mercoledì 24 dicembre 2025

UNA FAVOLA POLITICAMENTE SCORRETTA (un divertimento esagerato)

 (Prima pubblicazione 03.07.2012) © Crenabog 


C’era una volta , in un paese lontano lontano , un signore molto ricco che, grazie al suo duro lavoro di rivenditore di prugne lassative adulterate - molto ricercate dalla popolazione gravata da una dieta di patate dolci, wurstel e cervogia – aveva potuto costruirsi un castello. Ma non un castello grande e grosso, più un castelletto, insomma una specie di grande fattoria circondata da frutteti di prugne ma abbellita da comignoli merlati e da un fossato tutt’intorno, che aveva riempito di sanguisughe perennemente affamate. Il signore non vedeva di buon occhio tutti i villici che andavano a farsi i salassi nel fossato e finì per far pagare un biglietto a tutti gli afflitti da gotta, malattie reumatiche e da eccessiva produzione di emoglobina. Il che lo arricchì ancor più. Aveva una moglie molto devota alle Sacre Scritture la quale, ad ogni accoppiamento annuale gli faceva dono di un figliolo. Si ritrovò così con sette figli maschi e diventò molto nervoso perché voleva una femminuccia. Una notte buia e tempestosa, messosi gli occhiali da sole per non farsi riconoscere, condusse i figlioli nel bosco deciso a farli perdere, sperando che la Provvidenza gli facesse giungere in cambio la figlia femmina. Benché avessero provato a seminare briciole di pane raffermo non trovarono la strada di casa perché l’ultimo, un dormiglione perennemente affamato dalle orecchie a sventola , le mangiò tutte. Resisi conto della grave situazione decisero che avrebbero dovuto mangiare e siccome il padre gli diceva sempre che per mangiare bisogna lavorare, si misero a lavorare. Non avendo altro con sé che dei picconi, scavarono e scavarono e scavarono, fino a realizzare una meravigliosa galleria. Trovarono un infinità di funghi e di essi si nutrirono, sviluppando una filosofia gastronomica salutista che portò il più dotto di loro a pubblicare un ponderoso volume subito esaurito nelle librerie, sulle virtù di certi funghetti allucinogeni. Poi, una volta cresciuta la barba e tatuatosi tutto, col ricavato comprò una Harley e si unì a Jack Kerouac per andare a vendere libri on the road. Gli altri sbucarono finalmente nel giardino privato della regina d’Inghilterra che, valutate le possibilità economiche di quel tunnel sotto la Manica, li fece rinchiudere nella Torre di Londra per non dargli la percentuale sul pedaggio autostradale. Da lì fuggirono anni dopo insieme ad Edmond Dantes travestiti da eremiti, benedicendo le guardie e spargendosi per le contee vicine dove fondarono subito varie sette scismatiche la più famosa delle quali vide tra i suoi più agguerriti sostenitori anche Tom Cruise. Nel frattempo il vecchio padre aveva ricevuto la desiderata figlia femmina, sicuramente bellissima, dotata di una voce incantevole e di una curiosa predilezione per i giochi nel caminetto, da cui spuntava completamente coperta di cenere. Un brutto giorno il padre contrasse una malattia tropicale nel tentativo di accoppiare le prugne del frutteto con delle banane d’importazione – sperava che l’alto contenuto di potassio avrebbe reso le sue prugne ancor più curative. Si tuffò nel fossato e le sue sanguisughe gli restituirono la salute, rendendolo però simile ad una delle vittime di Vlad Tepes. Curato lui, si ammalò la madre – di spavento, nel vederlo così smunto – e passò a miglior vita. Il padre, sentendosi molto solo, decise di impalmare una celebre spogliarellista bulgara di passaggio, le cui lontane origini romagnole gli erano state decantate da tutti i frequentatori del retroscena del circo itinerante dove l’aveva incontrata. Lei accettò di buon grado, alla vista del suo conto in banca. Portò con sé , nella fattoria, due figlie che soffrivano di forti turbe psichiche da quando le foto dei loro enormi piedi erano state postate su Feisbù da certi spasimanti respinti. La dolce figliola del signore era perennemente triste, nel sentire i mugolìi del padre