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mercoledì 24 dicembre 2025

IL FUTURO E' UN VERBO DECLINANTE (la decadenza civile e morale dell'arte e della società)

 (Prima pubblicazione 14.05.2012) © Crenabog 


Mi son permesso il calembour come titolo ma a pensarci bene non è una cosa tanto sbagliata. Declinante perché. Perché lo intendo come "declino" ovvero qualcosa che va scemando, rovinandosi. Dal futuro tutti si aspetterebbero miglioramenti, aumenti, cose che cambiano in maniera positiva, e se lo aspettavano pure i dinosauri, nel loro piccolo intelletto, immagino. Si è ben visto come è andata. Io non riesco a ragionare sui particolari, di solito, amo guardare servendomi dei grandi numeri, delle lunghe distanze, del cannocchiale: ragion per cui mi diverto a fare paragoni e a srotolare il cervello per strane strade. Vediamo un po': prendiamo la musica, s'era cominciato con i tam tam, con i flauti di osso, evolvendo sino alle immense sinfonie con i più elaborati strumenti musicali e siamo arrivati a suoni nuovamente tribali ma prodotti con le campionature elettroniche. Prendiamo il desiderio di conservare, magari una immagine, un frammento di vita. Siamo passati da Daguerre e dai Lumiere alle imponenti fotocamere reflex, alle Hasselbad con teleobbiettivi enormi fino alla eliminazione di tutto, le pellicole, i bagni chimici, le pazienti lavorazioni, tutto ridotto a microcamere digitali, chiavette usb e fotoritocchi virtuali depositati nelle clouds del web. E chi amava una pellicola voleva tenersela sulle cassette Beta, sui super 8, poi sulle vhs, e poi sui dvd e ora sugli hard disk e poi neanche più quelli, basta guardarsi un film in streaming e dimenticarselo. I libri? siamo passati dalle tavolette d'argilla e dai rotoli del Mar Morto fino al libro elettronico dove non esiste più niente, solo parole che compaiono su uno schermo e svaniscono. L'arte? dalle statue di Abu Simbel, ciclopiche, ai capolavori del Bernini, lavorazioni raffinatissime, fino al decò, agli esperimenti futuristi, sempre più piccolo, sempre più semplice, Henry moore e l'Angelo Caduto, una stele di marmo e basta. Dov'è il lavoro, il sudore, gli anni di pena per creare opere che varcano i millenni? Immolate sull'altare della comunicazione spicciola, un manifesto, quindici giorni appeso e via, sotto un altro. Uno squarcio su una tela, dei chiodi su una tavoletta colorata da schizzi fosforescenti. La "cacca d'artista". Con buona pace dei mecenati rinascimentali. Una Cappella Sistina? Ora? Ma non scherziamo, graffiti incomprensibili, se vi dice bene, se no nemmeno quelli. La cultura, il culto del bello e della creatività? Millenni di scienza ridotti a quiz, a prove invalsi, a test for dummies, secoli di evoluzione del costume sociale e morale che si accartocciano su sè stessi per tornare a riti tribali, al neopaganesimo, all'etica del coatto, al sudicio è bello, un Massimo Inardi che si rivolta nella tomba guardando dall'alto dei cieli i tronisti farfuglianti. E acclamati. Certe teorie ritenevano che l'estinzione dei grandi rettili fosse dovuta al tedium vitae, più che a certi meteoriti fuori rotta. Me li vedo, i T-Rex guardarsi intorno smarriti, certi improvvisamente di aver fatto tutto quello che la loro capacità evolutiva prospettava, calare in una sorta di accettazione zen del "non ho altro da fare" e lasciarsi morire così. Che al futuro ci pensassero le scimmie, avranno bofonchiato tra di loro, ma le scimmie ci hanno solo messo più tempo, per raggiungere lo stesso risultato . Si riduce tutto ad un unica visione illuminante: la vita è solo il preludio della morte e serve a far crescere in sé il seme della propria distruzione. Allo stesso modo riflette in tutte le sue espressioni questo concetto atavico e inamovibile, qualsiasi cosa evolve per arrivare alla involuzione. Pensate non sia così? Però, i nuclei rimasti immoti nei millenni sono solo certe tribù ancora allo stato primitivo in via di estinzione. Solo chi non ha conosciuto l'evoluzione ha retto alla prova del Tempo. Cinicamente, viene da chiedersi se non sia meglio non pensare più al futuro e non alzare più un dito oltre alla blanda ripetitività necessaria alla sopravvivenza. In fondo, ma sì, che ci pensino le scimmie.

