giovedì 11 dicembre 2025

CELINE E' LA CHIAVE

 (Prima pubblicazione 30.11.2009)


E scrivo, ah!, anche se sto scassato,a pezzi, massì, che dovrei passare ore a dormire, boia d'un mondo, e invece no, ah! eccomi qua, il tassista dovevo fare e invece giù a fare le notti, notti bastarde, a creparci dal freddo, che ti leva la pelle, che ti chiude gli occhi mentre non sai se quel cazzo di barbone verrà a vomitarti sulle scarpe o a tirarti una coltellata, e viene e infatti vomita ma ci siamo spostati e casca giù e cazzi suoi, ci rintaniamo nella spelonca, qualcuno credo sia uno di un altro istituto massì è quello con il cane porta i caffè, li ha presi al bar dell'angolo sempre aperto, fanno i soldi i bastardi, massì, eh già, zecche a tutte le ore, passano e ci guardano storto, ve lo abbiamo tolto il locale da sotto il culo eh, ah! andate a farvi le pere al parco, stronzi, e invece noi qua a contare le ore, le ore, le ore che non finiscono mai, l'alba non c'è, si è nascosta dietro un mucchio di nuvole gravide di pioggia, casca giù, bagna le divise, la sigaretta si inzuppa eh be', chissenefrega, che tanto il mal di gola già mi squassa, la gamba, eh no, lei se ne sta bloccata, non so cos'ha, sono giorni che resta rigida sempre più spesso dal ginocchio in giù, cazzo che quando ero bambino mica mi credevo che finivo così, eh sì, ah, no papà mica me lo aveva detto che cosa era il mondo, ci sono andato a scuola per cinquantadue anni, già, oh guarda te che risultato, eh? bello davvero e il collega toh che viene con il mercedes, dì su come cazzo hai fatto i soldi per il mercedes eh? ce l'hai la robbetta dentro il cofano eh, ma sì, che me ne frega, andiamo avanti così e si torna a casa, e corri nella notte che muore ogni giorno pure lei, la notte, l'unica sorella amata incestuosa che ogni dodici ore mi apre le gambe ah sei anni di scopate ma sì, solo con lei che non mi lascia mai mica come quell'altra ah no, tiè, sentila su, non ci ho mai avuto un cazzo dalla vita, ah sì, e tutto quello che ci hai allora chi te lo ha cacato nelle tasche, eh dimmi su, soldi gioielli viaggi casa marito figlio lavoro cazzo eh? dai, ma sì, parla parla, che beata te se credi qualcuno ancora ti stia a sentire, ma no, che qui si va ogni giorno più vicino e mi ritrovo a pensare se sia il caso di cominciare a pagarmi a rate il funerale così non ci dovranno spendere i soldi e dove  cazzo li prendo i soldi per le rate , eh non lo so, ma qualcosa me la devo inventare che se aspetto loro capace che in una scatola di cartone ahah ma sì, dai, cremami, dammi fuoco, finalmente starò caldo e fammi cenere, che così me ne vado nel vento e poi ritorno perché quel vento carogna che da anni mi spacca l'anima e la schiena la notte quel vento dico, lui sì, è un buon amico e mi riporterà indietro fino a finirti nei polmoni, sì, là dentro voglio venire così ti verrò dentro, dentro qualche cosa almeno, e un bel tumore mi ci voglio lavorare  un lavoretto fatto bene dai, sì, ah , tien, ma guarda, e ancora scrivo e cosa scrivo , montagne di roba ciarpame, casini del cervello che non tiene più, una diga, sì, mi ero fatto una bella diga piena di roba, oh bada, tutta robetta di lusso eh, studiata dai preti, mica da queste zecche dell'accidente, occupami questo tò, fammi un altra occupazione, poi resta coglione che io ho studiato, eh sì, ah, me ne faccio le seghe, guarda te, cazzo ci faccio con l'anabasi mentre sto qui con il manganello in mano aspettando il prossimo tossico, eh? ah, mah, dormire, eh sì sì dormire magari mi riesce magari ora ci provo va'


Una nota scritta nei commenti dei lettori dell'epoca:

