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mercoledì 24 dicembre 2025

PROFUMI E SAPORI (l'importanza dei sensi nei ricordi)

 (Prima pubblicazione 17,06.2019) © Crenabog 


Si può cercare di vivere in qualsiasi modo decidiamo, ponendo paletti e regole alle nostre esistenze per dargli un ordine, ordine inventato da altri ma al quale ci piace uniformarci, perché ci fa stare a nostro agio, probabilmente per via del fatto che collima in tutto o in parte con un qualche nostro personale retaggio. Ma c'è qualcosa al quale non possiamo sfuggire, e anche questo è inevitabilmente legato al nostro tessuto intimo, agli arzigogoli della mente, a vaghi ricordi o a potenti sensazioni che albergano nel nostro essere: ovviamente parlo dei profumi e dei sapori che ci smuovono, con i loro effluvi, verso scelte ponderate o meno e con risultati che a volte ci confortano. Profumi dunque, ognuno di noi, di voi lettori, ha le sue preferenze che non saranno del tutto ragionate ma istintive. Così come non posso dimenticare la caccia che diedi ad un sottile ricordo di infanzia, per anni ed anni, tentando di riandare con la mente a quegli anni così piccoli, analizzando quel profumo o forse era un sapore, vago, di cioccolato e noccioline che mi assillava scoprendo poi per puro caso come si fossero mescolati in modo anomalo i vari ricordi infantili. I sapori infatti provenivano da una associazione mentale, bambino piccolo andavo con mia madre per un viottolo di campagna che ci conduceva ad una sorta di dispensa dove compravamo qualcosa da mangiare, pane, uova, latte e c'erano delle piccole tavolette di cioccolato che mi comprava per premio, proprio quel sapore che mi scivolava tra lingua e palato mentre, grande ormai, tentavo di ricordare il vero profumo; ed ecco che tutto si risolse quando, abitando in una metropoli, mi trovai a camminare a fianco ad una gigantesca siepe di gelsomino, finendo inondato dai ricordi più cari e comprendendo che quello, e non altro, era il profumo che cercavo, grandi cespugli di gelsomino che lambivano il sentiero campestre nel quale passeggiavamo mano nella mano. Ecco cos'era. Gelsomino che ancora oggi mi vedi tuffare la faccia in ogni tuo cespuglio per tornare bambino, per sentire il cuore battere ancora. E sapori inusitati, che ho cercato di diffondere raccontandoli ogni volta che potevo, sperando che la loro memoria non andasse perduta, certo non come quel sapor di ipecacuana cantato dal Gozzano, bensì il gelato di vaniglia e limone favoleggiato da Ray Bradbury, nel quale incappai durante una delle mie letture, così magistralmente narrato, da far venire voglia di gustarlo subito e da lì la ricerca, nelle gelaterie, della mescola perfetta, prove su prove, mai neanche avvicinandomi a quella specie di ambrosia che il buon Ray intendeva propagare, fin che riuscii a trovare una gelateria dove facevano la crema con la vaniglia bourbon del Madagascar, piena, corposa, gialla di uova vere ma non con il gusto pesante dell'uovo bensì con quell'aroma esotico proprio della bacca di vaniglia, ed un sorbetto di limone siciliano che iniziai a miscelare trovando alla fine la corretta proporzione, tre parti di crema di vaniglia e una parte di limone, assolutamente non in cono ma in coppetta, e mescolata a lungo con il cucchiaino ed ecco il sapore favoloso, quello che ti può riportare a luoghi inaspettati della mente ed è - ci credereste? - esattamente come quello delle leggendarie caramelle Rossana. E l'amore? L'amore ha forse un sapore, un profumo? Quante donne hanno lasciato una traccia in questa vita e i loro profumi chi li ricorda più? Forse uno, forse due, forse Fidji di Laroche che copriva la pelle della ragazza con cui passai tutta la giovinezza, allora addirittura in pasta, in una minuscola confezione dorata a forma di rana, quanta bizzarria, o forse quel che combinasti tu, tu che mi leggi, che mi hai sempre letto e non lo hai mai ammesso, ma che lo so bene, era l'unico modo che avevi per conoscere tutto di me: sapevi bene come muoverti nella mia mente, eterna bambina, figlia, sorella, tutto quel che volevi essere per me, tu che hai attraversato più di quarant'anni della mia vita, tornando, e tornando, e tornando ancora ogni volta che uno spiraglio si apriva nella mia corazza. Tu, che ogni mio gusto - e veramente intendo tutti - sapevi e manovravi ed io mi lasciavo fluire nelle vene quel tuo diabolico essere, quella mia oscura controparte pronta ad apparire esattamente come desideravo.. mai trovato donna come te, di un abilità sopraffina, rapida ad apparirmi e fulminea a scomparire. Che profumo avevi tu? Il profumo che volevo io, non il tuo, non quel che mettevi per gli altri, ma puntualmente quello che sapevi mi avrebbe fatto capitolare, quella vaniglia inebriante che mi faceva perdere il controllo, subito, senza se e senza ma, non potevo non essere tuo. Dove sei, adesso, con chi sei adesso? Staremo ancora una volta insieme, prima di scomparire nel nulla? E che sapore , che profumo lasceremo dietro di noi, la mia pelle che sa di zafferano, il mio profumo di lavanda classico ed inevitabilmente signorile? La tua scia di vaniglia irresistibile? Siamo ricordi che si assommano ad altri ricordi, siamo fogli bianchi sui quali una mano ignota scrive partiture fatte da odorosi contrappunti. Nulla più.

