venerdì 19 dicembre 2025

DISQUISIZIONE SULL'ARS POETICA

 (Prima pubblicazione 04.02.2011)



Ammettiamolo, la notizia che in Italia i baby geni sono stressati ci lascia sorpresi. Bambini sui cinque anni che protestano dovendo fingere in classe di non saper leggere e scrivere per non essere additati come dei mutanti e spediti alla scuola di Xavier insieme a Wolverine, mentre sull'altro fronte ci attanaglia il cuore sapere che quasi il venti per cento dei ragazzi è semianalfabeta e non sa esprimere con la penna un concetto più ampio di tvb o roba simile. Qual mondo dunque ci si prospetta! Noi, che ci cullavamo nei ricordi di Pascoli, Carducci, Foscolo, Leopardi, Graf, Gozzano vediamo ora la devastazione compiuta dalla obbligata frequentazione dei soliti Buzzati, degli spaziopsichedelici Saint Exupery, di certe improbabili gabbianelle e dei gatti che politicamente corretti non se le mangiarono. Ragazzi che vedono Valentino vestire di nuovo le star e nulla sanno di un Valentino vestito di nuovo, e del cocco ogni giorno e della gallina che glielo depositò...certo non quella che gaia tornava in su la via a ripetere il suo verso dopo la procella. Ragazzi indottrinati su funzionalità corporali d'ogni tipo ad uso di farneticanti esibizioni videocellularesche e che nulla sanno di quali trombette erano capaci certi demòni danteschi, ragazzi preoccupati di informarsi sui contenuti ecologicamente sostenibili degli hamburger di Burger King e che non versano una lacrima su quel che dovette mangiare il conte Ugolino. Nessuno addita più i verdi melograni nè si preoccupa nel vedere una cavallina storna portare il birroccino. Maestre che invece di far leggere testi, chiederne i sunti e proporne poi un tema, unico modo per far imparare a leggere-scrivere-comporre, si dilettano a far creare cartigli perugineschi in versi sciolti, dacché la metrica troppa fatica impone ai teneri virgulti e alle loro menti disfatte. Giambi, epodi, sestine sesquipedali, rime baciate con le lingue d'oil e d'oca appaiono terrificanti come processi di Torquemada, da sfuggire assolutamente. E noi che pensavamo di dover dare ardue sentenze, essendo ormai dei posteri, ci barrichiamo in tra l'oscureggiar di forre cadenti ed antri muschiosi, spigolando a Sapri e in altre librerie antiquarie alla ricerca inesausta dell'Urna e del sapere negletto. In punta di piedi scivoliamo in decadenti scuole abbandonate, tentando di scoprir nei graffiti rupestri - ma sì, persino ad Altamura...- vaghi accenni di poetica creatività, quel quid , quella scintilla (si badi, che non s'illumini d'immenso, eh!) capace di farci ancora credere che pure i giovani sapessero mantener viva l'ars poetica. Ed ecco comparire, al lume delle steariche, certe gioiosità aretinesche, ancora degne di comparire in dotti tomi della Feltrinelli, dediti alla libertà del pensiero. Come questa, celeberrima:

"Lo disse un giorno Socrate,

lo confermò Santippe,

è meglio una scopata

che centomila pippe."

Che ineffabilmente discetta sulla loro storica unione coniugale e sui modi d'intendere, nella latinità, l'igiene sessuale. Ma ancora, avanziamo indianajonessando, scansiamo suvvia quelle ragnatele dai banchi, entriamo nelle ridotte turandoci il naso come certi politici montanelliani, cos'altro partorirono le penne prepuberi?

"In questo luogo di sicuro asilo,

feci uno stronzo che pesava un chilo."

Oh, come ci intenerisce pensare ai nostri pargoli che, intimoriti dai segaligni barbuti tutori del sapere, trovavano conforto e rifugio nei bagni alla turca dove potevano infine liberare le loro coscienze dal peso del dovere e di certi piatti di polenta e patate, atti al volgo e alla robustezza del fisico ma certo sconosciuti alla jeunesse dorèe frequentatrice di ben altri collegi, e usa a tartine e caviale ed alla stitichezza intellettuale. Così, mentre all'esterno il mondo moderno va a rotoli, e non di Scottex, dimentico del fatto d'esser stato fatto per seguire virtute e conoscenza impavidi analizziamo un ultimo distico mistico, massonicamente inestricabile eppure foriero del disvelarsi dell'ultima verità, che un giorno comparve su un muro capitolino e lì rimase granitico, mostrando la strada della liberazione dall'Eterno Femminino.

"Le donne ce l'hanno,

perché non ce la danno?"

Vero gioiello capace di far indietreggiare la Sfinge stessa e farla fuggire alle radici del Nilo, a piangere sulle ginocchia di Ayesha, la Donna Eterna... continuino così, i giovani d'oggi, paghi dei loro videogiochi, delle macchinette diesel da dodicimila euro, dell'happy hour. Nulla più sanno e di questo s'allietano. Noi, dubitanti del fatto che sol chi non lascia eredità d'affetti poca gioia ha nell'urna, scrutiamo tremebondi l'ultimo orizzonte dove non sorge più il sole libero e gioioso, ma solo i monoscopi dei canali televisivi.

Commenti scelti dei lettori dell'epoca : 

DonnaDiClasse : ...........credo che le tue battute simpatiche e ironiche vogliano in realtà sdrammatizzare un pochino un problema che, così come fai capire anche tu, riguarda un argomento molto serio, quello della scuola di oggi; Un problema per tutti quelli che, così come te, hanno figli che frequentano; Come sai ho una nipotina di 10 anni che frequenta la 5 elementare, quindi mia figlia risente dello stesso problema, un tempo pieno a suola e quando arrivano a casa devono ancora fare i compiti e studiare perchè il pomeriggio li fanno giocare a baseball e a casa i genitori devono quindi sotituirsi spesso alle insegnanti, nonostante ne abbiano tre in aula, una per Italiano e storia, una per la matematica, una per l'inglese; sono 20 bambini quindi non dovrebbe essere difficile un buon insegnamento, ma sembra che la maggior parte di loro abbia bisogno di ripetizioni; Ho provato a sfogliare i suoi libri e i sistemi di insegnamento, sarà, che siano preparati per affrontare la scuola media e le superiori ma ho seri dubbi.

Una volta, la scuola era diversa, adesso gli insegnanti sono quelli che hanno imparato dai non preparati e quindi......stessa minestra!

Ti auguro una buona serata

tenalady : E' da tanto che non entro, ma i saluti spero ti giungano tramite Veniste.

Il problema che hai affrontato nel post è evidente anche nelle Universita',non per questo mi chiedo:  " come mai i saputelli che dal liceo sono usciti con il voto di 100/100,all'universita' si sono persi in un bicchiere d'acqua? Il massimo che riescono a prendere è 21 su 30?  ragazze la cui loquacita' faceva al resto della classe 2 00 cosi...all'universita' si sono smarrite come pecorelle il un sentiero tortuoso....Questo per dirti che nei licei...le preferenze per gli alunni sono alla portata del giorno...se sei il figlio di' in particolar modo...ma fortunatamente all'universita' cambiano parecchie cose...li' ti" fai" da solo!

Proprio per questo ho avuto le mie soddisfazioni ..e ne vado fiera! Studi senza orario,giorno e notte,ma alla fine il 28/30 arriva.

Ti abbraccio

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