(Prima pubblicazione in internet 10.01.2026) © Crenabog
Tutto passa e inevitabilmente il tempo che resta è sempre troppo poco. Sempre che resti...
**Questo blog raccoglie nuovi post e la riproposta dei post storici più letti dal pubblico ed apparsi, dal 2008 al 2025, nel mio vecchio blog sulla piattaforma Chatta.it che non esiste più. Tutti i racconti presenti su questo blog sono opere originali e protette da diritto d'autore. Copyright Crenabog. E' vietata la riproduzione non autorizzata.** Buona lettura e se serve usate il traduttore nella sidebar.**
(Prima pubblicazione in internet 10.01.2026) © Crenabog
Tutto passa e inevitabilmente il tempo che resta è sempre troppo poco. Sempre che resti...
(Prima pubblicazione 30.12.2012) © Crenabog
Questo racconto è stato pubblicato nella antologia I VOLTI DEL MALE edizioni Porto Seguro
Era una gelida giornata di novembre, quando Giulio vide Giovanna per la prima volta. Non si aspettava certo, tra tutti quei volti, di incontrare un viso che lo avrebbe colpito tanto ma bastò un attimo. Quell'espressione delicata, sognante, quegli occhi grandi, abbassati dalla timidezza, quel velo candido che ne celava in parte le fattezze lo presero dentro e non riuscì più a liberarsi dal suo fascino. Eppure, due cose avrebbero dovuto sicuramente frenarlo, in questo suo impeto romantico, indubbiamente decadente; la prima, era che Giovanna aveva solo dodici anni. Cosa che, se poteva essere illegale, avrebbe anche potuto risolversi col tempo. L'altra invece non aveva alcuna possibilità di cambiare. Perché Giovanna era morta. Più di settant'anni prima. Giulio, infatti, aveva scorto il suo viso su una piccola lapide, alla quale facevano compagnia solo dei poveri fiori secchi e marciti da tempo, impolverata dall'incuria. La tragicità dell'insieme lo aveva colpito profondamente, aveva cercato di porvi rimedio pulendo, rassettando e offrendole dei fiori freschi ma l'abbandono che sembrava essere il destino della povera bambina pareva non conoscere fine. Da allora Giulio prese l'abitudine di recarsi a trovarla, recandole omaggio e chiacchierando con lei come se fosse presente. Non si rese minimamente conto di quanto la cosa potesse essere malsana, se non addirittura assurda anzi, cominciò a fare ricerche su di lei, finendo per passare le giornate negli archivi storici dei quotidiani cittadini, stancandosi gli occhi nello scorrere dei microfilm delle cronache locali e dei necrologi del periodo in cui Giovanna era morta. Inutile dire che non trovò mai nulla, neanche un accenno, niente che fosse così eclatante da meritare anche solo un trafiletto in ultima pagina. Accettò così Giovanna per quel che era, costruendo un vago castello di fantasie su di lei e lasciando che si installasse nel suo cuore, in quel posto che avrebbe dovuto essere occupato da un amore più reale, più tangibile e meno malsano. La bambina diventò un appuntamento quotidiano per Giulio: cominciò a pregare ogni momento libero affinché l'anima di lei risplendesse in cielo. Questo sicuramente fece del bene anche a Giulio, distraendolo dalla sua vita inutile, spesso attraversata da compagnie discutibili quando non proprio da galera, e costellata di occasioni perdute, di bivi intrapresi sbagliando direzione. Ma lo rese distratto, insofferente al mondo, chiuso in sé stesso e nelle sue fantasie crepuscolari. Si lasciò andare, dimagrì e la sua salute cominciò a perdere colpi; passava le giornate aspettando il crepuscolo, l'ora dilatata dal tempo che più lo avvicinava al sottile fremito del sentire Giovanna vicina a lui. Così finì per ammalarsi gravemente ma, invece di correre ai ripari come qualsiasi persona di senno avrebbe fatto, la sua monomania gli fece apparire l'avvicinarsi della fine non come un pericolo ma come il romantico avvicinarsi di un appuntamento galante. Le sue fantasie sfociarono persino in un tetro erotismo mortifero e certamente se qualcuno dei pochi conoscenti che ancora gli erano vicini fosse venuto a saperlo lo avrebbe pesantemente redarguito. Giunse l'ultima notte dell'anno, a due anni di distanza da quella bizzarra giornata che li aveva visti incontrarsi: Giulio era a letto, il pallore della sua pelle sembrava succhiare - in un estremo tentativo di nutrirsi - i colori lampeggianti delle esplosioni dei fuochi d'artificio che guizzavano nel cielo buio. Fu allora che qualcosa si smosse nel suo animo, trascinato in superficie da chi sa quali ricordi di una lontana giovinezza, della sua stessa infanzia, quei frammenti dimenticati di felicità familiare, quelle ombre liete che aveva barattato con un cammino sterile. Lacrime scesero sulle sue guance incavate e ispide di barba: balbettando, chiese perdono per tutto, per chi aveva abbandonato, per chi non aveva seguito, per tutto quel che non aveva fatto. Per sé stesso, anche, in un ultimo barlume di coscienza, chiese scusa a Dio. Ma non c'era Dio quella sera, al suo fianco. C'era invece qualcosa, un vago rischiararsi in fondo alla camera oscura, qualcosa che si avvicinava sempre più. Qualcosa che riuscì a fargli correre un brivido di gelo lungo la schiena. La bambina, o quel che era, allungò una mano diafana verso di lui e disse:
" Eccomi. Mi hai così tanto amato che ho finito per amarti anche io. Mi sembra di averti atteso per una eternità, ma ora non ci lasceremo più."
" Giovanna! - rantolò Giulio, sconvolto. - Sei venuta per portarmi in cielo con te? "
" Cosa ti ha fatto pensare che io stessi in cielo, amore mio? " - sibilò Giovanna, sdraiandosi su di lui, in un abbraccio gelido.
Le urla di Giulio si persero nel frastuono della città ignara.
***
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
unpensieroxte : Ma è veramente bello questo racconto ! lo hai scritto tu ? a parte i vocaboli usati con grande intuizione e genialità il racconto seppur breve ti appiccica alla lettura. Grande elogio.
Un abbraccio Marco sei forte . Paolo
astro42 : La storia avvince fino alla fine. E' senz'altro il virtuale di quando non c'erano i computer
Ciò che avviene l'ha fatto ravvedere di tutti gli errori, la morte non più vista come incubo,ma non ha avuto la spinta a migliorare i rapporti con le persone e la vita terrena....Inconsciamente aveva il desiderio di unirsi a lei....
Capita anche realmente di desiderare di unirsi alla persona amata che è volata via.
Cicala.SRsiciliana : La storia è bellissima, avvincente, particolare, anche se un pò lugubre. Mi è sembrato di vivere un amore virtuale, in fondo Giulio si era innamorato di un'immagine. Quello che non ho capito, è chi era alla fine Giovanna, visto che non avrebbe portato in cielo Giulio. Mi manca la comprensione di quest'ultimo pezzettino di storia. Però è così bella che l'ho stampata. Un abbraccio, Rita.
Antelao : ammazate oh, Crena. Hai fatto correre un brivido anche lungo la mia, di schiena. Brrrr. E che cavolo! Ero tutto preso dal racconto, mi aspettavo la manina di Giovanna che prendeva quella di Giulio, che lo portava con se, in cielo...o all´ inferno, anche; ma brrrrrr. Sei un maestro quando scrivi queste storie. Ma te la sei sognata?
albaincontro : Il "noir" cattura sempre e il finale, solo vagamente intuibile, è inquietante. Pericoloso perdersi in fantasie surreali,anche se la fuga dalla realtà oggi sembra appetibile per lo squallore del presente.
Un abbraccio affettuoso e mille auguri di giorni felici.Alba
gattamannara : Davvero angosciante, sento ancora i brividi lungo la schiena, e quella mano gelida che mi ha stretto il cuore...
Alfred Hitchcock mi è sembrato un dilettante!
AquilaBianca.tp : Ciao Marco.
Sono rimasto senza parole anch'io. Non conosco questo genere di testi, però è stato molto coinvolgente.... sicuro di volerti occupare solo di fumetti?
Secondo me hai molto talento e tanta gente sarebbe interessata a leggere i tuoi testi.
(Prima pubblicazione 20.12.2012) © Crenabog
Anche quest'anno i notiziari si sono scatenati a mostrare interviste alla gente su cosa faranno per regalo a Natale e come si sentono, depressi ovviamente, a causa della crisi. Per una volta vorrei evitare di sentire le solite cose, che lasciano in bocca soltanto il gusto spiacevole di una visione consumistica, segno che il senso stretto - ed ultimo - della Natività si è perduto o almeno che han fatto di tutto per cancellarlo. Perciò, approfittando del fatto che come compito, a scuola, a mio figlio han dato da fare una poesia sul Natale, mi permetto di postare qui quel che ha scritto, che mi fa piacere e spero anche a voi.
Natale ritorna tra i fiocchi di neve
che scende bianca, che scende lieve.
Il cielo è grigio e ovunque è il gelo
e la tristezza mi sembra un velo.
Ma sempre torna la luce quaggiù
perché ogni anno rinasce Gesù.
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
albaincontro : Delizioso, fresco prodotto di un'anima gentile. E' stato piacevole constatare che" buon sangue non mente" .Ciao Marco, un bacione al tuo ragazzo. Affettuosamente Alba
MorganaMagoo : caro...! che tenerezza..!
lupa.65 : Tenera e ha pure le rime questa poesia. Un grosso bacio al tuo novello poeta. Quanta ragione hai, ormai impazza il turismo nelle città dagli accattivanti mercatini di Natale, che pure servono ed aiutano la crescita, ma quanta desolazione nel vedere la tristezza negli uomini, nei padri che non sanno dove sbattere la testa perchè hanno perso il lavoro o perchè quanto guadagnano non è sufficiente a dare una vita dignitosa alla propria famiglia, ed ora che viene Natale per loro è ancora più dura. Si dovranno mostrare ai figli nella loro nuda disperazione e desolazione, dovranno dire ai propri figli che non sono stati capaci di dare a loro quello che hanno i propri amici. Eppure hanno tanta dignità. Ecco se noi, in questi giorni, portassimo nel cuore la sofferenza di tutti i padri e le madri, probabilmente daremmo a questo Natale il vero valore, perchè, come scrive tuo figlio, ogni anno torna la luce quaggiù perchè rinnoviamo la nascita di Gesù.