Commenti scelti dei lettori dell'epoca : 

VirPaucisVerbo : Massimo Mongai ne "Memorie di un cuoco d'astronave" citava quello che poi ho scoperto essere un proverbio salentino: "mangia a gusto tuo e vesti a gusto degli altri"; questo per dire che, mentre nell'esteriorità siamo inevitabilmente coinvolti e condizionati (seppur restii) a quella che è la situazione sociale e geografica e storica nella quale viviamo, per quanto riguarda i sapori, ed il ricordo che le papille gustative rievocano ad ogni scoperta siamo (dovremmo) essere assolutamente liberi di scegliere. E' - appunto - mangiando che riscopriamo gli archetipi. Ad un gusto, un ricordo, ad un profumo un volto, un luogo, una situazione. E mica è detto che debba essere un gusto indimenticabile da chef stellato: il pane giallo che mangiai nella cassœûla da bambino, mi ricorda la maestra delle elementari. E il sapore dei fiori di glicine, mio papà. E lo stesso ricordo, il profumo della terra del sottobosco di montagna. La camomilla mi porta alla memoria il volto di mia nonna, per mio nonno devo sentire l'odore delle pannocchie. E così è per quasi ogni cosa. Ignari, siamo legati a doppio filo a quegli aromi che associamo a ciò che veramente è stato importante per noi.

friarielle : Chissà perché il valore di ciò che ti riporta al passato cresce con il crescere dell'età o quanto meno con l'acquisizione di una certa maturità. Fino ad allora è difficile soffermarsi su un profumo, su un gusto, ma anche su un suono, che ti riporta a ricordi che hanno segnato in qualche modo la tua vita. Fino ad allora siamo sopraffatti da ritmi di vita che non consente la riflessione interiore, ciò che definisci autoanalisi. Oggi, per quanto mi riguarda, ho la possibilità di soffermarmi sui sensi e su ciò che hanno rappresentato nel corso della mia vita, già perché ogni senso ha captato un particolare che ti proietta ai ricordi. Mi è capitato l'altro ieri mattina, quando alle 6,30 del mattino, in campagna, una voce di richiamo in lontananza, mi ha proiettato a quasi 50 anni fa, quando con mio padre demmo avvio ad un vigneto. Hai ragione, ognuno di noi potrebbe scrivere un libro di un milione di pagine. Un abbraccio


venerdì 19 dicembre 2025

PROFUMI, SAPORI, ODORI

 (Prima pubblicazione 18.12.2010)


