(Prima pubblicazione 01.03.2011)
Avete mai fatto caso che la maggior parte delle buche derivano dalle incomprensioni di vocabolario tra quel che gli uomini e le donne dicono o intendono? Mi spiego con qualche esempio spicciolo: diciamo che due si conoscano in chat e comincino a scriversi, se le diranno di tutti i colori, nel tentativo più o meno aperto di arrivare ad una conclusione pratica. Bene. Molto difficilmente l'uomo parlerà di sé dicendo "Sono un fico", è ovvio, lui RITIENE a priori di essere un fico, ne è CONVINTO. Non ha bisogno di dirlo a meno che non sia un commenda sui sessantacinque anni, notoriamente pelato e comunemente dotato di Lamborghini, Ferrari o Harley Davidson sulla quale gira bardato come un Hell's Angel, quindi raramente si descriverà dando per scontato che la donna sia per forza interessata a lui. E questo già creerà possibili equivoci di aspettative. Lei...ah, le donne! Un indizio rivelatore (e mica lo fanno solo le acquirenti, lo fanno soprattutto le commesse) è quel che sentite se mai ne accompagnate una a comprare qualcosa di spaventosamente costoso. La commessa non dirà mai "Costa un botto di soldi", dirà "è un acquisto IMPORTANTE". Grazie al cavolo, importante è se riesco a trovare una copia della Bibbia di Gutenberg, o le carte del Duce che stavano nella famosa valigia. Qui invece si tratta di pellicce, brillocchi o vestiti, e quindi cominciate a far tremare i polsi. Stessa cosa, un uso improprio degli aggettivi, porta quasi sempre a delle rivelazioni visive drammatiche. Vi è mai capitato di sentirvi preannunciare un appuntamento al buio con una lei che si definisce "burrosa"? Voi magari starete pensando ad una Marilyn Monroe (quella sì che era da sciogliere su un piatto di spaghetti...) e vi arriva una taglia 48 calibrata che si è appena comprata un paio di jeans Wonderful Legs pensando che mettendoseli diventi Naomi Campbell. E se per caso si è definita "morbida" allora occhio perchè potreste dover capire se è veramente lei o un materasso a due piazze di Ikea... Non sarebbe più onesto e franco dirsi, "Cara, domani quando ci vediamo vengo con la cinquecento, ho il riporto tenuto dalla brillantina, e i pantaloni non sono con le pinces perché vanno di moda ma perché i miei addominali non sono mai riusciti ad imitare le tartarughe della Polinesia..." e sentirsi rispondere " Va bene, il cappotto a campana che vedrai non è il dernier cri di Parigi ma l'unica possibilità che ho di non essere confusa con le campane per i rifiuti differenziati, quelli sono grigi chiari, il mio è marròn..." ? Eh, che ne dite? Ricominciamo tutti a studiare l'italiano?
Commenti scelti dei lettori dell'epoca :
Alienman : Ormai non si può che darti ragione ! Non riesco a dissentire dai tuoi scritti, sempre attuali, effervescenti e lungimiranti. Ciao Gran Cappellaio Matto

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