Lucrezya.57 : Ciao Crena bellissima poesia che ha esplicato tuo figlio questo dovrebbe far riflettere tutta quella gioventu invece che pensa all'ultimo ipod tablet e quanto altro....queste sn le vere cose che toccano l'animo di ogni genitore altro che Natale del consumismo ...un abbraccio a te e tatino Lucrezya
goccesulmare : Leggera, fresca, con le caratteristiche di un Natale di altri tempi, ma anche con una base di speranza fatta di luce che porta cose nuove...ha preso tutto del papà
(Prima pubblicazione 18.10.2012) © Crenabog
Oggi all'alba, in via Paisiello,
è successo un fatto bello.
Un omino, da un de' balconi,
tirava giù dei rossi palloni:
eran palloni a forma di cuore,
scendevano piano, senza rumore.
Subito, al volo, mi sono fermato
e uno di loro mi sono rubato
perchè mi son detto,
tenendolo stretto:
C'è niente di meglio,
di primo mattino,
del portare a tuo figlio
un bel palloncino?
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
Hamsho : Basta poco si !
Ma tu ... tu lasci senza parole, sgomenti, con la signorilità che al tuo essere appartiene.
Volevo rubarla (da buon napoletano ) e visto che il piccolo l'ha già fatto ne approfitto perchè i figli son tutti eguali.
ororosso.LT : ci sono persone come te, che il loro star bene dipende dal sorriso del proprio bambino, tuo figlio è un ragazzino fortunato, tu sei un papà fortunato.
Bella la foto che hai messo, belle le parole della tua poesia, dimostrazione del vero senso dell'amore.
gattamannara : Crena, i tuoi versi, mi ricordano il grande Gianni Rodari, le sue novelle fresche, allegre e con una grande morale...
Sono i piccoli gesti, che fanno capire alle persone che li amiamo, e
che li pensiamo durante la nostra giornata:)
Un abbraccio affettuoso!
parnassius2 : Ma che BELLA Marco....veramente Bella!
I nostri figli sono tutti i pezzi del nostro cuore....sono la nostra stessa Vita!
Mi hai riempito l'animo di felicità credimi....
lacasadelladea : E' davvero bellissima Marco...mi ha divertito e commosso...tuo figlio sarà una gran bella persona grazie a te.
(Prima pubblicazione 14.09.2012) © Crenabog
Questo racconto è stato pubblicato nell'antologia I VOLTI DEL MALE edizioni Porto Seguro
" E dai, mamma, ma tutti gli altri vanno con il pullman, perchè devo sempre andarci con voi..."
" Senti, te l'ho detto tante volte, così stiamo più tranquilli..."
" Ma poi mi prendono in giro, sto in seconda adesso, me ne dicono di tutti i colori."
" Senti, facciamo così, che non ne posso più. Ora telefono a tuo padre che viene a prenderti all'uscita dell'autobus: o così o niente."
" Va beeeene..."
Ci sono riuscito! Finalmente. Posso andare a scuola come tutti gli altri. E poi c'è papà che comunque viene lì. Così poi si abitua e poi ci vado per conto mio. Che non ne posso più di farmi prendere in giro. E pure Erik ieri mi ha preso a calci lo zaino. E loro vanno tutti da soli... Ecco l'autobus, bacio a mamma, ci ho tutto? Sì, salgo. Ecco. Non ci sta da sedersi? No, e figurati. Mi devo attaccare però, se no casco. Quanta gente. E che cavolo, co'ste borse della spesa, questa non si può spostare? Quanto traballa. Ma non sale nessuno degli altri bambini? Avranno preso un pullman diverso? E' troppo presto? Che puzza. Ahia! E state attenti. Sono io che sono piccolo o sono tutti troppo alti? Non vedo altro che cinture e gambe. Scende qualcuno? Ci fosse un posto, quanto pesa 'sto zaino. Mi fa male la schiena. Avrò messo tutti i libri? Se prendo un'altra nota chi lo sente il babbo. Va a finire che non mi fa più andare a giocare da Irene. E il piccolo Daniele poi, come faccio a giocarci? Devo portargli i miei libri di quando ero piccolo, ha detto papà, tanto che io non li uso più. A lui piacciono. Però mi dispiace lasciare le mie cose di quando ero ancora bambino, tutti i miei giocattoli e i libri. Quanta gente, mi manca l'aria. Forse facevo meglio a farmi portare con la macchina da papà. Perché si strusciano tutti, che puzza. Sembrano tutti vecchi. Guarda questo quanto è sporco. Sarà uno zingaro? Non è che mi aprono lo zaino da dietro? Se mi rubano i panini che mangio a scuola? Ma quando si arriva? Sono stanco che pesa tutto 'sto coso... Perché mi toccano? Chi è che mi tocca dietro? Aoh. Che vuole questo? Quanto è brutto, guarda che faccia. Che vuole? Mi sposto, ma è tutto pieno, senti che alito che ha questa. Puzza di roba vecchia. A quello ci ha la bava che cola. Schifo! Eheh, guarda questo, ma che roba, ha tutti i calzoni che sembrano bagnati, se la sarà fatta sotto? Ma non entra nessun bambino? E i miei compagni quando arrivano? Quanto ci mette ad arrivare al capolinea. Quanto sarà passato? Non mi sono portato l'orologio da tasca che mi ha preso papà. Lo scordo sempre sul tavolino, poi ci credo che si arrabbia se non arrivo in tempo. Devo metterlo in tasca stasera. Chi è che mi tocca la testa? Come "Che bel bambino" ma chi sei, aoh. E levati. Non mi toccare. Mamma ha detto di non parlare con nessuno. E che devo andare dal guidatore se succede qualcosa. Come ci arrivo? Non riesco a muovermi. Tutto questo puzzo, guarda che mani che ha quello, tutte rugose. Questa signora è così grassa, suda come...un maiale, ahah. Eh, va be', non si dicono queste cose. Ma che porcheria. Perché continuano a guardarmi? Con quelle facce, poi. Non avete mai visto un bambino? Quanto è passato? L'ultima fermata non arriva mai? Sembra più buio. Starà per piovere? Mi bagnerò i piedi, non ho gli stivali rossi di gomma, ho messo quelle da ginnastica. No, non ci sono nuvole. Però è più buio. Ma che ora è, devo andare a scuola. Tossisce, quello lì. Guarda, sputacchia saliva. Bheee, che schifezza. Mi devo pulire, zozzo, ma in faccia a me dovevi sputacchiare? Lurido. Non mi reggo bene, mi tremano le gambe, sarà che sono stanco. Dovevo andare in macchina. Domani glielo dico, non ci voglio stare da solo sul pullman. Mi manca, papà. Mi bacia sempre in fronte e mi fa il segno della croce. Gli altri non hanno un papà così. Accidenti a me. Mi lacrima un occhio. Sembro quella vecchia lì seduta, se si togliesse potrei sedermi, sgocciola tutta, sarà raffreddata? Me lo attaccherà? Chi è che mi si struscia dietro. A luridi! Che vogliono? Perché questo ha messo la mano sulla mia? Ha tutte le unghie nere e mangiate. Voglio una caramella, in che tasca l'ho messa? Oh ecco dove stava il puffo con la palla da bowling. Questo a Filippo piace, dice che me lo scambia con una HotWheel, bene, una per la mia collezione, che così ne ho davvero tante. Magari se andiamo al mercato sabato papà me ne compra una... Mi manca l'aria. Non ce la faccio più a stare qua dentro. Ma che hanno le mie mani? No. Ma come. Che sono tutte queste cose, quelle macchie. Quelle grinze? Che è successo? Mi sono sporcato? Mi fanno male i denti. Devo soffiarmi il naso, non scende mai nessuno? Sta colando. Mi viene da tossire. Se ne accorgeranno se sputo per terra? Che è questa porcheria? Catarro? Così? Ah! Mi fa male la testa...
E' così buio adesso fuori. Staremo per arrivare? Il pullman sta frenando, sembra che vogliano scendere. Finalmente. Papà sarà già arrivato? Ma che ora è? Devo scendere anche io visto che ha spento il motore...
" Avete visto un bambino? Scusi, autista, non c'era un bambino sul pullman? Non lo ha visto? Signora, ha visto un bambino? E' l'ultimo, questo autobus? Nessuno ha visto un bambino? "
Ma non è papà, quello lì? Papà! Eccomi! Ah, ce l'ho fatta ad arrivare, finalmente. Papà...
" Signore, mi scusi, vedo che non c'è nessun altro sull'autobus, mi dia la mano che l'aiuto a scendere, venga, non ha visto un bambino, aveva una maglia gialla e lo zaino rosso e nero. Non ci ha fatto caso? Oddìo, dove è andato, dove sarà sceso, oh santo iddio, nessuno lo ha visto? "
Papà... ma... che è successo?
***
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
serenella21 : il bambino ha pagato un prezzo troppo alto x aver desiderato salire su quell'autobus
..cioe ke rappresenta la vita bella metafore marco ma triste racconto sempre impareggiabile nei tuoi racconti
venuste : beh..... ho un nodo in gola e gli occhi pieni di lacrime quando leggo di un papa' che parla di suo figlio.... il suo amatissimo figlio..
questi sono i papa' quelli che proteggono di figli e che la testa va a mille pensando al loro futuro... specie poi in questi tempo moderni.. ma poi penso che di tempi buoni non ce ne sono mai stati...E si.. mi ricorda una delle tue meravigliose fiabe..La voglia di crescere appartiene a tutti noi.... ed il tempo passa cosi veloce dopo i 10 anni..... che poi ci si ritrova sposati e con figli.. e ti manca tanto
quell'abbraccio dei genitori.... ogni giorno di piu'... ogni anno che ci invecchia.. lo vorremmo di piu'... cosa?????? essere bambini mano nella mano con loro....e bravo Marco..... ed il tuo ritorno alla grande
albaincontro : Incredibile, una metamorfosi in brevissimo tempo. Un viaggio angosciante sei riuscito a coinvolgermi nell'ansia del protagonista.
Aljsja : Bellissimo! Confesso che nn ho capito subito, mi son chiesta come mai il bambino vede il padre mentre il padre nn lo vede...curiosità esaudita leggendo i tuoi commenti...èh si c'è proprio tutto! Questo nostro viaggio che è la vita insieme a ciò che nn ci piace (le difficoltà da affrontare) le dolcezze (una caramella a portata di mano) e nonostante la crescita, la trasformazione esterna, resta in noi il bambino che eravamo.
malenaRM : Ai confini della e nello stesso tempo immerso nella realtà, con l'inquietante aggiunta della vecchiaia virale. Bellissimo racconto, crena.
forteapache : Un racconto forte, che rivela come forse nessun altro dei tuoi che ho letto la tua predisposizione letteraria orientata all'horror, non solo alla favola. I questo caso però io credo abbia giocato un ruolo fondamentale l'essere poliziotto, una certa deformazione professionale. Un semplice impiegato non avrebbe avuto i tuoi stessi preziosissimi suggerimenti. Non voglio poi neanche immaginare cosa avrebbe pensato il bambino se fosse stata una bambina. Ma chissà che tu prima o poi non ce lo faccia sapere, regalandoci ancora una lettura originale e interessante come questa.
