavamo partircene tutti insieme in famiglia in viaggi europei, a bordo del caravan con la famiglia intera o dopo sposato, con il caro Maggiolino raggiungevo insieme alla consorte mio padre e mia madre che ci precedevano da qualche parte a farsi le vacanze per loro conto. Una delle mete che tanto ci attrassero, stupendamente locata in quell'Austria Felix che sempre ci ammaliò, era la minuscola cittadina di Hopfgarten, là nel Tirolo. Sita in un amena vallata, tra campi sempreverdi e alti monti a circondarla, con i locali caratteristici della zona aperti dal mattino al tardo pomeriggio, ché i buoni austriaci usavano cenare presto e subito chiudere per andare a dormire, ospitava un grazioso campeggio ed un grande albergo dove ci aquartieravamo, pronti a raggiarci intorno per valli e città. Il sindaco aveva la curiosa abitudine, a chi fosse stato ospite per almeno tre anni di seguito, di nominarlo cittadino onorario, piacere che toccò a mio padre, il quale un giorno ricevette appunto una lunga lettera in austriaco e trasecolò dopo essersela fatta tradurre. La mattina al cantar del gallo si correva subito giù nella hall dove ci propinavano inaudite e sontuose colazioni, pari a pranzi sibaritici, zuppe, insaccati, formaggi a iosa, cereali, frutta, dolci a perdercisi, soprattutto dei curiosi e gargantuelici piattoni di creme con sopra decori disegnati con sciroppi multicolori. Preparavamo panini d'ogni genere e poi scarpinavamo sino all'ovovia, lanciandoci su per le vette. Raggiunti i termini dell'ovovia scendevamo per battere sentieri scoscesi e dirupati, godendo di spettacolari panorami, col cervello inebriato dall'altitudine si raggiungeva una certa qual baita minuscola e ruspante, nella quale una ghiotta servotta a piedi nudi (con quel freddo!) rasserenava i nostri spiriti con balde ciotole brodose e dense nelle quali galleggiavano grandi e untuosi knodel di fegato macinato misti ad erbe a noi sconosciute. Quei sapori intensi rimpallavano tra lingua e palato, confortando stomaco e cuore. Scendevamo infine, aggrappati ai nostri alpenstock sui quali orgogliosamente mostravamo costellazioni di stemmi in peltro d'ogni (così tante!) vetta e città visitata, fermandoci a far foto a gruppi di mucche incuranti, perse nei loro gastrici ragionamenti. E la sera, seduti sul balcone di legno traforato dell'albergo, discettavamo dei luoghi ancora da vedere davanti a grandi bottiglie di Marillerschnaps o di KaiserWilhelmschnaps, inframezzando il tutto con le mie lunghe tirate di pipa... Grandi momenti, perduti nel tempo insieme agli alpenstock ed a mio padre, e mentre sfumano riguardo la mia giacca di tweed, rozza, marrone, dalle toppe in pelle e i favolosi bottoni in corno di cervo che papà trovò ad Innsbruck, ma sì, la giacca che ogni tanto citavo nelle favole di re Brian Borough, sempre quella, che ancora porta in sé il canto dello jodel e quei profumi fantastici.


Commenti dei lettori dell'epoca:

follettoarrabbiato : Fantastico trovo il modo in cui descrivi alcuni scenari, sembra di caderci dentro...e sembra anche di sentire i sapori che descrivi....e' fantastico il tuo mondo e tu....Folletto

roberto.1969 : stupendi ed emozionanti momenti di vita

i bei ricordi un energia infinita dalla quale tutti noi dobbiamo attingere la forza per andare avanti

tieni duro amico mio credici e questi torneranno

un abbraccio

roberto

SUBACCULTURATI E FELICI DI ESSERLO

 (Prima pubblicazione 21.10.2009)