provenire dalla camera da letto della matrigna, giorno e notte, pomeriggio, sera e a volte persino all’alba. Un brutto giorno il padre sparì, nel senso che la matrigna si alzò dal letto e del padre c’erano rimaste solo le pantofole felpate di Karl Lagerfeld , le mutande di Calvin Klein negligentemente gettate sulla dormeouse e una papalina con fiocco nappato eredità dell’arcavolo buonanima, Geppo. Di questi si diceva che fosse stato un buon diavolo e tutti lo chiamavano “Geppo il Diavolo Buono”. Anni dopo ci fecero persino un serial a fumetti. Insomma, com’è come non è, la figliola stava uscendo di testa, non ne poteva più di sentire il rumore continuo dei grandi piedi delle sorellastre. Perciò un giorno, preso di soppiatto lo specchio della matrigna, fece una macumba voodoo e subito apparve il Cacciatore, con i suoi calzoni di cuoio lucidi, palestrato, tartarugato e imbrillantinato. La gentile figliola gli fece portare le sorellastre nel bosco e in cambio si fece dare una testa di cervo impagliata che indubbiamente abbellì molto il salotto. Il Cacciatore portò le sorellastre fino alla sua baita e lì visse a lungo con loro, sprofondando negli abissi morali del feticismo podale. La matrigna se ne tornò in Ukraina, dimostrando che non era né bulgara né bolognese, dove fondò una scuola di lap dance e divenne ricchissima, al punto tale da potersi comprare una Trabbant di seconda mano con la quale scorrazzava per la città ubriaca di vodka. Rimasta sola nella grande fattoria la cara, bella e sporca di cenere ragazza si annoiò al punto tale da cadere in catalessi sul grande letto a baldacchino eretto dalla matrigna. L’unica cosa che le venne da pensare prima di addormentarsi fu “ Mi è semblato di avel sentito un pisello, qua sotto…” . Non si sbagliava. La matrigna dall’incerta provenienza coltivava infatti una insana passione fedifraga per un antico amico circense, e lo nascondeva là sotto da anni per averlo a disposizione quando desiderava. Era un celeberrimo freak, che aveva partecipato a tutti i film di Todd Browning, dove purtroppo, essendo film in bianco e nero, non si poteva apprezzare la sua carnagione verde brillante. Le sue orecchie a trombetta, sì, cosa che lo faceva rivaleggiare con Stan Laurel e Oliver Hardy. Quando Squeck, il freak, uscì dal suo nascondiglio, vide la graziosa cinerea addormentata, valutò i pro e contro e se la portò nella sua dependance vicino alla palude, dove ne godette i favori per anni. Alla fine, l’unico che veramente trasse imperituro guadagno da tutto questo fu un certo Pisney, che ne trasse una lunga serie di lungometraggi animati che andava mostrando nei cinema all’aperto, possibilmente vicino a dei boschi per mantenere intatto il fascino delle ambientazioni. La cooperativa dei venditori di popcorn tutt’ora celebra la Giornata Pisney per ringraziarlo devotamente di avergli fatto lievitare le vendite nei cinema…

Commenti scelti dei lettori dell'epoca :

gattamannara : ma tu sei pazzo come un cavallo, lo sai? Ho le lacrime agli occhi, grazie per questo momento di ilarità, un bacione. Crena, tu sei sicuramente conscio del tuo valore come persona e... credimi, è assai consistente!

parnassius2 :  Ma è pazzesco.....ma che testa hai???? La tua fantasia arriva alle stelle, sei superlativo!!!!!

Complimenti Marco è stato veramente un bel leggerti....bravissimo!!!!

albaincontro : Con le lacrime da folli risate ti scrivo che era un pezzo che non mi divertivo così. E' una geniale contaminazione di favole e realtà diverse che solo tu potevi realizzare. Non ti fermare,non mi è sembrato lungo ma gustosissimo!!!!! 

Lucrezya57 : Nooooooooooooooooooooooooooooooo sei super tremendo mi ci voleva una lettura cosi alternativa credimi oggi .....che dirti non dico che mi hai fatto sorridere ma da te una verve cosi spasmodica te possino carissimo amico vedi che è stato giusto entrare solo per sorridere un pò ciao dolce Crena sei un mito ma io te lo dirò sempre perchè lo sei!!!!! by Lucrezya

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