Tanto ma tanto tempo fa, quando studiavo biologia all'università, ero immerso nelle letture etologiche di Konrad Lorenz e di Irenaus Eibl-Eibelfeldt e quindi scoprivo tutti i vari comportamenti dei nostri fratelli animali, trovando in essi reminiscenze presenti nei nostri, cosa che poi, la vita e il lavoro, avevano trascinato via dalla mia mente. Ma riflettevo, ieri sera, standomene a casa per via del turno di riposo, su un atteggiamento delle scimmie. Avete mai fatto caso a come stiano spesso in gruppo, vicine le une alle altre, occupate a togliersi reciprocamente gli insetti di dosso? Lo stare vicini, il contatto fisico, è una delle cose che la società attuale sta perdendo sempre più e mi vien da ridere pensando a quei film americani dove li vedi in sedute di gruppo psicanalitiche mentre si abbracciano o si gettano all'indietro certi che qualcuno li prenderà. Quanto abbiamo perso e che sfiducia nel prossimo tutto questo evidenzia. Persino girare mano nella mano pare delegato solo ai primi tempi del fidanzamento o dell'amore. Dite un po', quanti di voi tengono per mano il coniuge, quando escono, dopo tanti anni di matrimonio? Noi , tanto per parlar di me, a volte nel farlo sembra che proviamo persino imbarazzo, mentre non ci dovrebbe essere niente di più ovvio  e naturale. Ma vediamo un altro comportamento scimmiesco: sono solite stare, quando dormono, a contatto con i figli, le vedi stare sdraiate ma c'è sempre un punto di vicinanza, la mano del genitore di solito è posata sul piccolo, una sorta di rassicurazione, di protezione, anche quando non sono vigili e all'erta. Un legame, evidentemente. E lo stare vicini porta ad annusarsi, come i cani quando si fiutano per riconoscere nell'altro il possessore di un certo territorio. Il riconoscere l'altro dall'odore, che cosa ancestrale, atavica, naturalissima. Lo sapete ancora fare? O i profumi, le lozioni, hanno definitivamente ottuso i vostri sensi? Sapreste descrivere vostra moglie o vostro marito, dal suo odore? Dal suo sapore? Ci riflettevo, dunque, ieri notte, dormendo con mio figlio perché il suo odore, anche crescendo, resta lo stesso e se diventassi cieco, saprei ritrovarlo comunque. Dormirci così, vicino, testa a testa e sentire quel curioso profumo caldo, di pane uscito dal forno, quasi fragrante, commovente, inimitabile, mi ha riportato al pensiero delle scimmie che avevo studiato e mi son ritrovato antico, primitivo, nascosto a dormire in una grotta col cucciolo da proteggere tra le braccia. Questo perdiamo, nel vivere distaccati. La nostra memoria ancestrale, il nostro fluire genetico attraverso i secoli, quel filo che ci unisce tutti e che ci fa essere uomini. Esseri viventi. Pensanti. Che sanno amare e non solo usare il prossimo, anche solo per via di un odore. State vicino a chi amate, stasera, anche senza farglielo notare se pensate che lo imbarazzi. Cercate il suo sapore. Lo ricordavate? E poi, magari, prendetelo per mano. Non aspettate sempre che sia l'altro a farlo.

Commenti dei lettori dell'epoca : 

serenella21 : gli animali si ricoscono e ri ritrovano con il fiuto

l'odorato x loro è indispensabile

ma x noi umani nn è cosi'

pero' l'odore di una persona ke ami lo riconosci tra mille aromi

e ti resta nella memoria x sempre

ke dolce padre ke sei..smile il leone ke protegge il suo cucciolo

un carezza da parte mia al tuo tatino e un grande abbraccio a te

lagunablu2010 : Il vivido ricordo di un "odore" e di un "sapore" negli anni e nel tempo, ti da' l'esatta misura di quanto si abbia potuto amare determinate persone! A parte l' "odore" della mia bambina ormai 25enne, rimasto invariato nel tempo, ho il preciso ricordo e l'esatta percezione dell'odore e del sapore di mia madre e di mio padre....e persino dei miei nonni! Non ho mai avuto dubbi sull'immenso amore che ho sempre provato per loro...ma quanto hai scritto a proposito degli odori e dei sapori, mi ha dato un ulteriore conferma. Grazie!

cittadino.italia : ..che ti sei divertito ad addondare il coltello nella ferita e che lo hai ruotato ripetutamente tanto per essere più incisivo. Dopo si breve premessa, mi va di ricordare che l'essere umano fa parte integrante del mondo animale, mondo del quale si ricorda ogni qual volta ha necessità di scrutare dentro di se, di cercar di capire quanto di buono ancora sia in lui/lei. A mente fredda tutto può diventare più razionale, tutto ci colpisce del comportamento degli animali in genere. Io per esempio sono rimasto affascinato dell'organizzazione dei lupi, di come tengono alla famiglia, e per tornare a situazioni più vicine, basta osservare una gatta quando ha la sua nidiata. Guai ad un cane che si accosta, diventa una belva feroce per difendere i suoi piccoli. Molto bello il particolare degli odori delle persone che abbiamo intorno. Sarebbe bello non dimenticarsene, dico sarebbe perchè in effetti tutti dimentichiamo, ma a volte per fortuna non è per cattiveria. Buona giornata a te Marco

Duchessazzurra : e mò sò cavoli tuoi perchè sarò prolissa al solito..passo poco ma quando posso non stacco le dita dalla tastiera!

quando andiamo in giro io e il mio compagno lui cerca sempre la mia mano e ogni tanto all'inizio mi sembrava di essere un tantino esagerata visto la mia età ad atteggiarmi ad adolescente "manina nella manina" , poi ho realizzato che era un senso di protezione nei suoi confronti, sì lui che crederesti una jena è timidissimo e si sente sicuro (marò è ridotto male con me come protettrice ;) )

l'odore di una persona? beh il suo lo riconoscerei fra mille ed anche quello di mia mamma, un qualcosa indossato da lei ha un aroma particolare poi se penso alle cose che ho ancora di mio papà addio...

è vero però anche  che da brava dispensatrice di retorica come sono  dovrei essere più vicina ai miei cari (2  più il gatto ) ma  la vita mi ha reso cattiva e non è sempre facile rendersi conto del tanto che hai fino a quando non lo perdi...

ciao e  a presto

angy