perplessi eh? ma il titolo la dice tutta, avete mai letto Louis Ferdinand Celìne? ne avete assaggiato lo stile e l'impeto? appunto. un omaggio traslato. capisco che per comprendere bene il senso del post bisognerebbe aver letto VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE, MORTE A CREDITO, BAGATELLE PER UN MASSACRO e i tanti altri suoi testi, roba da una parte considerata "sacra" e dall'altra parte considerata "intoccabile", sempre i critici si divisero su di lui, ma mi rendo anche conto che di questi tempi il massimo che posso aspettarmi, e non lo dico con reprimenda verso gli amici, è che abbiate letto la Maraini, King, Sparks e altri più vendibili e moderni. Peccato però, che le grandi penne della letteratura finiscano nel dimenticatoio.. va be'.eh ben, vedo che devo allora spiegare un pochino meglio. probabilmente chi fosse già stato un lettore di Celìne non avrebbe avuto difficoltà ma comunque ecco: questo post è stato un esercizio di stile letterario, trasfondendo alcune mie impressioni lavorative e di vita nell'irruento, magmatico modo di scrivere che fu proprio di Celìne. Una scrittura con periodi che duravano pagine e pagine senza interrompersi, scritto in un argot strettissimo e infarcito di imprecazioni violentissime e modi di dire dialettali, sovente rappresentante una vita al negativo per tutte le traversie che gli erano occorse durante la prima e la seconda guerra mondiale , a lui e alla moglie. Siccome ho letto parecchi suoi libri era da un po' che volevo scrivere una specie di omaggio facendo un post come lo avrebbe scritto lui, ecco il perché del titolo "Celìne è la chiave", la chiave di lettura ovviamente. E se poi vogliamo andare a dare una sbirciata tra gli scaffali delle librerie ci potremo accorgere che i libri di Miller (come Tropico del Capricorno e Opus Pistorum), violentissimi, pedopornografici, neri nel mostrare un america devastata, e quelli di Bukowski, idem come sopra, sono tutt'ora ambiti e osannati mentre il povero Celìne, anche se ogni tanto lo ristampano, in pochi lo ricordano. Ecco quanto.

p0ladani . perche' l'averne parlato..l'aver citato Celine ha dato per esempio a me la curiosita' di leggerlo! questa mia ignoranza ha dato luogo alla mia curiosita'..alla mia voglia di imparare e sono sicura che sia accaduta la stessa cosa ad altri...per quanto mi riguarda ti ringrazio...la cultura va donata...e' bello condividerla o acquisirla..imparando da chi si legge...da chi si ascolta...da chi si incontra...ora so che leggere ed informarmi su Celine arricchira' la mia cultura



FAME

 (Prima pubblicazione 29.11.2009)


Quando ero piccolo, passavo le giornate a giocare in casa. Ero felice. Vedevo il sole alzarsi e poi la luna e le mie giornate erano fatte di giochi, carezze e cose buone da mangiare. Un giorno partimmo in auto per un viaggio ma non stavamo andando ad un negozio come sempre, andammo in un posto in campagna. Giocammo tanto poi, mentre tornavo con la palla, li vidi andare via. Non sapevo cosa fare. Io non so le cose. Sono sempre stato con loro in casa. Quando venne la notte piansi a lungo. Avevo fame. E freddo. I giorni dopo camminai tanto, mangiando frutta caduta dagli alberi che mi fece stare male. E poi vidi delle case. Ma nessuno giocava con me. Mangiai dei rifiuti ma avevano un sapore cattivo. Vomitavo. Ero stanco, e avevo fame, e freddo. A volte incontravo altri come me, più grandi, ma non erano buoni, mi facevano male, mi correvano dietro. Perché? Io sono sempre stato buono. Volevo solo giocare e dormire al caldo. Scappai di nuovo nella campagna. I giorni passavano. Fa sempre più freddo e a volte piove. Non ho più trovato da mangiare. Nessuno è più venuto a cercarmi. Non riesco più a piangere. Ho fame. Che cosa faccio? Non so pensare le cose. E' tutto buio, di nuovo, ma li sento. Quelli cattivi stanno venendo di nuovo. Forse vogliono mangiare me. Vedo una luce che arriva laggiù.  Va veloce. Sono stanco e ho paura. Non voglio essere mangiato. Posso fare solo una cosa. Attraversare la strada. Ciao. Mi dispiace tanto. Volevo solo giocare ancora un poco e mangiare cose buone.

LA LETTERINA DI BABBO NATALE

 (Prima pubblicazione 27.11.2009)


Sapete quanto sia difficile riuscire a mantenere la fiducia dei piccoletti in Babbo Natale, visto che appena crescono un poco capiscono subito, per via del tamtam scolastico, che Babbo Natale non vive al Polo Nord ma nel portafoglio del padre, comunque almeno fino ad una certa età si può ancora riuscire a stupirli con una cosa graziosissima. A  Napapiiri (che non è solo la marca di capi di vestiario trendy), o meglio a Rovaniemi, in Finlandia, esiste il paese di Babbo Natale, una vera gioia per gli occhi, dove c'è anche il suo ufficio postale che si occupa dello smistamento e risposta alle letterine da tutto il mondo. Entrando nel loro sito potete fare un bizzarro e romantico regalo al vostro pargolo, chiedendo per una modicissima spesa, di inviargli una originale lettera di Babbo Natale, piena di sentimenti e buoni propositi, disponibile in molte e varie lingue tra cui l'italiano, con la busta dedicata e piena di annulli filatelici commemorativi (così da grande se la può anche andare a rivendere ai collezionisti, il ché non guasta..). Per andare a vedere, vi lascio il link diretto così anche voi, vecchie cariatidi, potrete tornare bambini per qualche minuto e precipitarvi ad approfittare di questa occasione prima che si arrivi ai giorni fatidici sotto le festività.  Un buon Natale a tutti con largo anticipo e soprattutto ai vostri frugoletti. http://www.santagreeting.net/

