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venerdì 26 dicembre 2025

POESIOLA NATALIZIA (scritta da mio figlio bambino)

 (Prima pubblicazione 20.12.2012) © Crenabog 


Anche quest'anno i notiziari si sono scatenati a mostrare interviste alla gente su cosa faranno per regalo a Natale e come si sentono, depressi ovviamente, a causa della crisi. Per una volta vorrei evitare di sentire le solite cose, che lasciano in bocca soltanto il gusto spiacevole di una visione consumistica, segno che il senso stretto - ed ultimo - della Natività si è perduto o almeno che han fatto di tutto per cancellarlo. Perciò, approfittando del fatto che come compito, a scuola, a mio figlio han dato da fare una poesia sul Natale, mi permetto di postare qui quel che ha scritto, che mi fa piacere e spero anche a voi.

Natale ritorna tra i fiocchi di neve

che scende bianca, che scende lieve.


Il cielo è grigio e ovunque è il gelo

e la tristezza mi sembra un velo.


Ma sempre torna la luce quaggiù

perché ogni anno rinasce Gesù.


Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

albaincontro : Delizioso, fresco prodotto di un'anima gentile. E' stato piacevole constatare che" buon sangue non mente" .Ciao Marco, un bacione al tuo ragazzo. Affettuosamente Alba

MorganaMagoo : caro...! che tenerezza..!

lupa.65 : Tenera e ha pure le rime questa poesia. Un grosso bacio al tuo novello poeta. Quanta ragione hai, ormai impazza il turismo nelle città dagli accattivanti mercatini di Natale, che pure servono ed aiutano la crescita, ma quanta desolazione nel vedere la tristezza negli uomini, nei padri che non sanno dove sbattere la testa perchè hanno perso il lavoro o perchè quanto guadagnano non è sufficiente a dare una vita dignitosa alla propria famiglia, ed ora che viene Natale per loro è ancora più dura. Si dovranno mostrare ai figli nella loro nuda disperazione e desolazione, dovranno dire ai propri figli che non sono stati capaci di dare a loro quello che hanno i propri amici. Eppure hanno tanta dignità. Ecco se noi, in questi giorni, portassimo nel cuore la sofferenza di tutti i padri e le madri, probabilmente daremmo a questo Natale il vero valore, perchè, come scrive tuo figlio, ogni anno torna la luce quaggiù perchè rinnoviamo la nascita di Gesù.

Lucrezya.57  : Ciao Crena bellissima poesia che ha esplicato tuo figlio questo dovrebbe far riflettere tutta quella gioventu invece che pensa all'ultimo ipod tablet e quanto altro....queste sn le vere cose che toccano l'animo di ogni genitore altro che Natale del consumismo ...un abbraccio a te e tatino Lucrezya

goccesulmare : Leggera, fresca, con le caratteristiche di un Natale di altri tempi, ma anche con una base di speranza fatta di luce che porta cose nuove...ha preso tutto del papà

venerdì 19 dicembre 2025

SCHERZACCI (dedicato a Marcello Marchesi)

 (Prima pubblicazione 08.01.2011)


Pochi giorni fa, l'ultimo giorno prima della chiusura della scuola per le vacanze, ce ne stavamo io e mio figlio ,a far cagnara in mezzo a tutto il bailamme nel cortile, tra pupi e pupetti, mamme e altri parenti di vario tipo, festeggianti e chiassosi quando, allontanatici dal portone scolastico abbiamo visto in terra una meravigliosa piccola scatola da regalo.  Come insegnava il Conte Mascetti, e quel luminare di Marcello Marchesi, il genio si rivela nel saper approfittare del momento per inventare qualcosa di totalmente folle. Ci siamo guardati un attimo e siamo scattati, abbiamo raccolto la scatolina e siamo corsi nelle aiuole in cerca di quel che ci necessitava. Mi ero premunito di usare il cellophane del giornalino che stavamo per gettar via e , trovato esattamente quel che occorreva, giusto per quantità e consistenza, ne abbiamo fatto incetta e stipato nella scatola. Poi, con aria sorniona, le mani nelle tasche del giaccone onde non mostrar nulla, la scatola sotto tenuta per bene a farla opportunamente scaldare e riprender vita (e odore), siamo tornati chiacchierando in mezzo alla confusione. Poco dopo ecco la scatola cascare da sotto il giaccone senza che nessuno vedesse muovere un dito... di lontano ci siamo premurati di gustarci la scena. Chi passava vicino, chi era indeciso...poi ecco un bambino precipitarsi ratto ad acchiapparla e la mamma a sgridarlo di non prendere cose per terra ma... ovviamente era pesante e la mamma, guardinga che non ci fosse il proprietario in giro, ha velocemente infilato le dita dentro per prendere il contenuto. Io e Tato stiamo ancora ridendo, lei immagino stia ancora a lavarsi...