Man mano che prosegue l'educazione scolastica elementare del mio giovane rampollo, sempre più vo' accorgendomi dell'abissale divario tra i tempi aurei delle mie trascorse traversie scolastiche e le attuali. Guardo con insofferente malcontento i libri che gli han fornito, quello di italiano per dirla tutta, laddove inevitabilmente, retaggio delle scelte di maestri sgravati da anni di piombo nei quali il diciotto garantito e le cattedre ai bombaroli han dato la stura ad una fiumana umana di semidecerebrati e illetterati il cui carico di sapienza è pari o minore al peso che un granello di senapa infligge sulla schiena di un elefante. Sfogliamoli, orsù, lustriamoci gli occhi con le immortali perle della letteratura, quella che secondo loro avrà a restare nei secoli, o almeno nelle intonse menti dei nostri frugoli, e stiliamo un indice nominativo di chi son - per cotanti maestri - i Numi tutelari dell'Arte, degni di figurare sui sussidiari. Eccoli qua: Neruda, Evtuschenko, Saint Exupery, Rodari. Sempre ed implacabilmente quelli, salvo vaghe stelle cadenti dai cognomi affascinantemente sconosciuti ma rei di aver partorito favolette e facezie morali su tomi di case editrici  di fronte alle quali Einaudi, Mondadori, Rizzoli, Rusconi impallidiscono. Di rabbia, direi, se non di vergogna. La poesia? Robaccia, ciarpame d'altri tempi, metrica che sarà mai, rime qual vile parola! Scherziamo? Han ben scavato i solchi e i pochissimi semi gettati per caso o per nefandezza li stanno ricoprendo del giusto concime. Stallatico, direi, purtroppo. Han mai sentito nominare, gli angioletti nostrani, Pascoli-Carducci-Foscolo-De Amicis-D'Annunzio-Leopardi-Dante persino? Ma quando? Ma dove? Mi è capitato d'aiutare il piccolo nella stesura di una poesia, richiesta come compito: ne è venuto fuori un minuscolo lavoretto ben cesellato e dalla cadenza danzante, facile a memorizzarsi e frutto dell'ingegno d'entrambi. La maestra si è complimentata , in rapporto ai pensierini sciolti fatti dai compagni, avanzando il dubbio però che fosse stata presa da un libro...Un libro. Ma quale libro! Dalla Biblioteca Babelica del mio cervello, ecco da dove, che questi oramai avranno un futuro rabberciato e comandato da un unica echeggiante frase: "Un aiutino?" Ah, che roba, oh tempora oh mores! Leggiamoci insieme una perla di quelle dimenticate nell'oblio da questi maledetti, conserviamola con tutte le altre che ci furono insegnate e tramandiamole prima che sia troppo tardi.

VALENTINO      di Giovanni Pascoli


Oh! Valentino vestito di nuovo,

come le brocche dei biancospini!

Solo, ai piedini provati dal rovo

porti la pelle de' tuoi piedini;

porti le scarpe che mamma ti fece,

che non mutasti mai da quel dì,

che non costarono un picciolo: in vece

costa il vestito che ti cucì.

Costa; ché mamma già tutto ci spese

quel tintinnante salvadanaio:

ora esso è vuoto; e cantò più d' un mese,

per riempirlo, tutto il pollaio.

Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco

non ti bastava, tremavi, ahimè!,

e le galline cantavano, Un cocco!

ecco ecco un cocco un cocco per te!

Poi, le galline chiocciarono, e venne 

Marzo, e tu, magro contadinello

restasti a mezzo, così, con le penne,

ma nudi i piedi, come un uccello:

come l'uccello venuto dal mare,

che tra il ciliegio salta, e non sa 

ch' oltre il beccare, il cantare, l'amare,

ci sia qualch'altra felicità.


Commenti dei lettori dell'epoca: 

Delinquentgirl : ...io piangevo quando declamavo "..oh cavallina, cavallina storna che portavi colui che non ritorna.." e diventavo rossa come un peperone quando, in occasione della Festa degli Alberi, con il fiocco blu tutto inamidato che mi nascondeva il viso (tale era la sua grandezza) dovevo ripetere, dinanzi alle Autorità: "L'albero a cui tendevi la pargoletta mano..." 

Ti racconto questo episodio: Mio figlio, alle elementari, pelandrone nato, rifiutava il mio aiuto nei compiti pomeridiani. Un bel giorno, mentre sfogliavo il suo quaderno di matematica, vidi un appunto del suo maestro "l'ordine lo esiggo!". Stetti zitta ed implorandolo gli dissi: "dai, facciamoli insieme, così potrai tornare subito ai tuoi giochi!" Mi rispose: "No, perchè il maestro ha detto che dobbiamo fare da soli!". Mi si appannò la vista dalla rabbia, presi il quaderno e scrissi al maestro "Gent.mo, non comprendo come possa, Lei, vietare ai suoi alunni di farsi aiutare, dai genitori, nei compiti a casa. Ha paura che qualcuno possa accorgersi di qualche sua disattenzione? Non me ne voglia e...come diceva Totò, "Scusi se la mia ignoranza non è uguale alla sua! ma esigo che Lei incoraggi mio figlio ad avvalersi della disponibilità di sua madre nello svolgimento dei compiti a casa! Grazie!"