(Prima pubblicazione 08.11.2019) © Crenabog
Leggendo parecchi messaggi nelle bacheche, e non solo in questi giorni e non solo di giorno - quando chi sa come mai sembra ci si automoderi un pochino - mi è apparso evidente, sicuramente anche a voi amici lettori, quanto ci sia una differenziazione drammatica nelle aspettative esposte da chi scrive. Se da una parte troviamo chi cerca amicizie sentimentali, compagnia per la vita (quel che ancora avanza), amori romantici, dall'altra parte troviamo richieste senza peli sulla lingua (non fate battute...) con specifiche su misure, età, prestazioni e quanto altro. Queste di solito partono dai maschietti, le altre invece dalle gentili (non sempre) signore e da persone di età avanzata. Esiste anche, come un curioso fil rouge, una specie di continua denigrazione del ruolo dell'amante, come se debba esistere soltanto il probabile coniuge o il pezzo di carne da portare a letto. Eppure questa figura è sempre esistita, ha oltrepassato i secoli nell'arte, nella letteratura, è diventata punto di riferimento ideale per masse di persone emotivamente pronte a desiderare il meglio; perché in fondo è questo che ci si aspetta dall'amante, il meglio. Non la botta che ti spacca il cuore con il colpo di fulmine ma un rapporto cosciente, maturo - ma sì, anche tra o con giovani - ed appagante. Non il normale, reiterato rapporto coniugale basato su consolidati scambi affettivi e reciproco rispetto, ma il fuoco, la passionalità, la fantasia, il gioco. Che magari era quello che succedeva nei primi tempi di un eventuale fidanzamento, subitaneamente svanito nelle brume della legittimazione sociale e civile. La complicità, ecco, quel capire al volo i desideri dell'altro/a ed essere felice di assecondarli sapendo che anche l'altro/a si comporterà ugualmente. Nel ruolo dell'amante si cala sempre chi è pienamente consapevole degli impegni del partner, sa benissimo che gli sta dando quel che nessuno gli dà più o non gli ha mai dato, e nel caso che entrambi stiano giocando a carte scoperte, con i limiti del rapporto ben chiari, ognuno dei due cercherà di ricavare il più possibile senza angustiare l'altro/a con i soliti problemi quotidiani, in un balletto che riporta la coppia agli anni della gioventù scapestrata, spensierata, quando uscivi per andare a far sesso in piedi contro un albero in un parco e non uscivi per andare a fare la spesa litigando su quale discount costi meno o accetti i buoni pasto. Forse l'amante, figura mitica, mitizzata, desiderata da chiunque e quasi da nessuno ammessa (guardate quante scuse, quante reprimenda gli si caricano in qualsiasi post leggiate) non è altro che il sentiero per tornare all'età dell'oro, l'afflato pànico della vita, quel sapore selvaggio ed incosciente, l'ultima delle paure che questa società criminale ci concede di avere senza che ne derivi un danno ferale. Una relazione tra amanti può durare anni, può durare all'infinito, restando ognuno dei due libero di gestire la propria vita, sia chi ha famiglia sia chi invece vive anche del lavoro e con altre amicizie. E' nel silenzioso, nascosto, mai dichiarato terrore di perdere questa ritrovata giovinezza, questo scalpitare dei sensi, che sta il segreto della longevità del rapporto e, diversamente da quel che succede con le altre persone familiari solo con l'amante si riesce - e si deve - ad essere pienamente sinceri, e anche questo è un passo fondamentale per la costruzione del rapporto. Però, sembra essere una cosa quasi impossibile a realizzarsi, almeno rispetto a come era lo scambio dei rapporti fino a parecchio tempo fa, forse saranno le nuove epidemie che hanno congelato gli approcci dal vero, forse sarà che frequentando siti - come questo, giusto per dire - si finisce per convincersi che tutti e tutte siano dei falsi. Magari perché o le persone appaiono troppo datate e poco gradevoli, o perché non hanno la foto e chi si fida più, o perché non ci si trova mai nella stessa città (in undici anni avrò incontrato due amiche che vivevano qui, come se invece non ce ne siano a centinaia, forse sono io che sono orrendo, chi sa!) tutti parlano, parlano ma nessuno vuole realmente che succeda. Strano, stranissimo, o sono i tempi che sono cambiati ed hanno ragione gli otaku giapponesi che vivono chiusi in camera con bambole e donnine virtuali in 3d. Come facciano a farci sesso resta un mistero, per me, legato a sistemi passati di moda, però, diamine, quanto ci si divertiva quando quei sistemi funzionavano alla grande! Chiudo augurando a tutti e tutte di trovare quel che cercate, capite cosa volete, aprite gli occhi e godetevi questa vita fin che potete, che a stare seduti a contarsi le rughe davanti ad una tastiera ci vuole un attimo e non se ne esce più.
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
bialy : salvo rarissimi casi in cui il compagno di vita coincide con l'anima gemella e l'idillio si rinnova senza mai spegnersi, per il resto l'umanità deve fare i conti con questa stortura chiamata fedeltà. Parola bellissima che si veste di un valore altissimo quando è libera scelta fatta con gioia e convinzione piuttosto che con devozione e sacrificio. Le emozioni sono l'unico indizio che ci da la certezza di essere ancora vivi, di non sopravvivere e l'uomo (inteso come genere umano) ne ha bisogno a qualsiasi età. Francamente trovo piuttosto patetici i tentativi ingegnosi per ravvivare un rapporto, dobbiamo rassegnarci al fatto che viviamo ad un ritmo simile a quello del cuore, esiste un periodo per contrarci ed uno per espanderci e la fortuna sarebbe poter seguire questo ritmo entrambi, come coppia ma non sempre è così. Amare e desiderare non sono crimini, dovrebbero essere accettati, forse un giorno ormai spogli da tutti gli orpelli che secoli di morale ci hanno imposto, saremo liberi di amare senza gelosia e senza sentimento di possesso, liberi di lasciare libero/a il proprio compagno, forse allora la voglia di stare insieme ritornerà come un valore necessario e non imposto.
AllegroRagazzo.Morto : e invero più nulla attira la mia curiosità verso l'umana razza, io non la salverei dipendesse da me... sfortunatamente o fortunatamente non dipende da me e così mio malgrado noi umani immancabilmente resteremo ivi sino a che eventi molto più interessanti di noi prenderanno il nostro posto in modo del tutto arbitrario e subitaneo. Allora forse miliardi di menti piccole ed ottuse arriveranno a formulare un unico vero pensiero alveare ma nell'istante stesso di questa presa di coscienza totale si verrà annichiliti senza potersene neanche rendere conto. Al destino o al tempo non manca ironia e se tempo è quanto si intenda manchi e se destino è solo un altro modo di definire ciò che di fatto non piaccia a ragion veduta, il soggiorno su questa roccia, terza dal sole, potrebbe divenire ancor più scomodo, più di quanto già non sia...A volte penso, a volte scrivo, inizio a credere che sia l'una che l'altra siano azioni ormai prive di significato, per me che le compio in primis ed ancor più per chi se le ritrovi in frammenti in giro. Declino il quotidiano per assoluti e per costanti e ciò mi libera dal carico emozionale scomodo e a questo punto del tutto inutile. Amanti? Il gioco degli amanti è come il black jack, sembra avere di fatto buone possibilità di vittoria ma in un indice di tempo abbastanza lungo la vittoria è solo una declinazione ineluttabile di sconfitta. Il mio cuore è sempre stato un vuoto a perdere e l'anima è solo la velina che lo incarti per renderlo meno unto e presentabile...Comunque vada.... ti abbraccio amico caro.
(Prima pubblicazione 22.07.2013) © Crenabog
Qualcuno di voi, mi auguro, ricorderà ancora quel meraviglioso gioiello del cinema giapponese che fu "TAMPOPO", uscito nel 1985 e rapidamente scomparso dalle sale. Girò la vhs, mai rifatta in dvd, poi anche quella non fu più reperibile. Fino a poco tempo fa era disponibile vedere la versione italiana su Youtube, ora purtroppo anche questa è andata. "TAMPOPO", già ne parlai anni fa, era un film cult, definito il primo western-spaghetti giapponese; cosa curiosa ma che si spiegava se andiamo a fondo nella storia. Tampopo era il nome di una vedova che gestiva un piccolissimo ristorante dove veniva servito solo il ramen in vari modi, ma era ossessionata sia dal dover crescere il figlio sempre picchiato dai compagni, sia dalla incapacità di creare la zuppa perfetta. Le veniva in soccorso un camionista girovago e il suo compagno, al quale lei si affidava come ad un maestro. Le conoscenze di lui, sia nell'arte culinaria, sia di vari bizzarri personaggi, riuscivano infine a portarla a raggiungere il suo obbiettivo. TAMPOPO non si limita però solo a questo, ma è un film corale, la vicenda principale si intreccia a quelle di molti altri siparietti, romantici, erotici, curiosi, tutti incentrati sul cibo e la sua importanza nella vita sociale giapponese, raggiungendo picchi altissimi sia di commozione, che di ilarità e, diciamolo, anche di sessualità. Benché non ci siano vere scene esplicite in alcune di esse il mangiare è parte fondamentale del raggiungere l'estasi dei sensi. TAMPOPO era anche accompagnato da una magistrale colonna sonora, il cui corpo principale erano le variazioni de LES PRELUDES di Franz Liszt, che davano veramente i brividi.