(Marcello Marchesi "non cercate mai di farla dentro un portamonete, è una cosa difficilissima, da marziani" cit.)

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

spazio1969 : proprio uno scherzo di mer**... che impuniti!

DonnaDiClasse : ............certo che siete due sagome tu e tuo figlio, anzi prima di tutto tu, che sei grandicello ma sono scherzi da buontemponi, del resto la curiosità a volte fa brutti scherzi. Mi hai ricordato un fatto di quando ero bimbetta, allora abitavo nella stessa casa di mio cugino, che per me anche ora è come un fratello, abbiamo la stessa età:  un filo sottile legato ad un vecchio portafoglio e lasciato su di un lato del marciapiede; Un portafoglio fa gola, quindi le persone che passavano si fermavano per raccoglierlo e allora mio cugino dava uno strattone al filo ed è allora che le persone si accorgevano dello scherzo! Ma la cosa divertente era vedere le espressioni delle persone che facevano finta di niente e continuavano a camminare senza nemmeno fermarsi per capire chi era l'autore dello scherzo. Crena e Crena junior...........due tipi da tenere sott'occhio ahahahahaha Buona giornata a te Anna

LoCAr : non hai proprio nulla di meglio da fare! Sei terribile!

lunedì 8 dicembre 2025

SUBACCULTURATI E FELICI DI ESSERLO

 (Prima pubblicazione 21.10.2009)


Man mano che prosegue l'educazione scolastica elementare del mio giovane rampollo, sempre più vo' accorgendomi dell'abissale divario tra i tempi aurei delle mie trascorse traversie scolastiche e le attuali. Guardo con insofferente malcontento i libri che gli han fornito, quello di italiano per dirla tutta, laddove inevitabilmente, retaggio delle scelte di maestri sgravati da anni di piombo nei quali il diciotto garantito e le cattedre ai bombaroli han dato la stura ad una fiumana umana di semidecerebrati e illetterati il cui carico di sapienza è pari o minore al peso che un granello di senapa infligge sulla schiena di un elefante. Sfogliamoli, orsù, lustriamoci gli occhi con le immortali perle della letteratura, quella che secondo loro avrà a restare nei secoli, o almeno nelle intonse menti dei nostri frugoli, e stiliamo un indice nominativo di chi son - per cotanti maestri - i Numi tutelari dell'Arte, degni di figurare sui sussidiari. Eccoli qua: Neruda, Evtuschenko, Saint Exupery, Rodari. Sempre ed implacabilmente quelli, salvo vaghe stelle cadenti dai cognomi affascinantemente sconosciuti ma rei di aver partorito favolette e facezie morali su tomi di case editrici  di fronte alle quali Einaudi, Mondadori, Rizzoli, Rusconi impallidiscono. Di rabbia, direi, se non di vergogna. La poesia? Robaccia, ciarpame d'altri tempi, metrica che sarà mai, rime qual vile parola! Scherziamo? Han ben scavato i solchi e i pochissimi semi gettati per caso o per nefandezza li stanno ricoprendo del giusto concime. Stallatico, direi, purtroppo. Han mai sentito nominare, gli angioletti nostrani, Pascoli-Carducci-Foscolo-De Amicis-D'Annunzio-Leopardi-Dante persino? Ma quando? Ma dove? Mi è capitato d'aiutare il piccolo nella stesura di una poesia, richiesta come compito: ne è venuto fuori un minuscolo lavoretto ben cesellato e dalla cadenza danzante, facile a memorizzarsi e frutto dell'ingegno d'entrambi. La maestra si è complimentata , in rapporto ai pensierini sciolti fatti dai compagni, avanzando il dubbio però che fosse stata presa da un libro...Un libro. Ma quale libro! Dalla Biblioteca Babelica del mio cervello, ecco da dove, che questi oramai avranno un futuro rabberciato e comandato da un unica echeggiante frase: "Un aiutino?" Ah, che roba, oh tempora oh mores! Leggiamoci insieme una perla di quelle dimenticate nell'oblio da questi maledetti, conserviamola con tutte le altre che ci furono insegnate e tramandiamole prima che sia troppo tardi.