nerorosso : LA COSA PIU' IMPORTANTE E' CHE SEI UN PAPA' UNICO. QUANDO PARLANO DI CRISI DELLA SCUOLA MI FANNO RIDERE ( O PIANGERE ). NESSUNO , DICO NESSUNO, NE CERCA LA CAUSA . QUEL 6 POLITICO QUEL 18 POLITICO, LA POLITICIZZAZIONE DEI PROPRAMMI SCOLASTICI, CANCELLARE LE COLONNE PORTANTI DELLA CULTURA. ORA PARLANO DI FONDI TAGLIATI, MA FONDI PER FARE COSA ? TUTTO E' DISTRUTTO. CIAO BUONA GIORNATA



NELLA NOTTE

 (Prima pubblicazione 17.10.2009)


Continua la serie dei servizi allucinanti, che, badate bene, quando mi vengono assegnati non specificano mai di cosa si tratti... e infatti ieri notte mi son trovato ad andare ad un palazzo dalle parti di viale Trastevere, vai, vai, c'è la portineria, ti siedi lì e controlli il palazzo che non imbocchino i tossici per occuparlo visto che al momento è disabitato (erano degli uffici cotral). Bene, vado, parcheggio, apro 'sto portone enorme con il mazzo di chiavi che mi avevano dato e mi trovo in uno spazio enorme, porte e corridoi a non finire, vetrate non allarmate, porte sbilenche sul nulla... totalmente senza corrente. Una di quelle ambientazioni alla Guillermo del Toro che avrebbe fatto cascare a Jameswan quel po' di capelli che si ritrova, alla faccia di tutti i film horror che si è sciroppato. Una cosa allucinante. Il top? ovviamente dopo un quarto d'ora la mia Maglite (lunga 60 cm e ovviamente adibita ad uso spranga, si sa) si scarica! Buio totale. Fruscii, scricchiolii, voci da fuori se non da dentro...brancolando nelle tenebre sono riuscito a trovare una seggiola e mi son piazzato in mezzo ad un corridoio col ferro in mano e il colpo in canna, arrangiandomi con l'accendino a trovare vecchi fogli di giornale che ogni tanto accendevo a mo' di falò per avere un minimo di luce. Pazzesco. Ricordate Jena Plisskin quando schiaccia il pulsante del telecomando e spegne il mondo? Ecco. Bello vederlo al cinema, vero? Provate voi cosa vuol dire veramente tornare nella jungla ad attendere l'arrivo di forme oscure dalle profondità delle tenebre con una fiaccola in atto di spegnersi e dodici proiettili calibro 40 in attesa di raggiungere le loro destinazioni. Queste sette ore le regalo a tutti quelli che dal loro poltroncino, dalle nove alle diciassette, ancora si lamentano di come va il mondo. AHAHAH! Forza, venite gente, la gheenna sta aprendo le porte, si vedrà chi avrà le palle per attraversarle.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

ninfeadelnilo : leggerti in chiave film dell'orrore..ti rende l'eroe della situazione..certo  che razza di servizi affidano..da non crederci..ma lo sai che non ho presente quel palazzo eppure ci passo spesso a viale trastevere visto che sono quasi in zona..a saperlo se ero in giro magari ti portavo un caffè..ma fuori la porta.. perchè come hai descritto l'edificio mette i  brividi. spero il tuo prossimo incarico sia meno orrido. che la giornata ti risplenda e cancelli i ricordi brutti..un caro saluto raffy

Delinquentgirl : Crena! Da brivido! Solo a leggerti l'adrenalina ha superato il livello....avrei voluto esserci anch'io!