Seguendo le vicende in TAMPOPO conosciamo tutte le varianti dei modi di pensare, di comportarsi, di vergognarsi perfino, del popolo giapponese, anche a confronto con la mentalità occidentale. Molti anni dopo ecco comparire a sorpresa questa sorta di seguito ideale che è THE RAMEN GIRL, con Brittany Murphy. THE RAMEN GIRL ci mostra una ragazza americana trasferitasi a Tokyo per seguire il suo ragazzo, dal quale pochi giorni dopo viene abbandonata. Rimasta così senza uno scopo, persa in un lavoro assurdo - fa, ben pagata, la correttrice delle scritte dal giapponese all'inglese in un caotico studio di avvocati, guardando dal suo balcone il piccolo ristorante tipico di fronte ha la classica illuminazione e si mette in testa di imparare a fare il ramen (la zuppa di spaghetti) per riconquistare il suo lui. Darà il tormento al povero proprietario fin che questi non la prenderà a lavorare con sè, nessuno dei due che capisce una parola dell'altro, e la storia segue la classica quest, tipica di certi film americani, della presa di coscienza interiore della ragazza e di come diventerà alla fine il successore del cuoco. Diversamente da TAMPOPO, non ci sono i molti personaggi bizzarri a fare da corollario, l'elemento eros manca del tutto e solo a volte si può ridere davvero, ma THE RAMEN GIRL resta comunque una commedia ben fatta, godibile anche da chi non ha visto TAMPOPO, film che comunque in Italia uscì nella versione da 94 minuti mentre è ancora reperibile, nel web, grazie ai torrents, la versione giapponese integrale di quasi 120 minuti, assolutamente imperdibile (e sottotitolata in più lingue, tra cui la nostra). Tsutomu Yamazaki (Goro) insieme a Nobuko Miyamoto (Tampopo) ci regala, più di vent'anni dopo, uno strepitoso cameo che fa da trait d'union tra i due film: è infatti lui il Grande Maestro che, alla fine, dovrà decidere quale tra i due ristoranti sarà degno delle sue benedizioni e quindi continuare a lavorare e ad avere un successore. Una parte piccola ma assolutamente da godere riandando col pensiero a quel meraviglioso film che chiunque abbia mai mangiato in un ristorante giapponese, porta nel cuore.
TAMPOPO, come dicevo, non è più disponibile nello streaming, ma fate ancora in tempo a passare una bella serata con THE RAMEN GIRL, del quale - curiosamente - neanche Wikipedia ha colto la discendenza dal primo film...e alla fine, alzi la mano chi non avrà sentito la voglia di correre a mangiare i ramen...
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
a.Qa : ho visto pochi giorni fa '' the ramen girl'' bello bello veramente, un film che insegna tanto, insegna a trovare la forza che c'è dentro di noi,
ps. anche a me è venuta voglia di mangiare il ''ramen'' e poi l'emozione piu' grande quando lui le disse ''ci vuole il cuore'' le stesse parole che mi diceva mio padre ''grande cuoco'' quando mi insegnava a cucinare, ''ci devi mettere il cuore' spero che mandino in onda anche Tampopo altrimenti me lo faccio scaricare, quando vedo Up penso a te, te lo ricordi?' ''croce sul cuore croce sul cuore'', gia' in tv solo spazzatura e non solo in tv ma ad azionare il telecomando o il nostro mouse è il nostro cervello, e da come si sceglie si capisce chi siamo,
(Prima pubblicazione 21.09.2012) © Crenabog
Questo racconto è stato pubblicato nel libro antologico I VOLTI DEL MALE edizioni Porto Seguro
Ah...mi scusi... non volevo urtarla, scusi ancora. Stasera non sto troppo bene. Devo aver bevuto un po' troppo. Birra anche lei, eh? Sempre buona, è un piacere. A me non piace molto bere liquori, ci si ubriaca subito e poi... ma sì, costano troppo, anche se volessi non potrei permettermelo. Sì, certo, posso comprarli al supermercato ma sa, vengo qui al pub, almeno sto con qualcuno, si trova sempre da far chiacchiere. Anche lei, eh? Bravo, bravo... ehh (cough, cooff...) scusi, la tosse, ultimamente no, non sto proprio bene. Mettici la stanchezza, mettici che sto sempre in giro. Si è messo pure a far freddo. Eheh, ah sì, le stagioni non sono più le stesse, dice, eh? Io non lo dico più, sa com'è, mi ricordo ancora quella vecchia battuta che faceva così: " Nel paese dove il tempo è sempre bello, di che parlano gli imbecilli? " Oh, ma no, mica le stavo dando dell'imbecille, no, mi scuserà, sono io che sto diventando sempre più imbecille. Mah. Sarà la vecchiaia. Vede? Una volta non avevo tutte queste macchie sulle mani. Son brutte, lo so. E' il tempo che passa... Mario, per favore, mi dai un'altra birra? Sì, grazie. Vorrà scusarmi se non gliene offro una ma, i soldi... non ce ne sono mai, anzi, non ce ne sono più. E lo so che non dovrei buttarli così, non dovrei fumare...Lei fuma? Sì, guardi una sigaretta gliela offro volentieri, se le piacciono queste. Lasci, l'accendino...eccolo . Non mi riesce di smettere, ci ho provato tante volte ma, levo il fumo, levo la birra... e che mi resta? Ahh, grazie Mario. Mmhhh, oh sì, Dio se è buona. Va giù quieta, e fa il suo lavoro con calma. Ci si mette tempo ad ubriacarsi, vero? con la birra, dico. Ti dà il tempo di parlare. Pure troppo a volte. Non è che la annoio? No, gentilissimo, fa piacere, sa, parlare con qualcuno. Dicevo, se levo anche queste cose non ho più niente. Già son povero di per me, così mi illudo che ho ancora qualcosa. Soldi da spendere in cose che non servono, già. Ha ragione. Illusioni. Ma sa, mica è stato sempre così, quando ero ricco...eh, lo so io, quel che facevo... mica come mi vede adesso. Va be', il giubbotto lo porto da anni, ma non è per i soldi, era un regalo di mia moglie. No, non c'è più. Anche la sua? Mi spiace. No, la mia non è morta, se ne è andata. Era ancora più stufa di me di quanto lo sono io. No, non è una battuta... Le case, oh, sì, ne avevamo due, e una villa, sa! con la terra e la vigna e gli alberi di frutta, quanto era grande... E dico, se lo ricorda, tutto quel che ci compravamo? Ahah, sì, anche noi, talvolta. Sì, con cinquantamila lire ci andavamo al ristorante in quattro, ora con venti euro ci prendi un panino e una coca al fast food. E i dischi, ma sì, gli ellepì, se li ricorda? Oh, ancora costavano tremila lire! Ma no, davvero, eh va be', magari lei è più giovane di me, sì? davvero dico, che ci prende adesso con un euro e mezzo, un pezzetto di pizza? Bianca, eh, neanche con la mozzarella. Se non disturbo me ne accendo un'altra... ecco qui, chi pensava mai che avremmo pagato diecimila lire per un pacchetto di 'sta roba... ci facevi la spesa, quasi, ti ci compravi una camicia magari. Roba buona, eh, che le portavi anni. Adesso vai al mercato, certo, sì, anche io oramai mi vesto lì, sa, c'è un banco di roba usata, con venti euro ci ho preso un giaccone, certo, dentro ho dovuto cucire tutti gli strappi, lo so, le misure non vanno mai bene... e poi, sempre quelle targhette, fato in PRC, ah, che ci hanno, paura? a scriverci repubblica popolare cinese? che pensano, che non lo sa nessuno? Che poi son le stesse robe che vedi in quegli scatoloni gettati lì nei negozi cinesi. Ma sì, su in piazza Vittorio. Bah. Che una volta lì le case erano storiche, e di lusso, e adesso nessuno le compra neanche regalate, con questi dappertutto... (Cough, cough...) Mi perdoni. Sarà il fumo... mica son più buone come una volta. Tutta la stessa robaccia, dentro ci trovi persino i pezzetti di gambo e si spengono. Mah. Le sigarette si spengono, le luci si spengono, il lavoro finisce, i soldi finiscono... Anche lei? Brutta, eh? Anche lei non trova niente? Io ho provato anche a chiedere di pulire i cessi, no, mi scusi, me ne vergogno, ma nemmeno quello mi han dato da fare. Che vuol fare, quando si deve mangiare... Ssst, guardi, gliela dico tutta, sono arrivato a guardare le vetrine e a pensare di entrare e rubare i soldi alla cassa. Ma non ci riesco, sono proprio un incapace. Ah sì, glieli raccomando i valori. Dice? Mah, forse, una volta era pure per quello, ma ora, lo so, sono un debole, ho paura. Non ci riuscirei. Lei dice? Ci vuol coraggio, eh, la capisco, magari perchè è più giovane, dice così, ma bisogna trovarcisi... E poi, forse, sto così male che magari anche se mi mettessero dentro, almeno mi darebbero da mangiare e da dormire... No. No, la casa non ce l'ho più da un pezzo, e anche se ce l'avessi chi ci starebbe dentro? I parenti son morti tutti, sì, anche loro così, ahhhh che ho il fegato a pezzi, mica lo so quanti anni ho ancora... No, ma che, sono un rottame, inutile scherzarci sopra. Se ho figli? Sì, avevo anche un figlio ma sa, si cresce, e un padre diventa un portafoglio e un portafoglio vuoto non lo vuole nessuno e così anche lui chi sa che fa. Sono anni che non lo vedo... Ma mi sa che è tardi... oddio, guarda che ora è, devo andare alla mensa, sì, la Caritas, almeno mangio qualcosa, mi danno una brandina, tiro avanti un altro giorno...come? L'orologio? Ah sì, è l'ultimo ricordo di mio padre che mi è rimasto. Sì, è d'oro. No, non l'ho mai impegnato, faccio finta di avere ancora mio padre vicino. Be', adesso vado... Mario ciao, quando posso ci rivediamo. Ah, viene via anche lei? E' tardi, sì, ha ragione... oh, quasi non mi reggo sulle gambe... aspe' che mi appoggio al muro... certo, se mi dà una mano, magari, con l'aria fresca alla mensa ci arrivo. Non è troppo lontano, con tutti questi vicoli ci si perde, sì... grazie che mi regge il braccio. Ma. Che sta facendo? No, l'orologio no, lascia, che fai, che cazzo stai a fa', non tirar...aahhhh! Che cazzo hai fatto! Ma che è. Sangue, ahhh , Dio se fa male, dove corri, aiuto, c'è nessuno? Oh, Dio... no, ecco. Oh perchè, il muro, è buio. Mi siedo. Devo tenere le mani sulla pancia... Quanto ne esce. I pantaloni sono tutti sporchi. Madonna, che male... Dio, che razza di regalo che mi hai fatto stasera, eh? ahhhh, male, fa male... no, basta, ah, scusa Dio, va bene così. Lo so che non sarei stato capace di farlo da solo... arrivo. Papà. arrivo...
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
back.tothefuture : Gran bel racconto, Crena. Ti sei superato nel far sentire a chi legge quel che tanti provano e temono. Grazie.