VALENTINO      di Giovanni Pascoli


Oh! Valentino vestito di nuovo,

come le brocche dei biancospini!

Solo, ai piedini provati dal rovo

porti la pelle de' tuoi piedini;

porti le scarpe che mamma ti fece,

che non mutasti mai da quel dì,

che non costarono un picciolo: in vece

costa il vestito che ti cucì.

Costa; ché mamma già tutto ci spese

quel tintinnante salvadanaio:

ora esso è vuoto; e cantò più d' un mese,

per riempirlo, tutto il pollaio.

Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco

non ti bastava, tremavi, ahimè!,

e le galline cantavano, Un cocco!

ecco ecco un cocco un cocco per te!

Poi, le galline chiocciarono, e venne 

Marzo, e tu, magro contadinello

restasti a mezzo, così, con le penne,

ma nudi i piedi, come un uccello:

come l'uccello venuto dal mare,

che tra il ciliegio salta, e non sa 

ch' oltre il beccare, il cantare, l'amare,

ci sia qualch'altra felicità.


Commenti dei lettori dell'epoca: 

Delinquentgirl : ...io piangevo quando declamavo "..oh cavallina, cavallina storna che portavi colui che non ritorna.." e diventavo rossa come un peperone quando, in occasione della Festa degli Alberi, con il fiocco blu tutto inamidato che mi nascondeva il viso (tale era la sua grandezza) dovevo ripetere, dinanzi alle Autorità: "L'albero a cui tendevi la pargoletta mano..." 

Ti racconto questo episodio: Mio figlio, alle elementari, pelandrone nato, rifiutava il mio aiuto nei compiti pomeridiani. Un bel giorno, mentre sfogliavo il suo quaderno di matematica, vidi un appunto del suo maestro "l'ordine lo esiggo!". Stetti zitta ed implorandolo gli dissi: "dai, facciamoli insieme, così potrai tornare subito ai tuoi giochi!" Mi rispose: "No, perchè il maestro ha detto che dobbiamo fare da soli!". Mi si appannò la vista dalla rabbia, presi il quaderno e scrissi al maestro "Gent.mo, non comprendo come possa, Lei, vietare ai suoi alunni di farsi aiutare, dai genitori, nei compiti a casa. Ha paura che qualcuno possa accorgersi di qualche sua disattenzione? Non me ne voglia e...come diceva Totò, "Scusi se la mia ignoranza non è uguale alla sua! ma esigo che Lei incoraggi mio figlio ad avvalersi della disponibilità di sua madre nello svolgimento dei compiti a casa! Grazie!"

nerorosso : LA COSA PIU' IMPORTANTE E' CHE SEI UN PAPA' UNICO. QUANDO PARLANO DI CRISI DELLA SCUOLA MI FANNO RIDERE ( O PIANGERE ). NESSUNO , DICO NESSUNO, NE CERCA LA CAUSA . QUEL 6 POLITICO QUEL 18 POLITICO, LA POLITICIZZAZIONE DEI PROPRAMMI SCOLASTICI, CANCELLARE LE COLONNE PORTANTI DELLA CULTURA. ORA PARLANO DI FONDI TAGLIATI, MA FONDI PER FARE COSA ? TUTTO E' DISTRUTTO. CIAO BUONA GIORNATA



giovedì 4 dicembre 2025

STUPORE

 (Prima pubblicazione 22.04.2009)


(N:B: un piccolo testo scritto all'epoca per la scuola da mio figlio bambino)


Salgo sopra un albero e rimango stupito del paesaggio: vedo un limpido ruscello, tantissimi alberi, un enorme vulcano, piccole montagne e in lontananza c’è anche il mare.

Non ho proprio idea di dove sono finito, però sento in lontananza il ruggito di un animale feroce ma dopo il silenzio. Ad un certo punto sento però un brontolio al mio stomaco, così infilo la mano nella tasca e prendo una delle mie merendine e la mangio affamato.