Ciao baci

Girl

NATURAL BORN KILLER

 (Prima pubblicazione 16.10.2009)


Ecco qua, pensavo di averne viste tante ma non c'è mai fine. Già combattiamo quotidianamente contro sensi di colpa e problematiche morali, già tentiamo di far fronte alle strettoie religiose che abbiamo scelto di osservare e guardate qua! La magistratura avrà già iniziato ad indagare sulla movimentazione lecita ed illecita dei miei spermatozoi? Mentre dormivo (ma quando!) gli incursori della Polizia avranno infilato una pulce tra le mie pudenda, sperando si confonda tra le piattole? Starà mandando segnali ai loro computers e staranno triangolando in quale bagno pubblico l'avrò tirato fuori? Mah! Dovrò cercare su e-bay qualche pessario lubrificato in piombo, atto a schermarmelo oppure dovrò ricorrere alla autopalpazione (obbligatoria dopo i cinquant'anni per evitare insorgenze tumoroprostatiche!) per scoprire eventuali microchip traccianti? Saranno radioattivi? Mi provocheranno la caduta dei capelli? Comincio già a sospettare dei bloggers particolarmente stempiati... Fratelli da parte di fava (per citare AMICI MIEI), uniamoci, difendiamo il nostro diritto universale allo spurgo per motivi igienici, alla realizzazione creativa di atti di teatro di strada, ricorriamo all'Onu, alla Convenzione di Ginevra! Ci daranno uno sconto di pena per incapacità mentale? Chi è matto può farsi le seghe ma chi si fa le seghe non può essere considerato matto, sarà il COMMA 22 dei  nuovi Joseph Heller, o ci daranno la premeditazione se ci troveranno con i kleenex nelle tasche? Fingete, fratelli, mimetizzatevi!  Non fatelo quando vi va ma solo in maniera estemporanea così potrete giustificarvi con un raptus! Portatevi dietro un fiasco di lambrusco e camminate sbilenchi sulla linea gialla che vi tracceranno! E se proprio non riuscite a frenare le vostre necessità almeno fatevele in una damigiana tenuta al fresco, quando avrete raggiunto i venti litri potrete andare a depositarla in qualche Banca del Seme e vi daranno anche una medaglia. Viene da chiedersi se gli interessi, alla Banca del Seme, ci verranno dati ogni fine anno sotto forma di ovociti... e se ai nuovi correntisti verranno forniti dei ticket restaurant per ricevere zabaglioni confortanti e pillole di ginseng.

LAST MAN STANDING

 (Prima pubblicazione 14.10.2009)


Ci provano, oh sì, ci provano, fratelli e sorelle, a devastarmi, il mondo e le merde che lo popolano, ma non c'è verso, fino a che un alito mi si muove nei polmoni, sino a che una goccia di sangue scorre nelle vene, io sto qua, e non mollo, e non mi arrendo, e me ne sbatto di tutto! Ve lo ricordate, il vecchio Crenabog, bello sistemato nella sua postazione al calduccio nel più grande studio di avvocati di Roma, da sei anni, senza mai una mancanza, un giorno di malattia, sempre pronto a riportare anche il più piccolo centesimo-gioiello-cellulare-documento smarrito da quelle gioiose teste di tallero? Come se la credeva, il povero fesso, che ci sarebbe invecchiato là dentro, a far la guardia collegato con tutti i suoi cari amici tutte le notti? E ve lo ricordate sbattuto fuori per una kazzata di una segretaria perché se una testa deve rotolare non è mai quella giusta ma quella del più buono e tranquillo? Bene. Ed eccolo qui, a cinquantadue anni sul groppone, a sciropparsi nottate solitarie tra campi fangosi sulle rive dell'Aniene a dar la caccia agli zingari che cercano di fregarsi i mezzi della Protezione Civile col fango fino alle ginocchia, mentre le volpi sgusciano notturne tra i rovi, ed eccolo qui - stanotte per l'appunto - che dopo aver chiesto un giorno di permesso per accompagnare il piccolo a fare delle visite è stato subito ripagato invece con tredici cazzo di ore (dalle 18 alle 7) da fare in un cantiere sulla via Nomentana, completamente all'aperto, sotto zero, seduto su una lercia seggiola a badare che non si fottano il materiale edile... ma niente, neanche un battaglione di disciplina alla Sven Hassel, manco nella Legione Straniera, manco sul Carso. Non me ne po' frega' de meno! Un paio di arance ce l'ho, due pacchetti di sigarette pure, un maglione in più anche e allora ecco che la voce dell'ultimo uomo in piedi risuona nella notte, vi accompagna, vi incita alla resistenza contro tutta la proliferante genia degli stronzi, contro chiunque osi recarvi danno, offesa, ludibrio. Resistete! Fottetevene! Tenete duro! Passa. Tutto passa. E anche se dovessi crepare, dall'alto del Cielo mi toglierò il gusto di pisciare in testa a tutti loro! AHAHAH! Eccomi qua, tra polvere cancerogena di cemento, calcinacci, pulciosi gatti neri che capolineggiano tra le impalcature, ad aspettare l'arrivo del fesso che pagherà per tutto. Perché prima o poi capiterà e si ritroverà a pagare una lista lunga mezzo secolo... Me ne sbatto! Sto qui attaccato ad una presa volante, non ce ne stavano altre che quelle industriali? Bene! e io in ferramenta ho preso una riduttrice e me ne sto collegato a cazzeggiare con voi, lanciando i miei messaggi in bottiglia, tali e tanti da far vergognare Radio Londra. Bo-Bo-Bo-Bom...faceva...e 'sti cavoli! AHAHAH! Io sto qui, reggo la ragnatela della mia vita tra le dita e neanche una goccia di rugiada, quella preziosa rugiada che VOI, con le vostre parole, ci depositate sopra, andrà sprecata. Nemmeno una. Avanti! Avanti! Anche la notte più lunga dovrà passare!