Lucrezya57 : Ciao Crena un racconto di una vita di oggi quante persone oggi soffrono la solitudine e si ritrovano in qualche posto per sorseggiare qualcosa e magari qualcuno si avvicina e incomincia il dialogo oggi purtroppo ci ritroviamo in parecchi ad essere cosi vuoi per le condizioni economiche vuoi che la gente è presa da altro se ne stanno tutti in casa rintanati....a volte vien difficile anche uscire...un abbraccio e un sereno fine settimana ops grazie per gli auguri a mia figlia che ricambia kiss Lucrezya
kesterGIRL90 : ogni volta che leggo le tue frasi mi disconetto da mondo per qualche istante..... molto riflessivo questo racconto..la vita è dura..ma la solitudine la rende ancora più triste........
gattina1950 : L'ho letto d'un fiato....forse ha fatto la fine migliore....e proprio per mano della persona a cui aveva dato l'ultima fiducia.
Hai raccontato in un modo emozionante la solitudine di oggi....in un mondo vuoto....ciao
Matt.44 : Profondità e rassegnazione attraversano questo bel post,scritto con la capacità di riuscire a vivere ed a parlare del nostro dramma sociale ed averlo sempre ben presente. In fondo siamo sempre noi attori passivi di una realtà che non cambia finchè non cambierà l'uomo e il suo modo di concepire le relazini sociali, il lavor e la famiglia.
Stringiamoci forte attorno a ciò che ci resta e lavoriamo insieme per credere davvero in un mondo migliore..nonostante tutto ci spero ancora..ciao Crena
Hamsho : Solo un genio come te può sputare in faccia alla realtà tante verità.
Notte Marco, ciao
serenella21 : lo spekkio di questa societa', solitudine egoismo e indifferenza, sei bravo marco, hai saputo descrivere cio ke tutti nn voglio vedere, la poverta' dilaga sia nell'ambito sociale ke interiore
unpensieroxte : Ciao Marco
Non so ke dire xkè pensavo ad una “cosa qualsiasi” invece mi sono imbattuto in una specie di libro, l’ho letto, ho sentito e letto la musica del video, molto bella. La condizione di oggi raccontata da un “vecchio” al bar, o in un pub ma la cosa nn cambia, mi piace chiamarlo bar. Forse queste situazioni c’erano anke una volta, negli anni 60 o giù di li, vero ke c’era un benessere crescente ma si veniva dal dopo guerra.
Di gente ke stava male ce n’era anke allora, ma il lavoro era presente ovunque anke se mal pagato.
La kiakkiera, lo sfogo, la voglia di comunicare e di confessarsi, e ki non ce l’ha ?
si crede di parlare con persone a posto, ke ti ascoltano e invece le stesse persone ti infilano un coltello nella pancia x toglierti anke l’ultimo dei beni. Alla fine quando non hai + nulla e sei troppo debole, se ne accorgono, come sciacalli si avventano x sopravvivere pure loro, come se la guerra fosse solo tra i poveri, già xkè ogni guerra è messa in piedi dai ricchi x diventare ancora + ricchi, i poveri rimarranno sempre poveri.
Complimenti bella storia
(Prima pubblicazione 21.06.2012) © Crenabog
- Anvedi er sor Peppino! 'mbe' , e che c'avreste da sta' così 'ngrugnato?
- Ehhh sora Meneca, lassamo perde', anzi scansateve e sarvognuno mejo ppe' voi ssi ve scansate da 'n antra parte...
- Uuuhh e che v'avrà punto mai, 'a mosca tzè tzè?
- Ma none, proppio 'o volete da sape'?
- Ce credo sor Peppi', 'n se sa che so' la curiozità mpersonificata?
- Va bbe'. 'nzomma, 'o sapete che da quanno che sto 'n penzione m'arillegro a ffa' ddu' giri su intrenet cor piccì de mi' fijo, no? Ohhh. E allora, dato 'sì che 'n pezzo che ce scrivo de qua e de llà ho conosciuto 'n sacco de ggente, e tutti che se scrivemo dell'affari nostri, 'na cosetta simpatica, ce se po' diverti'. Mo' è 'n po' che me pare de sta' 'n der paese dei balocchi, se so' rincitrulliti tutti, che dite sora Meneca, mica che sarà 'sto cardo africano che 'n ce se sbajocca più...
- Sor Peppino, io se sa che so' furastica ppe'ste cose e a parte de fa' le chiacchiere sur pianerottolo co'la Ceciona der piano de sopra e la sora Augustarella der piano de sotto, che se le dimo de tutti li colori, proppio nun saprebbe che divve. Ma pecchè, che ve succede?
- Succede che sso' diventato 'n appestato, sora Me'...
- Aaaah! Che cosa orenna! E come sarebbe, 'ndo' sete annato 'n vacanza, in India che ve siete 'mpestato? Nun v'aveveno detto da vaccinavve prima de' parti'?
- Seee, lallèro! Bbona, che una ne capite e venti ne 'ntennete! Ma 'ndo' devo da parti' che 'n c'ho 'na breccola spajata 'n saccoccia! No, sso' 'n appestato 'n quer posto de intrenet 'ndove scrivo e ve spiego pecchè! Allora, pare che ssi scrivo a quarcheduno questo subbito se sfugge o sparisce! Ma ssubito, roba che manco er mago Zurli'! Ppe' divve, me scrive una, 'co' la fotina carina, tutta pulita , se parlamio poi je sbrocca la capoccia e comincia a dimme "nun me fido de te" e io "fija, ma chi te conosce, stai qua da un mese..." e lei "no, so' anni!" e io "ah tiettela tiè, allora so' anni che me conosci e io 'n so manco chi sei, chi è che non dovrebbe fidasse, io o te?" 'nzomma sbarella, dà fora da matta, se 'ncazza, se scazza, se rincazza, me blocca, e in pochi giorni, chiude tutto, cancella l'amichi, chiude 'r blogghe, e perfino se cancella. All'anima delle cazzate che annava a ddi'!
- Scusate sor Peppi' er blo' che cosa?
- Sarebbe 'na specie de diario che se scrive ar piccì e tutti lo vengheno a legge' e ve dicheno che je pare, e ssi je piacie oppuramente none, e così sapete chi sso' l'amichi e l'artri che vengheno solo p'arompe li minchioni. E mica solo quella, che appunto si vede che s'è penzata ch'ero 'mpestato e s'è fuggita de botto. No, hai voja te, mo' 'n antro che scriveva a tutti "ajo mamma, n'c'ho sordi, n'c'ho er lavoro, me vojo 'mmazza' e robba der genere. Allora, 'mpietosito, e dato che nun c'ho lavoro ppe'mme figuramiose ppe' dallo all'artri, je scrivo ppe' daje consij e bbone mosse ppe' trovallo. Aoh, ariecchete la maledizione! Dato 'sì che s'ho 'mpestato, puro questo s'è scappato, ner senso che ammanco m'ha risposto, sai la cortesia, quella robba che annava de moda cent'anni fa, gnente, pija e dopo quarche giorno se sparisce pure questo. 'n antro che raccontava le cazzate! E bella, senti 'm po' questa, c'era 'na tizia che nun scriveva gnente der suo, none, dice che lei je piaceva solo da legge' 'l artri e cummenta', e sotto che a quarcuno je stava bella e bbona e all'artri giù de palate...che ffa'? Sparita ar volo! E tutta 'na serie 'nfinita, 'ndo' me presento a ffa' du' chiacchiere se svortano e tajano la corda! Manco fossero fatte d'aria! Ma che puzzo, sora Meneca? eppuro me ricordo che a Natale er bagno me lo so' fatto.
- 'spettate che v'annuso, sor Peppi'...e no, nun me pare, sarà magara che sto cor vento ar contrario, sarà che la cinese all'angolo sta a frigge' le puzzate sua, ma nun me pare!
- 'nzomma capite, sora mia, 'gni vorta che provo a famme vede' da quarche paciocca se cureno a nasconnese, oddìo, fosse arivato er mostro, er maniaco, er malfidamose. Quello bbrutto, racchio, pelato e puro co'la dentiera! 'mbe', c'ho la dentiera, che me devo 'mpicca'? Pare che a conosce' a mme è robba da incoscienti!
- No, no, anzi, varda che ber bianco de denti che c'avete!
- Oooh appunto dico. So' gajardo, c'ho l'occhio azzurro che ammazza, chiacchiero che sarvognuno me ce vengheno a senti' da tutti li posti, ce se fanno puro 'n pacco de risate e allora? che se penseno le paciocche, che 'nso' ppiù bbono manco ppe'ffa' legna pper foco?
- No, no, se vede che nun ve conoscheno o che nun ve vojono conosce' ! Ve siete visto bbene?
- Avoja te, tutti li giorni quanno che me rado!
- E allora?
- E allora, sora Meneca, nun è che fosse 'r caso che ve venite a ffa' 'na carbonara su da me?
- Iiiihhh! Quanto siete prescioloso! So' solo quarant'anni che se vedemo! E poi oggi nun me so' cambiata ancora 'r pannolone...volemo ffa' domani?
- E famo domani, sora Meneca...
- Va bbe'! Se vedemio ppe' pranzo!
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
Matt.44 :Credo che sia stato, oltre il post scritto simpaticamente,anche molto importante quella sorta di paragone fra il condominio e la virtualità..cioè voglio dire che si coglie molto di più delle parole del post se ci si va in fondo...è vero che anche qui è come una grande condominio ma forse quì " si dissolvono" perchè in fondo non hanno la necessità o la forza di incontrarsi...Certamente un bel post!!! Ciao Crena
Lucrezya57 : Carina e ironica la storia ma che ti devo dire Crena di più di quello che già sai i blog so cosi si aprono si chiudono la gente scappa di notte e di giorno appaiono come gli appestati ma valli a capire intanto ho capito tutto di quello che hai scritto e mi piace il dialetto vedi te...e poi dammi retta facciamo come il Sor Peppino due spaghe all'amatriciana o alla pallarda che è meglio assai che stare su internet a girovagare per trovare gente strana Dio li fa e poi l'accoppia diceva invece li scoppia proprio ahhhhhhhhhhhhhhhhhh buona giornata ti regalo un sorriso l hai donato a me in questo mattino ciao tesorino
gattina1950 : Mi son divertita a leggere il dialogo del sor Peppino e della sora Meneca, sembrerebbe autobiografico.....anche per quel particolare degli occhi azzurri..ma che ci vuoi fare sor Peppino....la gente và...viene....non sai mai cosa hanno dentro la capoccia......ciao
gattamannara : Crena..i miei complimenti più sentiti...ha un futuro come commediografo... smile
Del resto, la materia prima per le trame delle possibili commedie, non manca qui dentro...
