domenica 14 dicembre 2025

LE PASTIGLIE LEONE

 (Prima pubblicazione 27.03.2010)


Di sicuro il novanta per cento di voi le conosce , o perché le ha assaggiate almeno una volta nella vita o perché le ha viste sugli espositori dei bar dove frettolosamente andate a farvi il caffè. Parlo delle Pastiglie Leone, una di quelle minime delizie che l'Italia ci conserva dal 1857 (cent'anni prima che venissi anagraficamente registrato, visto che nel Codice di Hammurabi si dimenticarono di citarmi). Conoscerete quindi le loro deliziose scatoline - tutte uguali, cambia solo l'involucro in carta che ne descrive il contenuto - o le meravigliose lattinette tra le quali i collezionisti vagano ricercando i pezzi preziosi. E parlando di questi, intendo le lattinette con le immagini create apposta per luoghi simbolo o negozi particolari che se le fanno fare apposta. L'altr'anno, tanto per dire, io e Tato eravamo in piazza del Campo a Siena e in una delle più tradizionali rivendite di dolciumi caratteristiche scovammo appunto una lattinetta Leone con l'emblema del negozio che conteneva il classico assortimento di pastiglie varie. Davvero preziosa e infatti ancora la conserviamo nella bacheca. La ditta Leone fu fondata ad Alba da Luigi Leone e divenne subito punto di riferimento per i ghiottoni della Torino bene, apprezzata finanche da Camillo Benso, conte di Cavour, a cui fu dedicata la pastiglia gommosa alla violetta "senateurs". Nel 1934 Giselda Balla Monero la rileva e passa ad intensificarne la produzione e la vendita con un accorto stile pubblicitario, conservandone negli anni la delicata bellezza delle immagini antiche e liberty che da sempre ne fanno un classico. Le piccole pastigliette, tuttora realizzate con gli originali stampi in bronzo, sono state affiancate da molte altre  prelibatezze come le favolose confezioni di Absinthe dove insieme alle pastiglie e ai cioccolatini profumati troviamo la bottiglietta di assenzio e il cucchiaino traforato per fondere lo zuccherino nel liquore della Fata Verde come i bohemienne d'una volta. Uno dei punti forti è diventato nel tempo il cioccolato che ha una lavorazione accurata: i frutti raccolti nel Venezuela o nell'isola di Trinidad o a Caracas vengono tagliati a mano appena staccati col machete, puliti e lasciati fermentare sotto foglie di banano fino a sette giorni. Così si elimina l'amaro del seme, poi distesi al sole per disidratarli e raccolti in sacchi di juta per la spedizione. Giunti alla fabbrica Leone le fave scelte vengono tostate non al fuoco ma ad aria calda per non bruciarle, sbucciate e frantumate in mulini con pietre di porfido. Raffinato per eliminare grumi e solidità varie passa al concaggio per almeno sessanta ore nelle leggendarie conche piane in porfido certosinamente rinvenute da Guido Monero in antiche fabbriche sparse per l'Europa. I tannini e le componenti acide svaniscono grazie al calore, all'attrito e all'aria, oltre che naturalmente al tempo di lavorazione. Alla fine si passa agli stampi dove si raffredda nelle forme volute. Oltre ai vari cioccolatini con impasti di mandorle, nocciole, pistacchi di Bronte e speziature varie (e i gianduiotti, ci mancherebbe) la Leone ha prodotto anche le scatolette con pastiglie di cioccolato fondente e al latte (latte delle masserizie che lo fanno solo per loro, ovvio) e queste, soprattutto l'altr'anno, hanno ricevuto un caloroso giubilo d'accoglienza da tutti i golosi e appassionati. Finisco in bellezza questa piccola panoramica ricordando alcune bizzarre creazioni di stagione che mangiammo a dicembre scorso, le pastiglie natalizie: si trattava di pastiglie al biscotto, che avevano il sapore della torta di mele appena sfornata, con una simpatica immaginetta in stile Zenzèr (il personaggio di Shreck), e le Palle di Neve, curiose pastiglie al latte, vaniglia e menta piperita dei monti intorno a Torino. E ora, ammetto che mi son fatto venire una fame inarrestabile.

Commenti dei lettori dell'epoca : Devo dire che questa volta hai scritto un post su di un argomento che meditavo di trasformare in un articoletto da mettere quassù 

Devi sapere che la fabbrica delle Pastiglie Leone è a pochi chilometri da casa mia: a Collegno (la famosa cittadina dello "smemorato" interpretato da Totò e ricavato da una storia vera) e che pochi giorni fa, dopo essere passato in auto di fronte all'antico stabilimento, preso da nostalgia ho acquistato, in un negozietto di quelli che ancora hanno il gusto delle cose di un tempo, una di quelle bellissime scatoline ripiene di pastigliette zuccherose e coloratissime (con colori naturali) e mi sono ricordato della mia infanzia. Volevo imbastirci un racconto come ti ho detto più su, ma mi hai bruciato sul tempo ...mannaggia a te! 

C' è una cosa però che nel tuo magnifico e dettagliato post non hai potuto mettere perché certamente non la puoi sapere in quanto  è legata al dialetto piemontese e forse solo ad una ristretta zona del torinese. Qui  nei paesetti miei per dire che una cosa è veramente buona o veramente preziosa, ai tempi della mia infanzia si diceva "L'é propi marca leun!" (E' proprio marca Leone")

Solo divenuto grandicello capii qual'era l'etimologia di quella frase che mi suonava strana! Era proprio riferita alla famosa ditta Leone e probabilmente scaturiva da una pubblicità della stessa (cosa che non ho mai appurato, ma mi ripromettevo di fare qualche ricerca...

Vabbè sarà per un altro scoop 

Lorenzo

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