NON E' PROFONDO ROSSO

 (Prima pubblicazione 26.11.2009)


Anche perché il teatro in cui si svolgeva una delle scene madri, all'inizio di quel capolavoro assoluto, era in condizioni molto migliori di questo in cui sto stazionando per dodici maledette ore e le sette di domani sembrano un miraggio morganatico. Comunque l'inquietudine che dal film trapelava qui alligna maligna tutta e di più, considerato che questo una volta era un lussuoso cineteatro, poi scaduto a centro sociale okkupato ed infine, poco prima di essere sgomberato dalla forza pubblica, devastato in ogni suo angolo sino a renderlo un cumulo di macerie. Come in un vecchio film, L'avamposto degli uomini perduti, stiamo qui preconizzando l'assalto interno dei sorci ed esterno di ben altri e più organizzati sorci, mentre il viavai sul marciapiede di tossici, pusher, ubriachi, arabi, zoccole e ragazzi di vita si fa sempre più schiumoso ed incalzante. I rumeni no, quelli verso le ventitre metà se ne sono andati nel parco qua dietro a finire di bere e ad attendere chi ci passa tra gli alberi e nel buio, l'altra metà sta facendo le solite visite notturne a chi lascia le finestre socchiuse. Non so, faccio e rifaccio i conti ma qualcosa non mi torna mai, se ripenso a me piccoletto mi accorgo che non era questa la vita che immaginavo.. Tant'è, zitto e guadagnati la pagnotta, che Tatino deve mangiare.

I TETTI DI ROMA

 (Prima pubblicazione 24.11.2009)


Anche questa sembra essere una di quelle lunghe, lunghissime notti, col gelo che subdolo ti si insinua tra la canottiera e i tatuaggi sulla schiena, ti si appollaia lì, affezionato, non c'è verso che se ne vada via. Hai voglia a metterti i maglioni, il gilè imbottito sotto la giubba della divisa, hai voglia a non pensarci... le ore scorrono qui alla stazione Termini tra un giro e l'altro, una sigaretta se ne va in fumo, centellino gelosamente minuscoli bocconi di una bustina di biscotti. Ogni tanto, a mo' di razioni d'emergenza sbuccio un mandarino, ne porto sempre qualcuno dietro, mi rinfrescano e mi danno un poco di vitamine. Prima è arrivato il solito negro fuori di testa; mi si piazza di là dalla vetrata e fa cenno di avvicinarsi, rispondo di no, continua: dopo venti minuti capitolo, quello se ne sta lì, chiedo che gli serve, mi dice che deve andare da Berlusconi perché gli ha telefonato e gli ha dato un appuntamento. Gli dico che è uscito e non so quando torna. Insiste che è stato convocato, lo mando a chiedere informazioni dai colleghi. Più in là una ragazza mi guarda, si cala i pantaloni e si accovaccia a fare i suoi bisogni contro il muro. Quattro rumeni si divertono a tirare bottiglie di birra contro il palo della fermata, le schegge volano dappertutto, sono ubriachi fradici. Salgo fino al tetto, controllo i piani. La vista del tetto di fronte, quello della stazione, mi lascia divertito e stupefatto. Ecco dove vanno tutti i gabbiani che la mattina calano sul Tevere e il pomeriggio danno la caccia ai piccioni lasciandoli cadere dall'alto, sventrati, sulle auto in circolazione...eccoli lì, come nel film GLI UCCELLI, un rave ornitologico impressionante, tutti sul tetto a godersi la calorifica estate fittizia dei riflettori.. Torno dabbasso, al gelo. Come canterebbe Celentano, neanche un gabbiano per chiacchierar.

IL BLOG SBAGLIATO

 (Prima pubblicazione 17.11.2009)