Un caro saluto
SOGNANDO59 : bellissimo ...più che per il tema per il modo in cui l'hai trattato! Mi piacciono i dialetti...il romanesco poi è tra i miei preferiti. Sarebbe, effettivamente, molto carino farci un video e ascoltarlo e allora sì ci sarebbe da scompisciarsi ...come diceva il grande Totò!! un carissimo saluto Marco, Michela
Evelin64 : Vi si legge una certa amarezza, fra le righe di un dialogo fra persone che hanno vissuto, e non credo che siano "loro" a non capire il mondo di "intrenet" , siamo piuttosto un po' tutti a sfaccendarci per mostrare cio' che sappiamo fare con il solo uso delle parole scritte...per cui l'amarezza, sicuramente è causata dal non poter capire come si faccia a non usare le basi di un'educazione, ricevuta dai piu' sicuramente!
Complimenti per il post, scritto in modo molto simpatico
(Prima pubblicazione 27.07.2019) © Crenabog
Incredibile come siano potuti passare già dieci anni... ma tant'è, erano tempi eroici, tempi in cui non un post al giorno ma anche di più, scrivevo in questo mio blog, cortile dove radunare begli spiriti e gang di devastati mentali, palestra d'ardimento letterario (tanto per citare Grunf e il Gruppo TNT) e baretto di periferia dove tirar tardi tra una scemenza, uno scherzo e una battuta cinica. Lo ammetto, mi mancano quei tempi, quella leggerezza del vivere che mi lasciava il tempo e la voglia di scrivere a raffica, cosa che potendo farei anche adesso dato che è ben nota la mia abitudine a iniziare parlando di qualcosa e poi scivolare a valanga tra mille rivoli di pensieri. Ma comunque, in questi lunghi anni, oltre alla mia lunghissima saga del Narratore poi parzialmente confluita nel mio altro blog dedicato solo ad essa, e le due serie : ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO che fu il lascito per mio figlio, e la scoppiettante LA STORIA DEL MONDO che fu un vero fuoco di artificio di prese per i fondelli attraverso i secoli, ci sono stati molti post - sia di racconti che di attualità, ai quali sono particolarmente legato perché li ritengo davvero ben scritti e di valore a prescindere, come quelli che erano presenti anche nella TOP 100 , come "PEDOFILIA NASCOSTA" e "TERRE LONTANE". Ultimamente in Chatta ci si è imbattuti non dico quotidianamente ma quasi, in lunghe, interminabili discussioni su un argomento salutistico, reiterato sino allo sfinimento, nel tentativo di far sentire in colpa chiunque non si sia dichiarato platealmente d'accordo , come se si fosse complici di supposte probabili mortali epidemie. O roba del genere. In questa girandola di illazioni basate su convincimenti personali e avvisi di pericolo lanciati ad ogni pie' sospinto, si sono ritrovati coinvolti anche diversi miei amici e lettori, e non si può dire che sia stata una cosa simile al dialogo costruttivo, no, spesso e volentieri si è tentato di esporli all'indice pubblico, magari pure con sondaggi ad arte. Bene. Come diceva Rhett Butler, francamente me ne infischio, ad ognuno la sua vita e che se la goda come vuole, ma ecco ritornare pressante, proprio perché fu una geniale intuizione, questo mio antico post del 17 aprile 2009: una di quelle scintille che ti aprono la porta ad un mondo di paura proprio perché certe cose non le avresti mai pensate, e qui non ci sono link a riviste mediche che spieghino come se in età infantile cammini su marciapiedi mal frequentati da esseri viventi non appartenenti alla razza umana poi quarant'anni dopo forse probabilmente magari se ti dice male ti verrà un devastante cancro ai testicoli e finirai a cantare nel coro della cappella pontificia o roba del genere. No. Qui c'è qualcosa che parte da un intuizione terrificante e sfocia in una condanna dell'intolleranza razziale - se lo si legge bene - ma che comunque contiene una innegabile verità che, se ci si sofferma sopra, o ci si cuce le labbra e ci si infila due filtri nelle narici, oppure si tira avanti pregando il Creatore clemente e misericordioso e confidando negli anticorpi che ci fornisce sin dalle prime poppate del latte materno. Quindi, eccovelo, rileggetevelo e poi, quando cercano di terrorizzarvi con altri argomenti, ricordatevi che comunque a tutti, nessuno escluso, tocca respirare. E prima di fare testamento accarezzate il gatto , che più male di questo non vi farà.
17 aprile 2009
" A volte capita che il cervello se ne vada per conto suo e si metta a ragionare non più sui massimi sistemi ma su cose talmente improbabili che se non fossero vere ci sarebbe solo da riderci sopra. Ricordate il romanticismo di quei raggi di sole che, solitari, in una stanza buia fendono l'oscurità rivelando ai nostri occhi meravigliati tutto quel dolce vorticare di impalpabile pulviscolo? Una danza fatata di polveri antiche, che pensiamo sappiano di libri vetusti o antiche vestigia. Magari fosse solo così. Adesso andate in bagno, aprite la vostra camicia, alzate la vostra canottiera e datevi una gioiosa passatina sulla pancia...ed eccolo lì, che se ne va danzando per l'aere, il componente all'ottanta per cento del pulviscolo che alligna nell'aria. Siamo noi. I nostri corpi che giornalmente si squamano e consumano, rilasciano microscopiche forfori e macerie organiche, cellule morte. Quando, dopo una corsetta, vi fermate a riempirvi i polmoni d'aria, ragionate un po' su cosa state mandando giù. Per la gioia dei vegetariani inflessibili e per lo spasimo dei vegan, notoriamente ancora più drastici. Ci mangiamo a vicenda, lentamente, giorno per giorno. E cinicamente, vien da ridere a pensare a quegli intransigenti che non toccherebbero quelli che definiscono negri. Ma aspirarlo un poco alla volta, ogni giorno, sì però. E chi si porta le salviette chimiche nei bagni per paura di prendersi l'Aids? Dovrebbe girare con un filtro per il microparticolato in bocca...Pensateci, la prossima volta che guarderete quel fatato, sottilissimo pulviscolo che danza nell'aria, guardatelo con occhi diversi e non fatevi prendere dal vomito...anzi, siate positivi, pensate a quanto risparmiate sulla spesa in macelleria e respirate! Anche adesso, su, un bel respiro profondo...Buon appetito! "
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
LINTERDIT : ah quanto ho goduto mentalmente leggendo questo post!!!
grande marco ....GRANDE !!!! SPERIAMO CHE LEGGANO IN MOLTI
EtruscanLady :Tutto ciò che è presente in ciò che tocchiamo , batteri, bacilli etc.. possiamo, almeno in gran parte, eliminarlo con l'igiene lavando bene e a lungo le mani e l'igiene del corpo ma tutto ciò che respiriamo in ogni luogo, in ogni zona, nessuno può impedire di fare scorpacciate di milioni di quelli animaletti dalle dimensioni infinitesimali che non si vedono ma che purtroppo ci sono. Fino a quando avremo la possibilità di respirare non sapremo mai cosa potrà entrare dalle nari, nemmeno a casa nostra possiamo stare tranquilli, porte e finestre vanno aperte, le persone vanno ospitate e chi ama gli animali ospita anche loro. O viviamo in un ambiente sterile, soli, senza relazionarci con nessuno, evitando anche di mangiare, si perchè anche in ciò che si mangia può esserci tanto di nocivo alla salute, o nel caso una persona faccia una vita normale, qualsiasi tipo di malattia può raggiungere chiunque in qualsiasi momento.
Belli i tempi passati caro amico, quando discutevamo di tutto, quando si coltivavano le amicizie o ci innamoravamo anche se solo virtualmente, ma almeno ci accompagnava lo stimolo ad essere presenti, scrivere, anche litigare talvolta ma almeno eravamo e ci sentivamo VIVI. Ora è tutto un mosciume, escluso quei pochi che ancora riescono ad usare il cervello per cercar di buttare giù due righe che possono o non possono interessare a tutti ma almeno cercano il dialogo costruttivo, non l'argomento trito e ritrito ad inculcare per forza le proprie idee. Oggi pochi sono ignoranti e le pagine del Web su qualsiasi argomento sono lì a disposizione di tutti, ma forse qualcuno non lo sa.
doubletrouber : Dieici anni fa su chatta non c'ero,stavo su un'altra chat di personaggi quantomeno strani,ma la mia dose giornaliera di un un post non mancava mai, come per te.Gli anni passano,cambiano gli utenti e sai una cosa? penso che per essere "ammirati" oggi occorra essere stronzi, come certi personaggi che si leggono in bacheca,
Perquanto riguarda i due post che citi, finiti nella top 100,a mio avviso data l'argomentazione e la bellezza di entrambi i post, dovrebbero essere anche li.Non mi piace citare ma vedo che ci sono blogger che ne hanno perfino 9.....Per quanto riguarda cannibali involontari,pur essendo dato 2009 e ' un post attuale e degno di entrare,nella top 100,un carissimo saluto
(Prima pubblicazione 24.09.2019) © Crenabog
La foto non è una novità, l'avevo già inserita precedentemente in un altro vecchio post dello stesso stampo, ma ci sta bene lo stesso. Perché? Molto semplice, quanti di voi vanno in giro atteggiandosi ad illuminati assertori del valore intrinseco dell'umanità, e poi sputano al passaggio di ogni persona che non sia il loro riflesso nello specchio? Quanti di voi continuano a deliziarci col ricordo di un Mussolini appeso per i piedi e di un Hitler fautore delle camere a gas (dimenticandosi le montagne di morti gay, lesbiche, ebrei e oppositori lasciate sul terreno o nelle fosse da paladini della libertà come Che Guevara, i comunisti russi e i cinesi) dicendo a destra e a manca che quelle sono cose che non devono mai più ripetersi e poi gridano ammazzalo al passaggio di una persona non identica a loro? Ve lo ricordate quanto si è parlato e sparlato mesi fa sulle idee di razza ricorrendo le leggi razziali emesse durante il periodo della guerra? Quanto vi faceva schifo solo l'idea, vero? Bene, bravi, applausi. Ma allora, cosa avete tutti da berciare nelle vostre riprovevoli bacheche, schifati dalle donne del sud, sputando sui musi neri, rivangando stupri di massa - dimenticando quelli fatti dai liberatori che oltre al cioccolato e alle sigarette davano ben di peggio alle donne? Ancora, nel 2019, mentre su questo pianeta si agitano sette miliardi e mezzo di esseri umani di ogni colore, etnia, religione, storia, filosofia, economia e quanto altro, ancora parlate di RAZZA? Razza poi, ridicoli buffoni che siete, la "razza" è solo una, la razza umana. Possiamo differenziare la razza umana dalla razza felina, questo ve lo concedo, ma quando dite che un nero non appartiene alla razza umana vi rendete conto delle immense, stratosferiche cazzate che state dicendo? I delinquenti ci sono ovunque, sotto ogni sole e bandiera, le persone indegne di questo nome non hanno colore né lingua diversa, ma la cosa più patetica è dover ancora stare qui a ripetere queste cose. Oh cavoli, pagherei oro perché tutti credeste nella reincarnazione e nel karma, e dopo essere stati decorosamente seppelliti dopo il sacro uffizio tenuto da un qualche prete - bianco, ovviamente, probabilmente pedofilo e quasi sicuramente ladro di elemosine - vi risvegliaste in un villaggio del sud dell'Africa, neri come la pece, coperti di mosche e in attesa che caschino dei datteri da una palma per sfamarvi. Venitemi a dire, allora, tutte le schifezze con le quali vi esaltate da soli dietro una tastiera o in branco con manganelli e coltelli. Addirittura dementi che fanno distinzioni tra italiani del nord e del sud, riescono a parlare di razza anche in questi frangenti. Ma cosa avete studiato, se mai avete studiato, cosa vi hanno insegnato su quei banchi? A giocare al fantacalcio e a farvi le spade di eroina con le penne a sfera? Datevela tutti una grossa calmata, e pensate se foste voi dall'altra parte. Chi sa, dovesse mai la vergogna costringervi a far funzionare il cervello.