Sono veramente solo e desidero incontrare qualcuno, cammino, cammino e non trovo nessun umano.

Comincio ad avere un po’ di sete fortunatamente trovo un ruscello e mi metto a bere ma mi faccio il bagno. Nel ruscello trovo tantissimi pesci ma riconosco anche degli esseri che ho studiato a scuola: i nautiloidi e i trilobiti; ma non è possibile! Questi esseri sono scomparsi milioni di anni fa, sono finito in una foresta preistorica!

lunedì 20 ottobre 2025

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO : 6

 (07.10.2008)

A volte, quando il sole è forte e nell'aria volano antichi profumi d'erba, mi sembra di cogliere vaghe reminescenze di un infanzia colata dalle mie dita come sabbia. Scendevamo le antiche scale tutti incolonnati, con i nostri cestini di plastica intrecciata a mo' di panierini, rosa, celesti, e le nostre modeste merende vi ballavano dentro; il suono della campanella ancora echeggiava tra le aule e quei banchi neri di legno graffiato sì, ma poco, con timore. Scendevamo e i Padri ci accompagnavano nel cortile che confinava con una enorme distesa d'erba, una vallata a conca la cui collina al bordo estremo ci sembrava talmente lontana che mai avremmo potuto raggiungerla. Ci sedevamo così, cercando di non sporcarci i grembiuli, nel verde, riempiendoci i polmoni dell'aroma dei fiori, e gli occhi delle nuvole bianche a ciuffi, che placide come giovenche in alto restavano immobili. Minimi giochi, quiete rincorse, vociare sommesso e confuso  perso nello stormire delle foglie degli alberi, e le cicale, assordanti, mai sazie del loro cicalare...Masticavo a lungo, facendo durare il panino col burro e i pezzetti di cioccolata (rara delizia dal gusto ineffabile) il cui profumo si mescolava ad un quid che a lungo ricercai, per rendermi conto - e solo ad un età tale da rischiare davvero di non ricordarlo più - che si trattava delle grandi siepi di gelsomino in fiore che nascondevano la rete del limite del cortile...Padre Tolmino lasciava che giocassimo con un grosso pallone pesante di cuoio, io guardavo i compagni correre e un po', nella mia ritrosa timidezza, li invidiavo cercando scuse per non partecipare, riandando con la mente ai compiti appena fatti, ai dettati riportati fedelmente, in bel corsivo, sui cari quaderni con la copertina nera e il bordo rosso che mio padre a fatica mi comprava facendomi promettere di non sprecarne le pagine. E l'attesa della campanella si sommava all'ansia per le interrogazioni di là da venire, per le quali mai mi sentivo preparato, anche se poi - in fondo - lo ero. Squillava infine, e tornavamo mogi su per le scale antiche, con gli occhi pieni di sole, passando davanti la cappella e segnandoci, in professione di fede. Aromi di un tempo svanito, panorami devastati dall'edilizia, cieli mai più così tersi e limpidi. Le cicale ci sono ancora, laggiù, nei campi da tennis che han preso il posto del boschetto, e cantano ancora, senza memoria, senza un passato, beate.



ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO : 5

 Mamma, ti ricordi quando ero piccoletto?, cantava Rascel...io mi ricordo che per andare a scuola mia madre usava prepararmi dei clamorosi panini imbottiti, non esistevano le merendine confezionate e quelle poche (Buondì Motta, così buono..) erano roba da signori, che occultavo nella vecchia cartella in pelle stile Ministeriale. Per i compagni che venivano con i loro tranci di pizza presi dal fornaio però, i miei panini erano diventati una tentazione irresistibile e per me un vero motivo di cruccio. Ero terrorizzato dall'idea di essere interrogato, non perché non studiassi (maledetta matematica..) ma perché appena andavo alla lavagna invariabilmente mi giravo verso la classe e li vedevo lì, con quelle facce da carogne, tutti felicemente intenti a dividersi il panino che mi avevano fregato. E restavo sempre all'asciutto durante la ricreazione. Poi, mi feci astuto, e  appena entrato in classe imboscavo il panino nei pantaloni ottenendo tre risultati: me lo mangiavo caldo, facevo sghignazzare tutti e la prof mi guardava sbalordita e trasognata.. non credo abbia mai sospettato fosse una ciriola!