Ebbene sì, amici miei, stavolta il tomtom non vi ha funzionato, o magari sono le cartine del Touring Club che non sono aggiornate, ma mi duole avvertirvi che siete entrati nel blog sbagliato. E se sarete così pazienti da seguire il mio arrovellamento, magari ne converrete. Si sa che oltre a scrivere nei miei blog e commentare dagli amici, sono aduso a girellare tra i blog di gente che non conosco per il piacere del tenermi informato e perché sono un lettore onnivoro che da sempre spazia da Guareschi a Proust, da Mishima a De Felice, da S.King a Musashi, insomma dovunque e senza limiti preconcetti, per il solo inarrestabile amore del leggere. Mi capita sovente, dunque, di trovare applauditissimi blog scritti in due modi affatto diversi, c'è chi lascia un post al mese (quale che sia) e chi lascia post del tipo "so'stata a scuola, ciao amore stasera ti chiamo, come state?, più tardi passo da tutti, amoooorinii,ciuc smack etc etc" normalmente fatti con quei tremendi caratteri che provocarono la fuga da Chatta per imbattibile inconsistenza contenutistica di Andy Sin e Sitry (gran coppia di matti!) che non li ressero più. E naturalmente ogni due righe è tutto un caleidoscopico affastellarsi di pupazzini rischiosissimi per chi soffre di diabete. Esiste poi il terzo esempio che null'altro è che la magmatica confluenza dei due generi in un unicuum capace di provocare la sincretistica affluenza di almeno cinquanta commenti a post. E qui il mio ragionar barcolla: sono, è notorio, una sorta di ancestrale brontosauro trilobitico, fuoriuscito come Godzilla dalle brume di un qualche atomico atollo, e fatico a far fronte ad un simile evolversi darwiniano della letteratura. La Bibbia, lo Cunto de li Cunti, la Chanson de Roland, il Decamerone, la Commedia, Foscolo, Manzoni, Carducci, il Guicciardini, Pascoli, Graf, Gozzano, D'Annunzio, e veniamo a Guareschi, Palazzeschi, Verga, Pirandello, Buzzati, ahimè che li vedo laggiù, ammonticchiati sulla zattera della Medusa a sventolar bandiera bianca tappando falle a colpi di copertine brossurate, mentre sempre più dimenticati calano nel mare magnum delle Lettere Perdute. Quale Graf Spee li bombardò? Furono torpedini di caratteri in stampatello figli dei balloon topolineschi, furono siluri di contrazioni derivanti dagli sms, furono i m.a.s. dei graffiti tribali e metropolitani a provocarne la fine? Diventeremo un unica tribù (come si augura la Tim) e solo allora scopriremo di essere sull'isola del Signore delle Mosche e nessuno sarà più capace di battere il mayday su una trasmittente Morse. Sarò forse apocalittico ma non integrato, sarò affetto dalla sindrome di Umberto Eco, ma credo che bene facesse un amica quando tempo fa mi pregò, in un suo commento, d'essere più comprensibile, visto che vi ci vuole il Campanini-Carboni per starmi dietro. Lo so, e da dietro la lavagna ed in ginocchio sui ceci, elevo diuturna e pubblica ammenda a tutti voi. Perdonatemi, se potete, perché non so scrivere come voi. So soltanto SCRIVERE.


Commenti dei lettori del blog originale:

Antelao : alla lingua ben scritta. All'italiano vero. Al congiuntivo. I tuoi scritti, anche se lunghi, si leggono d'un fiato, perche' scorrevoli, ben articolati, interessanti. A volte invece si incappa nei tranelli, nelle faccine, negli anacoluti e la lettura diviene faticosa... Carenze dovute alla scarsa lettura, alla scuola..... Ma si puo' migliorare, nulla e' impossibile, basta volerlo. A presto. Marco.

annacinque : Non lascio mai commenti, stavolta non riesco a fare a meno di riportare il motto di un mio amico di chatta: "Il mondo è come una mostra. I grandi autori espongono le loro opere, mentre i poveri mortali si limitano a lasciare scarabocchi sui muri dei cessi". Lei è un grande artista.


ON THE ROAD AGAIN

 (Prima pubblicazione 16.11.2009)


Ahi fratelli, dimenticavo di dirvi che stiamo nuovamente facendo il surf sul mare di cacca. Dopo lo stazionamento qui al Maxxi per una diecina di giorni, e che mi era stata promessa come nuova postazione fissa, molto interessante peraltro, ritorno da domani a rotolarmi nella fanga dei cantieri, sfidando le gelate e le ombre della notte. Infatti tra capo e collo, imprevista, mi è arrivata la comunicazione che il servizio, qui, è finito. Dopo le faraoniche quanto fittizie inaugurazioni pubbliche e politiche degli ultimi quattro giorni da domani si richiude perché hanno finito i soldi, ahahah! E ventisettemila metri quadri di nuovissimo ed intonso museo saranno in balìa dei writers capitolini che appena se ne accorgeranno scavalcheranno in un attimo lasciando le loro arti moderne sui muri grigio pallidi. Mi auguro che il gruppo TremaRoma molli un ciclopico "Ifix Ifix Tchen Tchen!" su tutti i muri, così pensando al leggendario Gabriel Pontello mi sbellicherò e forse ci richiameranno al lavoro.. Comunque martedì vedrò l'alba dagli scavi della metro a Tiburtina e per i giorni dopo chi lo sa.. Ragazzi, che par de palle!