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
s,hela : Incisivo, Tenace, Fluido , Incredibilmente splendido il tuo scrivere. Complimenti sempre e grazie per impreziosire questo luogo di realtà. Un caro saluto , Giulia
EtruscanLady : Bell'argomento Marco, mi trovo in un paese che meglio evitar di parlarne. Non credevo, non pensavo davvero esistesse tanta cattiveria qui di migranti non ce ne sono molti a dire il vero, probabilmente sentono a pelle l'ostilità provata nei loro confronti. Soprattutto i vecchi e le persone anziane straparlano e ne hanno addirittura paura. Solo il supermercato cinese fa il pienone di gente, allora quelli vanno bene perchè un sono "cari". qualche ragazzo di colore un po' di tempo fa si era messo all'ingresso dei negozi, una bottega di alimentari, un panificio, poi qualcuno ha chiamato i carabinieri e non si sono più visti. Non chiedevano, aspettavano solo uno spicciolo d 'euro o un panino. Questo argomento caro Marco ha fatto si che io e la famiglia di mia figlia ci allontanassimo dalla famiglia d'origine di mia nuora, una nuora ed una famiglia di razzisti. Ogni volta che ci ritrovavamo tutti insieme a festeggiare il Natale, compleanni vari ecc...qualcuno di loro, soprattutto il mio consuocero sapendo come la pensavamo in fatto di migranti intavolavano appositamente discorsi sull'argomento per portare ad inevitabili discussioni. Quindi da un po' di tempo stiamo declinando gli inviti con grande dispiacere di mio figlio e nostro ma solo per lui, io sono abbastanza furba da sviare ma mio marito e mia figlia diventavano furiosi e così abbiamo pensato che fosse meglio evitare per la nostra pace. Sardi di merda! ma chi gli sembra d'essere. Il mio consuocero un po' di tempo fa fu anche bannato su FB ma continua imperterrito col codazzo della moglie e qualche donnetta che nemmeno sanno scrivere se non offese, io leggo tutto senza mai intervenire, certe soddisfazioni non le do. Il veleno in corpo devono smaltirlo loro, io mi sento in pace con me stessa e con il mondo che mi circonda e tanto basta.
(Prima pubblicazione 11.10.2019) © Crenabog
(N.B. se qualche lettore odierno si chiede il perché della presenza, come testimonial nei post, del mio gatto Kaiser Moon il motivo è semplice ma legato all'epoca: in quel periodo nel blog principale su Chatta.it scriveva un nick che iniziò a fare uscire post deliranti accusando i gatti domestici di portare le peggiori malattie, dall'autismo, al Parkinson a malattie tropicali mortali. E per non farsi mancare niente iniziò a delirare sul fatto che donne e bambini si dedicassero a pratiche sessuali con cani e gatti. Insomma, una cosa così folle e disgustosa che molti blogger iniziarono a postare foto di cani e gatti in ogni post: Ed ecco spiegato il perché Sua Maestà Imperiale il Kaiser Moon è dappertutto su internet...)
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Fine anni Settanta, e quello che ci raccontavamo all'epoca sembrava una tale fantasia da meritarsi a pieno titolo l'ingresso nel pantheon della fantascienza distopica, eppure non è forse vero che non i vari Nostradamus e simili ma gli scrittori di fantascienza sono quelli che, nel tempo, hanno avuto la vista più lunga? Un Jules Verne, mettiamo, sarà stato lui un anticipatore immaginifico o saranno stati gli scienziati a prendere ispirazione dai suoi scritti, già comunque basati su teorie valide, per realizzare tutto quello che scrisse? A questo punto gli orrori previsti da Ballard dovremmo aspettarceli dietro l'angolo, o le catastrofi di Herbert, perché no. Certo è che, se torniamo con la mente appunto al 1973, tra i grandi cult cinematografici troviamo " 2022 I SOPRAVVISSUTI " con quello che oggi si definisce un cast stellare, Charlton Heston, Edward G.Robinson, Joseph Cotten, la crema della crema dell'epoca. Il film, che si inserisce nel novero di altri quali " 1975 OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA " sempre con Heston, narra di un poliziotto che scopre una tragica verità dietro la distribuzione del cibo ad opera dello stato ad una popolazione mondiale super affollata e priva ormai di risorse naturali. Mentre ovunque masse di disperati accorrono per la distribuzione delle gallette nutritive di Soylent Green (titolo originale del film) , spacciato per derivato dalle alghe, il drammatico finale vede Heston scoprire che dai Templi - organizzazioni parareligiose che forniscono il suicidio assistito ai disperati dando loro in premio una ultima visione di come era il mondo, fatta di meravigliosi panorami e musiche commoventi - i cadaveri vengono convogliati in fabbriche robotizzate dove si producono le gallette da distribuire alla popolazione. Immancabili, anche per l'epoca ma comunque sempre attuali, le caratterizzazioni dei potenti a qualsiasi livello in grado di permettersi vere bistecche e vasetti di marmellata con cui premiare prostitute e sottoposti fedeli allo status quo. Una visione impossibile? E chi lo dice? Da quanti anni ci beneficiano le enormi disponibilità di krill nei mai del Nord, masse di minuscoli gamberetti, originariamente cibo preferito dalle balene, come futura alternativa al pesce? E il krill invece va scomparendo, troppo piccoli per resistere all'inquinamento. E chi di voi non riesce più a comprare gamberi e si accontenta dei finti gamberi fatti e modellati con pasta di surimi? E la soia, altra grandiosa manna piovuta dal cielo, alternativa onnipresente e sempre più pubblicizzata per ovviare alla scarsità di cibo? Va bene a tutti, anche a chi da sempre lotta contro gli organismi geneticamente modificati, giusto? Tranne che per il particolare che da decenni tutta la soia prodotta (chi si ricorda un certo film poliziesco dove, in una sequenza, si vedeva il sotto di un ristorante cinese con vasconi pieni di liquidi dove la soia cresceva idroponicamente a costo pressoché zero per essere usata nelle cucine?) deriva da un unico ceppo costituito da organismi geneticamente modificati che così si sono diffusi in maniera planetaria. E per far fronte alle enormi emissioni di gas degli allevamenti intensivi di animali da macello, il cui fabbisogno mondiale ha raggiunto quote altissime, ci si sta da anni battendo su due fronti, quello etico perché gli animali non debbano più essere uccisi per essere mangiati - e potrei sentimentalmente anche capirlo ma ditemi, se si smettesse di usare gli animali per il cibo, e ammettendo per assurdo di castrare tutti i rimanenti così non si riproducano, di tutti i milioni di animali negli allevamenti cosa si dovrebbe farne? L'altro fronte era appunto quello delle emissioni di anidride carbonica (qualcuno sorriderà pensando a quanto ci abbiano angosciati con la questione del buco nell'ozono, l'effetto serra e le flatulenze delle mandrie bovine australiane e neozelandesi, luoghi sopra i quali maggiormente il "buco" ristagnava, e come da anni non se ne parli più, il che vuol dire o che Dio clemente e misericordioso ha spennellato di colla l'ozono, o che gli agricoltori locali hanno messo appositi catalizzatori ai fori di uscita delle mucche dato che dubito le abbiano collegate tutte a gasdotti siberiani per la produzione di metano, o che i giornalisti ci riempiono di cazzate ogni giorno fino a che qualcun altro non li paga per dire il contrario). La scoperta quale è stata? Un idea folgorante come quella di Indira Ghandi, di sterilizzare tutta la popolazione in cambio di un frigorifero a testa? Un idea come quelle che vengono in testa a gente come Erdogan o Trump o Kim Il-Sung, di dare una bella sfoltita alla popolazione mondiale con una guerra totale così da fare spazio e contemporaneamente vendere tutti gli armamenti prodotti? Più semplicemente realizzare bistecche sintetiche, in vitro, partendo da cellule di manzo o di suino, cosa che è già in produzione, presentata nel 2013 dalla Maastricht University e presto in distribuzione in America. Inizialmente costosissima, i prezzi sono sempre più calati per arrivare al grande pubblico, a fronte di studi ancora non definitivi sulle conseguenze sull'organismo umano e alle enormi emissioni di anidride carbonica prodotte dagli stabilimenti, che non comporterebbero effettivi benefici rispetto alla situazione attuale. Quindi la corretta visione futura che ci si prospetta non è altro che quella di masse dedite al consumo di cibi sintetici, artefatti, dal dubbio valore sanitario, sempre più finti, sempre più veicolati dai media fino a convincerci di quanto sia giusto e corretto ed ecologico consumarli. Una sorta di India moltiplicata all'ennesima potenza, con la gente a mangiare ciotole di riso mentre le vacche girano ovunque, intoccabili, o addirittura soluzioni drastiche come quella prospettata nel film che abbiamo citato, e che, data anche l'approssimarsi della data, sembra davvero essere più vicina alla realtà di quanto quarantasei anni fa avremmo immaginato, o voluto immaginare. Se adesso uscirete correndo a comprare bistecche fiorentine o di toro Angus non me la sentirei di condannarvi, diciamo che ci stiamo preparando gli ultimi pasti dei condannati a morte. E solitamente sono quelli più gustosi. Se poi qualcuno si chiedesse cosa ci sta facendo Moon nella foto a far da cappello al post, invece che Charlton Heston (che pure era un bell'uomo), vi lascio la possibilità di scegliere tra varie opzioni: uno, è indubbiamente il più bel testimonial in questo sito, due sta mangiando la sua ciotola di tonno non sintetico quindi rientra pienamente nel discorso e tre, per far contenti anche gli annunciatori di disgrazie, quelli che la polizia postale dovrebbe mandare alla Cajenna per procurato allarme, sta lì perché così potete dare la colpa ai gatti se i vostri figli non trovano più il tonno nei supermercati. Buon appetito, fin che vi riesce.