lunedì 22 dicembre 2025

L'IMPOSSIBILITA' DI ESSERE NORMALE (una critica al politically correct)

 (Prima pubblicazione 17.05.2011) © Crenabog 


C'è una sofferenza di fondo, la stanchezza oramai proverbiale, il sonno sempre più raro e disturbato costellato da sogni monumentali e di brevissima durata quando non da incubi caricati di angoscia, la realizzazione visiva e fisica di una incipiente decadenza legata al proprio buttarsi via. Il tentativo di smettere di fumare è andato naturalmente a vuoto, tra l'altro, come c'era da aspettarsi. Ma tutto l'insieme non collabora ad una mia risalita. Quello che vedo in giro, nel web, nel mondo, in famiglia, è sempre più deprimente, carico di squallore. Viviamo in un format precotto, in una vita pensata da altri, i manifesti mostrano facce inesistenti, prive di personalità, legate appunto a format, tutti nelle stesse pose riconducibili a tematiche non nostre e penose. Gente in posa da rapper, da hip-hop, tutti uguali, tutti in serie da tre o da cinque persone, chi con le braccia incrociate, chi con gli occhiali scuri, chi con lo sguardo protervo: figurine, repliche di repliche di copie mal riuscite di rivoli di culture lontane migliaia di chilometri da noi. In televisione pupazzi che si muovono ballonzolando, niente più Capitani dell'Aviazione a parlare del Meteo ma bambocci in giacchetta che danzano gesticolando - cosa che una volta ti avrebbe fatto cacciare subito - come i colleghi americani convinti che quella sia la strada per l'audience. Audience che vede queste cose e crede che queste siano le cose che vanno viste. Una massa di ciarpame inutile e privo di dignità. Notizie dai telegiornali sempre peggiori delle precedenti, notizie dal web che rivelano complotti di tali portate e mostruosità che soltanto chi ha oramai il cervello obnubilato riesce a reggerle, per gli altri non resta che la più profonda depressione. Un lavoro del quale dovrei essere grato, in questi tempi drammatici, ma che porta a farsi dodici ore ogni notte per portare soldi a casa, quei soldi che non fanno in tempo ad entrare che già sono usciti, mogli che non hanno la più pallida idea di cosa costi vivere e dopo che ti sei impelagato e strizzato fino al midollo ti replicano che non hanno mai avuto nulla. Una vita scandita da ritmi allucinanti, senza un attimo per vivere realmente, e quando alla fine te lo concedi non c'è mai un accettazione, una comprensione, solo e sempre dei rimproveri continui, borbottamenti, parolacce, rotture di scatole. Solo e sempre. In un vortice dal quale non c'è uscita. Normale? normale aprire giornali e leggere sei pagine sulla bellezza, giustezza, dell'essere gay? di quanto siano fighi, alla moda, realizzati, sbarazzini, pieni di vitalità? Io, cosa sono, l'ultimo dei dinosauri? Leggere che loro hanno diritto a questo, a quello, e che siccome sono meglio è giusto assumere loro, farli guadagnare di più eccetera eccetera? Sei così? Bene, affari tuoi. Io cosa dovrei essere, l'handicappato, il manchevole, l'incapace, quello fuori moda? Io non sono alla moda, io porto gli stessi stracci tutto l'anno, cambio faccia, baffi, barba, capelli ogni volta che mi pare, mi piacciono le donne. E allora? Mi piace farci sesso, e cosa sarà mai, una tragedia? Probabile, in un mondo popolato da donne che ti dicono che stanno male, che sono indisposte, che ora non possono, che forse un altro giorno potranno, che per loro non è importante, non è fondamentale. Quando. A una certa età? perché prima te la tiravano in faccia. E ora probabilmente la stanno tirando in faccia a qualcun altro, senza se e senza ma. E poi lo scrivono sulle rubriche delle riviste, tutte abbattute, o piene di dubbi, farò bene, farò male? Anormale. Io, certo, ancorato ad una visione della vita per la quale ti alzi, lavori, stai dietro alla famiglia, fai quello che pensi di dover fare e basta. E magari ti concedi qualche giro nel web tanto per sentirti ancora vivo, conoscere gente, e ti accorgi che in realtà non c'è una realtà, c'è solo altro vuoto, un vuoto cosmico, pieno di altre cose illusorie, gente che non si vedrà mai perché ha solo paura. Una dannata paura di tutto. Anche di essere normale e allora si inventa altre cose e all'atto pratico teme che qualcuno se ne accorga. Meglio rientrare nei format, nelle visioni di noi stessi che ci inventiamo o che altri si inventano per noi. Oramai persino immaginare sé stessi è faticoso. Meglio non essere. Meglio fingere. Ma comunque, fate finta di non aver letto, non voglio tediare anche voi. Basto già io a non riuscire più a vivere con me stesso. 