Commenti dei lettori dell'epoca:

Jameswan : detto io! eccoli i veri eroi! quelli che non mollano mai! che piu' cerchi di buttarli giu', piu' si rialzano sanguinanti, e quel sangue te l ho sputano in faccia! grande sommo crena, un concentrato di PATTON, CLINT EASTWOOD e BRUCE WILLIS ( d altronde il titolo del suo post, e citazionista al gran film di walter hill) , lei si che e un eroe classico, altro che i big jim palestrati che non durerebbero un micro secondo allo "sporco" lavoro che fa lei....leggendo ho immaginato di essere un suo collega, si immagina, io e lei a ciarlare di film fino al mattino e oltre! ci giriamo e i mezzi della protezione civile sono spariti! ma e stata una gran chiacchierata ! bhe', torniamo alla cruda realta' ....buon lavoro sommo.....e mai mollare...mai! che sia di esempio per tutti....in questa cazzuta vita!

IlFantasmaDellOpera : Tieni duro,noi siamo con te.Ti trascrivo alcune frasi presenti nel libro COMBAT

POSSIEDO UN'ARTE RAFFINATA,

QUELLA DI FERIRE CON CRUDELTA',

TUTTI COLORO CHE VORRANNO FARMI DEL MALE.      Archiloco

(arte del coltello)

ORA,SE QUALCUNO POSSIEDE BRAVURA E PRONTO CORAGGIO,

SI PRESENTI E SOLLEVI LE BRACCIA CON I PUGNI FASCIATI.      Virgilio,Eneide

AMICO: una sfida,braccia in avanti,da uomo a uomo.

POLLUCE: coi pugni, o anche coi calci?

AMICO: con tutta la forza che hai.  ( TEOCRITO )

IL COMBATTENTE INCASSA UN COLPO E RISPONDE CON TRE.   Roberto Duran

follettoarrabbiato : Noi in quella notte gelida c'eravamo e ci troverai sempre....figurati se ci mette paura il gioco duro....quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare....quindi amico mio tu non mollare e noi ti seguiamo....( fra un po'  pure poeta...ma chi me l'avesse detto....) un abbraccio Folletto

ninfeadelnilo : CARO CRENA...E TU NE HAI DA VENDERE.. NELLA VITA PIù FAI E MENO FAI.. MA LA COSA PEGGIORE E' SAPERE CHE NON TUTTI I VALIDI STANNO AL POSTO GIUSTO E VICEVERSA..E DOVER MANDARE GIù ROSPI AMARI INFLITTI DA PEZZI DI Msmile CHE NON SONO DEGNI NEANCHE DI LECCARE LA SUOLA DELLE TUE SCARPE..LA VITA è PIENA DI SOPPRUSI E INGIUSTIZIE E A FARNE LE SPESE SONO I MIGLIORI..HAI FATTO BENISSIMO CON TUTTO IL MIO APPOGGIO E SONO QUI COME TUTTI A PARLARNE COME E QUANDO DESIDERI. UN ABBRACCIO RAFFY

Antelao : di corsa a portarti due bustine di cordiale, di quelle che ho salvato  quando facevo la guardia a passo Tanamea, arruolato nei cacciatori delle alpi. I gradi erano venti sottozero, e da recluta, dopo il turno di guardia, riebtrato in casermetta dovevi spaccare la legna, preparare il pranzo ai veci e poi lavare tutto....Sei fortissimo! Con grande affetto,  Marco.