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
LadyMestolo : Stiamo rasentando in alcuni casi la follia pura. Il genere umano cosa cerca di fare? Autoestinguersi?
no:expectations : Se avessero utilizzato queste tesi per influenzare l'economia e il rispetto per l'ambiente, chissà, oltre a dare un'ottima rendita ai parenti di scrittori di fantascienza, magari saremmo più convinti degli sviluppi del nostro comportamento.
(Prima pubblicazione 16.05.2019) © Crenabog
Le cose incomprensibili non sono, ovviamente, la capacità di Moon di piegarsi ad angolature non euclidee che avrebbero ispirato le geometrie di H.P.Lovecraft ma siccome mi fa da testimonial ci sta bene comunque. Torniamo a noi, una notizia che correva in radio l'altro giorno ( sì, sono uno che ancora sente la radio, sia perché macino chilometri in macchina sia perché in televisione o vedo film o mi ci addormento davanti)mi ha fatto tornare alla mente il titolo di quella antica rubrica che usciva su un quotidiano, poi divenuta talmente famosa da essere assunta a frase tipica nel parlare italiano e cioè LA REALTA' ROMANZESCA. Dunque, si parlava di una donna ,protagonista di una vicenda molto triste finita in una battaglia legale. Lei e il suo compagno avevano avuto una bambina alla quale lui era affezionatissimo, e per averla sempre vicina le aveva scattato quasi cinquemila foto e molti filmini, tutto con il cellulare. Siccome la donna aveva deciso di lasciarlo si erano separati ma lui non aveva retto e si era suicidato. Lei, trovato il cellulare dell'ex marito, voleva scaricare tutte le foto della figlia ma nessuno aveva la password e, recatasi in un negozio specializzato si era sentita opporre il diritto alla privacy. Ne è venuta fuori appunto una controversia legale alla fine della quale il giudice ha costretto la casa produttrice del telefonino a fornire alla donna la password, scatenando quindi tra i giornalisti e il pubblico una nuova domanda: quando ce ne andiamo nella tomba, a chi spetta il diritto di frugare tra i social, i blog, le schede telefoniche? Ora, tutto questo can can mi ha lasciato con vari quesiti, primo tra tutti questo, che magari deriverà pure dal fatto che io provengo dai Nokia e adopero Huawei quindi non robe stratosferiche tipo Apple eccetera, ma dico, nella minuscola memoria del cellulare non sono poi tante le cose che entrano, tutti noi mettiamo tutto su gigantesche microscopiche schede di memoria aggiuntive che in pochi centimetri possono arrivare anche a 520 gigabyte. E, a meno che non mi sia rincretinito e la tecnica abbia fatto cambiamenti repentini, io ho sempre estratto la scheda di memoria, l'ho messa nel pc e ho salvato le migliaia di foto fatte a mio figlio, le centinaia di foto fatte in giro in viaggio o a monumenti e quel po' di selfie che la mia autostima ancora mi permette di scattarmi. E nessuna scheda di memoria che mi sia capitata ha mai avuto la password. Quindi o il suo cellulare aveva una memoria interna enorme o la signora voleva entrare nella messaggistica del cellulare e quindi tutto l'insieme mi piace davvero poco. Altro fatto, ed è appunto questo il quesito che si sta sviluppando, a chi possa andare il diritto di ficcare il naso negli affari sicuramente leciti ma non è poi detto, di un defunto. Si parlava perciò di redigere una sorta di testamento informatico che definisse a quale dei congiunti, o compagni di lunga data, o vicini di casa affabili o il portapizza se si tratta di gente priva di parentado ed amicizie, delegare la riapertura di blog su piattaforme tipo Chatta o Wordpress, a mettere le mani nei profili di Facebook o di Badoo, di aprire il cellulare per scrutare se in Whatsapp qualcuna ti ha mandato foto in mutande o se nella cronologia di DuckduckGo sei andato a guardare Youporn. A tutto discapito di una supposta onorabilità costruita in decenni di morigerata vita privata e pubblica, a rischio di sputtanamento globale per quel quid che magari nemmeno ricordavamo più Quindi quali potrebbero essere le scelte da farsi? Gettare repentinamente cellulari e pc nel fiume, tornando alle amate cabine telefoniche e alle buste da lettera aromatizzate allo Chanel numero cinque per intrattenere rapporti men che leciti? Cancellare al più presto ogni traccia lasciata sul web, annullando Facebook e gli altri social, ma tenete a mente che il web ricorda tutto per parecchio tempo e se io oggi cancello il blog perché sparisca da Chatta ci vuole pochi minuti, perché esca da Google ci possono volere mesi - e ricordo quando salvai tutti i vecchi post di Odirke quando chiuse il blog, le nottate a lavorarci sopra... quindi so quel che dico per esperienza. Oppure, e forse sarebbe la soluzione più facile, si risolvono i problemi in famiglia e ci si tiene la moglie, si evitano impicci fuori casa e si scrive tonnellate di roba non rischiosa come fa il sottoscritto, che di problemi in famiglia ne ha dovuti ingoiare parecchi e di roba ne ha scritta ancora di più eppure sta ancora qui vivo e tranquillo. Mi risponderete, ma si parlava di defunti, oh certo, avete ragione, tendo a divagare quando devo fare i dibattiti con altre persone virtuali, aspettando risposte parlo e straparlo. Dunque, in caso di trapasso, dopo lunga malattia - che fortunatamente darebbe al soggetto la possibilità di ricostruirsi una sorta di verginità spazzando tutto - o per incidente casuale, solitamente inaspettato e normalmente mortale, che riaprirebbe tutta la questione. In questo caso mi sono premunito, non ho fatto alcun testamento relativo al virtuale, molto più semplicemente ho tutte le direttive, latitudini e longitudini, specifiche e password di tutto il mio virtuale, dai blog ad Instagram, da Facebook agli account per ogni cosa esistente scritti in bell'ordine e senza alcun cifrario da seconda guerra mondiale in un libricino. Roba da asilo? E sia, mica posso svegliarmi una mattina con l'Alzheimer e guardandomi allo specchio pensare di essere qualcun altro. Sempre che ricordassi come si usa uno specchio, che mica è detto. Seguite quindi il mio consiglio, non fate come tanti - mio figlio per dirne uno - che non si appuntano niente, poi non vanno in un sito per un mese e si scordano qualsiasi cosa affogando in un bicchier d'acqua virtuale. Fatevi i vostri bei libricini neri, così old school, di modo che gli eredi possano ricordarsi di voi mentre eravate ubriachi all'Oktoberfest con le mani dentro il drindl della bionda paffuta, o scoprire la vostra collezione di foto hentai con le ghotic lolita dalle orecchie di gatto scaricate da qualche sito giapponese e tante altre belle cose. Poi, quando lo avrete ben compilato e il vostro lascito imperituro alle generazioni future sarà pronto e disponibile, fate come me. Chiudetelo nella cassetta di sicurezza in banca, legata al vostro conto corrente personale, alla quale una eventuale moglie curiosa potrà accedere solo dopo una lunghissima, costosissima, snervante battaglia legale dove dovrà affrontare agguerriti figli avuti con una samoana e mai dichiarati al fisco o alla moglie legalmente riconosciuta. Anche perché, volete mettere la soddisfazione di andarsene con uno sghignazzo, e magari fargli scoprire che nella scheda telefonica non c'è un accidente?
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
LINTERDIT : grande post ...ormai siamo rintracciabili scopribili , prima e dopo la morte , chissenefrega se dopo la morte vogliono guardare il mio account sui social o prendere il mio cellulare ....magari gli lascio una sorta di testamento dei miei pensieri dei miei vizi , delle mie debolezze e scopriranno una parte di me che non conoscevano!
1sussurro.nelvento : Bel post.. penso che il diritto alla privacy sia ineluttabile. Che si nasconda o meno "qualcosa", sono scelte di cui dobbiamo essere responsabili, io non guardo mai nel cell di mio marito e neppure nel suo pc, e penso lui faccia la stessa cosa. Se ti fidi non hai bisogno di cercare scheletri, se non ti fidi e cerchi la colpa, devi essere preparata/o alle conseguenze, in caso scoprissi qualcosa. Da morti ,secondo me, deve valere lo stesso rispetto. Nel caso della tua citata "sentenza" anche a me pare strano che un cell avesse tanta memoria, che i marito non avesse salvato quell'enormità di fotografie del pargolo, in altro spazio. Del resto anche una madre può fare ,se ci tiene, tante foto al proprio figlio, quindi la sua richiesta mi pare sospetta :). Detto questo,siamo tutti spiati se siamo su un cell e su internet, questo è il progresso "regresso", basta saper "smanettare" , si dice cosi' , altro che privacy! ... Ciao L.
EtruscanLady ; E' sicuramente un problema un po' per tutti, non lo sarebbe se sapessimo la data del nostro trapasso ma quella è cosa impossibile. Comunque almeno per me non è così importante, le poche foto che scatto con il telefono le scarico subito, i messaggi sono quasi esclusivamente riferiti al lavoro, per il resto non ho niente da nascondere, quindi se dovessi andarmene all'improvviso non lascerei niente di così privato. Il discorso è diverso per quanto riguarda il PC, ho tante storie scritte riportate da vecchi blog cancellati sia mie o di altri blogger, niente di male per carità ma comunque cose del tutto personali. Su FB vado raramente e quasi esclusivamente per leggere coloro che scrivono quindi nessun problema. Altri siti non uso. Comunque mia figlia ha le mie password scritte in una lettera che mi ha chiesto di sigillare perchè ora non le vuole sapere.