Commenti scelti dei lettori dell'epoca : 

XlucrezyaX : io ho cliccato mi piace perchè ciò che hai asserito è tutto vero e sentito chi sta qui dentro ne vede di tutti i colori proprio ora mi hanno fatto morire in bacheca con tanto di bara tu pensi che siano menti malate tu pensi che si possa deridere la gente con false malattie io penso che il web dovrebbe essere un incontro di persone per un dialogo anche costruttivo invece diventa distruttivo e fai bene a prenderti una pausa c è veramente di tutto di più io ti leggo da poco ma da questo poco ho capito che sei una bellissima persona e quando entro qui dentro e leggo che prima di scrivere devo pensare gia questo mi fa venire la voglia di dirti le cose come stanno..........lucrezya

follettoarrabbiato : Ciao Marco io conosco bene questo prologo...lo sai. Il sano egoismo ti dice nulla?? Usalo con tutte le forze che hai, inizia a pensare a te e a Tato, dai uno scossone a questa cacca ( scusa la parolaccia ) di vita che ti sta distruggendo...alza quella testa dura che ti ritrovi e cerca un gancio, attaccati con tutte le forze e escine fuori...presto il piu' presto possibile...sai che ti voglio bene e sai che anche se non ci sono sempre e' sincero...non puoi dubitarne, e tu hai solo un difetto.. pensi troppo a tutto DEVI PENSARE A TE, e sai come fare per trovarmi, fosse l'ultima cosa che faccio tu devi trovare un'uscita tutti ne abbiamo e tu non sei diverso da altri, anzi si, hai intelligenza, cultura, un cervello che ragiona da solo, non hai bisogno di seguire un gregge, quindi che caspita aspetti, di morire giorno per giorno?? Datti una spolverata dai parassiti che ti succhiano sangue ed energie e lascia stare chi usa la compassione e il mi dispiace, qui serve che alzi la testa dalla polvere in cui la stai sprofondando....io ci sono sempre...ricordatelo, fosse anche solo per tirarti fuori la testa dalla polvere e per poi lasciarti andare, ma ci sono...il sesso? E chi ha il coraggio di dire ancora che non gli piace? Magari ad avere le possibilita'che concretamente impediscono certe cose, e le vorrei proprio vedere queste che dicono io no...maddai che lo sai anche tu...ti abbraccio forte forte e per quei pochi che siamo continua a rimanere...baci

aloven : E da pochissimo che ho il piacere di leggerti e trovo che tu sia una persona speciale,intelligente con un buon lessico e tanta cultura....questo malumore che tu descrivi e in fondo una verita' penso che appartenga un po' a tutti...anche se tu hai il coraggio di scriverlo e altri me compresa non ne hanno il coraggio....vogliamo illuderci che tutto vada bene...proprio per non sprofondoare in quel baratro nel quale TU stai cadendo...!!! Tutto rispecchia il vero..una societa'che non ci tutela,anzi basta che vengano dei profughi per scavalcarci il posto in qualsiasi classifica...!!! Finti perbenisti...pronti a giudicare quello che non conoscono... Sono completamente d'accordo con follettoarrabbiato ora è il momento di PENSARE A TE hai pensato a tutto fino ad oggi,stacca un po' la spina.... Un abbraccio affettuoso e ....in bocca al lupo..!!

