(Prima pubblicazione 04.04.2012) © Crenabog
Sarei pronto a scommettere che non ce ne sia uno, tra i lettori, disposto ad ammettere di apprezzare il Male. Tantomeno di essere disposto a piegarsi al Male, a stringerci una alleanza. Chiunque troverà negativa l'immagine del collaborazionista in tempi di guerra, tanto per fare un esempio. Personaggi che hanno perso l'onore in cambio di ritorni economici. Ma il discorso è - a ragionarci sopra - vastissimo e ha radici molto più profonde. Cerchiamo di districarci in questo gomitolo. La parola "mostro", sin dal tempo dei latini, ha indicato il diverso, il difforme; assumendo poi la connotazione prettamente negativa. Di fronte al diverso la prima sensazione, epidermica, è l'incapacità di rapportarvisi dovuta alla non conoscenza dello stesso, dei suoi usi e costumi. Ne deriva la sensazione di inadeguatezza e quindi il sentirsi minoritari e questo porta con sé l'avvertimento di un potenziale pericolo. Da ciò, l'istinto di sopravvivenza che può portare a due atti molto diversi: l'attacco o la sottomissione. Vediamolo nel comportamento animale, è notorio che anche un topo, se messo all'angolo, può diventare una belva feroce così come vediamo dovunque i cani - sia cuccioli che di piccola taglia - che di fronte ad un avversario più grande si mettono a pancia all'aria e se la fanno sotto, proponendo di sé l'immagine di animale "piccolo, giovane, cucciolo" e dunque non pericoloso, in atto di sottomissione. Prendiamo ora in esame la cinematografia, spesso derivante dalla letteratura: sin dagli inizi l'attrazione del pubblico per le storie stupefacenti, morbose, orride è stata lampante. E ne hanno beneficiato racconti e film sui vampiri, sul mito de" la Bella e la Bestia ", o magari King Kong. Il denominatore comune è la persona debole in pericolo e come se ne salva, spesso inchinandosi al Male, piegandosi fino a dimostrare attrazione o amore per il mostro, per la Bestia. Non essendo in alcun modo provato che per forza un essere deforme ( Quasimodo, il gobbo della cattedrale, tanto per dire) debba avere un animo meraviglioso al punto da fare innamorare ( Esmeralda, che poi in realtà ama Febo) se ne deduce che la Bella in questione sta solo tentando di sopravvivere alla minaccia. Un insegnamento inciso a livello genetico da millenni che la gente comune non riesce né a scorgere né ad ammettere, pensando che sia ingiusto, scorretto, antidemocratico vedere il diverso come una minaccia. Anche se poi lo è davvero. E, nell'ansia di venirci a patti, non sentendosi capaci di combatterlo, gli rendono omaggio. Come i lacchè delle corti tiranniche, come gli schiavi dei faraoni, come i bambini che a scuola fanno il loro capo scegliendo l'attaccabrighe peggiore, come le spettatrici di film di vampiri così in voga ai giorni nostri. Nei decenni gli eroi - nella visione popolare - sono cambiati drasticamente, dagli ingenui salvatori del calibro di l'Uomo Mascherato o Flash Gordon, o John Wayne e Gary Cooper, gente dai valori inossidabili, ai moderni succhia sangue. Personaggi dediti alla distruzione, continuamente modificati secondo il volere del pubblico: quando mai un vampiro avrebbe camminato alla luce del sole portando magari un crocefisso al collo? Totalmente fuori luogo eppure eccoli lì, più simili al pubblico per permettere l'identificazione delle potenziali vittime che di essi si innamorano, che li venerano, che vogliono illudersi di essere come loro. Così, il Male continua a trionfare, mostrando di non esserci, o almeno di essere buono, avvicinabile, persino sposabile (come nell'ultimo film di Twilight). In fondo, è solo diverso, non ci scannerà, non berrà il sangue dei nostri figli. Non ci ridurrà a delle larve. Ci farà diventare parte di sé, simili, eredi del suo trono magari. Incapaci di tenercelo, il nostro trono, lo offriamo in dono e preghiamo per le briciole. Mostrando, con questi comportamenti ormai codificati direi etologicamente, tutta la spaventosa debolezza dei pavidi. Il forte, chi è convinto di esserlo, non scende a patti, non si piega sulle ginocchia, magari muore combattendo. E quando vede certi spettacoli ci si fa una risata sopra.
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
Lucrezya57 : Crena che dirti su tutto quanto il Male l'ho sempre visto come una minaccia per me l ho sempre temuto in tutto e per tutto che sia un film che sia un libro che sia una persona lo tengo a debita distanza non sopporto chi possa procurarmi delle ferite e farmi stare male quando non lo merito quindi il mio parere pur sempre personale allontana la bestia da me stessa perchè la temo la vedo come qualcosa di orribile, pur sapendo che il Male va di pari passo con il Bene....buongiorno amico mio che bel post porterà dei bei commenti e avrai degli spunti...io parto dal presupposto che il bene sconfigge il male ma potrebbe essere che qualcuno con il male si identifichi io no di certo....
Jasmine.78 : un post scritto in maniera magistrale, che merita più di una lettura e un commento "meditato".. buona giornata Crena, tornerò!
malenaRM : se ci pensi un attimo, crena, c'è tutta una serie di espressioni che ci fanno capire come, da sempre, noi che di male siamo fatti (immagino per un onesto 30, 40%) con esso di continuo scendiamo a patti. Noi scegliamo il male minore (mai il bene migliore), invidiamo chi ottiene il successo senza troppo sforzo, transiamo in affari senza troppo pelo sullo stomaco, decurtando ad altri ciò che teniamo per noi. E ne siamo anche fieri. E in tutta la mia vita, mai ho visto qualcuno spezzarsi...i piegamenti vengono meglio e giovano alla linea.
BlancaDelicia : Sto per dire una cosa sconvolgente. Odio il male ma evidentemente ne sono attratta. Non potrebbe essere diverso visto che mi faccio trattare male da alcune persone senza opporre resistenza (almeno per un tempo lunghissimo). I perchè sono dai contorni offuscati. Presumo risiedano nella scarsa autostima che ti devo dire oppure banalmente e tragicamente perchè il male lo conosco e non conosco il bene quindi ripercorro sempre sentieri già a me noti mentre la felicità mi destabilizza. Mi sono fatta psicanalizzare per arrivare a questa conclusione. Non è un gran che vero? Baciotto Blanca
Evelin64 : La tua analisi mi sembra perfetta, anche se sotto certi aspetti credo non sia proprio completa. Io penso che nel momento in cui si manifesta il "male", la mente percepisce si' un pericolo, ma oltre all'istinto di sopravvivenza, a mio avviso intervengono nella mente i "limiti" dell'accettazione, i quali ci aiutano a percepire un moto di abnegazione del male stesso. Quindi secondo me è una deformazione mentale "comprendere" il male come sottomissione o addirittura esserne affascinato. Trovo sia un sentimento che puo' portare la mente a non distinguere gli stessi limiti imposti dal terrore che puo' crearsi intorno al male o al "mostro". Molto interessante il tuo post, mille grazie
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