serenella21 : mi dispiace leggerti cosi' amareggiato e deluso di qsta realta' ke vivi ogni giorno tu ke dai sempre mi hai dato sempre incoraggiata e nn buttarmi giu' di reagire e ora sei tu ke sei cosi' triste ..la vita è uno skifo specialmente x te ke lavori di notte e vedi gli aspetti + squallidi e peggiori dell'essere umano..nn farti influenzare e nn mollare mai hai un tesoro da proteggere e da sostenere il tuo tatino spero ke trovi in lui la forza di guardare al domani con okki diversi

LA PERDITA DEI VALORI (una giornata in ospedale)

 (Prima pubblicazione 08.05.2011) © Crenabog 


Stamattina ho portato la moglie in ospedale per una sua visita e, a dirla tutta, non ero nelle migliori condizioni visto che da giovedì pomeriggio ad oggi avevo totalizzato quasi solo due ore di sonno, quindi invece di buttarmi a letto avevo dovuto fare le corse per far tutto quello che c'era da fare in casa e appresso a lei e al pupo. Ero quindi più che notevolmente fuori di me e la testa se ne stava vagando in una specie di limbo, quello in cui ti ritrovi quando vorresti dormire e l'unica cosa che fai è stare ad occhi chiusi subendo il mondo intorno che si agita. Insomma, me ne stavo buttato come una rivista usata sulla seggiola dell'astanteria e assorbivo gli eventi esterni. C'era di fianco a me una signora anziana, piuttosto curata e fine, che però deambulava sorreggendosi ad un bastone, che aspettava di essere visitata, accompagnata dalla figlia e dal nipote sui dieci anni. La figlia continuava a ciarlare di un suo prossimo esame di cinese del quale però non capiva nulla e che aveva intrapreso tanto per fare qualcosa, tutta tirata e molto alternativa. Il ragazzino scivolava sulle scarpe alla moda con le rotelle sotto intento a leggere un giornalino. L'anziana con voce sommessa vantava il fatto di aver regalato alla figlia gli occhiali che aveva, e di come le lenti fossero le migliori in assoluto eccetera eccetera, cercando di far comprendere evidentemente con gentilezza i riguardi che ancora aveva nei confronti della figlia, con quel poco che poteva permettersi e quando l'altra ha detto al bambino di stare vicino alla nonna e parlarci un po' lei ha risposto che non faceva nulla e che di certo lui avrebbe trovato più gratificante leggere Topolino. La scena mi aveva già dato un forte senso di pena per la donna, con tutto quel che implicavano le poche frasi scambiate: dopo la visita il dottore l'ha salutata cordialmente dandole un nuovo appuntamento, con quell'aria rassicurante che insegnano negli atenei e che di solito preannuncia le esecuzioni capitali. Poi, alla figlia che si era avvicinata, a voce tale che l'ho sentita anche io, mentre l'anziana si dirigeva verso le sedie, se ne è uscito ridacchiando:- Mi faccia sapere, che la interniamo sicuramente, la facciamo mettere sotto tutela e se vuole la mando a prendere per portarla via... A quel punto, vi confesso, ho provato un tale senso di schifo che avrei voluto vomitare, ero già nero per cavoli miei, stavo per alzarmi e mandare a fanculo tutti, da quella bastarda della figlia preoccupata solo del suo stronzissimo esame di inutile cinese, a quel pupazzo del bambino che neanche si era accorto di dove fosse la nonna e stava stravaccato a leggere, al dottore timoroso di perdere un altro soggetto da parcheggiare a pagamento - sicuramente economico - in qualche stantio luogo di pre-morte. Non ne è uscita una scazzottata, ma solo questo post, avvelenato e acido. Perché oramai non esiste più il comandamento Onora il padre e la madre, non esiste più il rispetto per gli anziani, né il debito di sangue per chi si è spaccato tutta la vita per crescerti al meglio, sopportando tutte le tue cazzate, e ancora si spella le mani in regali che tentano di dimostrare un amore vecchio di decenni. Non esiste più la riconoscenza, né per chi ha solo i giorni da contare dopo aver dato tutto a chi lo ha ritenuto un dovere, né per chi - come me - fa una vita al limite del delirio per portare fino all'ultimo spicciolo di soldi e di sonno ad una famiglia. Non esiste più nulla. Questa società che doveva essere il migliore dei mondi possibili ci ha macinato il cuore, ci ha frullato il cervello, ci ha trasformato in portafogli da aprire e vacche da mungere, senza pietà. I legami non contano più niente. Mi viene da ridere pensando alle feste varie che la pubblicità ci impone, prima di tutte quella della Mamma. Come la staranno festeggiando loro oggi? Gli avranno portato dei fiori, comprati distrattamente ed in fretta da qualche negro al semaforo, tenendo in tasca i volantini di qualche ospizio? L'anziana, sarà stata felice? Si starà illudendo che quando chiuderà gli occhi loro saranno vicino a lei per consolarla e scaldarla prima dell'ultimo viaggio? Si aspetterà baci, invece di infermieri trucidi e menefreghisti che la parcheggeranno davanti ad un televisore con in mano un piatto di minestra? Questo è quello che ci aspetta? Vi prego, e mettendovi una mano sulla coscienza ricordatevene, quando sarà anche il mio momento, sparatemi in nuca dopo avermi dato il tempo di un ultima preghiera. Dimostrerete molta pietà. Non lo fareste per un cavallo? Allora, fatelo anche per un essere umano, anche se sembra valga meno di un cavallo.

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

follettoarrabbiato : Ciao Marco tu sai quanto io sia sensibile a questo argomento e a quante rinunce ho fatto e a cui faro' ancora fronte per loro, pensa che effetto mi fa leggere una cosa del genere, spesso penso al giorno in cui saro' costretta per impossibilita' proprio fisica a doverlo fare con mia madre, l'halzimer non perdona a gli ultimi stadi e lo sappiamo, ci credi per non dovermi spaccare il cuore, per non volerci pensare non so cosa sperare per lei? Immagina leggere qualcuno che c el'ha intatta di testa a volerla rinchiudere...altro che lo schifo, mi sale una rabbia davvero inaudita...e capisco il tuo dire ma non resiste piu' nulla? Esistiamo ancora ma siamo pochi...troppi pochi che credono in qualcosa...scusa se mi sono dilungata...ma proprio non potevo farne a meno...bacione

DonnaDiClasse : Leggendo quello che hai scritto ho pensato ai miei due genitori che ho perso tutti e due 27 anni fa a pochi mesi di distanza, forse sarò egoista ma, avrei preferito averli a casa anche fermi in un letto o in una carrozzella per poter accostare ancora la mia guancia alla loro quando spesso ne sentirei il bisogno, a codesta scena ha assistito una persona che è riuscita a mantenere la calma anche se ribolliva dentro, io con il carattere che mi ritrovo sono sicura che non sarei stata capace di stare zitta anche se la cosa in fondo non mi riguardava. No caro Marco, non credo che per tutti sia così, dipende dall'intelligenza e dall'amore che nutrono le persone verso coloro che hanno fatto sacrifici per crescerli e come si nota , non sempre troppo bene, forse insieme a quegli occhiali i regali sono stati troppi e stessa cosa per la permissibilità in certi comportamenti? Hai ragione dicendo che oggi quello che conta non sono più sentimenti ma solo l'apparire, la libertà di andare e di fare senza preclusioni a costo di far soffrire chi invece ci ama. Quel ragazzino che ignorava la nonna un giorno farà la stessa cosa nei confronti dei suoi genitori, perchè questo ha visto fare e questo gli sembrerà il gesto giusto da ripetere. A parte questa ignobile scena a cui hai dovuto assistere, spero che per tua moglie sia stata solo una visita di routine e che quindi non sia niente di serio